La “normalità” in campagna elettorale e nella vita: tesi pericolose, soprattutto quelle di un portatore di stellette candidato alle Europee

La definizione di “normalità” secondo vocabolario si può prestare facilmente a visioni, interpretazioni e tesi pericolose. Accade soprattutto in campagna elettorale quando alcune parti forzano determinati aspetti della neutrale definizione della Lingua Italiana e lo fanno per mero scopo attrattivo verso una parte dell’elettorato.

I protagonisti di queste nuove e improvvisate definizioni sono personaggi prestati alla politica, a forte visione unilaterale della mente. Sono uomini o donne che non hanno le capacità per far parte di amministrazioni pubbliche, scelti però perché hanno un pubblico, un seguito social e televisivo.
Pessimo e assurdo modo per scegliere candidati da proporre all’elettorato, ma siamo nel 2024 e da anni ormai si agisce in questo modo, senza che nessuno inverta la tendenza o che si sforzi di farlo rischiando.

dal Vocabolario Treccani – normalità s. f. [der. di normale]. – 1. Carattere, condizione di ciò che è o si ritiene normale, cioè regolare e consueto, non eccezionale o casuale o patologico, con riferimento sia al modo di vivere, di agire, o allo stato di salute fisica o psichica, di un individuo, sia a manifestazioni e avvenimenti del mondo fisico, sia a situazioni (politiche, sociali, ecc.) più generali: ndi un comportamentodi una reazionestanchezza fisicamutamenti di umoreescursioni termichevariazioni climaticheoscillazioni di mercato, ecc. che rientrano nella (o escono dallanormalità. In senso più astratto, condizione o situazione normale: vivererestare nella n.; tornare alla n.; il ritorno alla ndopo un periodo di disordini (nel linguaggio politico, l’espressione ritorno alla n. è spesso servita a mascherare un forzato, e talora sanguinoso, ristabilimento dell’ordine o comunque l’adozione di metodi repressivi).

2. In chimica, n. (o concentrazione normale) è la concentrazione di una soluzione espressa come numero di grammo-equivalenti di soluto presenti in un litro di soluzione (v. normale, n. 3 b).

“Lei come omosessuale non rappresenta la normalità”, affermazione del generale Vannacci, candidato leghista alle Europee, rivolta ad Alessandro Zan, onorevole del PD, omosessuale e fautore della difesa dei diritti, cofirmatario e favorevole verso norme maggiormente a tutela dell’universo omosessuale.
Questa contrapposizione è andata in onda il 6 maggio 2024 durante la trasmissione Quarta Repubblica su Rete4.

Vannacci si è trincerato dietro il termine “statistica” per spiegare la sua normalità: abbreviando il Vannacci pensiero, una minoranza non sarebbe normalità proprio perché statisticamente minoritaria. Quindi, l’omosessualità, come qualsiasi altra tipologia di minoranza, non rientra nella normalità.
Sempre rivolto all’onorevole Zan, il candidato militare ha detto, “La normalità è solamente un’espressione statistica […] Lei come omosessuale non rappresenta la normalità, è soltanto un’espressione statistica. La normalità non è né migliore né peggiore, né buona né cattiva, ma rappresenta solo un risultato statistico. Gli stessi omosessuali si definiscono non normali“.

In questo faccia a faccia Alessandro Zan ha fatto notare che la Costituzione Italiana garantisce gli stessi diritti a tutti i cittadini, a prescindere dalle loro condizioni personali e che le affermazioni del militare sono del tutto incostituzionali: “Il dissenso è una risorsa all’interno della democrazia. Vannacci è in tv in tutte le emittenti, scrive libri e dice cose terribili e poi le ritratta. Anche sulla disabilità Vannacci ha detto alcune cose e poi le ha ritrattate. I normodotati possono imparare tantissimo dalle persone disabili. Vannacci ha dichiarato che se avesse un figlio gay lo farebbe curare. È possibile una cosa del genere? È aberrante“.

Il gene dell’omosessualità non lo hanno mai trovato, non esiste – ha rincarato Vannacci – Mi chiedono: le persone con i capelli rossi non sono normali? Certo, non rientrano nella normalità. Essere normali significa rientrare entro determinati canoni della norma. La semantica serve proprio a questo, non si può cambiare. Non è vero che omosessuali si nasce, non è così“.
E poi lo stellato in divisa nonché leghista ha aggiustato il tiro sottolineando che “La discriminazione è diversa dalla diversità si basa sulla negazione dei diritti e della dignità. Fra una persona omosessuale ed eterosessuale non c’è alcuna differenza“.

