Lo sceriffo Trump e lo Шериф Putin agiscono travolgendo le leggi di questo mondo

Sceriffi entrambi, Trump e Putin (Шериф, sceriffo in russo), nessuno li ha eletti a questo compito, si credono ormai padroni del Mondo, del destino di nazioni che al loro cospetto devono piegarsi in barba all’autodeterminazione di popoli e di paesi. Sceriffi sì, ma senza leggi che li supportino, senza mandati globali, senza norme che costituiscano la base del loro agire se non il loro puro e mero interesse.

Se il capo di Stato di una nazione può essere buttato giù da un altro Stato, catturato e portato via come accaduto in Venezuela, se una Nazione può essere invasa, smembrata-mangiucchiata negli anni -il caso Ucraina– anche a colpi di bombe sulla gente, ecco che, per un verso e per l’altro, ci possono pensare due esperti, Trump e Putin.

Realizzata l’operazione in Venezuela, ecco poi che lo sceriffo Trump é tornato alla carica con le sue (non più così velate) minacce alla Danimarca visto che vuole inglobare la Groenlandia negli USA, con qualsiasi mezzo:

“Abbiamo bisogno della Groenlandia, assolutamente. Serve agli Stati Uniti per motivi di difesa”.

Donald Trump

L’assurdità realizzatasi in un anno o poco più é quella che le relazioni fra entità politiche come gli Stati siano trascinate, nel metodo, come se fossero contese fra società private o multinazionali. Non esistiamo più come regni, repubbliche, realizzazioni concrete di popoli diversi con loro ordinamenti, con leggi sia interne che nel rapporto fra nazioni, norme che ne garantiscono l’indipendenza e la sopravvivenza.

Il diritto internazionale sta diventando sempre più evanescente.

Al di là del bene o del male di un personaggio come il presidente del Venezuela Nicolás Maduro, questi s’é visto invadere la Capitale, le forze statunitensi lo hanno ammanettato e impacchettato con sua moglie, entrambi portati via a forza fino a New York. Come fosse un capobanda da giudicare in un tribunale del paese attaccante.

A questo punto tutto questo potrebbe capitare a qualsiasi capo di stato che si trovasse di traverso sulle linee strategiche degli Stati Uniti trumpiani o di personaggi simili. Putin per primo.

La scusa per l’attacco al Venezuela è stata quella di voler sopprimere il traffico di droga verso gli USA, ma il Paese con capitale Caracas è sì di transito per gli stupefacenti, ma non è di primaria importanza come lo è, per esempio, la Colombia. Però Trump ha elevato il Venezuela a obiettivo di vertice per la lotta al narcotraffico.

La realtà, ben dichiarata dallo stesso presidente USA, è che le truppe americane saranno sempre pronte ad agire in Venezuela fino a “sicura” transizione politica (per i vertici statunitensi) gestendo le risorse venezuelane a cominciare dal petrolio, chiudendo così i rubinetti dell’oro nero diretto in Cina proprio da Caracas. In più, i militari del Venezuela, da tempo padroni del paese, non dovranno tentare di reagire se non vorranno scatenare la reazione militare di Washington. Trump è stato chiaro su quest’ultimo punto.

D’ora in avanti saremo fortemente coinvolti nella gestione del petrolio delVenezuela.

Abbiamo le compagnie petrolifere più grandi e migliori al mondo.

Donald Trump

Poi lo stesso Trump ha minacciato Delcy Rodriguez, la nuova Presidente a interim del Venezuela: se lei non collaborerà “pagherà un prezzo più alto di Maduro”.

Ma, nei fatti, a Trump poco importa che Maduro fosse coinvolto o meno nel narcotraffico.

Bisogna infatti considerare che meno di trenta giorni fa lo sceriffo Trump ha graziato Juan Orlando Hernández, ex presidente dell’Honduras condannato proprio negli Stati Uniti d’America a 45 anni di carcere per essere stato a capo di un ricchissimo traffico di stupefacenti sfruttando la sua posizione di capo di stato. Perché Trump ha graziato Hernández? Erano imminenti le votazioni politiche nazionali in Honduras e si profilava la vittoria o un forte successo della candidata progressista Rixi Moncada: per il presidente USA occorreva influire sull’appuntamento elettorale honduregno e chi meglio dell’ex presidente nonché trafficante Hernández?

