Fu Paolo Giordano a scrivere di Rita Levi Montalcini su Repubblica il 19 febbraio 2009. Lei aveva cento anni. L’attacco dell’articolo era sull’Ebri-European Brain Research Institute (link), ente senza scopo di lucro, idea della scienziata, realtà dedita alla ricerca sul cervello, ente che vive quindi di donazioni (vedi quelle dal 5 per mille) e di sovvenzioni. Sede a Roma in viale Regina Elena, 295. Quell’anno l’Ebri fu preso di mira dalla Lega Nord che propose un emendamento alla Finanziaria (respinto) per tagliare i fondi destinati proprio all’ente.


Perché questa idea di dare vita all’European Brain Research Institute?
Le parole di Rita Levi Montalcini furono chiare.
“Nel 2001 ho avuto quest’ idea. Mi sono chiesta: in che cosa l’Italia ha sempre primeggiato? Nelle neuroscienze. Nel Settecento Galvani e Volta scoprirono l’elettricità animale; a fine Ottocento Golgi inventò la colorazione con l’argento delle cellule nervose; Vittorio Erspamer riuscì a isolare la serotonina e altri neurotrasmettitori e Giuseppe Levi, il mio professore, fu tra i primi a sperimentare la coltura in vitro […] Con l’Ebri stiamo ottenendo ottimi risultati. È un centro internazionale, libero dalle logiche che regolano gran parte della ricerca in Italia. Assumiamo solo ottimi ricercatori”.
Proprio in quell’intervista la nostra brillante scienziata, premio Nobel, cento anni sulle spalle, continuava a guardare verso il domani, verso il futuro.
Elemento messo in luce da Paolo Giordano.
Lei stava scrivendo un nuovo libro, “Non so se piacerà agli altri quanto piace a me”, disse lei.
Ecco quindi i due cervelli presenti in ogni essere umano.
“Quello che in molti ignorano è che il nostro cervello è fatto di due cervelli. Un cervello arcaico, limbico, localizzato nell’ippocampo, che non si è praticamente evoluto da tre milioni di anni fa a oggi, e non differisce molto tra l’homo sapiens e i mammiferi inferiori. Un cervello piccolo, ma che possiede una forza straordinaria. Controlla tutte quelle che sono le emozioni. Ha salvato l’australopiteco quando è sceso dagli alberi, permettendogli di fare fronte alla ferocia dell’ ambiente e degli aggressori”.
“L’altro cervello è quello cognitivo, molto più giovane. È nato con il linguaggio e in 150.000 anni ha vissuto uno sviluppo straordinario, specialmente grazie alla cultura. Si trova nella neo-corteccia. Purtroppo, buona parte del nostro comportamento è ancora guidata dal cervello arcaico. Tutte le grandi tragedie – la Shoah, le guerre, il nazismo, il razzismo – sono dovute alla prevalenza della componente emotiva su quella cognitiva. E il cervello arcaico è così abile da indurci a pensare che tutto questo sia controllato dal nostro pensiero, quando non è così”.
“Il cervello arcaico ha salvato l’australopiteco, ma porterà l’homo sapiens all’estinzione. La scienza ha messo in mano all’uomo potenti armi di distruzione. La fine è già alla portata.
Non sono una futurologa. Posso solo vedere quello che capita oggi. Il passato lo conosco. Il futuro… speriamo.
Bisognerebbe spiegarlo ai giovani, dei due cervelli. I giovani di oggi si illudono di essere pensanti. Il linguaggio e la comunicazione danno loro l’illusione di stare ragionando. Ma il cervello arcaico, maligno, è anche molto astuto e maschera la propria azione dietro il linguaggio, mimando quella del cervello cognitivo. Bisognerebbe spiegarglielo”.
E sul senso di minaccia provato dai giovani su quanto il futuro potrebbe riservare loro:
“Più che una minaccia, avvertono la precarietà in tutto. C’è una difficoltà nel rendersi conto che il nostro comportamento è molto complesso, che il cervello è fatto di tante componenti. E c’è una difficoltà nel vedere in ogni catastrofe la possibilità di un rovesciamento. Forse io sono un’ innata ottimista, ma penso che ci sia sempre qualcosa che ci salva. Le leggi razziali (nel 1938, ndr) si sono rivelate la mia fortuna, perché mi hanno obbligata a costruirmi un laboratorio in camera da letto, dove ho cominciato le ricerche che mi hanno in seguito portato alla scoperta dell’ Ngf”.
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NdR: Ngf o Nerve Growth Factor (link), che valse alla Montalcini il Premio Nobel, è una neurochina in grado di agire su diversi fronti: nervoso, immunologico ed endocrino. Ha permesso di sviluppare nuove linee di ricerca su diverse patologie, neuropatie periferiche anche associate a malattie neurodegenerative, diabete, infezioni da HIV o chemioterapia da trattare con questo elemento
Sul corpo che invecchia, la vita a cento anni e il dopo morte.
“Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente. Poi sopravvive quello che hai fatto. Il messaggio che hai dato”.