Quest’ultima affermazione sull’omosessualità ritratta quanto il Vannacci ebbe a dire poco tempo fa, quando affermò che se avesse avuto un figlio omosessuale lo avrebbe fatto curare…

Qualcuno potrebbe rilanciare al Vannacci che, in termini di statistica, l’eterosessualità non è la normalità, ma la moda, tradotta come valore di massima frequenza tra gli orientamenti sessuali.

Comunque, il generale s’è vestito da esperto in statistica, in normalità, in genetica e si trincera dietro queste parole per travestire da “normali” le sue affermazioni e i suoi toni di sempre.

Tutto molto pericoloso, ma oggi è spesso sdoganato da certi personaggi e da chi li candida.

Assurdo poi il ragionamento che poggia sulla statistica, come a tentare un puerile addolcimento di certe tesi. Una sorta di limatura delle parole per non prestare il fianco a precedenti ed evidenti atteggiamenti oltranzisti, simil razzisti-omofobi, anche contro chi ha un colore della pelle non bianco, non ariano, secondo il candidato leghista, non italiano.

Secondo il Vannacci-pensiero non deve essere considerato normale – quindi è anormale – chi fa parte di statistiche minoritarie.

Di conseguenza, i troppo alti, i troppo bassi, i troppo grassi, i troppo ricchi o i troppo poveri, quelli con occhi azzurri, i calvi, i baffuti, i barbuti.
Ma essere rossi di capelli (o biondi), variante più rara della colorazione dei capelli, è comunque essere normali.
Sono anormali anche coloro che hanno gli occhi azzurri perché statisticamente minoritari?

Giocando con l’assurdità delle “esclusioni” da “anormalità” vannacciane, tutte insieme queste, statisticamente parlando, non diventano maggioranza, quindi “normali”, perché numerose?

Oltretutto, per il leghista candidato sarebbero minoranza anche i troppo intelligenti visto che solo il 2,2% della popolazione ha un QI pari a 130.

Dette così, in maniera normalmente matematica, queste liste di eccezioni potrebbero essere condivisibili, ma non lo sono più se vengono fuori dalla bocca di chi vuole una normalità che “esclude”. Non sono più condivisibili se il concetto giunge da chi ha scritto quel libro (Il Mondo al Contrario), da chi ha descritto/sottinteso in maniera orrenda l’appartenenza a gruppi “etnici” o con precise propensioni sessuali.

Dal libro di Vannacci, il passaggio  sul video che ritrae il matrimonio fra il carabiniere e il suo compagno - “L’aspirazione dei gay sarebbe quella di vedere i loro rapporti sentimentali e sessuali parificati al tutto a quelli eterosessuali. La percentuale di gran lunga più consistente di chi è rimasto se non turbato, almeno sconcertato e turbato dal video, dimostra che un matrimonio gay non è normalità”.
“Se tale eccentricità viene ostentata, come nel caso del bacio, delle grandi uniformi, delle sciabole e del video largamente diffuso, va anche a disturbare il pensiero e i valori comuni. E quest’ultimo effetto è quello che io temo fosse invece ricercato nel dare diramazione capillare al filmato”.

Le minoranze, gli esclusi dalla “normalità”, sono sempre quelli che nella storia hanno poi patito dominazioni, oppressioni, emarginazioni, persecuzioni, anche eliminazioni fisiche.

Le donne troppo intelligenti e ribelli per esempio, quelle che nel Medio Evo si avvicinavano a professioni prettamente maschili, la Medicina in primis pescando dalla conoscenza dei rimedi naturali tramandati da lunghe tradizioni anche precristiane: erano tutte streghe da bruciare sul rogo, dove finì pure Giovanna d’Arco, troppo condottiera, troppo dannosa per una delle parti in conflitto, quindi processata e arsa viva come eretica il 30 maggio 1431.

Un esempio più ampio è la minoranza cristiana durante l’Impero romano, obiettivo di persecuzioni che hanno segnato un profondo pregiudizio etnico-religioso. Ma questo non fu il primo della storia.

Restando in ambito europeo, la sconfitta delle legioni romane nel 9 d.C. guidate dal Console Publio Quintilio Varo nella Foresta di Teutoburgo (oggi Kalkriese, in Bassa Sassonia). Le truppe romane furono massacrate dalle tribù germaniche, i Cherusci in primis, guidate da Arminio (Irmin, “grande” o Hermann). Questo capitolo della storia bloccò l’espandersi ulteriore della cultura greco-romana stabilendo un baluardo – poi in espansione – della cultura germanica e celtica.
Quel condottiero germanico fu ripreso in pieno 1800 nell’ambito del nazionalismo tedesco e quella lontana fase storica fu usata nel XX secolo dal Nazismo per teorizzare la supremazia ariana, quindi anche la persecuzione degli ebrei e di tutte quelle razze considerate inferiori, non “normali”, compresa la soppressione violenta di quelle condotte etichettate come deplorevoli.

