Magia, incanto, trasformazioni, amore, tradimento, bugie e verità, gli ingredienti ci sono tutti in questa che è nota come la prima favola scritta conosciuta al mondo. È “Il racconto dei due fratelli” che arriva dal Papiro D’Orbiney, dal nome di colei che lo acquistò nel 1852, Elizabeth d’Orbiney. La facoltosa signora britannica lo rivendette poi al British Museum nel 1857. Il papiro faceva parte di diversi reperti trovati nell’area dell’antica Menfi, probabilmente nella necropoli di Saqqara dove si trova la prima piramide egizia, quella a gradoni, edificata per il faraone Djoser (2630 a.C. circa).
Autore della fiaba (più in basso il capitolo con testo tradotto) è lo scriba e calligrafo Inena che la scrisse sul papiro 3.239 anni fa, per la precisione nel 1214 a.C. circa (epoca del Nuovo Regno egizio) ispirandosi a più antiche parabole e miti.
L’antico letterato usò la scrittura Ieratica, una sorta di corsivo nell’Antico Egitto, una semplificazione dei classici geroglifici, una grafia adatta a chi doveva scrivere più rapidamente documenti e archivi. Per tracciare i caratteri si usava un calamo fatto con una piccola canna di bambù tagliata: la punta veniva intinta nell’inchiostro nero o rosso, quest’ultimo per far risaltare nomi o altri elementi come sottolineare parole importanti, una data, l’incipit di un nuovo capitolo, ma anche delle correzioni.
Si tratta di «una delle più celebri composizioni letterarie egiziane, variamente interpretata in epoca moderna come fiaba, allegoria storica e satira politica, tra le altre. Si tratta di un racconto molto avvincente, ma anche sofisticato, scritto in un neo-egiziano letterario, che racconta di due protagonisti semi-divini e delle loro avventure, da cui deriva il suo titolo moderno “Il Racconto dei Due Fratelli”. L’unica copia conosciuta del “Racconto” è questo manoscritto di diciannove colonne, probabilmente più o meno contemporaneo alla sua composizione».
dal British Museum che conserva il Papiro D’Orbiney e che detiene il Copyright sulle immagini dell’antico documento






Immagini del Papiro D’Orbiney (cliccare per ingrandirle) – credit © The Trustees of the British Museum – licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – 4.0 Internazionale (CC BY-NC-SA 4.0)
Lo scriba Inena era contemporaneo di Qenherkhepeshef, lo Scriba del Re durante la XIX Dinastia, periodo che che durò dal 1321 al 1186 a.C. annoverando i faraoni Ramesse I, Seti I, Ramesse II, Merenptah, Seti II, Siptah-Ramesse e Tausert.
Il papiro fu scritto in un momento ben individuato (1214-1204 a.C.) e lo si è capito perché è indicato un personaggio in particolare: nelle annotazioni che occupano lo spazio dopo il colophon vi viene nominato colui che poi divenne Faraone come Seti II, in quel periodo ancora principe ereditario come Seti-Merenptah.

Satira politica rintracciabile in questo racconto perché favolisticamente si rifà a un reale momento di difficoltà dinastica sulla successione al trono di Seti II per colpa dell’usurpatore Amenmose (fratello o fratellastro che cercò di imporsi per due o tre anni nelle aree del Regno in Alto Egitto e in Nubia).
Come nella favola tutto si risolse per volontà degli dei, grazie a stratagemmi, perché il bene ha dalla sua parte la giustizia, le potenze del bene che superano la morte, le trasformazioni e gli intrighi. Questa è la conclusione morale tra realtà e favola.
Come scrisse il grande storico ed egittologo Sergio Donadoni, “Quel che risulta da una anche sommaria analisi del racconto è che, a fianco degli elementi più propriamente mitologici (e non importa quanto degradati e mondanizzati, per così dire), vi sono elementi più francamente novellistici. Il motivo della seduzione mancata che genera la calunnia (simile a quella di Fedra e Ippolito o della moglie di Putifarre e di Giuseppe), il motivo della gratitudine degli animali che, ben curati da Bata, gli segnalano il pericolo dell’agguato del fratello, e così via: sono, questi elementi, quelli che più a lungo resistono nella trasmissione, o, meglio, che partecipano di una più larga area di diffusione e di un più lungo periodo di vitalità“.
