Trump, desiderio di Groenlandia, minaccia dazi e c’è chi lo segue… e se nel 1947 gli USA avessero voluto la Sicilia?

Spaventa che capi di stato, governanti e politici si dividano in opposti schieramenti quando un pericoloso Trump batte i pugni, minaccia dazi e non nega il possibile uso della forza per avere il controllo della Groenlandia. Ma al titolare della casa bianca ha risposto per le rime Tillie Martinussen, membro e cofondatrice del Cooperation Party, ricacciando in gola allo statunitense sia le pretese che le offerte danarose per influenzare i groenlandesi: più in basso lungo questo articolo ho inserito le forti e ferme parole usate dalla Martinussen.

Trump è preda di squilibri, il mondo è folle e il pianeta si separa in tifoserie su una cosa del genere. Meno rilevante invece la battaglia fra utenti social che tanto già discutono sulla Terra piatta o cava, quindi contano per quel che valgono.
La pretesa trumpiana sulla Groenlandia richiama alla memoria un momento storico, pur differente, avvenuto appena dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1947 i separatisti siciliani, per lettera scritta da Salvatore Giuliano, offrirono la Sicilia al presidente USA affinché ne facesse il 49o Stato della federazione americana. La pagarono cara e nel sangue.

Groenlandia e Sicilia, entrambe isole, la prima è la più grande del mondo, estesa du 2.175.600 km2, compresi 44.800 delle isole costiere.
Sono entrambe contese, con l’Isola del Mediterraneo tanto bramata nel corso della storia umana, con alcuni giacimenti di petrolio di buon livello che in tempi moderni fanno gola.

Dal canto suo la Groenlandia è molto desiderata per il suo immenso patrimonio fatto da preziose riserve minerarie come terre rare, petrolio, gas naturale, uranio, oro, zinco, rubini e diamanti.
Roba da migliaia di miliardi.
Una situazione economico-affaristica che ricaccia nel nulla ogni scusa di facciata accampata dalla Casa Bianca.
Il vero scopo è un desiderio di controllo a modello di quanto è in corso nel Venezuela: il vero motivo è sempre stato l’attuazione di un dominio sui quei giacimenti petroliferi, i più estesi al mondo. Stessa bramosia che ora guida la voglia di Groenlandia.
Non c’entra una benemerita m….a la sicurezza per la gestione delle rotte artiche. Se si fosse trattato di sola sicurezza sarebbe bastato un più ampio coordinamento con le forze Nato, col Regno di Danimarca in primis di cui la Groenlandia fa parte territoriale-politica (è territorio danese autonomo).

Keir Starmer, primo ministro britannico, al telefono con Donald Trump: la sicurezza nell’Estremo Nord è una priorità per tutta la Nato e imporre dazi agli alleati è sbagliato.

Passando alla realtà dei fatti, tutto è riconducibile solo una questione di colossali affari che Trump sta architettando con i più grandi potentati economici mondiali. La spartizione della Groenlandia fa gola a tanti.
E dire che molti elettori statunitensi alle elezioni presidenziali Usa del 2024 hanno regalato il loro voto all’attuale presidente perché consideravano che i passati presidenti democratici fossero troppo assoggettati alle maggiori e più potenti multinazionali.
Che sbaglio, che abbaglio, che orrore…

Il parallelismo con la Sicilia del 1947 è arrivato spontaneamente richiamando fatti storici di quegli anni. Se il presidente Truman e il suo governo avessero preso sul serio una simile proposta e avesse preteso di annettere la Trinacria?
Dal punto di vista strategico sarebbe stato un colpo di mano incredibile, la Sicilia in posizione dominante nel Mediterraneo lungo le rotte navali Est-Ovest e Africa-Europa.
Neppure all’epoca, pur con confini così plastici e flebili dopo il sanguinoso conflitto mondiale, si arrivò a ipotizzare un simile passaggio dall’Italia agli Stati Uniti. Cose del genere sembravano assai pazzoidi, impensabili pur nell’ambito di una Germania spaccata in due o del passaggio dell’Istria alla Jugoslavia.

