Primo aprile 1976, Steve Jobs e Steve Wozniak, insieme al loro amico ingegnere Ronald Gerald Wayne, fondano la Apple Computer in California, a Los Altos, nella Silicon Valley. La sede poi fu trasferita a Cupertino, nella contea di Santa Clara sempre in California.


C’è da impazzire a pensarci, ma da quell’inizio sono passati cinquant’anni… mezzo secolo.
Sembra così assurdo osservandolo nella prospettiva dei nostri tempi così accelerati.
Tutti diamo per scontate molte cose e lo facciamo in fretta, quasi senza pensarci. Un iPhone in mano non fa più impressione di tantissime cose del quotidiano, non più di tanto. È uno status symbol, questo si, soprattutto nelle versioni più performanti.
Eppure, la sua potenza di calcolo a disposizione degli uomini negli anni 60 del 1900 li avrebbe fatti andare di lusso nei viaggi verso la Luna. I sistemi delle missioni verso il nostro satellite avrebbero operato con molta più facilità, rapidità ed efficienza. Nella rete elettronica dell’Apollo, del suo missile di partenza, il Saturn V, della capsula per l’equipaggio e rientro e del Lem per l’atterraggio lunare, sarebbe bastato incastonare il cuore di un solo iPhone.
Pazzesco.
Adesso questi mega computer della comunicazione li abbiamo sul palmo delle nostre mani quasi senza rendercene conto. Come un maglione, un paio di pantaloni, delle scarpe.

Dal The Independent - L'iPhone ha oltre 100.000 volte la potenza di calcolo del computer di guida Apollo (AGC). Mentre l'AGC lavorava a circa 0,043 MHz, un iPhone moderno opera a velocità nell'ordine dei Gigahertz (GHz), ovvero migliaia di volte più velocemente.
Memoria (RAM): gli iPhone moderni hanno milioni di volte più memoria RAM rispetto al computer Apollo.
iPhone vs Supercomputer anni 70/80 (Cray-1): Un iPhone X (!!!) modello del 2017, era già circa 37.000 volte più veloce nel calcolo grezzo rispetto al Cray-1, uno dei supercomputer più potenti del 1975.
Enormi differenze fisiche: il supercomputer Cray-2 del 1985 pesava oltre 2.500 kg, consumava centinaia di kilowatt e occupava un'intera stanza. L'iPhone attuale è una frazione minuscola di quelle dimensioni, pesa pochi grammi e funziona a batteria.
Un supercomputer tra fine anni 80 e inizi 90 poteva avere 8 processori da 333 megaflop ciascuno, pari a 2,6 gigaflop per l'intera macchina (il Flop-Floating Point Operations per Second, come unità di misura per le operazioni in virgola mobile al secondo, come potenza bruta di un computer). Ebbene, uno smartphone di alta qualità in vendita sei anni fa aveva già un processore da almeno 2 teraflop di potenza, 2.000 miliardi di operazioni al secondo. Vuol dire una capacità pari a 1.000 volte la potenza dei supercomputer di fine anni 80.

Queste potenze tecnologiche le stringiamo nelle nostre mani.
Siamo incapaci di sbalordirci di tanta meraviglia? Siamo cambiati così tanto anche noi, sono così mutate le nostre menti di esseri umani? Chi riflette su quanto è stato realizzato e come?
Spesso ci si ferma solo agli effetti di prodotti, ma senza un raffronto e una riflessione, tutto rimane un’impressione fugace, senza forza.
Assurdo.
Esplode un’evoluzione tecnologica immensa, le AI-intelligenze artificiali si manifestano… e stupore poco. Preferiamo specularci sopra con pseudo filosofie, dibattiti, considerazioni senza alcuna meraviglia, quella che forse abbiamo provato per pochi mesi alla comparsa di pseudo menti non umane. Eppure potremmo essere vicini alle menti artificiali raccontate da Isaac Asimov nei suoi romanzi fantascientifici anni 60.
Oggi tutto sembra così rapidamente, dannatamente, facilmente normale. Tutto cotto, mangiato, digerito e via verso il resto.
Cosa può ancora impressionarci, meravigliare, incantare?
Occhi quasi senza il luccicore della sorpresa. Ai posteri l’ardua sentenza.
Dopo questo sproloquio sentimental-giornalistico, torno subito alla Apple Story.
La premessa logica è che i fondatori di Apple sono stati capaci di prevedere e di creare nuove esigenze attorno a nuove soluzioni tecnologiche o grazie a queste. Progetti capaci di soddisfare l’evoluzione di richieste sul lavoro, in casa, fra la gente.
Cinquant’anni fa Ronald Gerald Wayne disegnò il primo logo Apple e compilò il manuale del primo computer della società. Dopo due settimane dalla fondazione però, lo stesso Wayne vendette la sua quota pari al 10 per cento della società: se lui avesse avuto più intuito, se avesse aspettato rimanendo con Jobs e Wozniak, sarebbe diventato ricchissimo. Ma in quel momento anche Jobs e Wozniak non avevano ancora idea di quello che la “mela” sarebbe diventata. Loro due proseguirono, avevano tanti progetti e speranze. Due menti con una carica inventiva enorme, dotate di grande genialità, pronte a segnare la storia nel mondo dell’elettronica e dell’informatica.
Appena progettato, assemblato e provato grazie all’inventiva ispiratrice di Wozniak, l’Apple I diede il via alle prime vendite dell’azienda. In quel momento i primi pezzi prodotti furono acquistati da un negozio di informatica, ogni macchina venduta a 666,66 dollari (sembra il numero del demonio!). Rispetto alle più criptiche macchine che allora erano nel mercato, quelle che si rivolgevano a specialisti del settore informatico, l’Apple I si rivolgeva a una platea ben più ampia, era dotato di tastiera per inserire dati, invece del consueto pannello con di luci e interruttori tipico di un computer di quel momento e molto apprezzato come l’Altair 8800.