Infatti, dopo alcuni riconteggi, le elezioni nazionali in Honduras, annunciate nei risultati poco prima di Natale, sono state vinte da Nasry Asfura (40,26%), candidato dell’ultra destra, amico di Trump e da lui fortemente sostenuto. Sconfitti Salvador Nasralla (39,54%) del Partido Liberal e Rixi Moncada del progressista Partido Libre che governava l’Honduras (ferma ora al 19%). Però se i due sconfitti riuscissero a mettersi insieme, al nuovo Congresso nazionale dell’Honduras conterebbero su 76 deputati contro i 48 dell’ultra destra del nuovo presidente Asfura. Chissà come potrebbe finire…

Nel caso honduregno l’aiuto del grande capo del narcotraffico, condannato dai tribunali statunitensi, non ha fatto schifo, anzi…

Sia chiaro però che questo articolo NON è una difesa di Nicolás Maduro perché su questo personaggio e sul suo metodo di governo ci sarebbe da scrivere un articolo a parte. Uomo a capo di un potere dittatoriale tenuto saldamente (fino a ieri) con la forza dei militari in Venezuela -che hanno tenuto le leve del potere per circa un quarto di secolo-, manipolatore di elezioni e chi più ne ha, più ne metta.

Il mio intento qui, adesso, é ribadire la fine del diritto internazionale, di qualsiasi convenzione globale che stabilisce cosa è una nazione, quali sono gli ambiti e i limiti che definiscono i rapporti fra gli stati, il rispetto di confini, azioni, quali rivendicazioni e i metodi per portarle avanti, quali organismi internazionali sono preposti a muoversi e ad agire.

Ogni legge, capitolo, comma del complesso di leggi internazionali sta diventando carta straccia o meglio, carta igienica per il deretano di Donald Trump.

Spero tantissimo che questa carta non gli risulti morbida, ma alla stessa stregua di carta vetrata a grana grossa.

L’attacco di Trump al Venezuela renderà gli Stati Uniti e il mondo meno sicuri. Questa sfacciata violazione del diritto internazionale dà il via libera a qualsiasi nazione al mondo che voglia attaccare un altro Paese per impossessarsi delle risorse o cambiarne il governo.
Il presidente Trump non ha l’autorità costituzionale per attaccare un altro Paese. Quando il 60% degli americani vive di stipendio in stipendio, lui dovrebbe concentrarsi sulla crisi interna, porre fine al suo avventurismo militare illegale e smettere di cercare di “governare” il Venezuela per le grandi compagnie petrolifere”.
Bernie Sanders, senatore democratico del Vermont

Il presidente statunitense si è sentito autorizzato ad agire in Venezuela dopo la spallata data al diritto internazionale dal presidente Vladimir Putin con l’invasione criminale dell’Ucraina, una guerra durata, con grande smacco del russo, ben quattro anni.

É evidente che l’asse Trump-Putin é realtà, una connessione politica e di intenti che è provata dalla bozza di trattato di pace, una mela avvelenata di fiabesca memoria, propinata-offerta all’Ucraina: i termini, seppur presentati dagli USA, sono una dettatura russa, capitolo per capitolo. Poi l’atteggiamento di Trump verso Zelensky, il presidente ucraino, del tipo “o ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra”.

Tra i capi delle due superpotenze deve essere stato sottoscritto una sorta di patto, non ci rompiamo vicendevolmente le palle nelle questioni che riguardano Ucraina e Venezuela, se va bene riproporremo questo accordo anche in future situazioni.

Venezuela che, oltretutto, doveva essere difeso da sistemi d’arma forniti dalla Russia per fare da scudo ad attacchi aerei-missilistici. Invece… non hanno funzionato.

Mi fa ridere (amaramente) quanto profetizzato (malamente) da un giornalista italiano (Travaglio) che ipotizzò l’epoca Trump come avvio a un periodo di minori guerre (!): forse intendeva il chiodo schiaccia chiodo, quindi allo statunitense servono altre guerre per farne finire altre?

Ma adesso pensiamo alla grande Repubblica Popolare Cinese中华人民共和国 di Xi Jinping, l’ex Celeste impero o Zhongguo, ex dominio comunista assoluto di Mao Tse-Tung.
Che sta facendo e cosa farà Pechino?

Penso alla questione Taiwan

Di certo non starà lì a guardare dalla finestra.

Magari anche Pechino rientra in un accordo fra colossi nazionali e l’isola di Taiwan potrebbe essere stata presa come moneta di scambio per concretizzare questo nuovo ordine mondiale da imporre a tutto il Globo.

Che un giorno l’Europa non si veda addirittura costretta ad allearsi con la Cina per sopravvivere alle pressioni russe e USA?

Chiudo con le previsioni su un futuro troppo nebuloso, immaginazioni che adesso sembrano troppo fantasiose con una venatura complottistica (orrore) dovuta al manifestarsi di fatti in precedenza inimmaginabili.

Piuttosto, pensiamo/costruiamo il futuro immediato proteggendoci. Utilizziamo il cervello osservando davvero quanto ci accade intorno. Occorre consapevolezza annullando le contrapposizioni da tifoserie in salsa social che invadono ambiti sociali e politici, comportamenti orrendi che fanno tanto comodo ai vuoti, ma pericolosi, leader di oggi.

Lascia un commento