Si fa presto a etichettare e a sopprimere, a emarginare le minoranze sociali permettendo pochi diritti o eliminandoli del tutto. Il passo è breve, è facile, è travestito di “normalità”.

dal Vocabolario Treccani – emarginazióne s. f. [der. di emarginare]. – 1. non com. L’atto, l’operazione di annotare sui margini carte amministrative. 2. Più com., esclusione da una società, da una comunità, dalla partecipazione ai diritti e ai benefici di cui altri godono e che dovrebbero essere comuni a tutti: il fenoneno dell’e.; l’ingiusta edegli anziani dalla vita attiva della societàesociale, come esclusione dal ciclo produttivo e dal mondo del lavoro, con conseguente isolamento individuale e di gruppo; l’eculturale provocata dall’analfabetismo e dall’indigenza.

dall’Enciclopedia Treccani – emarginazione

di Margherita Zizi

Essere escluso o escludersi dalla società

L’emarginazione è la condizione di chi viene relegato ai margini, cioè alla periferia del sistema sociale, e implica quindi la mancata integrazione di alcuni gruppi e categorie di persone che non partecipano ai processi produttivi, decisionali e distributivi fondamentali della società. Espressione dell’ineguaglianza delle opportunità di accesso alle risorse, ai benefici e alle ricompense sociali, l’emarginazione ha tra le sue cause fattori di ordine economico, politico e culturale. L’emarginazione può assumere i caratteri della discriminazione, che consiste nell’esclusione di particolari gruppi e categorie sociali dalla fruizione di alcuni diritti fondamentali […]

La non “normalità”, le minoranze che, in quanto tali, sono anormali

Le minoranze in tempi moderni? Quale popolo rischia la cancellazione perché minoritario o non “normale”, statisticamente o meno che sia, per alcuni regimi costituiti?

Limitandosi ai popoli, come sottolineato da Treccani e da Umberto Eco in “Storia della Civiltà europea“, sono note circa 3.600 nazionalità e altre minoranze in tutto il mondo, dislocate all’interno di 200 Paesi, nessuno di questi puro per lingua, cultura o religione.

Una panoramica su alcune particolarità è ben descritta da Luigi Sanlorenzo sulle pagine de “Lo Spessore“.

Si comincia dai curdi Yazidi in Iraq, da secoli repressi, sopravvissuti in pochi alla furia omicida dell’Isis.

E ancora i Rohingya, minoranza musulmana che è nel mirino dei buddisti del Myanmar, una volta Birmania, molti sono sparsi per il mondo: per l’Onu è la minoranza più perseguitata al mondo oltre al popolo ebreo che lo è anche in termini di storia e di tempo.

In Cina sono gli Uiguri, nella regione dello Xinjiang, gruppo turcofono di religione musulmana sunnita, che rappresentano i predestinati alla cancellazione, etnia considerata inferiore rispetto alla più numerosa e “normale” etnia Han.
Repressione che ebbe il suo apice con il predominio del Partito Comunista Cinese autore di un vero e proprio programma di cancellazione e sostituzione etnica, un’operazione di assimilazione forzata del popolo uiguro travestita in tempi più recenti da lotta al terrorismo musulmano.

I Mandei in Iraq, comparsi verso il I secolo d.C. di origine mesopotamica, non cristiani, ma da sempre hanno come profeta Giovanni Battista e sono per fede contrari all’utilizzo della violenza e delle armi persino per l’autodifesa. Da questo è evidente come sono diventati ottimi bersagli. Esclusi ed emarginati sotto Saddam Hussein e dal partito di regime Ba’ath in alcuni casi appartenenti a questo popolo furono torturati e internati. Ancora peggio dopo Hussein quando i fondamentalisti sciiti e sunniti hanno iniziato a perseguitare i Mandei mettendoli di fronte a un’alternativa atroce, la conversione all’Islam, la persecuzione oppure l’esilio… e in tanti sono andati via per poter sopravvivere.
Questo popolo, come l’Aramaico che è la loro lingua, è considerato come destinato alla scomparsa.

