Sulla fame di sesso

Sesso e bisogno di sesso, sesso auto negato, sesso bulimico, quello praticato che non coincide con quello desiderato, le droghe come induttrici della fame di sesso o la repressione sessuale che utilizza gli stupefacenti per essere vissuta. Esplorazione anche attraverso la storia di casi clinici.

articolo del dottor Danilo Moncada-Zarbo di Monforte,
psicanalista (link web dello studio clinico)
pubblicato sulla testata online Di-Roma.com
rubrica Medicina & Salute – 20 settembre 2016
direttore responsabile Giuseppe Grifeo

Il sesso costituisce un elemento della identità umana. Sia che lo si intenda come genere biologico (maschio o femmina), sia che lo si intenda come desiderio di intrattenere relazioni sessuali con altri o con se stessi: il sesso rimane un elemento identitario e profondo.

Danilo Moncada-Zarbo di Monforte, psicanalista e psicoterapeuta

La fame di sesso è un bisogno legato prevalentemente ad alcuni fattori. Tra questi, ad esempio, la deprivazione di sesso, il grado di allontanamento tra il sesso praticato e il sesso desiderato, il sesso compulsivo e bulimico.

La deprivazione del sesso imposta da fattori culturali, politici e sociologici, crea una forte frustrazione. Questa frustrazione è usata da stati autoritari o a forte ingerenza integralista per attuare il controllo sociale o per indirizzare il malcontento verso obiettivi precisi.

Le società fortemente repressive convogliano la rabbia conseguente alla frustrazione verso l’intolleranza nei confronti delle minoranze, delle diversità e dello straniero.

Lo spostamento della frustrazione è stato ampiamente analizzato nel corso di tutto il XX secolo, a partire da Freud, fino ai nostri giorni.

La analisi dell’Epistolario tra Freud ed Einstein, “Perché la Guerra”, edito da Einaudi, è un piccolo capolavoro della intelligenza umana che riflette sui propri errori e sui propri meccanismi.

Come per la foto d’apertura di questo articolo, questa è stata scattata per le vie di Amsterdam

Il sesso, quando consapevole e maturo, libera da meccanismi aggressivi e regressivi. L’energia, non più frustrata viene liberata e reinvestita in oggetti reali.

In altre parole, la frustrazione ha come obiettivo l’impedimento di raggiungere uno scopo (piacere). Fino ad una certa soglia la frustrazione funziona perché favorisce l’adattamento della persona alla società. Oltrepassato questo limite, la frustrazione innesca dei meccanismi potenti che bloccano la persona, ne impediscono ogni forma di realizzazione.

La mente, infatti, superata tale soglia immagina che ogni piacere sia il piacere sessuale e quindi provvede a bloccarlo. Cosi Uomini e Donne frustrate riescono talvolta a realizzare un singolo aspetto della propria vita (il lavoro o un ruolo specifico, ad esempio genitoriale) di fatto però impedendosi di realizzarne altri perché vissuti come pericolosi. Il raggiungimento del piacere viene represso e frustrato in qualunque forma si presenti fuori dal recinto consentito.

Per questo motivo il consumo di droghe e sostanze stupefacenti in campo sessuale è cosi enormemente cresciuto.

Persone che in realtà hanno un grosso problema con la loro sessualità, frustrazione, usano dei ponti per raggiungere un piacere che altrimenti non si consentirebbero.

Spesso le fantasie profonde di questo tipo di personalità sono differenti da quelle che si consentono di praticare.

Uomini che negano il loro orientamento sessuale utilizzano la cocaina e le nuove sostanze per enormi giri di sesso che si concludono in bui sottoscala con del sesso rubato. La controindicazione in termini di impotenza, mancata erezione del pene, viene bilanciata dall’assunzione di farmaci.

La distanza, tra fantasia e sesso realmente praticato, rimane anche mentre si fa sesso.

Ha un filtro questo sesso che è quello della sostanza che diventa insieme attivatore potente e potente giustificazione.

Uomini e donne che non accettano le proprie fantasie, di per sé innocue, creano mondi rigidi e pieni di formalità.

I rituali del sesso, ad esempio le regole restrittive dei locali swinger (ndR: semplificando, locali destinati allo scambismo e agli incontri tra coppie e single) apportano un contributo importante certo alla ridefinizione delle regole della eccitazione.

Anche se la persona è consapevole del rituale, non può fare a meno di utilizzarli: serve a placare l’ansia della eccitazione.

