La fine…

Ci avete mai pensato alla “conclusione”? Intendo la fine di tutto o meglio, la nostra personale fine.

Per ciò che mi riguarda non ci ho mai riflettuto seriamente, ma il fatto che adesso ci scriva qualcosa, anche di piccolo, vuol dire che il pensiero si sta insinuando nella mia mente. L’età che avanza?

Risurrezione, reincarnazione, Assunzione in cielo, Oltretomba, Oltremondo, Aldilà, Anubi, Caronte, angeli, Paradiso, Inferno, Purgatorio, fantasmi, il becchino-necroforo-νεκροϕόρος, catafalco, sepoltura, commemorazione, sarcofago, mummificazione… sulla morte ne abbiamo di voci, di letteratura, di espressioni religiose, di riti e pratiche, fin dall’alba dei tempi.

A ognuno la sua.
Così lascio qui le espressioni di ben altre menti rispetto alla mia. Scriverne-parlarne allungherà la vita? 😄

“La morte è un’usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare”

Jorge Louis Borges, scrittore e poeta argentino (Buenos Aires 1899 – Ginevra 1986)

La mia riflessione – forse è meglio definirlo fuggevole pensiero? – mi è stata provocata da questa citazione che ho visto anche sulla pagina web di Taffo Funeral Services: sono finito lì dopo una navigazione web grazie a uno loro spiritoso tweet, consueto sdrammatizzare di Taffo.

Che cosa divide padrone e servo quando entrambi hanno compiuto il proprio destino? Quando gli Anunnakkū, i giudici, si radunano e anche Mammetun madre dei destini, assieme decretano i fati degli uomini. Vita e morte assegnano, ma non rivelano il giorno della morte.

dall’epopea di Gilgameš (Gilgamesh), poema assiro-babilonese 2600/2500 a.C.

Io non decadrò, io non marcirò, io non mi putrefarò, io non mi tramuterò in vermi e io non vedrò la corruzione davanti all’occhio del dio Shu (ndR: personificazione dell’aria e dio della luce: interruppe l’oscurità primordiale).
Io avrò il mio essere; io avrò il mio essere; io vivrò; io vivrò

dal Libro dei morti-Ru nu peret em heru (Libro per uscire al giorno), Formula 154, antico Egitto. Prime datazioni da testi arcaici dell’Antico Regno, derivati dai Testi delle piramidi (dal 2400 a.C. circa) e dai Testi dei sarcofagi che affiancò – Testi che accompagnavano i morti nelle sepolture per istruirli sul modo di comportarsi nell’oltremondo, formule magico-religiose, viatico per gli dei ecc.

Infatti, cittadini, aver paura della morte non è nient’altro che sembrare sapiente senza esserlo, cioè credere di sapere quello che non si sa. Perché nessuno sa se per l’uomo la morte non sia per caso il più grande dei beni, eppure la temono come se sapessero bene che è il più grande dei mali. E credere di sapere quello che non si sa non è veramente la più vergognosa forma di ignoranza?

Socrate (Atene 470-469 – Atene 399 a.C.)

La morte, la vita, la fama, l’infamia, il dolore, il piacere, la ricchezza, la povertà, tutto ciò tocca ugualmente a buoni e cattivi, non essendo queste cose né belle né brutte; e, dunque, neppure beni o mali.

da Τὰ εἰς ἑαυτόν, “Le cose rivolte a sé” – Pensieri, dell’Imperatore Marco Aurelio

A che l’aguzzo artiglio

Del fero drago d’evitar desii?

S’anche di ferro fossi tu, da quello

Non avrai scampo, e se qui resta a lungo

Giovinetto garzon, dal dì fatale

Della vecchiezza scampo ei non ritrova

Shāh-Nāmeh-شاهنامه‎, poema epico iraniano scritto intorno al 1000 d.C. da Hakīm Abol-Ghāsem Ferdowsī Tūsī o Firdūsī

Non v’è rimedio per la nascita e la morte, salvo godersi l’intervallo

Arthur Schopenhauer, filosofo (1788-1860)

La morte non è male: perché libera l’uomo da tutti i mali, e insieme coi beni gli toglie i desiderii. La vecchiezza è male sommo: perché priva l’uomo di tutti i piaceri, lasciandogliene gli appetiti; e porta seco tutti i dolori. Nondimeno gli uomini temono la morte, e desiderano la vecchiezza.

Giacomo Leopardi, filosofo, poeta e scrittore italiano (Recanati 29 giugno 1798 – Napoli 14 giugno 1837)

Morire prima di aver paura di morire può essere un dono.

Emily Dickinson, poetessa statunitense (Amherst, Massachusetts, 1830-1886)

Tutti ti amano quando sei due metri sotto terra.

Oscar Fingal O’Flaherty Wills Wilde – Oscar Wilde (Dublino 1854 – Parigi 1900)

A chi è piegato dall’età, la morte verrà come un sollievo. Lo sento molto fortemente ora che sono arrivato io stesso alla vecchiaia, e a considerare la morte come un vecchio debito che è giunto il momento di pagare. Ma istintivamente, facciamo di tutto per ritardare quest’ultimo adempimento. Così la natura si diverte a giocare con noi.

Albert Einstein, fisico e filosofo (Ulma 1879 – Princeton 1955)

La morte era così noiosa. E questa era la cosa peggiore della morte. Che era di una noia mortale. Una volta che si presentava non avevi più scampo. Non potevi giocarci a tennis o trasformarla in una scatola di boeri. Se ne stava lì e basta, come una gomma bucata. La morte era stupida.

Henry Charles Bukowski, poeta e scrittore statunitense (Andernach 1920 – San Pedro, California, 1994)

E se Dio avesse inventato la morte per farsi perdonare la vita?

I fatti sono cocciuti, la morte è il più cocciuto dei fatti.

Morire. Non fosse che per fregare l’insonnia.

Morire è facile, prima o poi ci riescono tutti.

Gesualdo Bufalino, poeta, scrittore e aforista italiano (Comiso 1920 – Vittoria-Ragusa 1996)

La morte, aveva compreso, era uno specchio di dolore a due facce: quella dei viventi, ciechi e convinti di aver perso i loro cari per sempre; e quella dei morti, che li vedevano soffrire e soffrivano accanto a loro, senza poter offrire una singola sillaba di conforto.

Clive Barker (Liverpool, 5 ottobre 1952), scrittore, fumettista, illustratore, saggista, sceneggiatore, produttore cinematografico e regista britannico

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