Miele, mandorle tostate e zuccherate, uva passolina a farcire un pane lievitato. Questi sono gli elementi principali del Manzapanettum o Panfarcito, la creazione dolciaria siciliana risalente al XIV secolo, precursore del Panettone, più di cento anni prima del dolce lombardo inizialmente nominato “pane di Tögn”. In quale luogo i mastri pasticceri crearono il Manzapanettum? In Sicilia appunto, precisamente nel 1311, momento in cui se ne hanno le prime tracce documentali, a Montalbano Elicona, come indicato dal Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani in uno studio pubblicato nel 1983 (Palermo, Volumi 5-6, pagina 283).
Nel tempo il successo e la preparazione di questo dolce si espanse a Messina, a Corleone, a Trapani e a Palermo in un arco temporale che va dal 1367 al 1455.


Non è di certo una rivendicazione del primato sul Panettone, che rimane lombardo nella sua ricetta, ma questo ebbe un predecessore-parente proprio nel Manzapanettum siciliano.
“Tintu è cu nun mancia a notti ri Natali u Manzapanettum ca famigghia”
“Meschino è chi la notte di Natale non mangia il Manzapanettum con la famiglia”.
Anno 1495, la nascita del Panettone lombardo - Era l'imminenza della Festa del Natale, Ludovico il Moro diede incarico a un gastronomo di preparare le cibarie e le creazioni di gusto che dovevano arricchire il banchetto della festa che avrebbe visto alta nobiltà e e appartenenti a famiglie reali.
Purtroppo per il maestro delle cucine di palazzo, tante erano le cose da preparare che il dolce fu dimenticato nel forno, tanto da bruciarlo.
Come riparare all'orrendo disastro?
In soccorso al gastronomo giunse un giovane aiuto di cucina, uno sguattero di nome Toni.
Cosa fece il ragazzo?
Prese gli ingredienti della dispensa che erano ancora disponibili, farina, burro, uova, scorza di cedro e uvetta e con questi iniziò a impastare e a dare forma a un dolce improvvisato seguendo l'istinto. Probabilmente a furia di lavorare nelle cucina osservando i maestri dolciari e i gastronomi, gli si era affinata la possibilità di provare.
Così toni mise a cuocere il dolce e lo propose al maestro capo cuoco.
Funzionò benissimo, il nuovo dolce fu apprezzatissimo da tutti gli invitati che ne furono entusiasti. Il Duca Ludovico chiese quindi al gastronomo quale fosse il nome di questa nuova leccornia e il cuoco disse, “L’è ‘l pan del Tögn”. Quello da tempo è chiamato Panettone.
Dal punto di vista della documentazione la più antica ricetta del Pane di Natale creato con uvetta, spezie, uova, burro e farina, è presente nel 1599 tra le pagine del registro delle spese appartenente al collegio Borromeo di Pavia.
Le prime notizie sul Manzapanettum le riferisce in un suo scritto un un viaggiatore palermitano, personaggio che era giunto a Messina in quello scorcio iniziale del XIV secolo.
Il viaggiatore indicava pure il prezzo delle materie prime utili per preparare quel dolce, una lista necessaria perché erano materie preziose, molte al centro del commercio nel Mediterraneo con molti elementi che provenivano pure da Oriente.
E quando si parla di zucchero, non è quello di oggi, ma dalla produzione della Canna da zucchero, portata in Sicilia prima dell’anno Mille dal mondo arabo ed estremamente fiorente nell’Isola fino al passaggio tra XIX e XX secolo (da leggere “La storia dello zucchero in Sicilia”): dalla pianta si estraeva l’oro bianco, lo zucchero appunto, coltura favorita e sviluppata poi dall’Imperatore Federico II di Svevia, in continua crescita, secoli dopo determinò anche la produzione di Rum.
Il nome del dolce, Manzapanettum, secondo l’ipotesi più accreditata, deriverebbe da una sorta di arabismo medievale con la parola di indubbia origine musulmana a significare contenitore, quindi a contenere tutto gli ingredienti e le materie prime che fanno unico questo dolce
La presenza di uvetta e canditi è un altro di quegli indizi che confermano questa antica storia, visto l’alto uso che se n’è fatto nelle cucine di palazzi e corti, nelle pasticcerie e nei conventi siciliani da quando questi ingredienti furono disponibili.

Tradizione lunghissima quella siciliana per le preparazioni dolciarie, pani dolci e pani di Natale.
In tempi odierni mi vengono in mente le creazioni del Maestro gelatiere e pasticcere Pietro Di Noto che ha due punti cardine per le sue realizzazioni e che prosegue arricchendo l’esperienza dolciaria isolana portandola ovunque:
- Castel Di Tusa, proprio nella provincia di Messina che 700 anni fa vide nascere il Manzapanettum;
- Roma, con la sua pasticceria a piazza Colonna, il Cafè Di Noto lungo Palazzo Ferrajoli.
Quindi, i suoi panettoni artigianali ricoperti al cioccolato, come ho fisso nel mio ricordo perenne di gusto quello del panettone artigianale con crema pistacchio che ne farcisce l’interno. Oppure i panettoni ai tre cioccolati o quello al cocco.
Tutti a firma Pietro Di Noto, ben conosciuto anche per l’innovazione che ha portato nella sua arte; dal 1988 ha ideato e registrato 6 brevetti internazionali per la gelateria/settore dolciario.





Cafè Di Noto
Roma
piazza Colonna, 356
telefono: +39 068621 4846
Smartpone: +39 3488276295
e-mail: dinotopietro@gmail.com
LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/pietro-di-noto-966a9834/
Video YouTube: https://www.youtube.com/@PietroDiNotoGeniodeGelato
Laboratorio/pasticceria in Sicilia
Castel Di Tusa (98079 Messina)
via Nazionale, 10

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