New York 11 settembre 2001, la strage alle torri gemelle del World Trade Center

Solo un’immagine, una delle più atroci, una fra le altre di questo genere atroce, persone che si lanciarono nel vuoto in un volo interminabile verso la morte pur di non farsi devastare dalle fiamme in un’agonia terribile. New York 11 settembre 2001, la strage alle torri gemelle del World Trade Center.

Ma fu comunque agonia, lunga e dolorosa anche quella. Cadere per lunghi momenti da quell’altezza, vedere avvicinarsi il suolo, avere il tempo di realizzare la morte e di come sarebbe arrivata. La sensazione fisica della caduta infinita.

Immagine di copertina, scatto pluricitato, considerato un simbolo di quell’evento:
The Falling man
North Tower del WTC
11 settembre 2001
Ora locale: 09,41,15
Foto di © Richard Drew, AP/Associated Press

Tornando al ricordo, gli attacchi suicidi furono quattro, contro obiettivi civili e militari degli Stati Uniti d’America, coordinati e compiuti da terroristi di al-Qā‛ida.

Secondo l’intento di quegli assassini stragisti il quarto volo che venne dirottato avrebbe dovuto colpire la Casa Bianca o il Campidoglio. Però i passeggeri si ribellarono eroicamente: l’aereo fu deviato di nuovo, allontanato. Infine, si schiantò su un campo vicino a Shanksville, in Pennsylvania. Morirono tutti.

Complessivamente persero la vita 2.977 persone. Oltre alla povera gente i 19 dirottatori aerei che fecero schiantare i voli di linea usati come missili contro obiettivi.

Nel bilancio finale vanno aggiunti oltre 6.000 feriti.

In quel momento lavoravo come giornalista per la piattaforma AcquistiOnline, una delle prime che si occupava di e-commerce anche come organo di divulgazione.

Ero davanti a due terminali che mi servivano per scrivere articoli e creare contenuti.

Durante una visualizzazione su un motore di ricerca si aprì una finestra su un notiziario statunitense con tanto di video in diretta.

Non credetti subito a quello che vidi, mi sembrava assurdo. Un abile montaggio, una storia suggestiva, un imbroglio di quelli online. Non poteva essere tutto vero.

Dai siti web delle testate giornalistiche italiane non veniva fuori nulla. Niente!

Poi un’altra testata USA, poi un’altra e ancora un’altra. Le cronache in diretta si moltiplicavano.

Rabbrividii.

Era tutto vero..!

Urlai nell’ufficio, chiamai tutti. Alle mie spalle si formò un capannello di persone, tecnici, venditori, informatici.

Tante paia di occhi spalancati. Poche parole accennate. Si respirava appena e si sudava.

Parlavano solo le immagini e gli speaker americani. Ci volle un po’ prima che la notizia iniziasse a essere rilanciata dalle testate giornalistiche italiane.

Non ne eravamo consapevoli, ma da quel giorno la nostra vita ne sarebbe uscita stravolta.

Non sarebbe cambiato solo il nostro metodo di viaggiare, tutti noi saremmo stati sì incastonati in necessari regimi di sicurezza molto stringenti a ogni volo.

Ma cambiò molto di più. La guerra al terrorismo, strumentale o no che fosse, avrebbe rivoluzionato equilibri politici in più scacchieri mondiali. Gli schieramenti militari, la crisi delle compagnie aeree, la caduta di alcune di queste, crisi economica e clima di paura in generale.

Il mondo cambiò, molto.

I nostri obiettivi, quelli che ritenevamo scontati nella conduzione della nostra vita, furono “riassemblati”, ridimensionati, parzialmente bloccati.

Una pandemia psicologica ed economica che ci trasformò per sempre in qualcosa di molto diverso e di più limitato, almeno negli obiettivi personali e in quelli di lavoro raggiungibili nel breve e nel medio termine.

Avevamo comunque perso.


… e il quell’11 settembre ripensai scombussolato al 1988, ricordai quell’anno davanti a quegli schermi così gelidi e crudeli che stavano vomitando morte.

Il 1988, l’anno del mio primo viaggio negli USA, trenta giorni dalla costa atlantica a quella sul Pacifico.

Tra le tappe di primo livello, New York.

In una di quelle mattinate, la visita al World Trade Center. Altezza degli edifici: 417,5 metri della Torre Nord 1 (la 2, Torre Sud, era più bassa di due metri) senza contare il grande pennone/antenna.

