Prima era visibile nello storico Museo Egizio del Cairo insieme a parte del relativo tesoro funerario. Oggi è stata valorizzata nel nuovissimo e ampio GEM-Grand Egyptian Museum di Giza a poca distanza dalle tre Grandi Piramidi. È la maschera d’oro di Tutankhamon, splendida opera d’arte dell’oreficeria d’epoca faraonica.
(immagine d’apertura da foto totale della maschera d’oro scattata da Roland Unger – licenze Creative Commons 3.0 Unported, 2.5 Generico, 2.0 Generico e 1.0 Generico)




La maschera, dal peso di 11 chili e formata grazie all’assemblaggio di otto pezzi, è rappresentazione del viso appartenente al giovane Sovrano con le carni d’oro, la sostanza immortale delle divinità, dei corpi degli dei. Sul retro della testa ricoperta dalla corona Nemes è stato inciso un testo celebrativo e d’amore provato per il Faraone e degli dei per lui. Tutankhamon alla fine della vita terrena entra a pieno titolo sul piano dell’esistenza divina.
L’oro per gli immortali non perché fosse il metallo più prezioso – nell’Antico Egitto era molto più raro, quindi di più gran valore l’argento -, ma perché non si ossidava, non si corrompeva… non poteva che essere caratteristica dei corpi di chi viveva in eterno.
La maschera d'oro di Tutankhamon è alta 54 centimetri, larga 39,3 e profonda 49 centimetri. L'oro varia caratura a seconda delle zone in modo da conferirle due diverse tonalità di colore: dai 18,4 carati per l'area del volto e collo in modo da renderli più in giallo chiaro e freddo, fino ai 22,5 carati per una sfumatura accennata appena più color ambra. Il tutto ha dato maggiore dinamismo e vita alla rappresentazione.
Lo spessore del materiale prezioso va da 1,5 a 3 millimetri. Il peso dell'opera è di 10,23 chili.
Originariamente la forma finale della maschera fu data assemblando otto pezzi differenti.
La stranezza, subito notata già al momento della scoperta, è rappresentata dai fori ai lobi delle orecchie, come per montare degli orecchini, un fattore non comune per i faraoni, mentre è presente per regine, principesse e nobildonne in genere.
Poi si scoprì che anticamente la maschera era stata probabilmente preparata per la regina Ankheperura Meri-Neferkheperura (sul retro della maschera emerge un cartiglio dove è visibile una frazione del suo nome). In tempi successivi l'oggetto fu riadattato e trasformato per farne la maschera di Tutankhamon, morto prematuramente fra i 18 e i 19 anni.
La Corona Nemes, una delle tante indossate dai monarchi egizi, è una sorta di cuffia formata da un ricco fazzoletto solitamente con motivo a strisce, sovente in linee alternate blu e dorate, simbolo del dio Sole Ra.
Il copricapo ha due ali che cadono lungo i lati del viso fino al petto, un angolo pendente posteriormente, oltre la nuca, fino ad altezza scapole e oltre.
La stoffa è in genere trattenuta sulla testa di un Faraone/Regina da una corona sottile che sulla fronte del sovrano colloca incastonato un doppio simbolo, l’Ureo, in greco οὐραῖος e l’Avvoltoio del Sud. Si tratta della testa del cobra, animale sacro alla dea Uadjet e quella del volatile sacro alla dea Nekhbet. Come per tantissimi aspetti dell’Antico Egitto, questa è l’ennesima manifestazione della dualità del Regno faraonico,
Uadjete e Nekhbet venivano chiamate nbty, le Due Signore, dee protettrici di ogni faraone e della Famiglia Reale, simboli dell’Unione del Paese del Nilo originario, il Basso Egitto (area del delta nilotico affacciato sul Mediterraneo) e dell’Alto Egitto (il resto del percorso del fiume verso Sud e verso gli altipiani e le cateratte al confine con la Nubia e oltre fino alle montagne da dove nasce il Nilo).