È un meccanismo ripetitivo simile ai rituali magici del bambino.

Luoghi importanti quelli dei club di scambio, ma nei quali vige un codice di mediazione, codice molto restrittivo anche lì dove tutto è – apparentemente – permesso.

Una coppia mi racconta della loro frequenza dei luoghi di scambio di Barcellona, la fantasia è quella di una enorme potenza dell’uomo e di una compagna di giochi affettuosa che farà tutto per lui. Nel locale l’uomo manterrà lontani i single per consentire alla donna di scegliere uno o più partner. Come in un cerchio magico protettivo non sarà consentito ad altri di entrare nel gioco se non attraverso un protocollo di attesa, di erezioni immediate e visibili.

Il paziente infatti non raggiunge l’erezione se non quando, sgravato dall’obbligo e dalle aspettative, avrà delegato all’altro la potenza e si potrà finalmente concentrare sul suo piacere.

La trasgressione codificata serve ai processi di rimozione, la narrazione del come si deve fare sesso nei luoghi della trasgressione serve a mantenere un controllo e un potere, senza il quale l’angoscia del rimosso affiorerebbe.

Il processo di acquisizione del potere con delega ad altri della penetrazione o della eccitazione, consente al paziente in questione di sollevarsi dall’obbligo e può godere delle sue fantasie.

Negli ambulatori clinici è frequente incontrare pazienti con un vissuto di forte repressione sessuale che viene trasformata in fame compulsiva. Fame di tutto, fame di sesso.

La pulsione sessuale agisce creando un bisogno (biologico) ed è straordinario osservare come in pazienti anoressici (che si affamano) la pulsione venga spenta. Infatti il bisogno di mangiare è un bisogno fisiologico che ha delle conseguenze psicologiche che prendono il nome di pulsioni, il soddisfacimento delle pulsioni e del bisogno viene percepito come piacere. L’organismo affamato dell’anoressico è indebolito a tal punto da non manifestare più alcuna pulsione.

Il tema ricorrente in pazienti anoressici era proprio la perdita/paura del piacere, il loro corpo reso trasparente perdeva le connotazioni sessuali inclusa l’appetibilità.

Un mio paziente di anni fa iniziò il lavoro terapeutico a partire da una forte intossicazione da cocaina. Per due mesi dichiarò di chiamarsi con un nome che poi risultò non essere vero.

Si vergognava di raccontare una vita non sua, fatta di inganno e di intossicazione.

Si riconosceva soltanto quando declinava il nome falso e non il proprio.

Il suo vero nome era infatti il compromesso con se stesso, quello che lo aveva reso oramai estraneo a se stesso. Era un nome famoso, sui giornali, potente, ma non era più il suo.

Consapevole del prezzo che pagava a questa dualità, si consentiva di fare il sesso che gli piaceva soltanto travestendolo, addomesticandolo, per poi lasciarlo esplodere per giorni al chiuso di un appartamento della periferia romana insieme a dei travestiti.

Ovviamente il problema non è fare sesso con travestiti. Il problema era invece la repressione di quell’uomo che di giorno urlava la sua omofobia e l’orrore per il sesso fuori dal matrimonio, mentre la notte con la cocaina utilizzava i corpi degli altri e il proprio con il distacco della patologia che oramai lo divorava.

Il sesso è bello in ogni sua forma e gradazione, ma stiamo raccontando di persone che lo vivono in modo compulsivo. La loro fame ha travalicato il bisogno e si nutre di oggetti indigeribili perché sostituiscono ciò che veramente desiderano.

Fu molto laborioso capire quanto la cocaina inducesse la fame di sesso per essere assunta o quanto la repressione sessuale utilizzasse la cocaina per essere vissuta.

Quest’uomo riconobbe il suo desiderio represso solo a fine terapia e si stupì dell’essere sempre stato innamorato di una stessa persona. La stessa identica persona che gli fu accanto dai suoi 16 anni.

Alcuni altri pazienti portano vissuti differenti, bisogno di fuga da relazioni sbagliate con la perdita del desiderio, bisogno di variare la routine sessuale e la relativa frustrazione, fantasie di potenza. Alcuni sono annientati dal senso di colpa per il desiderio divergente rispetto alla coppia, altri si scoprono monogami dopo anni di pansessualismo.

Una paziente per anni ha implorato il marito di non trattarla come una bambola gonfiabile e in seduta disse: “Lui chiede che io gli faccia un Pompino, ma non si sogna mai di leccarmi“. Il marito rispose: “Ma la Vagina non è pulita!“.

