Economia e pandemia, le mancate risposte, scenari imprevedibili in un tessuto produttivo “dopato”, la necessaria ristrutturazione delle imprese, il prossimo conflitto tra i garantiti e coloro che, purtroppo, non lo sono. «Prevedere cosa aspetta all’Italia nel prossimo futuro? Di sicuro c’è un grande buco nero, difficilmente immaginabile: sarà il periodo che andrà dal 31 dicembre 2020 a metà 2021. Potrebbe accadere di tutto basandosi sulla realtà di oggi, sulle distorsioni in atto, sull’impossibilità del sistema di curare se stesso e riprogettarsi».
Angelo Deiana, presidente di Confassociazioni





Queste le parole di Angelo Deiana, economista, presidente di Confassociazioni, chiamato in causa per questa intervista qui riportata senza pe domande in modo da lasciare più spazio al possibile disegno di scenari, condotte, futuri orizzonti, neppure troppo lontani. Tratteggiare il migliore comportamento possibile da parte di chi amministra e legifera in Italia durante uno dei momenti più difficili, quello del disastro umano, sanitario ed economico da pandemia Covid-19.
La situazione tra settembre e ottobre 2020. «Nessuno può vincere da solo in tutto il mondo. La pandemia ci ha dimostrato e ci dimostra sempre più che bisogna comprendere la nuova globalizzazione»
Come premessa alle risposte e al quadro della situazione dipinto da Deiana, occorrono alcuni cenni allo scenario odierno.
Incertezza politica nel rapporto tra le forze di governo e tra le opposizioni dopo gli ultimi voti regionali che hanno visto indebolire il consenso elettorale soprattutto nei confronti di una delle due forze a sostegno dell’Esecutivo Conte. Ogni successiva decisione dovrà essere frutto di contrattazioni ancora più spinte. Non importa che il Parlamento non sia stato toccato direttamente da un voto nazionale.
A livello finanziario le borse azionarie mondiali e, di riflesso, quella italiana, sono improntate alla forte incertezza da Covid-paura, da possibili ritorni ai Lockdown, dal forte danno al tessuto produttivo.

Grande attesa e incertezza anche sulla definitiva compilazione dei progetti italiani per l’utilizzo dei Recovery Fund/instruments.
In ultimo, ma non è l’ultimo, la conclusione del blocco dei licenziamenti, lo stop alla cassa integrazione che, dove erogate, hanno sostenuto solo in parte la liquidità dei lavoratori: mensili più bassi, mancanza delle tredicesime, ripercussioni sugli acquisti di fine anno, quelli tradizionali natalizi, mutati comportamenti di spesa, quelli alimentari, del turismo. Con ripercussioni gravi su molti settori.
«Se fino a ora hai “drogato” il mercato e, a un certo punto, la droga gliela levi, che accade? Questo va in astinenza – attacca subito Deiana – Secondo me vanno inquadrati tre diversi livelli sull’attuale situazione e sui possibili sviluppi».
«Il primo è il livello internazionale che oggi dimostra – prosegue – quel che questa pandemia ha mostrato con grande evidenza a livello globale: nessuno può fare da solo, nemmeno il presidente degli Stati Uniti, il Paese più ricco del mondo, con l’esercito più potente del mondo e con una figura, quella dello stesso presidente, che ha un ampio potere decisionale non tanto sul versante interno, quanto sul versante esterno».
«Contrariamente a quello che dicono tutti, la pandemia ci ha dimostrato e ci dimostra sempre più che bisogna comprendere la nuova globalizzazione – prosegue il presidente di Confassociazioni – Questa va capita e governata in due modi: con architetture multilaterali di collaborazione e vale per la Sanità, per la Finanza, quindi con le grandi banche centrali e, paradossalmente, vale anche per il mercato del Lavoro. Perché quest’ultimo punto? Perché in un sistema che apre e chiude i diversi lockdown, l’impatto diretto è sulle imprese che esportano. Visto che l’Italia fa circa 600 miliardi di euro di valore aggiunto, il 30% del suo PIL, attraverso le esportazioni, è chiaro che il colpo sulle imprese di settore ci deve far comprendere quanto potremmo soffrire».
