Ferdinando I d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero (XVI secolo): “Fiat iustitia et pereat mundus – Sia fatta giustizia, perisca pure il mondo”. Frase adatta alla situazione con Andrea Mountbatten‑Windsor come protagonista? Immanuel Kant riscrive queste parole rimodellandole nella sua opera filosofica Per la pace perpetua: uno schema filosofico – Zum ewigen Frieden. Ein philosophischer Entwurf: “Regni la giustizia, dovessero anche per essa perire tutti assieme gli scellerati che esistono nel mondo”.
Sia fatta giustizia mi ha riportato a galla ricordi e concetti espressi da monarchi, le parole dell’imperatore riportate da un amico Andrea Boezio Bertinotti Alliata proprio in merito alla vicenda dell’arresto di Andrea Mountbatten‑Windsor, ex principe e ammiraglio britannico, figlio della Regina Elisabetta II e fratello di Re Carlo III del Regno Unito, ottavo in linea di successione.
Un post, quello di Andrea Boezio, su cui è intervenuto Marco Galdini che per un suo commento ha preso spunto da uno studio pubblicato da Andrea Borella editore dell’Annuario della Nobiltà Italiana, uno scritto che mette in evidenza la netta separazione fra l’appartenenza alla Famiglia Reale e le responsabilità personali, in questo caso molto gravi.
Re Carlo è stato molto chiaro: “Ho appreso con la più profonda preoccupazione la notizia di Andrew Mountbatten-Windsor e del sospetto di cattiva condotta in pubblico ufficio. Ciò che ora segue è il processo completo, equo e corretto con cui questo problema viene indagato nel modo appropriato e dalle autorità competenti. In questo, come ho già detto, hanno il nostro pieno e incondizionato sostegno e cooperazione. Lasciatemi dire chiaramente: la Legge deve fare il suo corso. Poiché questo processo è in corso, non sarebbe corretto da parte mia commentare ulteriormente la questione. Nel frattempo, io e la mia famiglia continueremo a svolgere il nostro dovere e il nostro servizio a tutti voi”.
Fateci caso, il Sovrano non usa la parola “fratello” per riferirsi ad Andrea. Implicita ed enorme presa di distanza.





L’arresto di Andrea è per un’accusa precisa e molto grave, abuso d’ufficio o cattiva condotta nell’esercizio di funzioni pubbliche. Per quale motivo? Presunta condivisione di informazioni riservate con il finanziere Jeffrey Epstein durante il periodo in cui ricopriva il ruolo di inviato speciale per il commercio del governo britannico.
– Gli emissari commerciali hanno gli stessi obblighi dei ministri del governo e hanno dovere di riservatezza sulle informazioni ricevute che possono includere dati sensibili, commerciali o politiche condivise su mercati/visite rilevanti. Questo obbligo di riservatezza si estende anche dopo che l’inviato non ricopre più il suo incarico.
Poco dopo le 8 del 19 febbraio 2026, sei auto e una decina di agenti in abiti civili si sono presentati senza preavviso alla Wood Farm, la residenza di campagna nella tenuta reale di Sandringham (Norfolk, contea dell'Inghilterra orientale) dove Andrea aveva temporaneamente preso dimora. Prima di questa residenza abitava Royal Lodge fino a quando Re Carlo III non lo fece andare via.
Passate 12 ore e dopo un lungo interrogatorio, il fratello del Sovrano è stato rilasciato.
Andrea, attualmente indagato, rischia una pena che può arrivare all'ergastolo.
P.S.: il Royal Lodge da dove fu fatto andare via dal Sovrano, è una casa storica di Grado II nel Windsor Great Park, nel Berkshire, storico palazzo rurale della Casa Reale britannica a oltre 5 chilometri a sud del Castello di Windsor.
[…] la revoca o la modifica di titoli non è soltanto un atto disciplinare o reputazionale: è un messaggio istituzionale. Indica che l’appartenenza alla famiglia reale non coincide automaticamente con la rappresentanza pubblica della Corona. La distinzione tra dimensione privata e funzione pubblica è oggi più netta che in passato, e risponde a un’esigenza di accountability conforme alla sensibilità contemporanea.
