Valentino Garavani, genio del fascino e dell’eleganza, viaggio personale con una sua cravatta, l’Alfasud by Valentino e Brooke Shields

Mi ha sempre affascinato lo stile Valentino e insieme ad Armani è quello che più ho tenuto ad avere come accessori, abiti e altro. In tutto questo ci fu nel passato anche il mondo dell’Automobile. Da minorenne senza patente non potei acquistare/guidare l’Alfa Romeo Alfasud, auto che nel 1980 debuttò sul mercato con il marchio Valentino, la prima Alfa in serie speciale messa regolarmente in vendita. Automobile che, quindi, non fu un mero esercizio di stile come fu in precedenza con altri stilisti.
Un’Alfa di taglio medio con un esterno color bronzo-caramello, il tetto in contrasto tutto nero secondo un accostamento cromatico che sarà di moda oltre trent’anni dopo. Basta osservare oggi quanti modelli dei più svariati marchi hanno il tetto nero e la carrozzeria in altro colore, segno distintivo degli allestimenti più accessoriati.
L‘Alfasud Valentino aveva cerchioni simil dorati, nell’abitacolo campeggiavano sedili in velluto neri bordati da cuciture rosse. Da minorenne, appunto, rimasi a bocca asciutta, niente quattroruote caratterizzata dal celebre stilista italiano, ma riuscii a salirci sopra e lessi della sua presentazione romana, evento allestito alla grande con lo stesso Valentino Garavani presente e indossante un abito che richiamava il colore della carrozzeria.

Nella mia memoria campeggia Valentino Garavani per aver vestito personaggi in auge nei vari decenni. Uno di questi episodi è legato alla visione del film Laguna Blu, film del 1980 che fu interpretato dal diciannovenne Christopher Atkins e da Brooke Shields che all’epoca aveva 15 anni.
Proprio Valentino vestì magistralmente l’attrice e rammento con precisione un abito rosa cipria e uno rosso che ho ripescato dal web.

Ho sempre amato l’Antico Egitto e nel 1982 progettavo un viaggio nella Terra del Nilo con crociera lungo quel fiume alla scoperta dei tanti siti archeologici. Viaggio previsto per gennaio 1983.

A quei tempi la produzione dell’Afasud Valentino era già agli sgoccioli se non già conclusa.

Per me si trattava di un capitolo di vita importantissimo, essere finalmente presente fra le grandi piramidi, le rovine dell’antica Menfi, fra i colossali templi di Karnak e Luxor, nella Valle dei Re e in quella delle Regine, il Tempio di Hatshepsut a Deir el Bahari, poi i Colossi di Memnone o quelli del tempio rupestre di Abu Simbel in Nubia e ancora Edfu, Abydos, Denderah, Kom Ombo col tempio doppio dedicato a Horus e a Seth dominante sulla Valle del Nilo.

Fu la realizzazione di un sogno e di immaginazioni che erano nate leggendo fin dalla prima media una marea di testi d’Egittologia, di ricostruzioni e scoperte, di riviste specializzate, storiche e di reportage.

Quindi, ogni oggetto, ogni momento preparatorio e ogni scelta che riguardava anche l’abbigliamento per questo viaggio era quasi come un rito religioso per rendere perfette le previste due settimane in Egitto.
Ricordo pure il numero abnorme di rullini fotografici Kodak e Agfa (a seconda del tipo di foto che volevo scattare) che mi portai appresso: dovevo fotografare ogni cosa e ogni particolare senza temere di rimanere senza.

In questa cornice preparatoria si inserisce perfettamente quanto sto per raccontare e che descrive un particolare che lega fondamentalmente Valentino al mio epico viaggio (epico per me, naturalmente).

Su quell’imbarcazione fluviale da crociera che mi avrebbe portato all’esplorazione del Nilo era prevista una serata di festa programmata durante la navigazione. Quindi, i preparativi inclusero la ricerca dell’abbigliamento giusto.
Una giacca doppiopetto blu notte marchio Valentino con pantaloni grigi, era una giacca dal classico taglio blazer, ma senza bottoni metallici che non sopportavo, perfetta per il suo essere formale ma non troppo e ottima per l’ambiente navigante.

Non so se fu il caso, l’istinto e/o il richiamo per il design e la scelta dei colori, ma la scelta cadde sulla Casa Valentino caratterizzata da quella V contornata da un cartiglio, come lo erano i nomi dei faraoni.

Per accompagnare il vestito che avevo scelto serviva la cravatta giusta.

Nello stesso negozio di begli abiti notai una cravatta di Valentino, splendida nel suo abbinamento di colori blu-rosa-bianco. Era una combinazione magistrale, incantevole. Mi aveva attratto proprio la miscellanea cromatica, non il marchio. Solo dopo ci riflettei comprendendo che quella combinazione era dettata proprio dalla maestria rappresentata da quel simbolo con la V.

Su una camicia bianca insieme al completo giacca-pantalone che avevo scelto era in abbinamento da favola.
Dava quel tocco non eccessivo di dirompenza cromatica elegante, di gusto, senza infilzare gli occhi con una colorazione eccessiva insieme al blu della giacca e al grigio dei pantaloni. La cravatta diventava protagonista senza far sparire la cornice nella quale era inserita.