Evoluzione-involuzione italiana, gli scenari prevedibili da qui a fine 2020
«Esclusa tutta la parte di Turismo, Ristorazione e Servizi che fanno più fatica a essere digitali, ma che rappresentano un buon 20 per cento della nostra economia – sottolinea l’economista – qui in Italia, per adesso, ci sono i soliti quattro settori che vanno bene, Sanità, Tecnologia, Logistica e Alimentari per la grande distribuzione».
«Gli altri comparti oggi sono “drogati” dal divieto licenziamento e dalla cassa integrazione che, sembra, scadranno il 31 dicembre 2020. Sottolineo il “sembra” perché in effetti non lo sa nessuno – dice Angelo Deiana – Quindi, è chiaro che tutto questo genera un periodo di condizioni il cui futuro è impossibile da prevedere: sei drogato, stai bene, tanti conflitti sociali non li generi. È vero che si hanno meno soldi, perché c’è la cassa integrazione. Però è anche vero che, comunque, del danaro lo hai».
«Ci sarà un sicuro impatto sui consumi a Natale, colpirà il comparto beni e servizi non essenziali, quelli che ho prima citato – rimarca Deiana – Il focus a Natale sarà tutto su Tecnologia, tutto il comparto Alimentari perché la gente resterà a casa dove rimarrà a mangiare. Soffrirà tutto il resto, la Ristorazione, il Turismo e tutta quella parte dei viaggi all’estero da parte della popolazione che prima ne aveva le capacità economiche. Questa è la prima grande e scura nuvola da osservare».
Finanza “dopata”: «Più le banche centrali stampano e più, paradossalmente, le disuguaglianze aumentano. I soldi non si dirigono mai verso le fasce più povere»
«Seconda grande nuvola scura da osservare è la Finanza. Anche questa è “drogata” – dice l’economista – Perché è dopata? Con Fed, BCE, Bank of Japan, Bank of England che pompano miliardi e miliardi di euro, è chiaro che le borse, per quanto scontino livelli di incertezza elevati, quindi una grande volatilità, rimane valido il vecchio detto: “i soldi vanno lì dove si trovano già altri soldi”. Più le banche centrali stampano e più le disuguaglianze aumentano, paradossalmente. I soldi non si dirigono mai verso le fasce più povere».

«Anche in questo caso è estremamente oscuro intravedere cosa si profila all’orizzonte, difficile capire e prevedere un possibile futuro – ribadisce il presidente di Confassociazioni – Previsione critica perché entrambe le banche centrali hanno orizzonti che vanno a finire nella seconda parte del 2021. Vale pure per la Bank of China. Fino a quel momento non sai, non puoi fare congetture, può accadere di tutto».
«Siamo come in una grande bolla, è come essere in una fumeria di oppio dove tutti i presenti sono drogati come te, quindi praticamente impossibile prevedere come si muoveranno», sottolinea Angelo Deiana.
Il “terzo mondo”, inteso come il terzo contesto protagonista di questa crisi da pandemia, quello che tocca la quotidianità di tutti. «Pure in una realtà “drogata” inizierà a esplodere il conflitto tra garantiti e non garantiti»
«Si arriva così al “terzo mondo”, quello coinvolto e stravolto in questa situazione di crisi, realtà calata su cose ancora più concrete perché riguardano il quotidiano. Quelle che in precedenza ho delineato, è macroeconomia. Adesso devo passare alle “micro economie”. Qui iniziano i problemi – sottolinea l’economista – Pure in un mondo drogato inizierà a esplodere il conflitto tra garantiti e non garantiti. Da specificare che i garantiti non lo sono tutti nella stessa maniera: esistono quelli più protetti, i dipendenti della Pubblica Amministrazione, coloro che fino a ora non hanno perso un euro; poi ci sono i dipendenti privati i quali, pur garantiti lo sono meno perché, se tra aprile e inizi maggio avevamo 8,3 milioni di lavoratori in cassa integrazione, significa che questi più gli altri che continuano a essere in cassa integrazione, hanno preso meno soldi, quindi hanno fatto meno risparmi e mutato profondamente abitudini di vita».