Senza dimenticare la tragedia dei curdi tra Turchia, Iraq, Iran e Siria, oppure i Drusi, popolo antico, sparso tra Libia, Siria e Israele, con comportamenti e realtà storiche fra questi territori.
Loro, i Drusi, come minoranza sono stati persecutori di un’altra minoranza in Libia, i cristiano-maroniti, tra il 1975 ed il 1990. In Siria sempre i Drusi vissero una situazione opposta, furono attaccati come eretici dall’Isis e quindi dai fondamentalisti di Daesh: massacrati. In Israele, dall’occupazione israeliana delle alture del Golan a fine conflitto del 1967, i Drusi hanno la possibilità di avere la cittadinanza, appartenere agli apparati di stato, ma solo pochi, oltre il 10%, di questo popolo, ha aderito, sebbene ci sia un’alta percentuale negli anni (82% circa) di aderenti alle forze armate di Israele: nei fatti i Drusi non si sentono di appartenere né allo Stato ebraico né alla Siria.

Mai giocare con la “normalità” e le minoranze, quali esse siano

dal Vocabolario Treccani – ostracismo, s. m. [dal gr. ὀστρακισμός, der. di ὀστρακίζω «infliggere l’ostracismo», da ὄστρα-κον: v. ostrakon] […] il termine viene usato in antropologia sociale per indicare l’esclusione da una comunità di quegli individui che si siano resi colpevoli di determinate infrazioni; per estens., può trovarsi riferito anche a comportamenti, pratiche, ideologie: dare l’oa qualcuno, perseguitarlo, ostacolarlo, emarginarlo in tutti i modi; dare l’o. a qualcosa, condannarla, metterla al bando.

Treccani, alla voce “Minoranze”:

[…] Alla discriminazione legale si aggiunge la discriminazione economica (fisco e credito iniquo, mancata distribuzione dei benefici della crescita economica, danneggiamento in caso di riforme agrarie) e quella professionale (impiego di lavoratori di preferenza della maggioranza, scolarizzazione non garantita, ascesa sociale ostacolata, epurazioni) […]

In ambito culturale la discriminazione verso le minoranze assume le forme del boicottaggio della lingua, dell’abolizione della stampa minoritaria, della diminuzione delle istituzioni formative, della sospensione dei sussidi alle strutture educative, dell’introduzione dell’istruzione bilingue in sostituzione di quella nella madrelingua della minoranza, spesso sfociante nell’imposizione dell’istruzione nella lingua ufficiale dello Stato. Si aggiungano i salari più alti per i funzionari e gli insegnanti immigrati dalla zona maggioritaria del Paese, il trasferimento degli intellettuali della minoranza nella zona della maggioranza, la sostituzione dei capi delle istituzioni culturali ed educative e l’utilizzo del numero chiuso per le ammissioni alle università […]

Il passaggio da una sovranità all’altra è un momento chiave: la discriminazione politica si palesa in cancellazione della cittadinanza, riorganizzazione amministrativa, rimozione dei funzionari pubblici, restrizione del diritto di voto. Se il passaggio di sovranità si ha in seguito a una guerra, il livello di violenza e di radicalità delle misure è più alto, fino ad arrivare all’adozione di misure estreme, come il tentativo di genocidio (degli Armeni nell’Impero ottomano durante la prima guerra mondiale o, nella seconda guerra mondiale, di ebrei e zingari nella Germania nazista) o l’espulsione forzata (come i 12 milioni di tedeschi dall’Europa centro-orientale). Manipolare le votazioni in favore della maggioranza etnica, cui vanno assegnati i posti di funzionari legislativi nelle aree di minoranza, garantire alle unità amministrative locali autorità e sussidi minimi, rendere la vita dei partiti politici della minoranza impossibile e intimidire la minoranza con arresti e accuse di vario genere sono tutte pratiche assai diffuse nel corso del XX secolo; censimenti fraudolenti, trasferimenti di massa di abitanti della maggioranza nelle zone di confine, deportazione di quelli della minoranza, proibizione dell’uso dei nomi delle persone e delle comunità e loro modifica ne sono stati spesso il triste corollario. Gli individui sottoposti all’assimilazione, esiliati dal gruppo che ne rappresentava l’originaria identità linguistico-culturale e religioso-morale, rispetto alla popolazione media denotano una più larga incidenza di difficoltà d’adattamento, svantaggi economici, scarsi risultati scolastici, disoccupazione, alcolismo, suicidi e crimine: cosa che comporta tensioni sociali e richiede l’istituzione di una rete di organizzazioni, con costi sociali enormi, e senza garanzie di successo nel fronteggiare i problemi generati.

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