Fortunatamente all’epoca avevamo governanti seri, persone di grande preparazione, con la testa sulle spalle in tutte le nazioni vincitrici della II Guerra Mondiale e, ancora di più, ai vertici della Nazione Italia.
La nostra Nazione mai avrebbe lasciato andare una fetta importante e fondante d’Italia, territorio alle radici del risorgimento nazionale, parte dell’ex Regno Borbone poi inglobato nel Regno d’Italia appena costituito. Un’unione che dal 1860 in poi fu amministrata, è vero, più come un’annessione, comunque parte fondamentale della Nazione intera.

Alan Friedman, giornalista, conduttore televisivo e scrittore newyorkese:

“Trump ha superato ogni limite. Usare i dazi contro otto Paesi dell’Unione europea per ricattarli e costringerli ad accettare il controllo americano sulla Groenlandia è il gesto di un presidente squilibrato. A Mosca e Pechino intanto stanno stappando lo champagne: è festa”.

Trump scrive a Jonas Gahr Støre, primo ministro della Norvegia: “Considerando che il vostro Paese ha deciso di non darmi il Premio Nobel per la Pace per aver fermato 8 guerre in più, non mi sento più in dovere di pensare esclusivamente alla Pace, anche se sarà sempre predominante, ma ora posso pensare a ciò che è buono e giusto per gli Stati Uniti d’America.
La Danimarca non può proteggere quella terra (ndR: la Groenlandia) dalla Russia o dalla Cina, e perché mai dovrebbero avere un ‘diritto di proprietà’? Non ci sono documenti scritti.
Sappiamo – ha proseguito Trump sempre riferendosi alla Groenlandia – che una barca (ndR danese) è approdata lì centinaia di anni fa, ma anche noi avevamo barche che approdavano lì. Ho fatto per la Nato più di chiunque altro fin dalla sua fondazione. Ora la Nato faccia qualcosa per gli Stati Uniti. Il mondo non sarà sicuro se non avremo il controllo totale e completo della Groenlandia. Grazie!”.

Seguendo Trump in questa sua pseudo logica sulla Groenlandia, tutto dovrebbe cambiare anche per il Nord America, da restituire tutto ai pellirosse. Gli USA di oggi avevano insediamenti indiani prima dell’arrivo dell’uomo bianco, da est a ovest e lungo le coste battute dalle piroghe delle varie tribù.

Nei fatti non c’è logica nelle parole trumpiane che, al contrario, sono un buco nero di squilibri. Pensieri ed espressioni/intenzioni capaci di mettere insieme questioni personali e rapporti fra nazioni, riconoscimenti personali ottenuti o negati con conseguente indirizzamento della politica di uno Stato a seconda dei casi. Assurdità assoluta ed estremamente pericolosa.

Il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre ribatte con forza a Trump: “La posizione della Norvegia sulla Groenlandia è chiara. La Groenlandia fa parte del Regno di Danimarca e la Norvegia sostiene pienamente il Regno di Danimarca su questa questione.
Abbiamo espresso la nostra posizione contro l’aumento dei suoi dazi verso la Norvegia, la Finlandia e altri Paesi. Abbiamo sottolineato la necessità di una de-escalation del linguaggio.
Sosteniamo inoltre che la NATO rafforzi in modo responsabile il lavoro per la sicurezza e la stabilità nell’Artico.
Per quanto riguarda il Premio Nobel per la Pace, ho spiegato più volte chiaramente anche al presidente Trump ciò che è ben noto: è un comitato Nobel indipendente, non il governo norvegese, ad assegnare il premio”.

Dalla Groenlandia arriva la risposta di Tillie Martinussen, membro e cofondatrice del Cooperation Party:

“Penso che Trump non conosca affatto il popolo groenlandese. Noi non diamo particolare valore ai soldi, alle labbra alla Kardashian e a quel tipo di cose. In Groenlandia, tra l’altro, non si può nemmeno possedere la terra: puoi ottenere un lotto per costruire la tua casa e possiedi la casa sopra il terreno, ma la terra in sé no – ha esordito Tillie Martinussen – Perché i groenlandesi non credono che la terra appartenga a una persona sola: appartiene a tutti. E lo stesso vale per il mare e per le ricchezze che contiene.

Per questo è un enorme errore di calcolo pensare che i groenlandesi possano essere comprati con il denaro. Non è così. E anche se ci dicessero: “100.000 dollari a persona”, non rinunceremmo mai alla sanità gratuita, non rinunceremmo all’istruzione gratuita, non rinunceremmo a far parte dell’Europa, non rinunceremmo alla nostra sovranità che, prima o poi, è comunque il nostro obiettivo.