In breve, Donadoni fa riferimento agli studi che appurarono come nell’ambito delle tradizioni culturali mondiali più antiche, la più ampia serie di motivi comuni messi insieme per dare forma a una novella è proprio nelle due più antiche egiziane, “Il racconto dei due fratelli” e “Il Principe Predestinato” (altra favola appartenente al periodo del Nuovo Regno, ricolma di elementi che risalgono a momenti ben remoti e alla tradizione delle storie tramandare grazie a racconti orali precedenti la scrittura).
“Il racconto dei due fratelli”
Sulla base della traduzione continuata a cura di Alberto Elli (appena ritoccata in alcuni particolari per una migliore leggibilità ai non tecnici)
C’erano una volta, si dice, due fratelli di una (stessa) madre e di uno (stesso) padre. Il nome del maggiore era Anubi, mentre il nome del minore era Bata.
Quanto ad Anubi, egli aveva una casa e una moglie, mentre suo fratello minore (viveva) con lui a guisa di figlio ed era lui che gli faceva i vestiti e andava dietro le sue bestie al campo; era (pure) lui che arava per lui, lui che mieteva per lui, ed era ( sempre) lui che faceva per lui tutti gli affari che riguardavano il campo.
E così suo fratello minore era un bel giovanotto: non c’era (nessuno) simile a lui nella terra intera; invero, la forza di un dio era in lui.
Ora, trascorsi molti giorni dopo ciò, suo fratello minore era dietro le sue bestie secondo il suo costume di ogni giorno. E ogni sera ritornava a casa sua, carico di tutte le erbe del campo, di latte, di legna e di tutti i buoni prodotti del campo e li deponeva davanti a suo fratello maggiore che sedeva con sua moglie; beveva, mangiava e (poi) usciva per andare a dormire nella sua stalla, in mezzo alle sue bestie, da solo.

Ora, dopo che la terra si era schiarita ed era venuto un secondo giorno, (egli si alzava e preparava cibi) cotti e li poneva davanti a suo fratello maggiore; questi gli dava dei pani per il campo ed egli conduceva le sue vacche per farle mangiare nel campo.
Egli andava dietro le sue vacche ed esse gli dicevano: “È buona l’erba del tal luogo”; egli udiva tutto ciò che esse dicevano e le conduceva al buon luogo dell’erba che esse desideravano. Le vacche che stavano davanti a lui diventavano molto molto belle e raddoppiavano i loro parti, moltissimo.
Ora, alla stagione dell’aratura, suo fratello maggiore gli disse: “Procuraci una coppia (di buoi) per arare, poiché il campo è uscito (dall’acqua – ndR: fine dell’inondazione periodica del Nilo) ed è buono per arare; poi vieni al campo con la semente, poiché domani cominceremo ad arare!”. Così gli disse. Allora suo fratello minore fece tutte le faccende che suo fratello maggiore gli aveva detto di fare.
Ora, dopo che la terra si era schiarita ed era venuto un secondo giorno, essi andarono al campo con la loro semente e cominciarono ad arare. I loro cuori erano felicissimi a causa del loro lavoro, fin dall’inizio del loro lavoro.
Ora, trascorsi molti giorni dopo ciò, essi erano nel campo ed ebbero bisogno di semente. Allora egli mandò suo fratello minore, dicendo: “Va’ e portaci della semente dal villaggio!”.
Suo fratello minore trovò la moglie di suo fratello maggiore mentre una (serva), seduta, la stava pettinando. Allora le disse: “Alza(ti), dammi della semente, così che io me ne torni al campo, poiché mio fratello maggiore mi aspetta. Non indugiare!”.
Allora lei gli disse: “Va’, apri il magazzino e prenditi ciò che vuoi! Non fare che io lasci per via la mia pettinatura!”.
Allora il giovanotto entrò nella sua stalla e prese una grande giara, poiché voleva prendere molta semente. Si caricò di orzo e di spelta ed uscì portandoli.
Al che lei gli disse: “Quanto pesa ciò che è sulla tua spalla?”.
Lui le disse: “Tre sacchi di spelta e due sacchi di orzo; in totale (sono) cinque (sacchi) quelli che ho in spalla”; così le disse.