L’Apple I aveva pure un’unità di memorizzazione, poi un microprocessore efficace, un MOS 6502 a 8 bit che costava un quarto di quelli usati nei computer di quel tempo. Il nuovo computer aveva pure una ROM con programma precaricato per velocizzare accensione e avvio, in più, cosa fondamentale, la connessione a un televisore per visualizzare i dati inseriti e risultanti. In più il computer non doveva essere assemblato dai clienti che, al contrario, dovevano solo collegarlo alla corrente elettrica, accenderlo e iniziare a lavorarci. La scheda madre di 30 per 40 centimetri ed era dotata di 30-40 chip.
Un’idea semplice, ma estremamente efficace, che semplificava la vita nell’uso di un computer ampliando a dismisura la clientela potenziale.
Lo sviluppo e il successo giunsero subito, l’Apple II, successore del primo, con scocca e tastiera integrate a schermo e case dei circuiti e scheda madre, la crescita delle vendite, l’assunzione di progettisti, le linee di produzione e l’offerta pubblica di azionariato nel 1980.
I computer e i dispositivi successivi sono sempre stati ai vertici tecnici e di innovazione anche nel solo design di questi oggetti. Basta pensare al progetto Macintosh (1984), versione migliorata, più economica e di successo rispetto al Lisa che fu un flop costoso.
Nel 1985 Jobs ne uscì per fondare NeXt che prese a sviluppare nuove e rivoluzionarie tecnologie informatiche ideate da centri di ricerca e università. Si cercò di dare forma a specialissimi personal computer, sistemi di registrazione dati e sistemi operativi. La società fu acquistata da Apple nel 1996 riportando Steve Jobs all’interno della Mela. In questo modo si diede nuova vita a Mac OS che segnava il passo, un intervento di innovazione grazie al know how della NeXt e al suo sistema NeXTSTEP.
Steve Jobs tornò al comando ed ecco che per Apple partì una seconda fase rivoluzionaria, la campagna Think different, il lancio dell’iMac nel 1998 e la catena degli Apple Store dal 2001.


L’azienda ha continuamente cambiato pelle alla ricerca di nuove affermazioni, nel tentativo continuo di realizzare nuove forme sociali e di lavoro grazie a sempre più differenti sistemi informatici e di comunicazione.
Che dire degli iPod come lettori di MP3?
Ecco la nuova denominazione della società in Apple Inc. che arriva dal 2007 e il determinante lancio degli iPhone. Vera rivoluzione anche questa, tanto da iniziare a segnare le vite di molti.
E tra i prodotti innovatori proposti al mercato ecco anche i tablet iPad.
Il 5 ottobre 2011 due fatti fondamentali susseguenti, la morte di Steve Jobs e la guida di Apple passata nelle mani di Tim Cook già dal precedente agosto, non hanno rallentato la corsa dell’azienda, i nuovi iPhone 4S e 5, poi iCloud per la condivisione di dati, documenti, immagini e video sul cloud, solo per citarne alcuni.
Dal 2022 ecco la certificazione di Apple al primo posto nel mondo per i ricavi come grande azienda manifatturiera globale all’interno della classifica Global 500 stilata da Fortunes che riporta le 500 più grandi aziende del pianeta.
Intanto Apple ha affermato prodotti come gli Apple Watch, la Apple TV, gli indossabili audio AirPods, poi HomePode e iPod touch.
In questa corsa in avanti si è arrivati all’imminente presentazione degli iPhone 18 e 18 Pro, questi ultimi al vertice della collezione e con ottiche ancora più potenti, un teleobiettivo sempre 8X ma forse ben più luminoso dell’attuale 17Pro, da f 2,8 a F 1,8.
Senza pensare al nuovo iPhone Ultra, un pieghevole, quindi apribile come un libro raddoppiando la grandezza dello schermo (sarà molto costoso, da 2.200 a 2.800 euro, ma ancora è presto per definirne con esattezza il prezzo reale).


Un altro cambio della guardia importante è già stato annunciato tra 2025 e 2026, non del tutto chiara la rinnovata struttura di vertice, anche perché l’amministratore delegato Tim Cook sembra aver smentito di voler lasciare la guida di Apple. Vedremo cosa accadrà. La mutazione arriva in un momento cruciale della rotta aziendale per il disegno e il lancio dei prodotti del futuro prossimo e ancora più lontano. Sembra come se diversi rapporti di forza si stiano confrontando e studiando in un braccio di ferro scatenato nell’azienda di Cupertino.
La presentazione da qui a settembre 2026 delle nuove linee fra iPhone, computer, iPad e del sistemi operativi e di AI sviluppato con Google, coesisterà con l’annuncio del nuovo organigramma di comando.
Di sicuro le sorprese non mancheranno, nel pieno di quello stile Apple che seguirà la rotta dei (forse) nuovi capi. Dove e a cosa ci porteranno?