Purtroppo indugiai troppo, un giorno di troppo. Le occasioni dettate dall’istinto vanno prese al volo!

Quando tornai nel negozio quella magnifica cravatta non c’era più.
Il titolare faticò non poco per trovare la giusta alternativa che appagasse i miei sensi.
Ed eccola nelle foto seguenti, la scelta finale, nel suo rosa e bianco-ghiaccio, sempre bella nonostante siano passati 43 anni dal suo acquisto e dal suo debutto lungo il Nilo.

Caratteristica la fattura anni 80, tipica cravatta più stretta rispetto alle precedenti o a quelle che hanno caratterizzato gli ultimi dieci anni del XXI secolo. Un taglio che sta tornando prepotentemente di moda che, come sempre, è affetta dai suoi corsi e ricorsi storici.

Per concludere degnamente questo primo capitolo, in Egitto passai momenti favolosi e quella serata elegante e navigante fu preziosa. Grazie anche alla cravatta creata da Valentino.

L’Alfa Romeo Alfasud by Valentino

Questo allestimento speciale nacque per impreziosire e rendere più desiderabile la terza serie a quattro porte del modello Alfa Romeo che apparteneva alla fascia medio-bassa del panorama automobilistico italiano, europeo e mondiale. Questa classificazione come medio-bassa doveva psicologicamente sparire.

Nacque quindi l’Alfasud by Valentino, studiata nei particolari con lo stilista italiano, dotata di colorazioni e materiali peculiari, eleganti, originali. Un’Alfasud sofisticata.
Strizzava l’occhio alla clientela più giovane e dinamica, ma pure a quella femminile che nell’auto appena acquistata trovava in omaggio una borsetta di Valentino. Operazione mai tentata prima dalla Casa del Biscione che ostentava potenze e brillantezza da sempre attraendo più il pubblico maschile.

Era il 1980.

Come scritto all’inizio di questo articolo, fu la prima Alfa Romeo messa in vendita con una livrea speciale per una serie del tutto particolare. Un tentativo non commerciale fu fatto nel 1977-1978 con una Giulietta rivista dallo stilista milanese Elio Fiorucci, non commercializzata, in esemplare unico ideato per il Salone di Ginevra.

Questa volta la base meccanica era l’Alfasud terza edizione, carrozzeria quattro porte, sempre assemblata nello stabilimento di Pomigliano d’Arco.

Il motore scelto per questo veicolo speciale era una vecchia e collaudata soluzione Alfa Romeo, un 1.200 boxer (a 4 cilindri contrapposti disposti orizzontalmente) da 68 cv accompagnato da un cambio a cinque marce.
Nella storia del modello griffato Valentino i motori, tutti sempre boxer, passarono poi a un 1.351 cc con 79 cavalli di potenza e a un 1.500 da 86 cv, tutti carburatori doppio corpo, l’ultimo di questi per i modelli venduti anche in Germania dove la Casa del Biscione aveva e ha molti appassionati per la grinta espressa dalle automobili Alfa Romeo.

Lo splendido colore bronzo-caramello metallizzato scelto per la carrozzeria, il tetto verniciato a contrasto in un profondo colore nero, lungo le fiancate una doppia e sottile striscia nera e oro che nel quarto posteriore dell’auto, in corrispondenza dei montanti posteriori, si combina con la V nel suo ovale della Casa di Moda Valentino.
Cerchioni anodizzati oro con borchia nera, abitacolo con cruscotto dominato dal volante in legno, tappetini color ocra, moquette a terra, portadocumenti e portachiavi firmati Valentino e i sedili in velluto nero con cuciture laterali rosse.

Per acquistarla occorrevano 8.366.000 lire, qualcosa come circa il 17% del modello “normale” da cui era stata allestita la versione Valentino.

Serie limitata, quindi non da grandi numeri di produzione e vendita, ne furono costruite 3.960, di queste 2.199 dotate di motore 1.2 per il mercato italiano, 898 auto con il propulsore da 1.300 e 872 col motore 1.500.

Chi ne ha l’età per ricordare e per chi gode della passione per le auto e per i modelli vintage, da quel momento vennero fuori modelli di varie marche abbinati a note case di moda e di abbigliamento sportivo. Come la Peugeot 205 Lacoste.

Ultima considerazione sulle Alfasud by Valentino sopravvissute nei decenni.

Come usato le quotazioni di questo modello non sono salite molto nel tempo, ma – mi si perdoni la considerazione che può risultare un po’ cruda – da oggi con la morte di Valentino Garavani, le valutazioni economiche di questo usato così particolare e storico per l’Alfa Romeo sono destinate a salire in misura maggiore.
Quindi, con un’Alfasud normale, intendo una quarantennale o più, venduta fra i 5.000 e i 7.000 euro a seconda dei modelli e degli anni di immatricolazione (non ne sono sopravvissute molte vista la facilità dell’attacco di ruggine sui lamierati), il modello firmato da Valentino invece potrebbe essere rivalutato da un 50% a un 100% in più rispetto ai non griffati.
Si tratta di una possibile ipotesi. Il mercato dell’usato detterà la situazione reale…

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