Da Trump al nuovo presidente Usa, Joe Biden, ormai il passo è breve, ma la Uiv-Unione Italiana Vini immagina uno scenario di continuità della nuova Amministrazione statunitense riguardo alle politiche di ritorsione trumpiane nei confronti di prodotti eutopei e italiani: una risposta sulla controversia Airbus e sul dossier relativo alla tassa sui servizi digitali (Dst) che dal 16 febbraio 2021 avrà i suoi effetti in Italia (data per il pagamento delle imposte relative alle società che hanno registrato ricavi 2020).

L’Unione chiede un apposito intervento sul decreto milleproroghe nell’ambito dell’iter di conversione del decreto-legge in Parlamento: “L’agroalimentare e l’eccellenza della produzione vitivinicola italiane non possono e non devono essere coinvolte in una disputa commerciale che ci vede completamente estranei”, ha rimarcato Paolo Castelletti, segretario generale Uiv (link al sito web).
Riepilogo – La DST è una tassa al 3 per cento sui ricavi generati da alcune attività digitali prodotte da imprese (quasi tutte americane e, in qualche caso, cinesi) con un fatturato mondiale di almeno 750 milioni di euro e con ricavi in UE per almeno 50 milioni. si parla di far pagare imprese globali come Google, Apple, Facebook e Amazon e diverse altre.
Questa è la soluzione che, con piccole variazioni, è stata adottata dalla Francia e, ora, dall’Italia con la sua web tax o ISD (Imposta sui Servizi Digitali) che ha delle differenze con la DST. La tassa sui servizi digitali è uno degli obiettivi della cosiddetta “Agenda Digitale Europea” del programma strategico “Europa 2020”, anche se si cerca una soluzione univoca visto che non c’è piena concordia tra le nazioni UE.
Riepilogo sulla controversia Airbus – Questo braccio di ferro tra Stati Uniti d’America e Unione Europea dura da circa 16 anni presso il WTO/OMC-World Trade Organization/Organizzazione Mondiale del Commercio. Washington e Bruxelles si accusano reciprocamente di aver foraggiato i rispettivi colossi del cielo, Boeing e Airbus, con sussidi pubblici illeciti.
Da qui sono scattate reciproche azioni a danno dei rispettivi export e a cominciare dall’amministrazione Trump che ha sfruttato una prima sentenza favorevole (2019) del WTO per far scattare dazi da 7,5 miliardi di dollari sui prodotti europei, molti prodotti Italiani tra i più esportati, vini in primis (nonostante l’Italia non faccia parte del Consorzio Airbus). Poi la sentenza WTO (13 ottobre 2020), questa volta a favore del ricorso di Bruxelles che ha ottenuto la possibilità a favore dell’UE di far scattare dazi sui prodotti USA per 4 miliardi di dollari… questione molto combattuta e l’Ente WTO dà ragione a fasi alterne basandosi su diversi aspetti. Ma questa, un’altra storia.
L’allarme lanciato dall’Uiv, l’Unione Italiana Vini
Su tale questione l’UIV è chiara facendo riferimento al recentissimo report Ustr-U.S. Trade Representative che ritiene discriminatoria l’imposizione italiana nei confronti delle imprese digitali americane che rappresentano i 2/3 delle aziende da tassare.

Secondo l’Unione italiana vini, da qui a eventuali azioni ritorsive da parte del Commercio statunitense il passo potrà essere breve e seguire quanto già fatto ai danni della Francia, anch’essa promotrice della stessa imposta.
Il vino italiano, che negli Stati Uniti vende circa il 30% del valore in export, oltre 1,7 miliardi di euro, potrebbe essere ancora una volta tra i prodotti a rischio ritorsione statunitense.
“Ciò che preoccupa è che se da una parte la vicenda Airbus è tutt’altro che definita per il vino italiano e si dovrà attendere il prossimo carosello di metà febbraio – ha detto Paolo Castelletti, segretario generale Uiv – dall’altra si aggiunge un altro fattore di rischio legato alle imprese digitali statunitensi, forti sostenitrici della nuova amministrazione che si insedierà a breve”.
“Occorre prudenza in questa fase così delicata della politica americana, come l’Italia aveva auspicato prima dell’azione su Boeing da parte della Commissione UE a novembre – ha aggiunto Castelletti – Serve ora sospendere temporaneamente gli effetti dell’imposta sui servizi digitali alla luce dei lavori in corso in ambito OCSE, anche cogliendo l’opportunità della presidenza italiana del G20 nel 2021 che potrebbe farsi promotrice di un accordo multilaterale e tendere una mano verso la nuova amministrazione Biden. Una finestra di opportunità, secondo Uiv, potrebbe essere il decreto milleproroghe nell’ambito dell’iter di conversione del decreto-legge in Parlamento”.
Come sottolineato sempre dall’Unione Italiana Vini, secondo quanto indicato dalla Farnesina, seppur in uno scenario incerto, una eventuale decisione sulle misure di ritorsione contro l’Italia sarà lasciata alla prossima amministrazione Usa che avrà tempo fino alla scadenza dell’indagine fissata nel giugno prossimo per valutare la questione. Con la tassa sui servizi digitali l’Italia prevede di concretizzare un corrispettivo di circa 700 milioni di euro.
“È necessario – ha concluso il segretario generale Uiv – evitare che il settore vitivinicolo, come altri prodotti simbolo dell’agroalimentare e del made in Italy, siano coinvolti, come successo in Francia, in una disputa commerciale che ci vede completamente estranei”.

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