L’ingannatore ingannato, il ragno, le sue vittime, l’uva e il vendemmiatore. Una favola, “Il Ragno e il grappolo d’uva”, una parabola di Leonardo da Vinci, maestro in svariati campi, grande pensatore, artista, scienziato, ingegnere, progettista, inventore, personaggio noto da secoli in tutto il mondo.
(immagine di copertina: assemblaggio da due foto di Freepik)
Il Ragno e il grappolo d’uva
“Trovato il ragno uno grappolo d’uve, il quale per la sua dolcezza era molto visitato da ave e diverse qualità di mosche, li parve aver trovato loco molto comodo al suo inganno.
E calatosi giù per lo suo sottile filo, e entrato nella nova abitazione, lì ogni giorno, facendosi alli spiraculi fatti dalli intervalli de’ grani dell’uve, assaltava, come ladrone, i miseri animali, che da lui non si guardavano.
E passati alquanti giorni, il vendemmiatore còlta essa uva e messa coll’altre, insieme con quelle fu pigiato.
E così l’uva fu laccio e ‘nganno dello ingannatore ragno, come delle ingannate mosche”.

Alla corte di Ludovico il Moro, nell’ultimo decennio del XV secolo, Leonardo da Vinci raccolse diverse sue opere in manoscritti. Sono storie in cui campeggiano piccoli animali, insetti, piante ma anche cose come sono una pietra o la neve.
Sono immagini diverse da altri e consueti racconti che vedono come protagonisti gli uomini o animali come cavalli, leoni e altri.
I titoli delle favole di Leonardo dicono tutto su questi suoi particolari primi attori:
“La farfalla e la fiamma della candela”, “Il falcone impaziente”, “Il topo e la donnola”, “La pietra scontenta della vita solitaria”, “La neve umile”, “Il Foco e l’Acqua”, “La fiamma e la candela”, “Il cedro superbo”, “La vitalba scontenta”, “Il cedro ambizioso”, “Il pesco invidioso”, “Il salice, la gazza e i semi della zucca”, “Il fico e l’olmo” e molte altre.
Senza distinzione, animali, insetti, piante e cose acquistano prerogative umane, ne provano le stesse paure, i sentimenti contrastanti, reagiscono allo stesso modo.
Un universo che mette in luce e racconta proprio l’essere umano spogliato delle sue sovrastrutture, nudo in quel che è e nelle sue azioni.
Concludo con un parallelismo preso dalle allegorie di Leonardo da Vinci, quello sulla Vanagloria:
In questo vizio, si legge del pagone (pavone) esserli più che altro animale sottoposto, perché sempre contempla in nella bellezza della sua coda, quella allargando in forma di rota, e col suo grido trae a sé la vista de’ circustanti animali. E questo è l’ultimo vizio, che si possa vincere.

Credo si tratti di pubblicità ingannevole.
ZipferRagni
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😜😂🤣 proprio quella
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