Si fa presto a dire… Minchia

Termine siculo che frettolosamente e mondialmente viene tradotto e utilizzato per indicare il pene, l’organo sessuale maschile, trattasi in Siciliano della “Minchia” esportata e utilizzata come vocabolo sia a livello nazionale che planetario. Rientra in quelle forme linguistiche di Sicilia che trasformano in genere femminile vocaboli che in italiano sono maschili, solo per indicarne un paio, “cucchiara” (cucchiaio) o “carciofa” (carciofo). Esiste anche il cambio di genere opposto, per esempio “aranciu” per arancia e ancora lo sticchiu/sticchio” (da osticulum, piccola bocca) per indicare la vulva.

(foto d’apertura di questo articolo – Palermo, anno 2018 su via Alloro per “Manifesta 12”, Biennale nomade europea, Palermo Capitale della Cultura: luminaria-installazione dell’artista Fabrizio Cicero).

Il termine Minchia nella parlata siciliana più pudica può velarsi nella sua forma trasformandosi in abbreviazioni ed esclamazioni come miiiii!.. che non completa mai la parola restando in sospeso, oppure ‘nchia con la parte iniziale tranciata in quella che linguisticamente viene definita aferesi.

Su tutto questo si inserisce una bella curiosità.

Non vorrei poi esagerare con le ipotesi sulle origini del vocabolo Minchia, ma esiste un’incredibile coincidenza, direi più che palese.

Nel Pantheon egizio esiste Min (mnw), dio itifallico della fertilità venerato nella città di Copto, capitale del V Nomo (distretto) dell’Egitto Faraonico: rappresentato generalmente con il pene eretto, a volte stretto dalla sua mano destra mentre nella sinistra, che punta verso l’alto, stringe un flagello.

Tornando alla parlata sicula, nella voglia di far dimenticare il riferimento anatomico maschile in frasi da “puliti” rientrano le variazioni MìzzicaMillaMisca e il morbido Minnosi (“Minnosi, ma che fai?”) utilizzato, per esempio, quando si vuole essere meno volgari, tra persone che non sono proprio familiari od occasioni e simili.

Per essere scientifici, dal vocabolario Treccani:

mìnchia s. f. [lat. mentŭla]. – 1. merid., volg. Il membro virile. La parola è frequente anche come esclamazione (di meraviglia, ecc.), o in espressioni ingiuriose (cfr. minchione).

2.Mdi re, nome pop. sicil. del pesce donzella (Coris julis), della famiglia labridi. ◆ Accr. minchióne m. (v.).

Da notare la derivazione dal latino Mentŭla, termine che é sempre di genere femminile per indicare l’organo maschile.

Nello stesso vocabolario Treccani, ma tra Sinonimi e Contrari:

minchia /’minkja/ s. f. [lat. mentŭla], merid., volg. – 1. [organo genitale maschile] ≈ (non com.) asta, (pop.) banana, (pop.tosc.) bischero, (volg.) cazzo, (lett.) fallo, (volg.) fava, (pop.) mazza, Ⓣ (anat.) membro, Ⓣ (anat.) pene, (merid., volg.) pesce, (ant.) piolo, (fam.) pipì, (region.) pirla, (fam.) pisello, (eufem.) strumento, (pop., volg.) uccello, (lett.) verga, [di grosse dimensioni] (volg.) nerchia, [spec. quello dei bambini] (fam.) pisellino, [spec. quello dei bambini] (fam.) pispolino, [spec. quello dei bambini] (fam.) pistolino, [di grosse dimensioni] (scherz.) sberla. ⇑ sesso.

2. (estens.) [come espressione di ammirazione, stupore o ira: m.!mi sono perso le chiavi di casa!] ≈ accidenti, acciderba, accipicchia, (eufem.) cacchio, capperi, (fam.) caspita, (eufem.pop.) cavolo, (volg.) cazzo, (pop.) corbezzoli, dannazione, diavolo, maledizione, perbacco, (scherz.) poffarbacco.

