Giorno della Memoria, lo sterminio applicato dai nazifascisti: 27 gennaio, oggi più importante che mai ricordare

Dare nuovo valore al Giorno della Memoria del 27 gennaio: adesso è ancora più urgente. I fatti di cronaca internazionale, la guerra nel vicino Oriente di Israele contro l’organizzazione terrorista di Hamas che il 7 ottobre 2023 dilagò tra le abitazioni vicine del territorio israeliano uccidendo anche famiglie intere (1.194 persone), violentando donne e uomini, mutilandoli, decapitandoli, rapendo adulti e bambini (247 ostaggi nelle mani di Hamas).
Stesso livello di criticità anche per l’invasione russa dell’Ucraina e il massacro sistematico di civili, tutto per volere del dittatore Putin.
Quel che sta accadendo rende sempre più pressante ricordare la tragedia di oltre ottant’anni fa.

Bisogna rammentare quei momenti in cui il valore umano fu calpestato, quando l’uomo fu passato nel tritacarne del potere e dell’imposizione pseudo ideologica.

Il ricordo, se reso vivo, fa evitare di commettere ancora i tragici errori del passato.

Il 27 gennaio è stato eletto come giorno-simbolo perché nello stesso giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Da qui la risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che il primo novembre 2005 decise di stabilire questo giorno speciale ispirato alla fine dell’Olocausto.

A fondo pagina ho inserito una tabella su quanti furono deportati e sterminati dai nazifascisti, suddivisi tra gruppi etnici, religiosi, disabilità e omosessuali.
(tutte le immagini qui pubblicate, tranne una, sono cliccabili per ingrandirle e osservarle meglio)

Shoah, “tempesta devastante”, sterminio progettato e applicato delle forze e regimi nazifascisti massacrando più di 15 milioni di persone senza distinzioni di genere e di età, dai bambini agli anziani. Un’azione di annientamento iniziata dal 1933 fino a Seconda Guerra Mondiale praticamente conclusa.

Vite stroncate, esperimenti clinici oltre l’assurdo e l’umano, uccisioni di massa, corpi bruciati o buttati in fosse comuni dopo aver spogliato tutta quella gente, averla privata anche di otturazioni d’oro, i capelli per utilizzarli come filati e persino la pelle per paralumi e altro come esperimento di conceria… di pelle umana.

In quelle che sono le manifestazioni del 2024, per la “Settimana della memoria” dedicata al ricordo delle vittime dell’Olocausto, nella sala della Regina di Montecitorio, “Ascoltare la storia, per non dimenticare”, il ricordo degli appartenenti alle Forze armate e alle Forze dell’ordine decorati della medaglia di “Giusto fra le nazioni”.
Questo titolo è riservato ai non appartenenti alla religione ebraica che hanno contribuito a salvare gli ebrei durante lo sterminio nazifascista.

Il questore Giovanni Palatucci, medaglia d’oro al Merito Civile e Giusto tra le Nazioni

Il primo a essere ricordato in questo evento del 2024 è stato il questore Giovanni Palatucci, medaglia d’oro al Merito civile e Giusto tra le nazioni.
Era in servizio a Fiume come dirigente dell’Ufficio stranieri. Palatucci diventò questore dopo l’8 settembre 1943. Lavorò con grande rischio per salvare migliaia di ebrei che, altrimenti, sarebbero stati deportati e avviati allo sterminio.
Poi il consueto strumento della delazione che permise ai fascisti di scoprirlo, fu denunciato, arrestato dai nazisti.
Accusato di tradimento e deportato nel lager di Dachau. Lì, il 10 febbraio del 1945 dopo quattro mesi di torture, morì di stenti a soli 36 anni.

Tempi complessi quelli attuali, preda di troppe distorsioni. Proprio per il Giorno della Memoria 2024 ecco che a Roma salta la Maratona della Memoria.

Noemi Di Segni, presidente Unione comunità ebraiche italiane

Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, si è vista costretta, proprio in questo momento di massimo ricordo della più grande tragedia umana, a prendere posizione:
Per motivi di sicurezza non abbiamo potuto organizzare la maratona della Memoria. Sono liberi di manifestare coloro che alzano il braccio per il saluto romano e lo squadrismo dei centri sociali, quasi tutelati da una libertà costituzionale. È aberrante che la cittadinanza non possa correre liberamente. È un impegno di coerenza su cui chiediamo attenzione”.
Parole pronunciate durante la presentazione delle iniziative del Giorno della Memoria patrocinate dalla Presidenza del Consiglio, spiegando che per l’organizzazione erano state coinvolte “due città della Calabria”.

Per non parlare poi del danneggiamento di alcune delle pietre d’inciampo a Roma, quelle che commemorano gli ebrei deportati dai nazifascisti: due sono dedicate ai deportati Eugenio e Giacomo Spizzichino, oltraggiate in via Mameli 47; un’altra su via Dandolo dedicata ad Aurelio Spagnoletto, deportato ad Auschwitz; un’altra, sempre a Trastevere, recava impresso il nome di Michele Ezio Spizzichino.

Troppi hanno dimenticato, oppure non hanno mai conosciuto e studiato la storia come si deve. L’ignoranza è estremamente pericolosa, ancora di più se guidata da paraocchi ideologico-politici.

L’obiettivo nazifascista, prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, era la pura persecuzione razziale e politica, l’eliminazione di coloro che non erano ritenuti conformi ai regimi dittatoriali e deliranti dell’epoca.
Si giunse alla cancellazione letterale di circa 6 milioni di ebrei, prima sfruttati con forme di lavoro coatto, trasportati in carri bestiame ferroviari fino ai luoghi che erano la loro destinazione di morte. Ma tra le vittime ci furono anche dissidenti politici, rom, disabili, omosessuali, slavi. Un numero incredibile di uccisioni a sangue freddo, di inermi. Ancora oggi difficile da concretizzare mentalmente.

In un precedente articolo in cui prendevo spunto dalla Giornata della Memoria, ho narrato anche la storia di Carmelo Salanitro, cugino di mio nonno Salvatore Geraci. Il professore Salanitro morì nel campo di Mauthausen come condannato politico, per essere stato apertamente, con la sola potenza delle parole, oppositore di Mussolini e di Hitler (foto in basso: Ingresso al campo di Mauthausen gestito dalle SS-TotenkopfverbändeUnità del Cranio o Teste di Morto).

Chi sterminarono nei campi di concentramento?

Nei campi di concentramento lo sterminio fu diretto ad annientare ebrei come obiettivo primario e assolutamente dominante, contraddistinti da una stella di David gialla applicata su vestiti e casacche da lavoro.

Poi polacchi, ucraini, bielorussi, iugoslavi tra serbi e sloveni. A seguire, prigionieri di guerra delle forze armate russe. Non mancarono anche i politici, uno di questi proprio il professore Salanitro.

Ma anche le genti di etnia Rom, altri ruppi etnici minori di provenienza africana, i disabili che danneggiavano l’immagine del cosiddetto popolo eletto ariano e a concludere gli omosessuali (sui quali veniva applicato un triangolo rosa per distinguerli dagli altri) e appartenenti ad alcune fedi come i testimoni di Geova

Nella tabella la suddivisione delle deportazioni e vittime del genocidio nei campi di concentramento
(dati dello United States Holocaust Memorial Museum)

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