È morto verso le 9,30 all’ospedale San Raffaele di Milano dove era nuovamente ricoverato da venerdì sorso per accertamenti legati alla leucemia mielomonocitica cronica che lo colpiva da tempo. Le sue condizioni di salute sono precipitate velocemente nelle ultime ore di vita. Silvio Berlusconi non ce l’ha fatta. Questa mattina sono subito corsi al San Raffaele il fratello Paolo e i figli Eleonora, Barbara, Marina e Pier Silvio. Aveva 86 anni.
Il corpo dell’ex presidente del Consiglio e presidente di Forza Italia è stato trasportato nella sua casa, a Villa San Martino, Arcore.
Eliminata l’ipotesi di camera ardente pubblica negli studi di Mediaset a Cologno Monzese. Non si farà per motivi di ordine pubblico.
Saranno celebrati funerali di Stato. Avranno luogo al Duomo di Milano mercoledì 14 giugno alle ore 15, cerimonia celebrata dall’arcivescovo metropolita di Milano, monsingnor Mario Delpini. Sarà giorno di lutto nazionale.





Presidente del Consiglio per quattro volte, da circa 45 anni a capo di un impero della comunicazione che lui ha plasmato fin dagli esordi come emittente locale milanese. Perno di un gruppo finanziario di primo livello, presidente di Forza Italia che ha creato e guidato da quasi trent’anni.
Ha costruito, ha innovato, ha portato la televisione commerciale formando nuovi professionisti del settore che fino a quel momento erano appannaggio della sola Rai. Ha determinato e deformato la storia della repubblica italiana segnando un passaggio epocale nell’atteggiamento politico nazionale che ha pure esaltato i vizi degli italiani oltre alle virtù.
Erano aspetti di vita che l’imprenditore e magistrale venditore infilò nella programmazione delle sue emittenti, poi network, scatenando un sempre crescente fenomeno di auto riconoscimento da parte dei telespettatori.
Difetti e pregi, vizi e virtù, quali essi siano, si vendono benissimo, ancora meglio se esaltati. La vita, la sua rappresentazione, anche se esagerata, si vende bene. Berlusconi lo comprese in quegli anni, lo intuì e fece quello che in Rai non riuscivano ancora a realizzare. Mentre con una mano vendeva uno spettacolo differente dal solito, con l’altra piazzava la pubblicità venduta tra realtà produttive, grandi e medie imprese… e tutti noi lì a osservare quel mare di spot che tracimavano dal piccolo schermo: prezzo sopportabile per seguire quel tipo di programmazione, trasmissioni forse più elementari, ma sicuramente più aderenti al quotidiano.


La madre di Silvio Berlusconi, Rosa Bossi, fu donna dolce, ma forte e decisa oltre che consigliera nella prima parte della vita imprenditoriale di suo figlio.
Nel pieno della Seconda Guerra Mondiale la signora Bossi, incinta di otto mesi della figlia Maria Antonietta, si oppose a un nazista durante un controllo su un treno. Salvò la vita a una ragazza ebrea che il tedesco voleva arrestare per avviarla al destino comune agli altri ebrei rinchiusi nei campi di sterminio.
Il nazista minacciò con un mitra la signora Bossi Berlusconi che si era frapposta tra lui e la giovane. Altri passeggeri si alzarono affiancando Rosa: “Mi potrai pure ammazzare ma, come vedi, gli altri non ti faranno lasciare vivo questo treno” disse la madre di Silvio.
Così il tedesco rinunciò. Questo fatto le valse nel 2010 il riconoscimento del premier Benjamin Netanyahu durante una seduta alla Camera israeliana, la Knesset, mentre era presente lo stesso Silvio che nel suo discorso all’Assemblea definì un’infamia le leggi razziali italiane del 1938.
Non entro nell’agone che vede da subito misurarsi detrattori e seguaci amplificando un confronto che va avanti da decenni.
Di fronte alla morte preferisco un racconto equidistante.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Fondatore e leader di Forza Italia, protagonista di lunghe stagioni della politica italiana e delle istituzioni repubblicane. Berlusconi è stato un grande leader politico che ha segnato la storia della nostra Repubblica, incidendo su paradigmi, usi e linguaggi”.

Personalmente ho vissuto con curiosità la nascita di Forza Italia e dei club che in quella struttura politica sostituivano le classiche sezioni dei partiti tradizionali.
Parlo soprattutto degli anni 1993 e 1994.
Questa nuova entità politica, di chiara ispirazione centrista-conservatrice, era appunto una cosa curiosa, come lo sarebbe qualsiasi entità nuova e così differente in un’epoca di crollo dei partiti tradizionali.
Chiunque, su base volontaria, poteva fondare un club, bastava che raggruppasse almeno dieci componenti-fondatori. Fondato il club ecco arrivare ai soci le cravatte tricolori con la dicitura Forza Italia, la bandiera istituzionale, i distintivi da attaccare alle giacche e ai vestiti e un terminale videotel che connetteva la sede del nuovo club con quella centrale.
Il 10 dicembre 1993 a Roma, in via dell’Umiltà, Berlusconi inaugurò il primo club Forza Italia.
Con diversi amici, tutti reduci dal Giovanile della defunta Democrazia Cristiana, volevamo capire, sapere cosa era questa nuova creatura politica che rappresentava un giocattolo attraente. Desideravamo comprendere chi era in effetti Silvio Berlusconi.

