Covid-19, la pandemia popola i sogni, poi il dolore, le limitazioni, le separazioni scatenano nevrosi, psicosi, negazione della realtà

Intervista al dottor Danilo Moncada Zarbo di Monforte, psicanalista che dà una chiara visione dei moti della psiche scatenati in questo momento della vita, tra paure, catene psicologiche, perdita di affetti e di contatti fisici, nevrosi e psicosi, processi mentali di negazione della realtà. Sars-COV-2, un virus che colpisce il fisico, anche duramente ma, di riflesso, non risparmia la mente. Fino al 6 novembre 2020 la pandemia ha ucciso 1,263 milioni di persone nel mondo, 50,9 milioni gli infettati, ha costretto nazioni a stabilire limitazioni alla vita quotidiana per frenare il contagio, ha messo in gravissima crisi il sistema economico, quello affettivo, di relazione.

Il terremoto sanitario, sociale ed economico provocato dalla pandemia Covid-19 ha avuto inevitabili conseguenze sulla psiche. La crisi, con il suo protrarsi, porta un carico crescente di stress mentale e metterà sempre più a nudo debolezze e risposte mentali, il rafforzarsi o l’affiorare di paranoie, fobie.

Al 9 novembre 2020 in Italia (dati aggiornati ogni giorno dalla grafica del Corriere della Sera) per l’attacco del virus Sars-COV-2 sono 542.849 (+13.402) le persone in isolamento domiciliare, 27.636 (+1.196) i ricoverati con sintomi, 2.849 (+100) in terapia intensiva. Dall’inizio della pandemia, sempre in Italia, sono stati 960.373 (+25.269) i contagiati, 573.334 (+14.698) gli attualmente positivi, 345.289 (+10.215) i dimessi/guariti, 41.750 (+356) i morti: come si vede corrono di più i numeri dei contagiati (in isolamento a casa, ricoverati e in terapia intensiva), rispetto alla quantità dei guariti. Oggi, Abruzzo, Umbria, Basilicata, Liguria e Toscana da gialle entrano in zona arancione accompagnando Puglia e Sicilia. L’Alto Adige si “autodichiara” zona rossa. Numeri e situazioni che spaventano e aumentano ulteriormente la pressione sulla psiche insieme ai dovuti provvedimenti di contenimento dell’infezione.

Situazione e stress psicologici che stanno anche alla base di quei processi di negazione, anche della stessa realtà, come conseguenza dell’estremizzazione di una condizione nevrotica. Lo si vede dalla risposta accanita, quasi rabbiosa e fondamentalista diffusa sui social o nelle piazze, una forma di autodifesa che eclissa la realtà.

Danilo Moncada Zarbo di Monforte

A illuminare questa complessa panoramica è lo psicanalista psicoterapeuta Danilo Moncada Zarbo di Monforte, fondatore dell’ormai trentennale Studio Clinico di Psicoterapia Analitica e Sessuologia (link) – sede a Roma e a Barcellona in Catalogna, Spagna – dove esercita in lingua italiana, spagnola e catalana.

Giuseppe Grifeo – Quando ha iniziato a rilevare i primi segni del peso di questa pandemia nella psiche della gente, dei suoi pazienti?

Danilo Moncada Zarbo – A partire dal marzo 2020 abbiamo iniziato a osservare, nei racconti provenienti dai pazienti, l’irruzione dei contenuti pandemici anche nei sogni.

Le necessarie precauzioni e indicazioni nelle norme anti Covid e le forti limitazioni nelle inter-relazioni ha prodotto un riattivarsi di contenuti paranoidei e fobici ovviamente attesi nella comunità scientifica.

Così come nelle dinamiche legate alle precedenti pandemie le condotte per la prevenzione producono una forte tensione.

GG – Quali elementi hanno indotto una sempre più forte situazione di stress e quali le conseguenze?

DMZ – Il contatto con il vissuto di morte, le esperienze di separazione dai propri cari, la privazione del contatto, la perdita delle occasioni di relazione e di incontro e la forte repressione sessuale, inducono una forte condizione di stress che è la base del Trauma.

La sintomatologia presente nei nostri pazienti, i disturbi del sonno, delle condotte alimentari, perdita del desiderio, e scarsa fiducia nel futuro sono addebitabili a questa condizione di stress e non adducibili a un elemento Depressivo come categoria diagnostica a sé stante.

La perdita di speranza nel futuro, la difficoltà o disinteresse nella progettazione del futuro sono tipici della visione pessimistica adducibile al Trauma.

GG – Questa situazione ha un grosso peso sul subconscio e sul mondo che popola anche i nostri sogni.

DMZ – I pazienti sognano case destrutturate o strutture prive di prospettiva. Ambienti stretti e chiusi, dinamiche legate a luoghi con evidente carattere regressivo.