Non vogliamo essere ricchi come gli americani. Basta vedere quanto sono avidi: arrivano persino a sparare contro i loro amici o a invadere i loro amici per pura avidità. Sappiamo che nel nostro sottosuolo potrebbero esserci minerali e petrolio e che valgono enormemente più di qualunque cifra. Ma anche se non ci fossero, non ci lasceremmo comunque comprare.

Qui tutti conoscono la storia degli Inuit in Alaska e di tutte le popolazioni native, i popoli indigeni, gli Indiani d’America. Le loro terre sono state sottratte e non sono stati trattati bene negli Stati Uniti. E sappiamo che Trump si circonda in larga parte di persone legate al suprematismo bianco. 

Noi non siamo bianchi. Come potete vedere, siamo persone di colore. E quindi sappiamo che probabilmente i nostri diritti ci verrebbero tolti.

Sappiamo anche che, insieme alla Danimarca, stiamo bene così come siamo. Come dicevo prima, abbiamo sanità gratuita, istruzione gratuita: qualunque cosa tu voglia studiare, puoi farlo senza pagare nulla e, anzi, il governo ti dà anche una borsa di studio, dei soldi mentre studi. Tutto questo non lo scambieremmo mai: lo Stato sociale, il welfare. Non lo scambieremmo con nulla che venga dall’America […] Non importa cosa sia successo in passato tra Danimarca e Groenlandia: ce la risolveremo tra noi. Così come siamo ora, va bene. E se un giorno vorremo l’indipendenza, dovranno essere i groenlandesi a deciderlo, non una superpotenza che fa pressione da lontano.

Sappiamo benissimo che se diventassimo indipendenti domani, lui ci invaderebbe subito, perché non avrebbe problemi né con la Nato, né con l’Europa. Per questo credo che stia scommettendo in modo profondamente insultante sull’idea che i groenlandesi siano persone stupide, non istruite, che non seguono le notizie del mondo. Ma non è così. È esattamente il contrario.

Noi saremo qui per centinaia di anni dopo Donald Trump. Anche se ci invadesse, credo che lo aspetteremmo semplicemente come si fa con il cattivo tempo. Qui tutti sanno che è il meteo a decidere: se arriva una tempesta, ci rintaniamo per un giorno o due. Potremmo rintanarci per un anno, per due anni o anche per dieci o vent’anni e poi torneremmo alla Danimarca non appena Trump e quelli come lui se ne saranno andati”.

La prudenza – chiamiamola così – di alcuni paesi europei e dell’Italia, quella prudenza senza spina dorsale e prona verso Washington, è un vero suicidio politico. È un assoggettamento anticipato nei confronti del presidente USA che appare uomo senza principi, pronto a prendersi tutto quel che vuole.

Non è una lotta fra multinazionali, terreno su cui Trump si è formato e su cui ha lavorato e fatto fantastiliardi per decenni.
Qui si tratta di nazioni e relazioni/trattati diplomatici. Lui, l’americano, è un eletto, non si tratta di sue proprietà come la Trump Tower, non ne è padrone, non può cambiare confini secondo sua convenienza.
Non sta giocando a Risiko.

Mosca e Pechino stanno veramente festeggiando per gli enormi attriti che Trump sta provocando nello schieramento occidentale: Trump lo sta trasformandolo in un mercato anche politico tutto da far conquistare.

Lascio a tutti voi immaginare i prossimi scenari mondiali…
Io la vedo malissimo.


Il perché dei colori-simbolo danesi

– Il primo, il rosso, dal luogo della Battaglia di Lyndanisse nel 1219, vicino Tallin, dove fu versato molto sangue difendendosi dall’attacco delle forze estoni: nel momento in cui Anders Sunesen, arcivescovo di Lund, abbassò le braccia esausto per le continue preghiere rivolte a Dio durante l’assalto estone, dal cielo cadde la bandiera rossa con una croce bianca e da quell’istante la vittoria sorrise ai danesi.
La versione principale parla del Re Valdemar II alla testa dei crociati danesi. Il Sovrano vide stagliarsi nel cielo rosso scuro una croce bianca.
Interpretò questo segno come un invito divino ad attaccare gli estoni.
Il rosso della bandiera simboleggerebbe sia quel cielo scuro di remota memoria con la croce bianca, sia il sangue versato in quell’atroce battaglia.
– Il secondo colore, il bianco, sta proprio per la croce divina che guidò i crociati danesi.