Questa dinamica portò la coppia a cercare un appagamento al di fuori della stessa che si trasformò in una fame di sesso.

Nessuno dei due era realmente soddisfatto e non osavano mettere in discussione la coppia. Semplicemente non facevano più sesso dentro la coppia.

Ovviamente il problema non è fare sesso soddisfacente fuori dalla coppia, ma il vissuto di infelicità dei due pazienti accendeva un riflettore.

Il lavoro, in casi come questo, è anche di tipo informativo. Far conoscere all’uomo la realtà della vagina non è poco.

La vagina infatti è una grande sconosciuta al mondo maschile.

Le fantasie pornografiche e ore di ginnastica tra le lenzuola, non hanno portato all’ampliamento delle conoscenze sul mondo della vagina.

In questo caso fu importante per l’uomo sapere che la vagina, salvo patologie, è di per se autopulente. La sua flora batterica provvede alla sua pulizia e dopo il ciclo produce dei fluidi che eliminano le cellule morte rendendola per cosi dire nuova di zecca. Lo stesso ciclo peraltro consente alla donna di sviluppare un rischio ridotto rispetto ad alcune malattie degenerative, ma questo non è il nostro argomento.

L’immagine della vagina autopulente consentì all’uomo di interrogarsi sul fatto che non essendo il pene una vagina forse autopulente non era.

Risolti in una seduta due problemi: di ignoranza dell’uomo e di pudore della donna nel richiedere maggiore igiene al marito.

Un altro paziente, tossicodipendente poliassuntore, utilizzava la ricerca di cocaina per andare incontro a pestaggi e rischi. Era un paziente gravemente autosvalutante e utilizzava ogni occasione per procurarsi del male o farsi picchiare.

Il modo più utilizzato era non pagare i suoi spacciatori fino a quando questi non lo picchiavano. Questo gli provocava una intensa eccitazione che diventava poi la ricerca di partner a pagamento, con i quali però non raggiungeva l’orgasmo.

Il circolo era continuo e la ricerca durava giorni e giorni fino al crollo psicofisico.

Durante l’ultimo ricovero decise di chiedere aiuto, ma il denaro della prima seduta fu usato nuovamente per l’acquisto di cocaina e, da lì, il solito cortocircuito.

Il lavoro lungo e doloroso portò quest’uomo a vedere la realtà, a esplorare un vissuto di esclusione e di abbandono, di violenza e sopraffazione che non avevano consentito uno sviluppo funzionale della personalità.

Difficile anche qui distinguere quale fu il ruolo delle sostanze e quale il ruolo di un vissuto straziante e doloroso. Ovviamente entrambi guidarono il lavoro terapeutico.

La normalità delle variazioni della sessualità fa sì che oggi la comunità scientifica adotti dei termini e dei descrittori più rispettosi della realtà delle persone. Siamo in grado di descrivere i fatti del sesso, non a partire dalla cattedra o dal microscopio, ma a partire da quello che realmente le persone fanno a letto nelle loro stanze o dietro i cespugli o nei locali o nelle macchine.

Il superamento dei pregiudizi offre una opportunità per meglio descrivere il sesso.

I problemi connessi alla nutrizione del sesso o meglio alla nutrizione difficile del sesso, hanno oggi modelli interpretativi validi e strumenti per l’intervento psicologico efficaci.

Il farmaco, utile e disastroso a seconda di come lo si impieghi, è uno degli strumenti, a mio parere il meno efficace.

In una società dove la psicoterapia è costosa, indubbiamente il farmaco è uno strumento di più facile accesso, ma non risolve il conflitto che è dietro la fame del sesso o la sua denutrizione.

Il farmaco privato delle fantasie sessuali non agisce, un pene senza fantasia è noioso esattamente come una vagina senza libertà o viceversa.

I genitali maschili e femminili necessitano di essere collegati alla fonte delle fantasie, al gioco fantastico dell’affidamento, è una esperienza di contatto con l’altro e con se stessi.

È vero che il cervello è il primo degli organi genitali, ma questo non vuol dire che il sesso sia cerebrale.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di Francesca Francesca ha detto:

    Una analisi sempre ficcante. Articolo molto interessante.

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    1. Avatar di Giuseppe Grifeo Giuseppe Grifeo ha detto:

      Il nostro caro amico Danilo è analitico come non mai, sempre netto nel descrivere i nostri moti della mente

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