Il becco dell’avvoltoio è fatto in lapislazzuli, i suoi occhi in quarzo dipinto in bianco e nero.
L’ureo-cobra ha intarsi in cornalina, lapislazzuli e turchese.
Osservando il volto del giovane faraone col suo naso sottile e appena storto come quindi doveva essere nella realtà, si nota l’esaltazione degli occhi contornati fino alle tempie con linee sinuose in lapislazzuli, stesso materiale utilizzato per dare forma alle sopracciglia e al contorno delle palpebre. Di contro, per dare più verosimiglianza a un viso umano, gli occhi sono stati realizzati in ossidiana e quarzo, con una sfumatura di colore rosso agli angoli.
La ricerca del realismo negli occhi fu molto spesso una peculiarità delle rappresentazioni egizie nella statuaria e negli oggetti di arredamenti funerari: si potrebbe anche dire che per gli artisti e artigiani dell’epoca fu una vera e propria ricerca maniacale.
Le spalle e la parte alta del petto sono coperte da un ampio collare in lapislazzuli, quarzo, feldspato verde, decorazione terminante proprio sulle spalle con due teste di falco (simbolo di Horus).
Attaccata al mento la classica barba d’oro di regnanti e dei, del peso di 2,5 chili, che per far rendere ancora meglio il disegno intrecciato è stata decorata con lapislazzuli a piccole liste: alla scoperta della maschera la barba si presentava staccata, poi riattaccata con una giuntura in legno, dopo ancora cadde durante opere di manutenzione della teca espositiva, poi nuovamente incollata senza giudizio da parte del personale del vecchio museo con una colla rapida simile all’Attack; tutto fu messo a posto poco dopo con la giusta procedura e con l’utilizzo di materiali corretti.
Le principali altre corone dei faraoni:
- la classica e molto rappresentata Pschent, in egizio sḫm.tỉ/sekhemti e in greco ψχεντ, è la più comune delle rappresentazioni faraoniche, una corona bianca e rossa, frutto dell’assemblaggio di due corone, la corona Deshret che contiene la Hedjet, quindi simbolo di unione fra Basso e Alto Egitto);
- la Deshret (corona rossa);
- la Hedjet (corona pseudo conica, bianca);
- la Atef (una corona bianca alta e conide tipo Hedjet affiancata da piume, simbolo di unione con Osiride);
- l’Hemhem (composta da tre Atef);
- la Khepresh (ḫprš) di colore blu dove campeggia frontalmente un Ureo d’oro, molto diffusa durante il Nuovo Regno, da indossare durante una fase di guerra e di diretto scontro militare, realizzata in cuoio o tessuto irrigidito con applicazione di centinaia di piccoli dischi gialli, borchie o cerchi che simboleggiavano il coraggio, la potenza divina (in tempi successivi fu usata sempre meno, l’ultima sua rappresentazione all’epoca dell’Imperatore Traiano);
- la Hemhemet, corona molto complicata e composita, unione di un Modio (copricapo a vaso) con sopra tre Atef come fossero fasci di papiro con alla base e in cima dei dischi solari, il tutto poggiato su lunghe e doppie corna a lira e affiancato da due grandi Urei.




La maschera d’oro di Tutankhamon non è passata indenne attraverso i secoli, soprattutto dal momento della sua scoperta. Alcune mancanze/lacune sulle pietre e sui decori sono evidenti.
Molti di questi danni hanno un colpevole, lo stesso scopritore Howard Carter. L’archeologo britannico non riusciva a separare la mummia dalla maschera perché solidamente attaccate grazie alle resine utilizzate dagli antichi imbalsamatori. Pare che carter nel tentativo di staccarli abbia usato anche un ferro rovente in modo da sciogliere queste resine, provocando però danni alla maschera e al capo della mummia.
A completare il messaggio diretto agli dei e al futuro senza fine ci pensa il testo sul retro della maschera d’oro di Tutankhamon.
