Massacro, strage, uccisione di inermi, dagli anziani ai bambini ebrei, corpi straziati, in parecchi casi decapitati. Senza contare le centinaia di ostaggi presi da hamas, nello stesso stile di rapinatori alle strette o di terroristi, lo sappiano da decenni di cronaca anche in Italia. Quella carneficina in Israele il 7 ottobre 2023 è stata definita anche “resistenza“. A sostenerlo sono poveri annebbiati di mente che sono strumenti nelle mani di chi, alla fine, viene guidato da lontano.
Immagine d’apertura: da un’abitazione al kibbutz di Kfar Aza, la striscia fatta di tanto sangue in una cameretta di bambini dopo che corpi i sono stati trascinati via
Giusto e perfetto agire con forza contro lo sterminio di palestinesi, in migliaia sono morti per colpa di decisione estreme del governo Netanyahu, ma per muoversi in questo senso è assurdo definire hamas come resistenza, quando invece usa il popolo palestinese per coprire i suoi atti e la sua azione foraggiata e coperta dall’Iran.
Un insulto è chiamare “resistenza” quell’azione di massacro su larga scala, attacco premeditato da Hamas, azione che, se etichettata così, non fa altro che infangare la resistenza vera, quella che in Italia contribuì a liberarci dal nazismo e dal fascismo.
Le immagini inserite qui per ricordare quel 7 ottobre 2023 arrivano da quei terribili istanti. Ci vogliono menti ottenebrate per definire quel puro macello come “resistenza”.
Il primo video è sulla strage di giovani ebrei compiuta da miliziani di hamas al festival musicale per la pace, al Supernova Film Festival-Nova music festival nel Kibbutz Re’im quando i giovani ebrei volevano celebrare l’amore libero, lo spirito e la libertà. Invece fu la loro mattanza.
Il secondo video è sulla giovane israeliana presentata come bottino da miliziani di hamas, lei sanguinante in più punti, da quel che si vede anche in un punto che rivela anche il suo essere stata brutalmente violentata. Circondata, trascinata e portata come fosse un animale al macello.
Il nuovo-vecchio antisemitismo che nasce a nuova vita dal 7 ottobre 2023
Sembra assurdo, ma l’antisemitismo rinasce proprio dal massacro degli ebrei il 7 ottobre 2023. Non è mai morto, ha sempre covato sotto la cenere per diversi motivi.
Sempre vivo l’antisemitismo fra le destre e le sinistre per differenti spinte ideologiche o apparentemente tali. Gli ebrei furono massacrati da nazisti e fascisti, ma poi reclusi e tormentati anche sotto i regimi sovietici. L’antisemitismo razzista che iniziò nell’ultimo quarantennio del 1800 dopo quello religioso dei secoli precedenti, fu ben trasformato in Russia da quello di stampo zarista a opera di Stalin che lo potenziò dal 1948.
Gli Stati e i partiti comunisti, nonché le sinistre non comuniste occidentali, nel loro sostegno agli Arabi scivolarono, a partire dal 1956, in una situazione ideologica ambigua. In alcuni casi la questione ebraica si scisse per loro tra il rifiuto dell’antisemitismo nel proprio paese e la difesa dell’antisionismo contro Israele, senza una corretta valutazione degli elementi di antisemitismo senza dubbio presenti nell’antisionismo.
(Treccani – “Antisemitismo”, dello storico tedesco Imanuel Geiss – Enciclopedia delle scienze sociali 1991)
In quest’ultimo anno è bastato far ripartire l’antiamericanismo per convogliare l’odio contro Israele e gli ebrei in genere, antisemitismo e antisionismo avvinti nelle stesse invettive.
E quando scrivo e parlo di Israele NON scrivo e NON parlo del governo Netanyahu, che NON si tenti di accomunare le due cose.
Israele è anche comunanza con l’Occidente e con gli Usa che a loro volta sono “colpevoli” di aver contribuito fortemente alla fine dei regimi nazifascisti e di mantenere un freno all’influenza sovietico-comunista nello scacchiere mediorientale, europeo, mondiale.
Da qui la ripresa di questo movimento anti americanista sia da sinistra e sia da destra, quindi antisemita, anti ebreo, anti occidentale nel seno dello stesso Occidente. Una spinta assolutista e pseudo ideologica che non guarda alla realtà delle cose e alla storia: serve che sia così per guidare le odierne truppe cammellate da strada e social.
Chi mai prima avrebbe potuto anche solo immaginare che a uno studente ebreo non fosse consentito entrare in un ateneo occidentale?