Alcuni elementi sulla Groenlandia

Groenlandia (link), in Lingua danese Grønland e in Lingua groenlandese Kalaallit Nunaat (terra dei Kalaallit), testo dall'Enciclopedia Treccani online
Scoperta nel 900 d.C. circa da coloni norvegesi d’Islanda ed Erik il Rosso vi si insediò fra il 982 e il 984, battezzandola Grønland («Terra Verde»); altri insediamenti seguirono lungo la costa SO dove l’isola risultava meglio accessibile.
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Alla fine dell’epoca vichinga la Groenlandia fu attratta nella sfera degli interessi scandinavi, poiché nel 985 gli Islandesi fondarono due colonie, Vesterbygd e Österbygd. Si trattava di una popolazione norrena, dedita all’agricoltura e poi alla caccia e alla pesca. La società norrena esistette fino al 1500 circa e si conoscono attualmente i resti di più di 400 fattorie.
I materiali costruttivi di base erano la pietra grezza e la torba.
La tradizione edilizia della Groenlandia era quella islandese, ma con il tempo vi si svilupparono varianti specifiche, come la fattoria centralizzata, dove tutte le funzioni erano riunite sotto lo stesso tetto.
Gli edifici con muratura in pietra a secco rappresentavano un’altra variante, imparentata con una tradizione anglonorvegese su basi celtiche, ovvero l’architettura in pietra caratteristica degli arcipelaghi a Nord delle Isole Britanniche. Tali costruzioni non erano mai abitazioni, bensì chiese o strutture di produzione; tra gli impianti adibiti a funzioni produttive vanno annoverati anche i sistemi di irrigazione.
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Con il 19° sec. si pose il problema del riconoscimento costiero e la Marina danese iniziò rilevamenti di precisione. Al danese H.J. Rink si deve, fra il 1848 e il 1855, il primo studio scientifico fondamentale del lembo colonizzato.
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L’isola è coperta per 6/7 dall’inlandsis, coltre di ghiaccio dallo spessore medio di 1500 m, la quale si estende per 1.650.000 km2. Questa coltre ha profilo asimmetrico, perché la parte più elevata si trova più vicina alla costa orientale (Monte Forel, 3360 m; Monte Petermann, 2940 m) che a quella occidentale.
Dopo il Tibet, la Groenlandia è la più vasta regione terrestre alta più di 2000 m.
Verso il margine dell’inlandsis sporgono i nunatak, creste rocciose isolate (forse resti dei piegamenti caledoniani). L’inlandsis è percorso d’estate da corsi d’acqua di fusione e termina per lo più con lingue di ghiaccio che giungono fino al mare a O e a NE (non a N, ove la Terra di Peary è in buona parte scoperta) e dalle quali si distaccano gli iceberg. La stretta fascia costiera libera dai ghiacci è scolpita dall’erosione glaciale e presenta profondi fiordi, valli e imponenti morene.
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La popolazione è composta da Inuit – che si suole suddividere in tre gruppi: Groenlandesi orientali, occidentali e polari – ed Europei, in gran parte insediati nei centri della costa sud-occidentale.
La struttura dell’economia, un tempo esclusivamente di sussistenza, in seguito a un graduale raddolcimento del clima della zona costiera si è sensibilmente modificata. Infatti l’aumento della temperatura media delle acque marine ha determinato un forte incremento del patrimonio ittico, e pertanto la pesca, soprattutto quella d’alto mare, viene praticata con metodi sempre più moderni.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di Antonio Gaggera Antonio Gaggera ha detto:

    Sembrerebbe un caso psichiatrico. Invece basta seguire il denaro.

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    1. Avatar di Giuseppe Grifeo Giuseppe Grifeo ha detto:

      Però ho il sospetto che riguardi entrambe le cose: il mega imprenditore che gestisce una nazione come fosse una sua impresa utilizzando metodi da multinazionale, di cosa propria… con un importante tocco di malattia mentale

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