Intelligenti? Il QI, Quoziente Intellettivo, decresce nei paesi benestanti. Tempi strani. Neuroni versus virus: 0 a 19

Non è una valutazione di primissima mano, ma pochi ci hanno riflettuto, meno ancora ne hanno parlato approfonditamente. Quindi è interessante, oltre che curioso, ribadire il concetto. Al centro della vicenda, il rallentamento della crescita (quando non diminuisce) del QI- Quoziente Intellettivo umano. Ne ha scritto Christophe Clavé, manager, professore e personaggio poco avvezzo alle telecamere, ma continuamente a confronto con la capacità di ragionamento e progettuali, le possibilità manageriali e di inventiva dei singoli.

Il Quoziente d’Intelligenza (QI) medio della popolazione mondiale è in continuo aumento (effetto Flynn). Questo almeno dal secondo dopoguerra fino alla fine degli anni 90. Da allora il QI è invece in diminuzione… È l’inversione dell’Effetto Flynn“. Questo l’inizio di quanto scritto e diffuso da Clavé che mette in evidenza la semplificazione-impoverimento del linguaggio col minor guadagno della capacità cerebrale.

Verrebbe da sostenere che oggi il vuoto creatosi con la ritirata della parola, della mente, del ragionamento, sembra lasciare spazio all’istinto, alle reazioni “di pancia”. Si spengono i neuroni, ma dilagano i virus: vedi la pandemia Covid-19… tempi stranissimi.

Christophe Clavé

Il manager e studioso tiene sempre sott’occhio le analisi sulla materia, gli servono anche per mestiere, come la ricerca che ha messo a confronto i dati di un secolo sul QI in diverse aree e paesi del mondo, studio stilato da Jakob Pietschnig e Martin Voracek del Dipartimento di Ricerca psicologica di base, Facoltà di Psicologia, Università di Vienna, Austria.

Senza dimenticare le rilevazioni dell’Università di Oslo che già nel 2004 si accorse come tra il 1970 e il 1993 l’effetto Flynn era diminuito. Negli anni successivi ci sono state altre conferme del rallentamento, fino alla scoperta che l’andamento ha preso senso opposto, decrescita del QI: da un anno all’altro il Quoziente Intellettivo diminuisce in media dello 0,25-0,50. Soprattutto nei paesi a più alto benessere.

Christophe Clavé è laureato IEP a SciencesPo di Parigi (la Grande école dell’Istituto di studi politici), titolare di un Master in Business Administration. Per 25 anni direttore Risorse Umane prima e dopo direttore generale in una grande azienda. Poi, per 5 anni, anche responsabile del corso di strategia e politiche aziendali presso HEC Paris. Oggi presidente di una società di investimenti ed executive coach, è anche socio dello Gruppo Alturion specializzato nella consulenza per le risorse umane il cui core business e ragion d’essere sono il reclutamento, la valutazione e la gestione individuale o collettiva dei talenti. Professore di strategia e gestione alla INSEEC School of Business and Economics.

Lo scenario rilevato scientificamente è alla base della descrizione data dal professionista e sembra combaciare proprio con il quadro tracciato quotidianamente dagli elementari scontri verbali tra varie tifoserie e politici-arruffapopolo, oppure nei commenti e post scritti sui social basati solo su tesi da passaparola non verificati: povertà estrema di argomentazioni, elementi di ragionamenti primitivi che scatenano negli autori-sottoscrittori reazioni rabbiose, da fondamentalismo estremo. Forse nella “difesa incattivita” di queste riflessioni basati sul nulla, c’è una profonda (e intimamente rifiutata) consapevolezza della poca “tenuta” di queste tesi povere e insulse: l’unica reazione possibile per difenderle non è mostrare prove a conforto (perché non ci sono), ma attaccare e rispondere con rabbia.

Da questo impoverimento intellettuale sembra proprio sorgere anche il pololato fenomeno complottista. Quindi, il fenomeno dei terrapiattisti, terracavisti, anti alieni rettiliani, no-vax perché i vaccini conterrebbero capsule 5G per tracciare ogni nostro movimento-pensiero e/o per capacità strampalate degli stessi vaccini di mutare il genoma umano. Mutarlo poi in chissà cosa?

Tutto da ridere, se non fosse per il disastro dimostrato dalle menti che caldeggiano questi concetti.

Sulla diminuzione del QI dagli anni 90 in poi, soprattutto dal 2000 e in determinate nazioni, Clavé ha sottolineato che:

la tesi è ancora discussa e molti studi sono in corso da anni senza riuscire a placare il dibattito. Sembra che il livello d’intelligenza misurato dai test diminuisca nei Paesi più sviluppati. Molte possono essere le cause di questo fenomeno“.

Tra le sopracitate cause: “Una di queste potrebbe essere l’impoverimento del linguaggio. Diversi studi dimostrano infatti la diminuzione della conoscenza lessicale e l’impoverimento della lingua: non si tratta solo della riduzione del vocabolario utilizzato, ma anche delle sottigliezze linguistiche che permettono di elaborare e formulare un pensiero complesso”.

E qui la nota dolente è stata annunciata, quello della semplificazione grammaticale, dell’assottigliamento del vocabolario con conseguenze nefaste sulle abilità mentali.

Ormai è ben manifesta una capacità verbale molto più povera ed elementare. Magari, nelle frasi ci si infilano a prestito anche termini da lingue estere per non fare uno sforzo di troppo nel rammentare le espressioni locali, coltivando pure l’illusione di una maggiore “parlata internazionale” che invece nasconde solo pigrizia mentale.