… Allora lei parlò con lui dicendo: “C’è una grande forza in te! E io vedo il tuo vigore ogni giorno”. Ella desiderò conoscerlo come si conosce un maschio. Quindi, si alzò, lo afferrò e gli disse: “Vieni, trascorriamoci un’ora (insieme), corichiamoci! Ciò ti sarà utile, poiché io ti farò dei bei vestiti”.
Il ragazzo divenne come una pantera dell’Alto Egitto, arrabbiato … a causa del cattivo discorso che lei gli aveva fatto, ed ella si spaventò moltissimo.
Poi lui parlò con lei dicendo: “Ora, ecco, tu sei con me come una madre e tuo marito è con me come un padre e lui è maggiore di me; è lui che mi ha allevato! Che cos’è questo grande abominio che mi hai detto? Non dirmelo più ed io non lo dirò a nessuno e non lascerò che esca dalla mia bocca a qualsiasi persona!”. Sollevò il suo carico e se ne andò al campo; poi arrivò da suo fratello maggiore e cominciarono a lavorare al loro lavoro.
Ora, più tardi, al momento della sera, suo fratello maggiore tornò a casa sua, mentre suo fratello minore era (ancora) dietro alle sue bestie, si caricava di ogni cosa del campo e conduceva le sue bestie davanti a sé per farle dormire nella loro stalla che era nel villaggio.
Ma la moglie di suo fratello maggiore era spaventata a causa del discorso che aveva fatto: prese allora del grasso e del sego e divenne (ndR: si truccò) come una che è stata percossa, (ma) falsamente, così da poter dire a suo marito: “È tuo fratello minore che mi ha percossa!”.
Suo marito Anubi alla fine tornò a sera, secondo la sua abitudine di ogni giorno, arrivò a casa sua e trovò sua moglie coricata, falsamente ammalata. Essa non versò acqua sulle sue mani, così come egli era abituato ogni giorno, né aveva acceso (la fiaccola) davanti a lui, così che la sua casa era al buio; essa era sdraiata, vomitando.
Anubi le disse: “Chi ha parlato con te?”.
Allora lei gli rispose: “Nessuno ha parlato con me, tranne tuo fratello minore. Quando è venuto a prendere della semente per te, mi ha trovato seduta, da sola, e mi ha detto: «Vieni, trascorriamo un’ora (insieme), corichiamoci! Metti la tua parrucca!». Così mi disse. Ma io non gli ho prestato ascolto . «Non sono forse io (come) tua madre e tuo fratello maggiore non è con te come un padre?». Così gli dissi, ma egli ebbe paura e mi percosse, affinché non ti facessi rapporto. Ora, se tu permetti che egli viva, io mi ucciderò! Ecco, quando verrà non (lo ascoltare ?..), poiché io soffro per questo cattivo discorso che egli (mi) ha fatto ieri”.
Allora il fratello maggiore divenne come una pantera dell’Alto Egitto; fece affilare la sua lancia e la prese in mano, poi si mise ritto dietro la porta della sua stalla per uccidere suo fratello minore quando sarebbe ritornato a sera per far rientrare le sue bestie nella stalla.
Ora, (quando) il sole tramontò, egli (il fratello minore) si caricò di ogni erba del campo, secondo la sua abitudine di ogni giorno, e ritornò.
La mucca di testa entrò nella stalla e disse al suo mandriano: “Ecco, tuo fratello maggiore sta ritto davanti a te, con la sua lancia, per ucciderti. Fuggi davanti a lui!”.
Ed egli udì ciò che aveva detto la sua mucca di testa.
L’altra (mucca) entrò e disse la stessa cosa.
Egli guardò sotto la porta della sua stalla e vide i piedi di suo fratello maggiore, che stava dietro la porta, con la sua lancia in mano.
Così depose a terra il suo carico e si mise a correre per fuggire, mentre suo fratello maggiore lo inseguiva con la sua lancia.
Poi il fratello minore invocò Ra-Harakhte dicendo: “Mio buon signore, sei tu, invero, colui che giudica tra l’ingiusto e il giusto!”.
Allora Ra udì tutte le sue suppliche e Ra fece apparire una grande (distesa di) acqua tra lui e suo fratello maggiore, piena di coccodrilli; e uno di loro venne a trovarsi su una riva e l’altro sull’altra. Suo fratello maggiore battè due volte sulla sua mano,(per rabbia), perché non lo aveva ucciso.