In precedenza l’imprenditore era entrato nelle nostre case con la sua prima serie di trasmissioni e qui mi tocca spiegare meglio.
Nei vari peregrinaggi della mia famiglia, dovuti alla natura del lavoro di mio padre, quindi lo spostamento in circa cinque anni da Catania a Savona, poi Livorno, Parma e Crotone, nulla mi aveva nemmeno preparato a quello che avrei trovato a Roma.
Proprio nella Capitale conobbi una differenza totale della mentalità tra tutte quelle già incontrate, a cominciare dai miei compagni di scuola.
Inoltre, rimasi rapito dall’ampia realtà delle emittenti locali.
Per esempio, la storica e ricca programmazione di GBR, poi Tele Capodistria, Tele Montecarlo, JVC, TeleRoma 56 (nata nel 1975, prima rete romana nel 1976 a trasmettere via etere, sede negli studi di via Nomentana 150), RTC-Radio Tele Capri, TVR Voxson (sede a Roma in in via Brennero 4), TVR Autovox, Quinta Rete voluta da Edilio Rusconi, T.R.E. Tele Roma Europa, TeleLazio, S.P.Q.R.-Società Produzioni Quotidiane Radiotelevisive, Teleradio Sole, Tele Fantasy.
Ne ho nominate solo alcune, in prevalenza quelle che guardavo di più o quelle in cui finivo talvolta a scrutarne la programmazione.
Mai visto nulla di tutto questo in tutte le città dove, per sei mesi/un anno ciascuna, abbiamo abitato.
E ricordo bene le lotte per rendere nitide le immagini di queste reti, girando la manopola della sintonizzazione e spostando spesso l’antenna del televisore nella mia camera (estenuante).
Andava meglio con l’apparecchio nel soggiorno che riceveva dall’antenna centralizzata.
All’epoca e fino a gran parte degli anni 80-90, in tutta Italia si contavano centinaia e centinaia di emittenti televisive.
Il Cavaliere fondò Fininvest nel 1975 quando non era ancora cavaliere (lo divenne nel 1977). Nel 1993 diede vita a Mediaset dove confluì la Silvio Berlusconi Communications che lui aveva creato nel 1983.
L’avventura televisiva di Berlusconi era iniziata nel 1974 con un’emittente le cui trasmissioni venivano diffuse via cavo dagli studi di Milano 2. A quel tempo raccolse un bacino d’utenza pari a circa 20.000 telespettatori.
Dal 1978 ecco Telemilano 58 che trasmetteva localmente via etere. Nel giro di due anni arrivarono personaggi come Mike Bongiorno, Cecchetto, Lippi e altri.


Canale 5 come marchio venne registrato il 23 febbraio 1979.
Il nome Telemilano non era più adatto per iniziare a trasmettere sull’intero territorio italiano. Serviva un cambiamento totale. Intanto il Cavaliere iniziò ad acquistare emittenti in tutta Italia in modo da iniziare a imbastire una rete unica.
Il 10 gennaio 1980 è la data d’inizio del primo passo verso il network nazionale, quando Berlusconi e Mike Bongiorno presentarono in conferenza stampa la nuova entità televisiva disegnata grazie all’accordo con cinquanta emittenti italiane, tra quelle possedute e altre.
I programmi venivano diffusi su tutto il territorio nazionale non in trasmissione diretta, ma con la tecnica del pizzone spedendo videocassette di programmi preregistrati alle diverse sedi televisive che facevano parte dell’accordo: tutte così trasmettevano programmi comuni dando l’idea del network.
Canale 5 compariva come marchio al Nord, mentre per il Centro-Sud il logo era quello di Canale 10 sostituito alcuni mesi dopo (11 novembre) e in maniera definitiva dal logo unificatore dell’emittente-madre, Canale 5 appunto.
Chi, da bambino e da adulto dell’epoca, non ricorda oggi il brano Rondò Veneziano che apriva e chiudeva la programmazione della rete?
Chiudo qui il mio ricordo, proprio nella fase di nascita, ampliamento e imposizione di una magnifica macchina da guerra della comunicazione.
Tutto il resto è storia più recente fatta di luci e ombre, di vittorie e di sconfitte, di mosse indovinate e passi falsi. Fasi che tutti ben conosciamo.