Una tendenza linguistica giustificata da molti come “evoluzione”, adeguamento alla rapidità dei mezzi di comunicazione interpersonale di oggi. Mezzi che, guarda caso, prediligono sempre più immagini e video a scapito della parola.

“La graduale scomparsa dei tempi (congiuntivo, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato) dà luogo a un pensiero quasi sempre al presente, limitato al momento: incapace di proiezioni nel tempo. La semplificazione dei tutorial, la scomparsa delle maiuscole e della punteggiatura sono esempi di “colpi mortali” alla precisione e alla varietà dell’espressione”.

E qui Christophe Clavé inserisce un esempio tra i possibili. Sembra una minuzia, invece è la significativa punta di un iceberg gigantesco su cui si sta schiantando la nave del linguaggio umano che trasporta la capacità di ragionamento, del pensiero.

Dal canto mio aggiungerei pure che la semplificazione delle abilità nella scrittura è amplificata pure dall’uso massiccio di altri strumenti come gli emoticon: le “faccine” e tutti gli altri simboli hanno sostituito gran parte della ricerca di espressioni in parole che descrivano giudizi, emozioni e stati d’animo.

“… eliminare la parola signorina (ormai desueta) non vuol dire solo rinunciare all’estetica di una parola, ma anche promuovere involontariamente l’idea che tra una bambina e una donna non ci siano fasi intermedie. Meno parole e meno verbi coniugati implicano meno capacità di esprimere le emozioni e meno possibilità di elaborare un pensiero. Gli studi hanno dimostrato come parte della violenza nella sfera pubblica e privata derivi direttamente dall’incapacità di descrivere le proprie emozioni attraverso le parole“.

Si pensa meno, si riflette meno, la mente cede il passo alla violenza che non è solo quella del corpo, ma anche verbale, quella che è spesso modello delle reazioni cui accennavo prima riguardo alle varie correnti “complottiste”.

“Senza parole per costruire un ragionamento, il pensiero complesso è reso impossibile. Più povero è il linguaggio, più il pensiero scompare. La storia è ricca di esempi e molti libri (Georges Orwell – 1984; Ray Bradbury – Fahrenheit 451) hanno raccontato come tutti i regimi totalitari hanno sempre ostacolato il pensiero, attraverso una riduzione del numero e del senso delle parole. Se non esistono pensieri, non esistono pensieri critici. E non c’è pensiero senza parole”.

Ai pochi registi arruffapopolo, ai pochi pseudopolitici capaci di approfittare della situazione (la massa di deputati e senatori ne è incapace), non rimane che sfruttare questa corrente montante di non pensanti: saranno i loro tifosi più rumoreggianti per far sembrare più ricche le truppe, aggiungeranno i loro “like” e i loro voti a quelli di coloro che sono ancora capaci di un minimo di pensiero.

Tornando all’impoverimento grammaticale e dell’uso dei verbi, Clavé è lapidario, quasi spietato, ma getta luce di verità su questi tempi sempre più bui.

Come si può costruire un pensiero ipotetico-deduttivo senza il condizionale? Come si può prendere in considerazione il futuro senza una coniugazione al futuro? Come è possibile catturare una temporalità, una successione di elementi nel tempo, siano essi passati o futuri, e la loro durata relativa, senza una lingua che distingue tra ciò che avrebbe potuto essere, ciò che è stato, ciò che è, ciò che potrebbe essere, e ciò che sarà dopo che ciò che sarebbe potuto accadere, è realmente accaduto?”.

C’è tanto lavoro da fare per ricostruire un substrato adatto che permetta di coltivare il ragionamento e pensieri nuovi. Siamo costretti a farlo per tutelate le giovanissime generazioni di oggi e le successive.

Al contrario, noi, i più adulti, fino ai circa diciottenni, siamo tutti rovinati da trent’anni di non gestione (o mala gestione) del sistema educativo, di impoverimento delle reti di comunicazione. Ma danneggiati, lo ripeto, anche dalla pigrizia mentale, quella che fa abdicare nei confronti dei presunti e dannosissimi “nuovi modelli” della lingua parlata e scritta.

La Conclusione di Christophe Clavé:

“Cari genitori e insegnanti: facciamo parlare, leggere e scrivere i nostri figli, i nostri studenti. Insegnare e praticare la lingua nelle sue forme più diverse. Anche se sembra complicata. Soprattutto se è complicata. Perché in questo sforzo c’è la libertà“.

“Coloro che affermano la necessità di semplificare l’ortografia, scontare la lingua dei suoi “difetti”, abolire i generi, i tempi, le sfumature, tutto ciò che crea complessità, sono i veri artefici dell’impoverimento della mente umana. Non c’è libertà senza necessità. Non c’è bellezza senza il pensiero della bellezza”.

Complessità quindi e non semplificazione per evitare l’impoverimento della mente umana.

Siamo ancora in tempo per un’inversione di tendenza? Dovremmo agire, almeno per il futuro chi ci seguirà nella vita professionale e nel governo di questo mondo.

Prepariamo loro un mondo che permetta di svilupparsi concettualmente invece di percorrere all’indietro la scala evolutiva verso un moderno Uomo di Neanderthal o verso un generico “uomo della pietra”… ma con uno smartphone in mano!