Come già indicato nella voce da vocabolario, da Minchia deriva Minchione (la sua definizione é abbastanza ampia):

minchióne s. m. e agg. [accr. di minchia], pop. – 1. s. m. e agg. (f. –a). Persona sciocca, priva di furberia, eccessivamente semplice e credulona; è soprattutto usato come titolo di spregio e di rimprovero: sei proprio un m.; è un bel m.; sei stata una gran ma dargli rettaquando uno non riesce ad acchiappare la fortuna è un m., questo si sa (Verga)quanto sei m.!che uomo m.!come si fa a essere così minchioni?

Locuz. particolari: fossi m.!, per esprimere deciso rifiuto relativamente al fare una cosa che si risolverebbe in danno proprio; fare il m., fingersi stupido, far finta di non capire, per proprio tornaconto; rimanere come un m., restare male, a mani vuote, beffato o danneggiato; ogni fedel m., tutti, anche quelli che hanno meno intelligenza: ogni fedel mlo capirebbeogni fedel minchione A voi s’inchina (Giusti).

2. agg., non com. Sciocco, insulso, balordo, detto di cose: discorsiragionamenti m.; è uno scherzo m., una beffa minchiona. ◆ Dim. minchioncinominchioncèllo; accr., non com., minchioncióne; pegg. minchionàccio.

C’è pure il “Minchiataru”, personaggio che ne racconta di grosse, storie tutte o quasi gonfiate, molto esagerate, comunque credibili solo in una minima frazione della loro descrizione data dal Minchiataru.

Seguendo il filo logico del significato, a tutto questo si aggiunge la “Minchiata”: fare una minchiata, una stupidaggine, una cazzata, una bestialità.

Senza dimenticare “amminchiari” quando ci si fissa assai su qualcosa, oppure fare una cosa “a minchia”, fatta male.

C’è poi chi, in altra e nordica regione italiana, fa derivare dalla Minchia un proprio vocabolo. Per esempio lo fanno a Genova:

minciòtto s. m. [der. di mincia, forma genov. per minchia, con cui è stato talora indicato il maschio o miccia nel sign. marinaresco]. – Nella costruzione navale è sinon. di miccia2e indica in partic., negli scafi di legno, l’estremità inferiore del dritto di poppa, dove questo viene incastrato nella chiglia.

Comunque Minchia ha pure un altro utilizzo come definizione. C’è pure la Minchia di mare, ovvero l’Oloturia o Cetriolo di mare.

Come già annotato dalla voce del vocabolario Treccani, in Sicilia, ma pure in Campania, c’è anche la “Minchia di Re” che indica il Coris julis, piccolo pesce mediterraneo, la Donzella o Girella.

É un pesce lungo al massimo 30 centimetri, generalmente sui 20, che appartiene alla famiglia dei Labridi: è una specie ermafrodita proteroginìa, quindi con gameti sia maschili che femminili, ma nel corso della loro vita questi pesci sviluppano prima quelli femminili e, col passare del tempo, quelli maschili.

Molto particolare come minchia 😜

Come già scritto, Minchia sarebbe di derivazione latina, quindi dal Latino o Sermo Doctus Mentŭla. Ma trae origine pure da Mincla appartenente al Latino volgare/Sermo Vulgaris che raggruppa le variazioni linguistiche usate nei territori dei domini romani.

L’origine latina di Mentŭla?

Forse dal verbo latino mingeremingō che sta per urinare, ma non basta.

Il punto linguistico originario è indo europeo, dalla radice men- che stava per spiccare o torreggiare, quindi anche anche dai vocaboli latini mōns e mentum.

Oggi c’è una gustosa e divertente casa produttrice di birra siciliana, Birrificio Sikania, che usa il termine “Minchia” come marchio di una sua linea di prodotto (foto qui in basso). Buona bevuta di Minchia!

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