Cecilia Sala è libera, il regime iraniano l’ha mollata

È decollato verso le ore 11 da Teheran il Dassault Falcon 900 EX dell’Aviazione Militare Italiana, aereo che ha riportato in Italia la giornalista. Cecilia Sala è libera, il regime iraniano l’ha mollata dopo serrate trattative. Il meccanismo ha funzionato. Le contrapposizioni ai vertici dello Stato dell’Iran vede due anime differenti, coloro che vorrebbero riprendere e approfondire il dialogo con l’Occidente, altri che invece portano avanti un comportamento oltranzista-fondamentalista. Contrasto che ha giocato a favore della felice conclusione.

L’aereo che ha riportato la giornalista in Italia è atterrato verso le 16,15 all’aeroporto di Roma Ciampino. La foto e il video ritraggono il momento. L’immagine di Cecilia col primo ministro Meloni è stata scattata da Daniele Ranieri, suo compagno nonché giornalista del Post. Il video racconta gli abbracci, prima con Daniele e poi con i genitori.

La coincidenza (?) è che in Italia si sta discutendo e si inseguono voci anche sulla liberazione imminente dell’ingegnere svizzero-iraniano di 38 anni, Mohammad Abedini, fermato in Italia su richiesta delle autorità Usa che ne richiedono l’estradizione.
Il personaggio è soprannominato come l’uomo dei droni dei Pasdaran, il corpo delle guardie della rivoluzione islamica dell’Iran.
Abedini è ricercato da Washington per aver trasferito dagli USA all’Iran tecnologia elettronica utilizzando una società-schermo basata in Svizzera.
Tecnologia che a Teheran è servita per la costruzione di droni, alcuni utilizzati anche contro truppe USA: l’attacco a una base in Giordania fece alcuni morti e fu opera dei Pasdaran.
L’imputazione è anche di terrorismo.

Vicenda che naturalmente è approdata sui social con tanti post e confronti fra utenti, post anche visionari scritti da soliti personaggi.
L'ingegnere iraniano è stato al centro di quanto raccontato, per esempio, da un noto italiano, troppo noto fra complottisti, pro Putin e similari, sempre pronto a raccontare realtà ricreate (non voglio nominarlo): questo tizio ha sostenuto che Abedini aveva rubato solo un "dado" e che aveva portato in Iran solo questa povera cosa. In breve, queste parole sono state scritte e dichiarate solo per dare spettacolo sui social e far passare l'idea di una immotivata richiesta degli Stati Uniti.

C’è da fare un’altra considerazione prima di tracciare una cronologia della vicenda.

Giorgia Meloni ha giocato bene agendo in questo particolare momento e lo sostengo da assoluto non appartenente alla “filosofia” politica del nostro capo del governo. Adesso negli USA convivono la vecchia amministrazione che sta finendo e la nuova che è ancora senza vere leve di potere… per qualche giorno.
Momento giusto per decidere senza placet statunitense. L’amministrazione Biden è finita e non si prende più briga di decidere.
Trump e accoliti nulla dicono contro l’Italia perché potranno far ricadere colpa e conseguenze nella morente presidenza Biden.
istante perfetto per chiudere la vicenda Sala liberando la giornalista con trattative delle quali non conosciamo ancora il contenuto.

Cronologia di alcuni capitoli che hanno portato alla liberazione di Cecilia Sala e ad altro…

Il 16 dicembre 2024 Mohammad Abedini Najafabadi, appena atterrato in Italia proveniente da Istanbul, era stato fermato dalla Digos. Poi rinchiuso nel carcere milanese di Opera in regime di alta sicurezza.
La sua vicenda è legata a Mahdi Mohammad Sadeghi, 42enne statunitense iraniano, arrestato lo stesso giorno negli USA e con imputazioni simili.

Cecilia Sala, 29 anni, giornalista che lavora per Chora Media e per Il Foglio, era stata arrestata dagli iraniani tre giorni dopo, il 19 dicembre 2025. Rinchiusa nel carcere di Evin a Teheran, struttura di tristissima notorietà per le torture, gli interrogatori durissimi, per essere luogo dove internare ogni oppositore al regime degli Ayatollah. Cecilia era detenuta in regime di isolamento totale, dormiva a terra con solo due coperte, una fra lei e il pavimento gelido, l’altra per coprirsi.