Allora suo fratello minore lo chiamò dalla riva dicendo: “Sta’ qui finché la terra non sia schiarita! Quando il disco solare sorgerà, io sarò giudicato con te davanti a lui, ed egli concederà l’ingiusto al giusto. Poiché io non rimarrò con te … per sempre, non rimarrò nel luogo in cui sei tu, (ma) andrò nella Valle del Pino”.
Ora, dopo che la terra si era schiarita ed era venuto un secondo giorno, sorse Ra-Harakhte e si videro l’un l’altro.
Allora il giovane parlò con suo fratello maggiore dicendo: “Che significa il tuo inseguirmi per uccidermi a tradimento senza che tu abbia ascoltato la mia bocca parlare? Eppure io sono il tuo fratello minore, e tu sei con me come un padre e tua moglie è con me come una madre! Non è forse così? Quando mi hai mandato a prendere della semente per noi, tua moglie mi ha detto: «Vieni, trascorriamo un’ora (insieme), corichiamoci!»; ed ecco, la cosa ti è stata presentata in modo completamente diverso!”.
Poi gli fece sapere tutto ciò che era capitato tra lui e sua moglie. Quindi lo giurò per Ra-Harakhte dicendo: “Quanto al tuo venire per uccidermi a tradimento, porti la tua lancia a motivo di una lurida sgualdrina!”. (Poi) prese un coltello di canna, si tagliò il pene e lo gettò in acqua, e il pesce-nar lo inghiottì. Si indebolì e divenne fiacco.
Suo fratello maggiore soffriva moltissimo nel suo cuore e si mise a piangere per lui grandemente, senza poter attraversare al luogo in cui era suo fratello minore, a causa dei coccodrilli.
Allora suo fratello minore lo chiamò dicendo: “Ecco, se ti ricordi di una cosa cattiva, non ti ricorderai (allora) anche di una cosa bella o di qualcosa che ho fatto per te? Va’ a casa tua e prenditi cura delle tue bestie, poiché io non sarò (più) nel luogo in cui sarai tu, (ma) me ne andrò nella Valle del Pino. E ciò che tu potrai fare per me è venire a prenderti cura di me, se saprai che mi è successo qualcosa; infatti mi toglierò il cuore e lo poserò sulla punta del fiore del pino. E se il pino è tagliato ed esso cade a terra, tu verrai a cercarlo. Anche se tu dovessi passare sette anni a cercarlo, non lasciare che il tuo cuore si scoraggi! E se lo troverai e lo metterai in un vaso di acqua fresca, allora io (ri)vivrò e mi vendicherò di chi mi ha fatto torto. E tu saprai che mi è successo qualcosa quando ti si porrà in mano un boccale di birra ed esso traboccherà. Non attardarti affatto quando questo ti sarà accaduto!”.
Poi se ne andò nella Valle del Pino e suo fratello maggiore se ne andò a casa sua, con la sua mano posata sulla sua testa e cosparso di terra. Arrivò a casa sua, uccise sua moglie e la gettò ai cani; (poi) si sedette, triste per suo fratello minore.
Ora, trascorsi molti giorni dopo ciò, suo fratello minore era nella Valle del Pino e non c’era nessuno con lui. Egli passava il giorno cacciando gli animali del deserto e a sera tornava a dormire sotto il pino sulla punta del cui fiore c’era il suo cuore.
Ora, trascorsi molti giorni dopo ciò, egli si costruì un castello, con le sue mani, nella Valle del Pino; esso era pieno di ogni cosa buona, desiderando egli fondarsi un focolare.
Uscì dal suo castello e incontrò (gli dei del)l’Enneade che andavano (in giro) amministrando tutta quanta la Terra.
Allora (gli dei del)l’Enneade parlarono tra di loro, poi gli dissero: “Oh Bata, toro dell’Enneade, sei qui da solo poiché hai abbandonato la tua città davanti alla moglie di Anubi, tuo fratello maggiore? Ecco, egli ha ucciso sua moglie e tu sei vendicato di chiunque ti aveva fatto del torto”.
Il loro cuore era addoloratissimo per lui e Ra-Harakhte disse a Khnum: “Fabbrica una donna per Bata, così che non abiti più solo!”.