Sceglievamo le nostre mete, eravamo liberi, da soli, non in un gruppo turistico. Avevamo pianificato prima di partire dall’Italia.

Di quelle ore a una delle due torri rimangono diverse foto. Sono diapositive che scattai con la mia Olympus OM-2n.

Ritrassi (con poca maestria) mia zia Adelaide e mio fratello Salvatore sotto l’indicazione della Torre 2, dove pochi minuti dopo avremmo preso il velocissimo ascensore verso la vetta, verso il piano 107 e l’Observation Deck da dove avremmo ammirato la città da quell’altezza vertiginosa.

Sorridenti e felici, spinti dalla grande curiosità.

Questa immagine la inserisco qui sotto accompagnata da altre quattro: due su New York così come era possibile ammirarla da quell’incredibile altezza; altre due foto a livello strada con le torri lanciate verso l’alto, illuminate dal sole e una pausa pranzo proprio alla base del World Trade Center che non era fatto solo dai due immensi grattacieli, ma da un complesso di costruzioni che li attorniavano.

Era un giorno di vento. Al 107mo piano sentivamo la torre oscillare elasticamente. Faceva sentire strani e con poco equilibrio.

Giocoforza dimandammo per capire. Ci spiegarono che era voluto: fosse stata rigida, la torre si sarebbe spezzata. Ci dissero pure che nei giorni di massimo vento l’oscillazione poteva arrivare a due metri totali, un metro per lato di spinta del vento rispetto al baricentro.

Impressionante. Una sbalorditiva realizzazione umana.

Sempre l’uomo l’ha distrutta insieme a migliaia di vite.

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di PlusBrothers Il Mondo Positivo ha detto:

    Con qualsiasi persona parliamo, ognuno di noi ricorda dov’era quel giorno.

    Al tempo, 2000-2005, stavo assieme a un uomo di origine americana 10 anni più grande di me.

    Quell’anno il suo lavoro lo tenne bloccato ad agosto così prendemmo le ferie a settembre; l’11 era una mattinata come le altre, passeggiata poi piatto di pasta alla carbonara e alla fine ci siamo buttati nel letto a rilassarci come due pigri che si fanno passare la vita addosso come se il caso non fosse loro; a un certo punto gli squilla il telefono e io geloso marcio gli dissi “lascia perdere sarà un call center”, essendo da 30 anni in Italia vuoi che vada a pensare a un suo familiare dagli Stati Uniti? Avevo solo visto il prefisso 001 scambiandolo per spam.

    Lui rispose tranquillo al telefono e compresi trattarsi di un parente davvero appena la sua serenità scomparve rabbuiando il suo volto; temevo fosse morta la sua adorata mamma. Qualche monosillabo, “yes, oh God, oh gosh, goddamn, wtf”…

    Poi l’ho visto piangere come mai l’avevo visto prima e si è attaccato a me come fossi l’unica fonte di ossigeno rimasta.

    Tuttavia in quel frangente non c’era abbraccio o tentativo di coccole che tenessero, lì, Reginald s’è piazzato sul sito CNN e io anche, cercavamo di rassicurarci a vicenda su qualcosa di cui neanche noi sapevamo cosa dire o fare, o come sarebbe andata.

    Tempo sei mesi e sono iniziati i tira e molla che sembravano scalfirci ma non distruggerci, invece poi nel 2005 ci siamo lasciati, quell’evento e successivo conflitto Afghanistan e soprattutto Iraq lo destabilizzarono definitivamente, con colleghi che gli davano la colpa della guerra solo per essere americano, e tutte queste inutili discriminazioni lo fecero ricascare nella droga dopo anni pulito e lì, di fronte alla tossicodipendenza, anch’io potevo fare ben poco perché l’eroina era più forte dell’amore. E addio.

    Ora ne è uscito, ci siamo rifatti una vita entrambi coi rispettivi partner ma per quanto lo superi, un certo shock ti rimane per la vita intera e anche parlandone a distanza di anni si soffre come allora – almeno per me è così. Anche se i morti e il fuoco non ti stanno sotto casa.

    Siamo diventati tutti più diffidenti verso gli stranieri, verso tutti, o forse era già un processo in atto e le twin tower hanno dato il colpo di grazia a una situazione già poco stabile? Non so rispondere.

