Braccia e mani tese rievocanti periodi neri che Trilussa mise in versi presagendo il disastro

A proposito della nostra Italia che oggi -e in questi anni- vede tornare celebrazioni in nero, ecco come il noto poeta in sonetti romaneschi, Trilussa, descrisse l’atmosfera degli anni 30 e dello sposalizio con la Germania nazista. Quattro righe, tristezza distillata in poche gocce per la perduta grandezza capitolina… che fu pure “venduta”.

Roma de travertino,
rifatta de cartone,
saluta l’imbianchino,
suo prossimo padrone.

Trilussa si riferiva alla visita di Hitler in Italia nel 1938

In questi ultimi tre anni sono tornati momenti popolati da braccia e mani tese verso l’alto, da abiti neri e menti prominenti pseudo volitivi, tutti rievocanti periodi neri del nostro Paese…

La stessa Strage di Acca Larenzia, avvenuta a Roma il 7 gennaio 1978, poteva essere commemorata in maniera degna, confacente ai dettami costituzionali e di legge che rifiutano ogni manifestazione che si rifaccia o rievochi il passato regime fascista e ne faccia apologia.

Quella dittatura tutta italica che fu capace di reprimere le libertà degli italiani, che stilò le leggi razziali, che fu complice degli stermini di ebrei, omosessuali, prigionieri politici e varie “etnie”, complice nell’uso dei campi dì concentramento, desiderosa di domini e imperi (come per ogni regime simile) gettando il Paese e la gente in una guerra atroce e insensata senza neppure averne i mezzi: accade quando a decidere è uno solo, come da noi il duce, con la sua corte di accoliti, cortigiani, adulatori-ruffiani, fedeli nel momento del favore e della “presa del potere”.

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