Allora Khnum gli fece una compagna che era bella nel suo corpo più di ogni donna che fosse nella terra intera e nella quale vi era il seme di ogni dio. Allora le sette Hathor vennero a vederla e dissero all’unisono: “Morrà di pugnale!”.
Egli la desiderava moltissimo. Essa sedeva nella sua casa, mentre egli passava il giorno cacciando gli animali del deserto, riportando(li) e ponendoli davanti a lei.
Egli le disse: “Non uscire fuori, così che il mare non ti prenda, perché non potrò salvarti da lui, poiché io sono una donna come te! (ndR: ricordate? Si era tagliato il pene) E il mio cuore è posto sulla punta del fiore del pino; ora, se un altro lo trova, io dovrò combattere con lui!”. Poi le aprì il suo cuore intero.
Ora, trascorsi molti giorni dopo ciò, Bata andò a cacciare secondo la sua abitudine di ogni giorno. La ragazza uscì a passeggiare sotto il pino che era accanto alla sua casa. Allora la vide il mare, agitando (le sue onde) dietro a lei. Lei si mise a correre davanti a lui ed entrò nella sua casa.
Allora il mare chiamò il pino, dicendo: “Afferramela!”.
E il pino portò via una treccia dai suoi capelli. Poi il mare la portò in Egitto e la depose nel luogo dei lavandai del Faraone (v.p.s. – ndR: sta per vedi Post Scriptum dove sono le ultime annotazioni) e il profumo della ciocca di capelli passò nei vestiti del Faraone (v.p.s.). Si questionò con i lavandai del Faraone dicendo: “Il profumo dell’unguento è nei vestiti del Faraone!”. Si venne a questionare con essi ogni giorno, ma essi non sapevano che cosa dovessero fare.
Il capo dei lavandai del Faraone andò sulla riva, col cuore grandissimamente amareggiato per le continue questioni con lui ogni giorno. Poi si rese conto che stava sulla sabbia, di fronte alla treccia di capelli che era in acqua. Allora fece scendere uno e gli fu portata; il suo odore fu trovato dolcissimo ed egli la portò al Faraone.
Si condussero allora gli scribi e i sapienti del Faraone ed essi dissero al Sovrano: “Riguardo a questa treccia di capelli, essa appartiene a una figlia di Ra-Harakhte, nella quale c’è il seme di tutti gli dei; inoltre, essa è un omaggio per te da un altro Paese. Fa’ che vadano messaggeri verso ogni nazione straniera per cercarla, e quanto al messaggero che (andrà) alla Valle del Pino, fa’ che vada molta gente con lui, per riportarla”.
Allora sua Maestà disse: “È molto, molto bello ciò che avete detto”. E si fece sì che andassero.
Ora, trascorsi molti giorni dopo ciò, la gente che era andata in paese straniero tornò per fare rapporto a sua Maestà , ma non tornarono coloro che erano andati alla Valle del Pino, poiché Bata li aveva uccisi, ma aveva lasciato (in vita) uno di essi per fare rapporto a sua Maestà .
Allora sua Maestà fece andare molti soldati e anche carristi per riportarla. Vi era una donna tra di essi, in mano alla quale si erano posti tutti i begli ornamenti femminili. Poi la donna ritornò con la fanciulla in Egitto e si fece giubilo per essa nel Paese intero.
Sua Maestà l’amò moltissimo e la nominò Grande Favorita.
Poi parlò con lei per far sì che dicesse ciò che riguardava sua marito e lei disse a sua Maestà: “Fa’ tagliare il pino, e lo si abbatta!”. Si fecero andare dei soldati con i loro attrezzi di rame per tagliare il pino. Essi raggiunsero il pino e tagliarono il fiore sul quale c’era il cuore di Bata ed egli cadde morto all’istante.
Ora, dopo che la terra si fu schiarita e venne un secondo giorno e il pino era stato tagliato, Anubi, il fratello maggiore di Bata, entrò nella sua casa e si sedette per lavarsi le mani. Gli si diede un boccale di birra ed esso traboccò; gliene fu dato un altro di vino ed esso inacidì. Allora egli prese il suo bastone e i suoi sandali ed anche le sue vesti e le sue armi da guerra e si mise in marcia verso la Valle del Pino.
Entrò nel castello di suo fratello minore e trovò suo fratello minore coricato sul suo letto, morto. Pianse quando vide suo fratello in quello stato.