Che strani questi due arresti così in sequenza…

La dichiarazione di Teheran del 30 dicembre 2024 affermò che l’arresto della giornalista italiana era avvenuto per aver violato le leggi della Repubblica islamica dell’Iran. Poi però non sono mai stati formulati precisi capi d’accusa ed è continuato il braccio di ferro diplomatico fra Iran e Italia.

Il 7 gennaio 2025 le autorità iraniane hanno aggiunto, forse in un’ottica distensiva per chiudere la vicenda, che l’arresto di Cecilia non era legato al caso di Mohammad Abedini…

L’8 gennaio 2025 Cecilia è stata rilasciata dalle autorità di Teheran. Ad andare a prenderla per portarla a bordo dell’aereo italiano, sarebbe stato Giovanni Caravelli, direttore dell’Aise, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna.

Sempre l’8 gennaio, a Palazzo Chigi, in un vertice con il sottosegretario Mantovano di Carlo Nordio, ministro della Giustizia, si sarebbe discusso della liberazione dell’ingegnere iraniano.
Però lo stesso Nordio ha smentito quanto riportato dall’agenzia di stampa ANSA e smentisce le fonti statunitensi per quanto riguarda lo scopo della riunione sottolineando che a Palazzo Chigi: “si è discusso della riforma costituzionale della separazione delle carriere e in merito ai problemi legati all’applicativo app Giustizia“.
Sull’estradizione dell’ingegnere iraniano chiesta dagli Usa, lo stesso Nordio ha poi aggiunto su La7 a L’Aria che tira, “Noi abbiamo un trattato di estradizione con gli Usa che viene valutato secondo parametri giuridici“.

Fatto sta che per il nostro ordinamento, spetta al ministro della Giustizia l’ultima parola sia per l’estradizione che per la revoca della misura cautelare di un detenuto in attesa di estradizione. In questo caso traducibile con la scarcerazione di Mohammad Abedini.

Secondo quanto era previsto da giorni, il destino dell’ingegnere dovrebbe essere deciso a Minalo, in Corte d’Appello sulla richiesta di arresti domiciliari presentata dal suo avvocato, anche se la Procura Generale è contraria alla scarcerazione.

Non credo alle coincidenze. Due fatti del genere che si risolverebbero lo stesso giorno? Come dire, tu dai una cosa a me e io do una cosa a te.
Probabilmente non conosceremo mai i risvolti della vicenda.
Vedremo se l’ingegnere iraniano sarà veramente liberato dopo poche ore o entro due giorni, come sottolineato da testate giornalistiche, oppure se ha ragione il ministro Nordio. E se Abedini verrà estradato negli USA oppure no.

Certo che se Abedini fosse messo in libertà, la cosa lascerebbe un sapore amaro. Come cedere a un’organizzazione terroristica che rapisce qualcuno per avere in cambio un proprio componente.

In questo 8 gennaio denso di novità e colpi di scena, spuntano dichiarazioni a caldo fatte all’agenzia stampa Adnkronos da Farian Sabahi, scrittrice italo-iraniana nonché ricercatrice in storia contemporanea all’Università dell’Insubria: “Sicuramente ad aver contribuito al rilascio di Cecilia Sala è stato il governo del riformatore Massoud Pezeshkian, il cui obiettivo è un riavvicinamento all’Occidente”.

Ore 15,14 alla Camera dei Deputati, Antonio Tajani, ministro degli Esteri: “Sono molto lieto di poter condividere con voi oggi in quest’aula la gioia per la liberazione di Cecilia Sala e sono orgoglioso anche del grande lavoro di squadra che ha portato a questo risultato, fin dall’inizio abbiamo lavorato tutti nella stessa direzione per riportare a casa in tempi brevi la nostra connazionale”

Per chiudere qui l’articolo inserirei la ciliegina sulla torta, la dichiarazione rilasciata dall’Iran. A parlare con l’ANSA il dipartimento media della Cultura e il ministero della Guida islamica:
La politica del Ministero della Cultura e dell’Orientamento Islamico (dell’Iran) è sempre stata basata sull’accoglienza dei viaggi e delle attività legali dei giornalisti internazionali, sull’aumento della presenza dei media stranieri nel Paese e sulla protezione dei loro diritti legali e questo approccio viene seguito seriamente anche nel quattordicesimo governo“.

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