«E qui ecco infine i NON garantiti: tutte le partite iva, autonome quindi personali o giuridiche, imprese che, chiaramente, sono state impattate del tutto da questa crisi che NON è simmetrica – descrive Deiana – La crisi è simmetrica soltanto a livello globale perché non esiste nessuno che può affermare di esserne rimasto fuori. La crisi è invece totalmente asimmetrica a livello locale: colpisce alcuni settori più di altri. Vedi il differenziale tra Alimentari per la grande distribuzione e Alimentari per ristoranti e similari».
«Da qui gli inevitabili conflitti e le prime domande che saranno del tipo, “Perché non metti in cassa integrazione pure i dipendenti pubblici?” – dice Angelo Deiana – Ma, a oggi, non c’è una soluzione a tutto questo. Perché questo Governo è particolarmente orientato a tutelare i garantiti. Esempio: adesso è uscito l’articolo del decreto che favorisce lo stare a casa in quarantena per coloro che sono venuti a contatto con positivi; dà loro il 50% della retribuzione. Al contrario, partite iva e imprese, anche se si devono mettere in quarantena, non possono avere neppure questo. Quindi, se io fossi una partita iva e venissi a contatto con un positivo, dovendo rimanere a casa in quarantena il mio guadagno sarà zero se non riuscirò a lavorare in smartworking».
«Questa, secondo me, è l’altra grande bolla che potrebbe provocare conflitto, sempre che non ci sia qualche provvedimento-annuncio in legge di Bilancio capace di placare tutto fino al 31 dicembre 2020. Poi, se da gennaio 2021 dovesse saltare il divieto dei licenziamenti, potrebbe accadere l’inferno perché le imprese devono poter ristrutturare. Se queste non potranno ristrutturare, la situazione per loro sarà insostenibile. Un esempio che ho fatto più volte: ristorante con 500 coperti e con dieci camerieri in fase pre Covid-19 – descrive l’economista – Poi, in fase post Covid-19, lo stesso ristorante, 250 coperti e quindi cinque camerieri. Fino a oggi quelli in più il “ristorante” non li ha licenziati, ma poi lo farà e si manifesterà una cosa che sarà una specie di ossimoro: tutti protesteranno ma, in realtà, chi ci perderà di più sarà lo Stato».
«Se le imprese non possono ristrutturare, sostanzialmente lo Stato perde tre capacità: capacità produttiva, perché se l’impresa chiude, lo Stato fa meno PIL; capacità occupazionale perché a impresa chiusa, quei posti di lavoro non si recuperano; capacità fiscale perché a chiusura di un’impresa si perde il fisco dell’impresa stessa e il fisco dei lavoratori», descrive il presidente di Confassociazioni.
I paradossi-conseguenze
«Si manifesteranno subito i paradossi – immagina Angelo Deiana – Ci sarà gente che, magari, è stata in cassa integrazione da marzo 2020, quindi dagli otto ai nove mesi. Dopodiché verrà licenziata a gennaio andando 24 mesi in Naspi-Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego. Poi, siccome in precedenza è stata in cassa integrazione e dopo in Naspi, gli si è abbassato il reddito, di conseguenza anche l’Isee, a meno non abbia ricchezze di famiglia o altro. Così passerà al Reddito di cittadinanza per 18 mesi almeno. Tutto questo si tradurrà in 51 mesi, equivalenti a 4 anni e 3 mesi: quella persona non rientrerà più nel mercato del lavoro perché non avrà più le competenze… a meno che non abbia continuato a lavorare in nero».

«L’esplosione del lavoro nero c’è già stata. Una parte si è già autoeliminata: durante il lockdown non lo si poteva portare avanti. Invece, dalla fine della quarantena in poi o dal “lockdown allentato”, è chiaro che molti, piccoli soprattutto, hanno aumentato la percentuale di nero, anche per poter sopravvivere – descrive il presidente di Confassociazioni – Se in un ristorante hai la metà dei coperti, che cosa fai? Cerchi di aumentare, per quanto possibile, la percentuale di evasione. Ma, ripeto, è già accaduto e sta accadendo».