Andò a cercare il cuore di suo fratello minore sotto il pino dove suo fratello minore si coricava di sera.
Passò tre anni a cercarlo, senza trovarlo.
Dopo che ebbe iniziato il quarto anno, il suo cuore desiderò ritornare in Egitto. Disse: “Me ne andrò domani!”; così disse nel suo cuore.
Ora, dopo che la terra si fu schiarita e venne un secondo giorno, si mise a camminare sotto il pino e trascorse il giorno cercandolo. Ritornò di sera e passò il tempo per cercarlo ancora.
Trovò un acino e se ne tornò con esso; ecco, questo era il cuore di suo fratello minore! Prese una brocca di acqua fresca e ve lo gettò; (poi) si sedette, secondo la sua abitudine di ogni giorno.
Dopo che fu venuta la notte, il suo cuore assorbì l’acqua e Bata tremò in tutte le sue membra. Egli cominciò a guardare verso suo fratello maggiore, mentre il suo cuore era (ancora) nella brocca. Anubi, suo fratello maggiore, prese la brocca di acqua fresca, nella quale c’era il cuore di suo fratello minore, e gliela fece bere: il suo cuore ritornò al suo posto ed egli divenne come era stato (prima).
Poi si abbracciarono l’un l’altro e parlarono tra di loro.
Bata disse a suo fratello maggiore: “Ecco, io mi trasformerò in un grande toro che ha tutti i bei colori e la cui natura è sconosciuta; e tu ti siederai sulla mia schiena, finché sorgerà il sole, (quando) noi saremo al luogo in cui è mia moglie, così che io mi possa vendicare. E mi condurrai nel luogo in cui c’è il Faraone, poiché egli farà per te ogni cosa bella; e ti ricompenserà con argento ed oro per avermi portato a lui, poiché diventerò una grande meraviglia e si farà giubilo per me nella terra intera. (Poi) te ne andrai al tuo villaggio”.
Ora, dopo che la terra si fu schiarita e venne un secondo giorno, Bata si trasformò nella forma che aveva detto a suo fratello maggiore. Allora Anubi, suo fratello maggiore, si sedette sulla sua schiena, fino all’alba.
Arrivò al luogo in cui c’era il Faraone e si fece sì che sua Maestà lo sapesse. Egli lo guardò e se ne rallegrò moltissimo e fece per lui una grande offerta, dicendo: “È una grande meraviglia che si è prodotta questa!”. E si fece giubilo per lui nel Paese intero.
Poi il Faraone ricompensò suo fratello maggiore con oro e argento e quello si stabilì nel suo villaggio. Il Faraone gli diede molta gente e molti beni, poiché il Faraone lo amò moltissimo, più di tutti gli uomini che sono nel Paese intero.
Ora, trascorsi molti giorni dopo ciò, esso (= il toro) entrò nella cucina, stette nel luogo in cui vi era la favorita e cominciò a parlare con lei, dicendo: “Ecco, io sono ancora vivo!”.
Lei gli disse: “Chi sei tu dunque?”.
Egli le disse: “Io sono Bata. Io so che quando hai fatto sì che il pino venisse abbattuto per il Faraone (v.p.s.), fu a causa mia, per non farmi vivere! Ma ecco, io sono ancora vivo, come toro!”.
Allora la favorita si spaventò moltissimo per il discorso che suo marito le aveva fatto; poi egli uscì dalla cucina.
Sua Maestà sedette a passare un giorno felice con lei; lei versò (da bere) al Sovrano ed egli fu felice con lei, moltissimo.
Allora essa disse a sua Maestà: “Giurami per il dio, dicendo: «Quanto a tutto ciò che ella dirà, io le presterò ascolto!»”.
Ed egli ascoltò tutto ciò che ella disse, (ossia): “Fa’ che io mangi del fegato di questo toro, poiché non farà nulla”, così gli disse.
Egli soffrì moltissimo per ciò che lei aveva detto e il cuore del Faraone ne fu addoloratissimo.
Ora, dopo che la terra si era schiarita ed era venuto un secondo giorno, il Faraone proclamò una grande offerta, cioè il sacrificio del toro. Egli fece andare un primo servitore regio di sua Maestà per macellare il toro.
