La pochezza di molti è manifesta. Dietro al richiamo e al concetto base di una manifestazione, No antisemitismo No terrorismo, eccoli i commenti social di chi non ha alcuna intenzione di ragionare sui due temi. Preferiscono sentenziare a scatola chiusa usando passaparola e slogan degni dei soliti paraocchi mentali pseudo ideologici.
Siamo al 7 dicembre, due mesi fa, il 7 ottobre 2023 il massacro di ebrei e la deportazione come ostaggi per mano dei terroristi di hamas. Tra gli altri ostaggi in mano di hamas ci sono ancora Kfir e Ariel Bibas, due bimbi israeliani rispettivamente di 10 mesi e di 4 anni.

C’è da vergognarsi di chi non vuole avere memoria della storia, dei fatti accaduti. Non rammentarli perché fa comodo, perché ricordare è faticoso. E poi i fatti non sono manipolabili.
Quando scrivo di ricordare la storia mi riferisco al terrorismo che abbiamo avuto in Italia poche decine di anni fa, capace di uccidere senza pietà nascondendosi dietro parole d’ordine, finte lotte per il popolo, ideologie. Lo metto prima ancora della “strage istituzionale” degli ebrei che fu la manifestazione massima, quella voluta e realizzata dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, appoggiata, agevolata e condotta nel nostro Paese anche dal fascismo.
Prima di proseguire richiamo l’attenzione a un mio articolo a questo link sulla storia dello Stato di Israele cercando di sottrarre dati di fatto dalle italiche polemiche
Ecco oggi i dementi strumentali o strumentalizzati a screditare invece di ragionare e confrontarsi.
Eccoli a usare foto nella fase iniziale o finale della manifestazione di martedì 5 dicembre 2023, organizzata e promossa promossa dalla CER-Comunità Ebraica di Roma e dall’UCEI-Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Immagini usate per affermare che in piazza “erano in pochi“, oppure “C’erano più editoriali che persone alla manifestazione organizzata dal Foglio a Piazza del popolo” e similari.
Mi sono visto commentare un mio post Instagram con frasi che non voglio ripetere e pubblicizzare.
Editoriali? Organizzata dal Foglio?
La malafede fa dire e scrivere le cose più assurde,
Poi “editoriale” usato così in quella frase non vuol dire nulla e indica una non conoscenza dei termini italiani. Editoriale è l’articolo di fondo o l’industria, l’attività editoriale.
Io c’ero in piazza quel 5 dicembre, ero tra la gente, li ho sentiti parlare, ammassarsi, assimilavo i loro ragionamenti, i saluti, il senso di partecipazione e di coinvolgimento, l’indignazione, la preoccupazione. Gente di tutte le età.
Le immagini pubblicate in questo mio “editoriale”/racconto, sono mie foto.
A una di quelle frasi assurde che ho citato e che ho visto su Twitter/X, non ho potuto non ribattere con “Io c’ero e se questa foto l’avessero fatta pochi minuti dopo si sarebbe visto che i partecipanti si erano moltiplicati. Però mi domando: il ragionamento e ogni valutazione non si dovrebbero fare sui contenuti? Dimenticavo… è il ragionamento che latita fortemente“.
Tantissimi alla manifestazione.

Inizialmente, prima delle 19 e dell’apertura dell’area protetta, vedevo in attesa tanta gente, ma poca rispetto a quanto mi aspettassi. Mi stavo scoraggiando, eppure il tema No antisemitismo, No terrorismo avrebbe dovuto calamitare moltissimi, non solo gli appartenenti al popolo di Israele.
Poi mi sono detto, “la partecipazione ormai è moda virtuale solo nei social“.
Poi tutto è cambiato seguendo lo stile prettamente romano, segno che pochi comunque sono arrivati da altre regioni, forse complice il giorno feriale.
Che vuol dire stile romano?
Subito detto: non si arriva mai puntuali. Il cosiddetto quarto d’ora accademico si moltiplica in mezzora quando poi non si triplica a 45 minuti.
Così è stato, la massa di partecipanti c’è stata, giunta in tipico stile romano.
Una foresta di bandiere con le diverse caratterizzazioni, cartelli che invocavano la libertà per gli ostaggi, cittadini israeliani e non, che sono ancora nelle mani di Hamas, dei bambini che sono ancora segregati dai terroristi.






L’antisemitismo ha sempre covato sotto la cenere.
Dal palco di piazza del Popolo sono state proiettate immagini, anche quelle di un coro di tifosi del calcio con chiare orrende parole, “Firenze è una patria di infami, la odio da sempre perché, perché loro non sono italiani, ma sono una massa di ebrei…“.
Restando solo a quanto accaduto a Roma -praticamente adesso- il vandalismo mirato con il danneggiamento di quattro delle pietre di inciampo che riportano i nomi dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti, oppure le scritte antisemite sui muri del ghetto della Capitale.
Atti indegni e raccapriccianti.
L’antisemitismo ci colpisce tutti, ci condanna tutti, lacera il nostro passato, le nostre storie a prescindere dalle simpatie politiche e religiose o appartenenze sociali.
Colpisce le libertà raggiunte, la nostra autonomia, doni che abbiamo avuto grazie anche a tante vite massacrate, quelle che oggi vengono sporcate da questi atteggiamenti polemici insensati e -lo sottolineo ancora- dementi.