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«Ma anche per fare lavoro nero, deve esserci lavoro e se tu hai perso capacità produttiva… il lavoro non c’è. Si sono concentrati sul “drogare” il mercato – rincara Deiana – Dopo la quarantena vera e propria, si doveva consentire alle aziende di ristrutturare prendendo in carico tutti i licenziati e spendere 20 miliardi di euro nelle politiche attive: nell’incrocio domanda/offerta e, soprattutto, perché si poteva cercare di vedere se parte di questi licenziati si potevano trasformare in imprenditori-partite iva. Si sarebbe ottenuto ulteriore lavoro. Invece, si sono concentrati sul metadone, sull’oppio dato al tessuto produttivo, col rischio che il paziente stia bene finché lo prende. Ma una volta che glielo levi potrebbe morire».
«Non si dovevano dare tutti quei bonus! Il mio grande maestro Giuseppe De Rita (ndR: sopra in una foto di Repubblica), dalle pagine di un quotidiano romano ha da poco affermato una cosa saggia: la politica fatta fino a oggi è una politica dei coriandoli; “La logica dei bonus, alle babysitter e a tutti gli altri, è stata coriandoli. Il disegno politico finora è stato far volare pezzettini di carta” – sottolinea Deiana – È un’immagine bellissima, meglio dei “bonus a pioggia”, rende di più la criticità della situazione».
«E qui io aggiungo che la politica dei coriandoli fa sì che sostanzialmente si è fatto fare festa a tutti, ha fatto fare carnevale a tutti e poi, dopo la contentezza si arriva il mercoledì delle ceneri e alla quaresima. In questa fase nascerà il vero problema – dice l’economista – Una larga fetta di persone diranno, “Caspita! Non ho più la cassa integrazione. Però ora mi arriva la Naspi”. E resteranno seduti. Ci sarà una serie di persone che diranno a se stesse, “Dovrei andare a lavorare perdendo il reddito di cittadinanza? Ma chi me lo fa fare a rischiare? Anche perché ogni euro guadagnato col lavoro abbatte il reddito di cittadinanza».
«Bisognerà attendere i soldi del Recovery Fund che giungeranno molto tardi: saranno un volano importante, ma arriveranno molto in là nel tempo – rimarca Deiana – A parte quel che potranno scrivere nella legge di Bilancio, ci sarebbe un’unica misura in grado di bilanciare in maniera consistente: è la questione del superbonus 110 per cento (n.d.r.: interventi di incremento del rendimento energetico degli edifici e di miglioramento delle prestazioni antisismiche). Però, come al solito, lo hanno deciso da una parte, in sede di Governo e in Parlamento, ma lo stanno applicando da un’altra, all’Agenzia delle Entrate che ha sue rigidità strutturali… e poi nessuno sa in realtà come funziona sul mercato. Cosa che è già accaduta col Decreto Liquidità dove su 400 miliardi di presunti fondi garantiti, ne sono stati erogati circa 55, nemmeno il 15%. Altro che la potenza di fuoco annunciata in più conferenze stampa».
«Se invece che nell’ambito di gestione della cosa pubblica, ci si trovasse in quello di un’impresa dove si decidono misure vitali, se io ne fossi l’imprenditore e notassi il mio direttore generale che con un budget del 100% mi facesse solo il 15, io gli farei un bel discorsetto. Oppure mi prenderei in carico il compito di cambiare – conclude Angelo Deiana – Purtroppo, anche sul superbonus stanno riprendendo la sequela di adempimenti burocratici, in quota parte pure giusti. Però, se si viole rilanciare, certe volte bisogna procedere col caterpillar, a tutta forza. Non si può andare di fioretto in ogni momento. Quella che poteva essere una misura con tanto business per rilanciare un settore strategico come l’Edilizia e fare un salto di qualità verso il Green Deal, anche oggi si sta invece dimostrando una misura che ha un ostacolo strategico nella “cultura dell’adempimento formale”».
Detto brutalmente, la burocrazia azzoppa anche le migliori intenzioni. Nei palazzi delle decisioni nessuno agisce ancora nel senso vero della semplificazione e della rapidità disperatamente richieste dalle esigenze di oggi.

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