Dopo che fu fatto macellare ed era (trasportato) sulle spalle della gente, egli (= il servitore regio) lo colpì (ancora) al collo e fece sì che gli schizzassero due gocce di sangue accanto ai due montanti (della porta) di sua Maestà: una venne a trovarsi da un lato della grande porta del Faraone, l’altra sull’altro lato. Esse crebbero come due grandi piante di persea, e ognuna di esse era di prima qualità.
Si andò poi a dire a sua Maestà: “Due grandi piante di persea sono cresciute questa notte – una grande meraviglia per sua Maestà! – accanto alla grande porta di sua Maestà”.
Sì gioì per esse nel Paese intero e il Faraone fece un’offerta per esse.
Ora, trascorsi molti giorni dopo ciò, sua Maestà apparve alla finestra di lapislazzuli con al collo una collana di ogni (tipo di) fiore, poi salì sul carro di elettro e uscì dal palazzo reale (v.p.s.) per (andare a) vedere le piante di persea.
Allora (anche) la favorita uscì su una pariglia, dietro al Faraone. Poi sua Maestà sedette sotto una delle piante di persea, mentre la favorita sotto l’altra persea.
Quindi Bata parlò con sua moglie: “Ah, la scellerata! Io sono Bata, e sono (ancora) vivo, a dispetto di te! Io so che riguardo al fatto che tu hai fatto tagliare il pino per il Faraone, ciò è stato a causa mia; (poi) mi sono trasformato in toro, ma tu mi hai fatto uccidere!”.
Ora, trascorsi molti giorni dopo ciò, la favorita si alzò e versò (da bere) a sua Maestà ed egli fu felice con lei. (Allora) lei disse a sua Maestà: “Giurami per il dio, dicendo: «Riguardo a ciò che la favorita mi dirà, io le presterò ascolto». Così dirai!”.
Egli ascoltò tutto ciò che lei disse. Ed ella disse: “Fa’ che si taglino queste due piante di persea e che se ne facciano dei bei mobili!”. Si ascoltò tutto ciò che ella disse.
Ora, dopo un breve periodo di tempo, sua Maestà fece andare degli artigiani esperti e si tagliarono le piante di persea. E la sposa regale, la favorita, stava a guardare. Poi una scheggia volò e entrò nella bocca della favorita ed essa la ingoiò, e in un battibaleno si trovò incinta.
Di esse il Faraone fece tutto ciò che lei desiderava.
Ora, trascorsi molti giorni dopo ciò, ella partorì un figlio maschio. Si andò a dire a sua Maestà: “Ti è stato generato un figlio maschio”! Poi (gli) venne portato e gli fu assegnato una balia come nutrice. E si fece giubilo per lui nel Paese intero.
Il Faraone sedette e passò una giornata felice; e si divenne allegri. Sua Maestà lo amò subito moltissimo e lo nominò Viceré di Kush.
Ora, trascorsi molti giorni dopo ciò, sua Maestà lo pose come principe ereditario del Paese intero. Ora, trascorsi molti giorni dopo ciò, dopo che egli ebbe completato molti anni come principe ereditario nel Paese intero, sua Maestà volò al cielo.
Allora il (nuovo) Faraone disse: “Mi si portino i grandi funzionari di sua Maestà, così che io possa informarli di tutte le cose che mi sono successe”.
Poi gli fu condotta sua moglie; egli fu giudicato con lei davanti a loro ed essi dettero il loro assenso. Poi gli fu condotto suo fratello maggiore ed egli lo pose come principe ereditario nel Paese intero.
Egli trascorse trent’anni come re dell’Egitto, (poi) partì dalla vita e, (nel) giorno della (sua) morte, suo fratello maggiore stette al suo posto.
Colofone – È venuto felicemente (alla fine), in pace, per ordine dello scriba del Tesoro Qagab, del tesoro del Faraone (v.p.s.), dello scriba Hori e dello scriba Meremope. (Lo) ha scritto lo scriba Inena, il possessore di questo libro.
Quanto a colui che parlerà contro questo libro, Thot sarà per lui un avversario!
Memorandum: linea alla sommità della pagina
Porta flabello alla destra del re, principe ereditario, scriba reale e generalissimo, il principe Shepes-SethyMeryenptah
Immagini del Papiro d’Orbiney del © The Trustees of the British Museum – licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – 4.0 Internazionale (CC BY-NC-SA 4.0)