Dal palco della manifestazione Victor Fadlun, presidente della Comunità ebraica di Roma, Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane e Sara Levi Sacerdotti, della Comunità ebraica di Torino, che ha lanciato un appello alle associazioni femministe tenendo presenti le donne uccise, violentate ed esposte nude come trofei nell’attacco del 7 ottobre: “Che credibilità ha un’associazione femminista se non riconosce come fattor comune indiscutibile e univoco un femminicidio di massa, forse il peggiore degli ultimi tempi?“.
Poi il messaggio di Liliana Segre che è stato letto dal palco, parole che hanno rimarcato come il popolo di Israele e i palestinesi innocenti siano “entrambi intrappolati nella catena delle violenze e dei rancori“. Il terrore di chi fugge, di chi si nasconde, di chi viene seviziato, di chi vede i suoi cari uccisi, tutti solo perché ebrei. “I magazzini dell’odio, che pensavamo si fossero quasi svuotati (anche se mai del tutto) nei decenni, si sono conservati e rinnovati, sempre pronti a distribuire la loro merce tossica a buon mercato“.
La mia esperienza da cronista mi ha sempre portato a osservare, sentire e a scontrarmi con slogan antisemiti, tutti uguali, adattati a varie situazioni nel corso di decenni.
Parole sempre buone nelle bocche di pericolosi ignoranti e imbecilli.
Protagonisti di queste frasi sono gli estremi della società nelle piazze, estrema destra ed estrema sinistra, i due opposti che si toccano, che popolano le piazze, uniti per esempio dall’antiamericanismo.
Gli Usa, sempre contrari al pericolo rosso, furono fondamentali per sconfiggere, stroncare i nazifascisti e hanno sostenuto lo Stato di Israele, quindi tutti addosso all’ebreo. Non è una novità. Ho semplificato molto il ragionamento, ma il risultato finale è questo.
Quindi, ecco oggi riaccendersi gli animi, a cominciare dal nuovo pseudo partito che vede Alemanno protagonista, passando per la sinistra che sta prestando il fianco a una profonda strumentalizzazione sposandola in pieno.
Contrapposte a queste e a tante altre bestialità lette e alle tante reazioni dementi, il 5 dicembre 2023 sul palco di piazza del popolo è stato lanciato un chiaro richiamo, l’evento “vuole essere un appello in difesa dei diritti e dei valori che ispirano e guidano la nostra società”, hanno spiegato gli organizzatori, un’iniziativa nata per “esprimere apertamente una chiara condanna contro la macchia dell’antisemitismo in tutte le sue forme e denunciare assieme il terrorismo e la radicalizzazione”.
Come ho scritto anche in altre occasioni non mi vedrete MAI accostare la denominazione hamas a palestinese e palestinesi. Quei terroristi rappresentano solo il loro stesso nucleo di potere e di sfruttamento delle risorse, utilizzano i palestinesi come carne da cannone, si occultano dietro civili palestinesi che fanno loro da scudo per poi essere sbandierati all’opinione pubblica mondiale quando colpiti dalla reazione israeliana a Gaza.
Per hamas, la gente, il popolo palestinese, è solo uno strumento, vivo o morto che sia. Del resto l’idea realizzata dell’attacco agli insediamenti civili israeliani del 7 ottobre 2023, le violenze contro ebrei di differenti nazionalità, lo stupro di donne, l’uccisione di adulti e bambini, è concretizzazione di come questi terroristi intendono la vita.
Del resto cosa sono?
Terroristi, appunto. Tutti uguali nel mondo e nella storia.
Il terrorismo ha avuto sempre lo stesso sprezzo per gli altri e per le vite.
Da non confondere, come alcuni dementi fanno, con i partigiani e le lotte partigiane di liberazione.
Non vi azzardate a mettere sullo stesso livello terroristi e partigiani, sareste colpevoli di bestemmia storica, ideale e sociale.
Dei morti, delle stuprate, dei rapiti, delle vittime ebree del 7 ottobre 2023 si parla poco.
Tra i molti che commentano a sproposito o che sono silenti sembra aleggiare un pensiero del tipo, “ve lo dovevate aspettare“. Quindi tutto giustificato.
E qui si torna alla stessa struttura mentale che fa dire o pensare a molti su donne violentate, “che ti aspettavi se sei vestita così o se sei alticcia?“.
Israele non doveva esistere fin dall’inizio, anche se la sua istituzione fu sancita dalla comunità internazionale?
Gli ebrei non meritavano una patria nel territorio tradizionale della loro nascita come popolo, ben prima della manifestazione di altri credi religiosi?
Israele non doveva difendere la sua esistenza fin dai primi giorni della sua vita, pur se attaccata da tutte le nazioni confinanti?
Oggi Israele dovrebbe stare a guardare mentre saccheggiano le sue case, uccidono, stuprano, prendono come ostaggi i suoi cittadini e gli ebrei di altre nazionalità nel suo territorio?
Rispondete…

💛
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