(Annuario della Nobiltà Italiana)
Il riferimento iniziale di revoca e annullamento si riferisce alle azioni della Corona britannica in un processo di allontanamento di Andrea Windsor dalle Istituzioni britanniche, non è stato un semplice “ti tolgo titoli e ruoli”, non è stata una punizione, non siamo in una favoletta.
Qui si è al centro delle forti e nette connessioni fra Monarchia, Governo e Parlamento, tipiche della Costituzione britannica.
Quindi, sei figlio o fratello di regnanti? Non vuol dire che tu possa rappresentare la Corona e che tu ne sia degno.
Incriminarti se hai commesso colpa grave, non è un attacco alla Corona, ma alla tua responsabilità.
Come mai l’ex principe Andrea è stato arrestato proprio il giorno del suo compleanno?
Può essere stato un momento appositamente mirato per ribadire concetti netti sull’istituzione monarchico-parlamentare e sull’azione comune delle figure istituzionali a prescindere da chi sia coinvolto, oppure semplicemente una coincidenza nel necessario procedimento giudiziario.
Comunque, rimane un colpo duro all’istituzione monarchica britannica, una delle più antiche monarchie parlamentari al mondo.
Per quanto mi riguarda è una grande prova di forza della Monarchia che sta mostrando di non avere alcun riguardo anche nei confronti di un proprio componente spogliandolo pure di ogni veste istituzionale. La Giustizia prima di tutto.
Inviterei a non considerare questa azione della magistratura britannica e l'arresto dell'ex principe come attacco alla Monarchia-istituzione. Lo sottolineo perché, purtroppo, mi è già capitato di leggere tesi simili in alcuni commenti: mi sembra un po' povera come capacità di analisi su quanto è accaduto e su quanto ancora potrebbe accadere.
Se un attacco alla Monarchia c'è stato, questo è arrivato dall'interno, da un suo stesso componente con possibile mancanza di senso di responsabilità istituzionale. Prima bisogna osservare come finirà la vicenda.
Vedremo se si passerà al processo e alla condanna, unica vera sentenza sull'uomo, sull'ex principe e sulle sue presunte colpe. Nessuna speculazione oggi. Per adesso Andrea è un sospettato al centro di indagini.
Intanto lo status di Andrea è mutato e lo sarà ancora più profondamente.
Il cambiamento e la soppressione dei titoli “riflette l’evoluzione del rapporto tra la monarchia e la società civile, nonché la capacità dell’istituzione di conformarsi ai canoni contemporanei di accountability, decoro e moralità pubblica”.
L’ex principe e duca purtroppo non è mai stato all’altezza del ruolo per la faciloneria con cui ha abusato della sua posizione. Per fortuna lui NON è la Corona britannica.
Negli anni Andrea Mountbatten‑Windsor ha perso prerogative di rappresentatività e le perderà tutte.
Nell’ottobre 2025 Buckingham Palace, quindi Re Carlo III, ha annunciato l’avvio di un procedimento per la revoca di stili, titoli e onorificenze spettanti al duca di York.
Andrea Borella scrisse a novembre 2025: Sul piano giuridico, la dignità di Principe o Principessa del Regno Unito può essere revocata per via legislativa o, più raramente, mediante atto di prerogativa reale, sempre previa deliberazione o consiglio ministeriale.
Il precedente più significativo rimane il Titles Deprivation Act del 1917, attraverso il quale il principe Ernesto Augusto di Hannover, duca di Cumberland e di Teviotdale, venne formalmente spogliato dei propri titoli britannici per aver militato nelle file tedesche durante la Prima guerra mondiale – il primo caso di deprivazione sovrana di titolo principesco nella storia moderna del Regno.
Un comunicato di Downing Street, datato 31 ottobre, ha poi confermato il sostegno dell’Esecutivo alla decisione della Corona, qualificandola come misura pienamente condivisa e conforme all’interesse della Corona stessa.
Non si tratta quindi di un atto punitivo della famiglia, ma decisione concertata con i poteri ministeriali del Governo, nulla di simbolico, ma parte integrante del diritto costituzionale britannico.