I caratteri geroglifici sviluppano su 10 colonne verticali e due orizzontali, tratta dal capitolo 151 del Libro dei Morti o, più anticamente, Testi dei sarcofagi. Ricordatevi che osservando un testo geroglifico, per capire da dove inizia basta osservare verso quale punto guardano le figure animali e umane.
L’iscrizione ha uno scopo religioso-magico trascendentale ben preciso, quello di proteggere il volto del faraone e lo identifica con il dio Osiride invocando altri dei come Ptah-Sokar, Anubi e Ra, tutti chiamati a raccolta per garantire a Tutankhamon la sua rinascita e la sua invulnerabilità. Una sorta di presentazione e invito all’intero pantheon divino che attende l’arrivo di un figlio/simile:
Salute a te, bello è il tuo viso che irradia la luce posseduta da Ptah-Sokar, esaltato da Anubi, e fa che siano date lodi a Thot [o: glorificare Thot].
Bello è il volto che è negli dei.
Il tuo occhio destro è nella barca del dio sole della sera,
il tuo occhio sinistro è nella barca del dio sole del mattino,
le tue sopracciglia nell’enneade degli dei.
La tua fronte è in Anubi [letteralmente: è quella di Anubi], la tua nuca è in Horo [letteralmente: è quella di Horus], la tua chioma (i ciuffi dei tuoi capelli) è in Ptah-Sokaret [letteralmente: sono quelli di Ptah-Sokaret] e sei (letteralmente: in/nel) davanti a Osiride (identificazione fra il dio e lo stesso Tutankhamon), egli vede te e ti guida verso le strade belle, a colpire per lui
la confederazione di Seth perché sconfigga egli i tuoi nemici presso
l’enneade degli dei del grande palazzo che è in Heliopolis.Lui ha preso possesso della corona ed è nella maestà di Horus signore dell’umanità.
Neb-Kheperu-ra – l’osiri sovrano, giusto di voce, dia vita come Ra.
Rendendolo un po’ più leggibile, non troppo letterale e senza le parentesi esplicative:
Salute a te. Bello è il tuo viso che irradia luce completato da Ptah-Sokar, esaltato da Anubi. Fa’ in modo che siano innalzate lodi a Thot. Bello è il volto che è presso gli dei. Il tuo occhio destro è nella barca della sera, il tuo occhio sinistro è nella barca del giorno, le tue sopracciglia nell’Enneade. La tua fronte è Anubi, la tua nuca è Horus, i ciuffi dei tuoi capelli Ptah-Sokar. Sei dinanzi ad Osiride, egli ti rende grazie, egli ti conduce lungo le buone strade, tu abbatti per lui i cospiratori di Seth, cosicché egli possa sconfiggere i tuoi nemici dinnanzi alla Enneade degli dei, nel grande Palazzo del Principe che è in Eliopoli […] che è Osiride, il re dell’Alto e del Basso Egitto, Nebkheperura [Tutankhamon], defunto, dia vita come Ra.
* – A tutto questo aggiungo solo una nota di folclore e di racconti misterici frutto di varie speculazioni mentali. Un punto della guancia sinistra della maschera ha uno spessore meno pronunciato, la lastra d’oro è appena più sottile oltre a presentare un leggero segno.
Sulla stessa guancia, in Egitto, un insetto punse Lord Carnavon (George Edward Stanhope Molyneux Herbert, V conte di Carnarvon), finanziatore degli scavi portati avanti da Howard Carter, scopritore della tomba di Tutankhamon.
Il nobiluomo non riuscì ad assistere e a godere in pieno del ritrovamento e dello studio sul tesoro: rasandosi Lord Carnavon si provocò un taglio sul bubbone della puntura con conseguente infezione acuta, poi sepsi e, infine, la polmonite che lo portò alla morte.
In moti vedono in questo una conseguenza della nota maledizione dei faraoni per aver contribuito a violare la sepoltura regale.