Sognano anche l’opposto, rifugiandosi in un immaginario fantastico possono volare sopra le case o saltare da un tetto all’altro distante intere province.

Jung, il grande psicanalista del 900, ricordava come la psiche non obbedisca alle leggi dello spazio/tempo e che possa quindi sognare senza obbedire alle regole a cui consciamente siamo obbligati.

GG – La reazione della gente cambia con il protrarsi della crisi, reagisce e giudica diversamente le misure imposte dal tentativo di contenere l’infezione. Molti giungono anche alla piena negazione delle potenzialità letali del virus.

DMZ – A marzo 2020 pochi giorni dopo il decreto che imponeva le regole di confinamento totale, in un articolo avevo ragionato sul valore della Autorevolezza delle Istituzioni durante le emergenze e sul pericolo della svalutazione delle stesse.

La regola proposta da padri autorevoli viene vissuta come di aiuto e supporto, il figlio protetto da genitori autorevoli e protettivi si affida e i livelli di frustrazione elaborati generano investimenti libidici per cosi dire “funzionali”. Questo genere di affidamento però segue fasi alterne, e legate alla percezione della solidità e buon funzionamento del “Genitore”. Il genitore derime il Caos, può contenerlo e risolverlo.

Un genitore percepito come autoritario, genera invece processi ambivalenti.

Gli studi di Freud sul carattere autoritario, di Reich sulla formazione della personalità autoritaria attraverso processi di identificazione, gli studi di Adorno hanno aperto a molteplici studi successivi.

Cosa accade se il genitore coarta? Un cattivo genitore genera figli nevrotici e, frequentemente, psicotici.

Una delle caratteristiche nella Nevrosi è la negazione, un’altra certamente l’evitamento. La estremizzazione di una condizione nevrotica apre alla negazione della realtà che è caratteristica delle psicosi.

GG – Nevrosi e psicosi, negazione dell’evidenza di un forte pericolo insito in un fenomeno clinico e medico: quali differenze e quali conseguenze?

DMZ – Negare una realtà, se in buona fede, sembrerebbe un processo nevrotico. Certamente la personalità nevrotica ha una difficoltà di funzionamento. Una personalità psicotica funziona malissimo.

La negazione necessita di una elaborazione, in una fase nevrotica si giova del confronto e dell’informazione. La fase psicotica invece è estremamente pericolosa, la deriva psicotica ha come fase finale la schizofrenia che rappresenta una pesante frattura con il mondo reale.

Del resto, Freud sottolineava il rischio della repressione, con una ampia descrizione di casi clinici.

GG – Una crisi montante e prolungata si manifesta diversamente e secondo momenti evidenziabili nella psiche umana?

DMZ – Durante ogni emergenza applichiamo una griglia di lettura che diventa anche uno strumento ed è legato fondamentalmente a 3 o 4 passaggi.

Il primo è la fase dell’impatto e del trauma, ansia e paura sono le emozioni prevalenti insieme alla rabbia.

Una fase seguente è quella del confine, gli psicologi della Gestalt lo chiamano confine di contatto. È il luogo psicologico nel quale avviene lo scambio tra interno ed esterno, tra personalità e ambiente, tra io e altro da me.

Definisce ciò che è dentro da ciò che è fuori, ciò che mi fa bene da ciò che è pericoloso, e decido.

Un successivo passaggio richiede una elaborazione di quanto accaduto e un lavoro sulla consapevolezza, molto importante ascoltare ma anche ascoltarsi. È un processo di verifica costante, di riconoscimento ed anche una capacità di fare contatto con le proprie emozioni.

Direi che una fase di risoluzione, nella quale collochiamo personalità funzionanti è legata al superamento delle precedenti. In questo collochiamo personalità consapevoli del “qui ed ora”, capaci di analizzare i dati attuali e non renderli apocalittici. Si trovano nuovi obiettivi, se ne consolidano di precedenti. Le attitudini vengono ricontattate e attualizzate. La concentrazione riattiva le relazioni consapevoli del modo nuovo, un processo di elaborazione del cambiamento fa si che questo non venga piu visto come apocalittico ma attuale e reversibile. Molti sono i modi per tornare alle relazioni e ai sentimenti senza mettere a rischio la vita delle persone.

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  1. Avatar di Ester de Miro Ester de Miro ha detto:

    Mi rendo conto di essere una persona particolare, cui l’isolamento non fa paura. Ma penso che viviamo in una societa’ arrivista e al tempo stesso infantile nella quale e’ inevitabile che l’imprevisto fenomeno Covid puo’ creare gravi problemi psichici. Credo che lo sforzo di TUTTI debba dirigersi verso una considerazione il piu’ possibile realistica e non ossessiva della situazione, evitando di cadere nelle trappole complottistiche ed irreali. Grazie Danilo!

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