O che fosse impedito ad accademici ebrei?
Oggi accade…
Chi avrebbe mai potuto fantasticare che potesse ritornare una caccia all’ebreo?
Adesso succede…
Eppure proprio in Israele sono nate comunità o convivenze che hanno visto insieme persone dalle più diverse provenienze a cominciare da quelle di fede religiosa.
Invito tutti a tentare di gettare lo sguardo otre steccati fintamente ideologici andando a vedere lo spettacolo teatrale House, scritto e diretto dal regista e scrittore Amos Gitaï, in programma al Teatro Argentina di Roma dall’8 al 10 ottobre 2024.
Si tratta della storia di una casa esistente a Gerusalemme Ovest raccontata in un periodo lungo un quarto di secolo attraverso le vite di gente che qui ha abitato, quindi arabi ed ebrei, palestinesi e israeliani.

Il tema centrale del mio spettacolo è la memoria – ha detto Amos Gitaï – strumento necessario per la comprensione e l’elaborazione del presente. Viviamo in un momento buio, difficilissimo. L’arte, il teatro non hanno la possibilità di modificare la realtà, ma possono aiutarci a legare il passato con il presente e indicarci una direzione. Un’opera sul dialogo e sulla speranza. Stiamo vivendo un momento buio. E dobbiamo uscire dal paradigma manicheo che contrappone gli angeli ai bastardi. Semplificare in questi termini un conflitto così lungo, non fa altro che prolungare la guerra. Alimentare la memoria, invece, aiuta a capire perché gli eventi traumatici del passato continuino a produrre eco nel presente
Tutto si basa sulla trilogia di documentari “La Maison” (1980), “Une maison à Jérusalem” (1997), “News from Home/News from House” (2005).
Lo spettacolo vedrà susseguirsi questi personaggi che parleranno nelle rispettive lingue (sottotitoli renderanno comprensibile il parlato al pubblico italiano).
Fra gli attori del cast, composto da attori e musicisti palestinesi, israeliani, iraniani, le attrici Bahira Ablassi (“Laila in Haifa”) e Irène Jacob (“La doppia vita di Veronica”, “Tre colori – Film Rosso”).
Come descritto dallo stesso Gitaï, la storia della casa diventa metafora e luogo per il dialogo artistico tra attori e musicisti provenienti da tutto il Medio Oriente, con le loro diverse lingue, origini e tradizioni musicali, che si incontrano per cercare di esprimere la memoria del passato e la possibilità di riconciliazione. Nella profondità del tempo che scorre, House crea luoghi possibili per tutti, lo spazio che desidereremmo per ognuno su questa terra.
Teatro Argentina di Roma dall’8 al 10 ottobre 2024
Ogni spettacolo inizia alle ore 20
A questo link per l’acquisto dei biglietti
La falsa resistenza di hamas e la realtà di un massacro che fu solo annientamento pianificato, guidato
La definizione “resistenza” per le azioni pianificate e realizzate da hamas il 7 ottobre 2023 (e non solo) fa male alla causa palestinese: è un falso storico ed è solo segno di imbecillità.
Si deve riportare la lucidità della pace, segnare il blocco delle uccisioni di civili per le scelte militari di Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele, uomo reazionario di destra. Quegli stessi civili palestinesi inermi che restano schiacciati tra incudine e martello, usati scientemente da organizzazioni come hamas o hezbollah per essere scudi umani, cadaveri da usare propagandisticamente, non popolo nel cui nome combattere.
Organizzazioni fondamentaliste di destra, hamas e hezbollah, che piazzano loro covi, i nascondigli degli ostaggi o i loro depositi di armi all’interno di normali quartieri civili, dentro ospedali, scuole, normali condomini.
Organizzazioni armate e foraggiate dall’Iran degli ayatollah a loro volta difesi, questo è l’assurdo, da quelli che oggi sfilano per strada in Europa chiamando le azioni di hamas e hezbollah “resistenza”.
Oggi questi difensori sono propagandisticamente utili a nuclei reazionari di potere e al regime iraniano: sono sorta di idiot savant necessari per i capi iraniani.
Eppure, se i dittatori-pretonzoli dell’Iran li avessero nel loro territorio li farebbero buttare in galera o li farebbero passare per le armi, come fanno ogni giorno con dissidenti, con omosessuali, con donne che non si coprono col velo, con i “troppo liberi”.
Non chiamate hamas “resistenza”.

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