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    1. Avatar di Giuseppe Grifeo Giuseppe Grifeo ha detto:

      Che storia anche la tua. Oltretutto hai vissuto direttamente sensazioni ed emozioni tramite il tuo compagno di allora.
      Si, quell’evento ci ha trasformati tanto, è vero, anche nella diffidenza verso lo “straniero”. La diffidenza è diventata qualcosa di più che un rumore di fondo costante.
      Posso solo intuire le conseguenze a caldo e le successive che il tuo ex dovette sopportare e come ricaddero sul rapporto.
      Per caso aveva parenti, amici, conoscenti sui luoghi degli attentati?

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      1. Avatar di PlusBrothers Il Mondo Positivo ha detto:

        Lui è originario di Boston quindi -che io sappia- nessuno vicino a lui ha vissuto direttamente quell’evento però le conseguenze furono devastanti incluso il fatto che quando riprese a drogarsi e io iniziai a diffidare, lui mise in mezzo “non ti fidi di me perché sei antiamericano”. A parte che non sono “anti” nulla però era la droga lì il problema! Non togli le chiavi di casa a una persona di fiducia così a random!

        Cazzate comunque, in confronto a tutto quello che hanno vissuto i familiari di chi non c’è più, chi è morto, chi è sopravvissuto. A proposito di fiducia/diffidenza, sopravvissuti ed emotività mi permetto di suggerirti, se già non la conosci, la storia di Alicia Tania Head. Spoiler: una che ha fatto finta di essere una sopravvissuta e c’è caduta mezza America, wtc survivor compresi.

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        1. Avatar di Giuseppe Grifeo Giuseppe Grifeo ha detto:

          Ecco, su questa Alicia non conosco nulla. Molto interessante per approfondire quell’aspetto umano di speculazione e sfruttamento di un’atroce vicenda a proprio tornaconto… da pazzi

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          1. Avatar di PlusBrothers Il Mondo Positivo ha detto:

            Si chiamava Alicia Esteve Head, era una spagnola che mentre è successo tutto, stava in Spagna ma è andata in giro a dire che era nelle torri, insomma a farla breve è riuscita a diventare anche presidente del World Trade Center survivors network.

            L’episodio 1 del podcast “lo strano canale” ne parla accuratamente ma esistono informazioni in merito anche su Internet! Pensa, c’era chi non si fidava del venditore ambulante con accento arabo però su questa spagnola che ha confezionato una truffa fatta bene, c’è caduto il mondo!

            Come il collega di Reginald che gli dava addosso e non voleva “sedersi a pranzo vicino all’americano guerrafondaio” salvo dopo Reginald e io abbiamo saputo, negli anni a seguire, che questo grandissimo occhio di falco attento a non farsi influenzare dall’americano gay, s’è fatto incastrare da una donna che ha finto di essere incinta per sposarselo poi oops, bambino perso. Ben gli sta.

            Fra l’altro ti ringrazio pure perché dopo il post in cui te ne ho parlato, ho approfittato per mandare un messaggio a Reginald chiedendogli come stava e come avesse trascorso quella giornata particolare.

            Alla fine ci siamo scambiati una breve conversazione rivivendo quei momenti salvo poi convenire che tutto sommato gli eventi pesanti, questo poi la droga per lui e l’HIV per me, hanno contribuito a ingrossarci le spalle… No, non ho detto esattamente “spalle”, la s era rimasta in gola. 😂⚽️⚽️

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            1. Avatar di Giuseppe Grifeo Giuseppe Grifeo ha detto:

              😄😄 comunque ha ingrossato e siete più consapevoli e “resistenti”, diciamo così

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              1. Avatar di PlusBrothers Il Mondo Positivo ha detto:

                Assolutamente. Quando tocchi il fondo e capisci che si può scavare ancora…

                A volte si fa anche finta che non sia cambiato nulla quando vedi le facce dei tuoi amici sorriderti, ma poi ti accorgi che il resto del mondo non la pensa così, ti accorgi che se hai un pensiero un po’ diverso da come gli altri si aspettano, vieni guardato subito con sospetto…

                Non saprei dirti se poi i crolli economici delle varie banche negli anni 2007-2008 e avanti siano correlabili a quell’evento in una serie di reazioni a catena ma è inutile nasconderlo. Il mondo ha un prima, e un dopo.

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