Confinamento-lockdown in casa per pandemia Covid-19 ed ecco che l’usura colpisce chi ha bisogno: a Roma, Carabinieri e Polizia arrestano usurai/spacciatori

I segnali e le operazioni delle Forze di Polizia davano già da mesi evidenze di come gli sciacalli si siano messi in moto con maggiore forza. Nello specifico, prendendo alcuni casi a Roma, ecco che usurai approfittatori hanno colpito, ma è gente non nuova di questa attività: hanno già esperienza da da almeno due o tre anni, potenziata durante il periodo di Confinamento-lockdown in casa. I criminali hanno approfittato delle difficoltà economiche di chi è in cassa integrazione, di chi ha perso il lavoro, di chi ha una propria attività stagnante o a rischio chiusura a causa di questa pandemia da Covid-19 che non colpisce atrocemente solo il fisico, ma la sopravvivenza economica di tantissime famiglie.

Gli arresti più recenti, i sette usurai che sono stati autori di diversi crimini, dall’usura, allo spaccio e riciclaggio

Appena prima che apparissero le luci dell’alba del 3 dicembre 2020, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma si sono messi in azione dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Procura della Repubblica. Sette gli arrestati, quattro sono stati portati in carcere e 3 confinati ai domiciliari.

L’operazione ha permesso di mettere in manette sette persone ritenute responsabili di un’ampia gamma di reati:

  • usura continuata in concorso;
  • estorsione;
  • traffico di sostanze stupefacenti in concorso;
  • riciclaggio;
  • impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita in concorso;
  • trasferimento fraudolento di valori;
  • emissione di fatture per operazioni inesistenti;
  • abusivo esercizio del credito.

Le indagini sono iniziate tra marzo e giugno 2019 e sono state portate avanti dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma. Investigando su questi personaggi e i loro numerosi traffici, è venuto fuori che, in particolare, concedevano diversi prestiti, Questi erano concessi soprattutto dai due principali indagati a cittadini in difficoltà economiche.

Prestiti concessi con quale tasso usurario? Ebbene, variava dal 150% al 500% all’anno. I guadagni accumulati dai criminali, calcolati – per adesso – in almeno 111.000 euro, venivano riciclati grazie a versamenti su carte Poste-Pay intestate a terzi.

Le vittime che non riuscivano a versare le somme richieste, venivano minacciate di ritorsioni in modo da terrorizzarle e spingerle, in tutti i modi, a racimolare il denaro richiesto.

L’indagine ha anche consentito di:

  • riscontrare la compravendita di varie partite di cocaina, sequestrandone circa 200 grammi e arrestando una persona in flagranza di reato;
  • ricostruire la falsa intestazione di un natante (sottoposto a sequestro preventivo), di un’automobile e di un centro scommesse attraverso il quale venivano riciclati i proventi dell’attività di usura;
  • accertare l’esercizio abusivo dell’intermediazione finanziaria tramite la concessione di prestiti a numerose persone, naturalmente senza le previste autorizzazioni;
  • tracciare una serie di fatture per operazioni inesistenti emesse da una società attiva nel settore dell’edilizia, attraverso le quali è stato evaso il relativo valore dell’IVA. Lo stratagemma serviva al titolare della ditta, anch’egli arrestato, anche per simulare la regolarità delle proprie disponibilità economiche, in parte provenienti dall’usura. 

Il caso precedente, madre e figlia usuraie arrestate dalla Polizia di Roma Capitale e dagli agenti del Commissariato Fidene-Serpentara a Roma, III Municipio

L’Operazione Marylin è stata portata avanti dalla Polizia Roma Capitale del III Gruppo “Nomentano” e dagli agenti della Polizia d iStato, Squadra Investigativa del III Distretto di P.S. Fidene-Serpentara. Il 2 dicembre 2020 gli agenti hanno arrestato madre e figlia che alle loro vittime praticavano un tasso usurario fino ad un massimo del 104,28% annuo. Più “morigerate” e casalinghe rispetto al precedente caso dei carabinieri, ma non erano poco spietate rispetto ai loro clienti da spennare.

L’operazione è stata coordinata dal Pool Reati Gravi contro il Patrimonio, diretto da procuratore aggiunto Lucia Lotti.

L’indagine era iniziata a maggio 2018, le due donne avevano, quindi, una bella esperienza nei prestiti usurai. A guidare gli agenti di Roma Capitale, Maurizio Sozi, mentre quelli del Commissariato Fidene-Serpentara, Fabio Germani.

Le operazioni di intercettazione ambientale e telefonica fatte sui telefoni e nei luoghi, pertinenze utilizzate dalle due indagate, hanno permesso di seguire “in diretta” come agivano le due donne che, come sottolineano nel comunicato della Polizia di Roma Capitale, adoperavano sistemi particolarmente odiosi colpendo ultimamente cinque persone con prestiti da un massimo di 3.000 euro ad un minimo di 500: tasso usurario fino a un massimo del 104,28% annuo.

Nel corso dell’attività investigativa gli agenti hanno notato come le le due indagate, madre e figlia, si suddividevano con precisione i compiti e si servivano di una grande varietà di mezzi, un negozio di parrucchiere e carte PostePay per il pagamento delle somme dovute dagli usurati, nonché cellulari per mantenere i contatti con gli “spennati”, erogando, in modo professionale e con abitualità, prestiti in contanti.

In diverse occasioni è emerso dalle intercettazioni che le due donne tenevano la contabilità dei prestiti usurari e dei pagamenti effettuati dalle vittime. In particolare, era la figlia a tenere il quaderno sul quale provvedeva a trascrivere periodicamente i soldi ricevuti in pagamento.

In una intercettazione la figlia chiedeva spiegazioni in merito alla poca visibilità della scrittura sul quaderno:è tutto scolorito, ma perché?“.

La madre gli rispondeva:perché ho cancellato uno e ho messo quella.. ahaa.. quella nuova no? J’ho messo quella nuova” , riferendosi al fatto che la persona aveva terminato di pagare le rate del prestito precedente e che ne aveva iniziato un altro.

Nel corso delle indagini è pure emerso come le due criminali non esitavano anche a minacciare gli usurati che, trovandosi in una situazione di difficoltà economica, tardavano nei pagamenti delle rate del prestito usurario.

Tipica di come agivano su chi tardava a pagare, una frase pronunciata da una delle criminali nei confronti di una delle persone usurate:Non me ne fai un’altra! Non c’e qua! Non c’e qua! Non c’è! Non c’è! Adesso sto a torna da’a posta. Sei un buciardooo!! No me ne fai un’altra! lo t’o faccio magnà er fojettino questo oh! lo t’o faccio magnà, eh! Io t’o faccio magnà, eh! Io to faccio magnà, eh! Vengo giù t’o faccio magnà, eh!“.

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