Sempre Borella nella sua descrizione del sistema britannico: Nel sistema costituzionale britannico, la disciplina delle dignità nobiliari di pertinenza reale si fonda su un principio di stretta legalità: la revoca di un titolo appartenente al sistema della peerage non rientra nella mera prerogativa regia, ma esige l’intervento del Parlamento mediante un apposito atto normativo.
Pertanto, nel caso del principe Andrea, la dignità di duca di York, essendo una dignità ereditaria e parte integrante del patrimonio onorifico del Regno, non potrebbe essere soppressa se non con legge del Parlamento.
Decoro dinastico e istituzionale di un Regno parlamentare da tutelare. Le decisioni della Corona sui membri della Famiglia Reale sono comunque prese di concerto col Primo Ministro, il Governo, gli organi rappresentativi eletti.
La dignità di duca di York rientra nella nobiltà ereditaria quindi, per la sua revoca formale, non basta una decisione emanata dal Re, è necessario un intervento legislativo del Parlamento proprio perché la legge prevale su tutto e tutti, concetto non eludibile in qualsiasi situazione.
Ancora Andrea Borella sulla soppressione o modifica dei titoli nel contesto della Casa Reale: […] Il monarca, quale depositario della prerogativa regia, conserva la facoltà di intervenire sulla gerarchia e sullo stile onorifico dei membri della propria famiglia; nondimeno, tale potestà viene esercitata con misura, e quasi sempre previo assenso o consiglio del Primo Ministro, nel rispetto dell’equilibrio tra discrezione sovrana e responsabilità ministeriale.
Ne consegue che la materia presenta una duplice natura: da un lato, essa attiene all’ordine costituzionale e al principio della continuità della Corona; dall’altro, conserva una valenza eminentemente cerimoniale, riflettendo considerazioni di decoro dinastico e di percezione dell’istituzione monarchica nell’opinione pubblica.
Prassi moderna: Royal Warrant o Letters Patent nell’ambito della modifica di titoli e precedenze
Nel quadro della monarchia costituzionale contemporanea, il principio cardine che regola l’esercizio della sovranità è quello della responsabilità ministeriale: il monarca, pur rimanendo formalmente titolare delle prerogative della Corona, le esercita esclusivamente su proposta e con il consenso dei propri ministri, i quali ne assumono la responsabilità politica dinanzi al Parlamento.
Tale principio trova applicazione anche nelle materie riguardanti la Famiglia Reale, nelle quali il sovrano non agisce mai motu proprio, ma sempre secondo la prassi consolidata della “constitutional advice”.
La prerogativa regia, pur conservando una validità giuridica teorica, è così sottoposta al controllo delle convenzioni costituzionali, che ne determinano i limiti e le modalità d’impiego.Di conseguenza, ogni eventuale variazione nei titoli, nelle dignità o nell’ordine di precedenza dei membri della Casa Reale è disposta soltanto dopo opportuna consultazione governativa e resa esecutiva attraverso specifici strumenti della Cancelleria reale – come il Royal Warrant o le Letters Patent – che traducono in forma documentaria la volontà del Sovrano, ormai espressione della responsabilità politica del governo.
Duplice significato della revoca o modifica dei titoli e trattamenti regali
L’eventuale soppressione o trasformazione di un titolo appartenente alla sfera reale trascende la dimensione meramente normativa, assumendo un pregnante valore simbolico e rappresentativo.
Nel sistema onorifico monarchico, i titoli costituiscono infatti segni di dignità e di servizio, elementi identitari che attestano la funzione di continuità storica e istituzionale della Corona attraverso le epoche.
Ogni intervento che modifichi tali attributi è dunque percepito come un atto dotato di forte risonanza pubblica, poiché riflette l’evoluzione del rapporto tra la monarchia e la società civile, nonché la capacità dell’istituzione di conformarsi ai canoni contemporanei di accountability, decoro e moralità pubblica.
In questa prospettiva, la gestione dei titoli reali si configura come una forma di comunicazione simbolica del potere regale, nella quale la tradizione e l’adattamento al mutare dei tempi trovano un punto di equilibrio fra la legittimità storica e l’esigenza di rappresentare valori condivisi dal politico della nazione.
