Non ci siamo, sui referendum dell’8-9 giugno il sondaggio SWG evidenzia molti punti critici. In breve, la gente non trova informazioni su questo passaggio al voto, non trova dati soddisfacenti e in maggioranza critica l’invito al non voto/astensione dal recarsi alle urne rivolto da alcuni esponenti politici. Da sottolineare che queste risposte sono date anche da coloro che voteranno “NO” dai quesiti referendari. Per adesso, secondo il sondaggio, il Quorum per la validità del voto non è raggiunto: interpellando la gente si è ancora lontani dalla soglia del 50% più uno, non si va oltre la fascia compresa fra il 32% e il 36% dei votanti.
Le sollecitazioni al non voto “non sono state accolte bene dai cittadini, buona parte dei quali pensa che i rappresentanti di partiti e istituzioni dovrebbero sempre promuovere la partecipazione al voto. Appare significativo che a rivelarsi contrariata rispetto agli inviti all’astensione è anche quasi la metà degli elettori di centrodestra”.
Costituzione Italiana, articolo 48 (link alla pagina del Senato): […] Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico […].

Come dire che alcuni partiti e leader stanno pagando questa scelta di non schierarsi apertamente, di dire alla gente di astenersi, di non andare a votare, una posizione di comodo sulla linea della diffusa e pluriennale disaffezione al voto della gente. Decisione per nulla civica: in tantissimi l’hanno ben inquadrata come tale, a cominciare dai tradizionalisti che votano in buona parte per quelle formazioni di centrodestra che stanno spingendo a non considerare i referendum.
Referendum abrogativi, 8 e 9 giugno 2025: istruzioni per l’uso e per capire (link)
articolo pubblicato sul blog Il Grifone con dati ministeriali elaborati per essere più comprensibili
Tornando ai diversi argomenti del sondaggio, come sottolinea SWG, conseguenza della situazione è che ad andare a votare sono principalmente i sostenitori dei “SI” che prevale in misura netta su tutti i 5 quesiti. Tuttavia, il referendum sulla cittadinanza sembra l’unico ad attrarre alle urne anche un gruppo più corposo di contrari all’abrogazione, seppure essi rimangano sempre in minoranza.

Per adesso il Quorum è basso, come scritto all’inizio di questo articolo viaggia fra il 32 e il 36 per cento.
Bisogna che l’elettorato italiano si dia una profonda svegliata e vada a votare, a prescindere dalla personale preferenza nel voto.
Si deve andare alle urne e mettere la nostra croce sull’opzione preferita.
La vera e autentica azione civica delle istituzioni e dei colleghi giornalisti è quella di diffondere capillarmente l’informazione sui quesiti referendari e su come votare, perché a oggi la gente ha difficoltà a trovare questi dati e a prepararsi prima del voto.


A corollario di tutto questo ci sarebbe da aggiungere un elemento importante sull’invito di alcuni parlamentari e cariche dello Stato all’astensione:
Dal testo unico delle leggi elettorali per la Camera, in vigore dal 1948.
A𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝟗𝟖: «𝐢𝐥 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨 𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞», 𝐞 𝐢𝐧 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐜𝐚𝐬𝐨 «𝐜𝐡𝐢𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐬𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐨 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐢𝐯𝐢𝐥𝐞 𝐨 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞, 𝐚𝐛𝐮𝐬𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞», 𝐜𝐡𝐞 agisce per «𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢𝐧𝐠𝐞𝐫𝐞» 𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐢𝐧 𝐟𝐚𝐯𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 «𝐨 𝐚 𝐢𝐧𝐝𝐮𝐫𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐬𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞», 𝐞̀ 𝐩𝐮𝐧𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐚 𝐬𝐞𝐢 𝐦𝐞𝐬𝐢 𝐚 𝐭𝐫𝐞 𝐚𝐧𝐧𝐢.
Costrizione e induzione, sono entrambe comprese e considerate reati.
Poi la legge che disciplina i referendum del 1970. Articolo 51: estende la pena alla propaganda astensionistica nelle consultazioni referendarie, tanto che la sanzione dell’articolo 98 si applica anche ai «voti o astensioni di voto relativamente ai referendum».
Leggi in vigore, mai abrogate. Ignazio La Russa, presidente del Senato e tutti gli altri, ministri compresi, presidenti di regioni, sindaci, assessori, tutti, ma che stanno combinando con il loro invito a disertare le urne elettorali?
Nessuno applica queste norme?
La legge non ammette ignoranza.

Girando un po’ sui social mi intristisce la poca consapevolezza del fatto che sono 5 quesiti a sé stanti, e che non si deve per forza votare sì a tutto, ma usufruire del proprio diritto di voto è importante e astenersi non equivale a scegliere.
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Appunto. Andare a votare significa avere diversi comportamenti: votare tutti SI; votare tutti NO; votare singolarmente i quesiti scegliendo in quali dei cinque scegliere SI oppure NO o lasciando la scheda bianca.
Per gli “over” dovrebbe essere conoscenza già acquisita, ma da presidente di una sezione elettorale so già che (purtroppo) non è così. Per i più giovani informarsi è meglio, ma ancora di informazioni dettagliate ne vedo poche
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