Non c’è motivatore, life coach o presunto guru della crescita personale, della programmazione e dell’organizzazione aziendale/professionale, titolare di corsi esperienziali con tecniche di Programmazione Neuro-Linguistica che sfugga all’inevitabilità del caso, all’incrocio di destini, all’imponderabile. L’antico detto “Gli uomini fanno progetti e gli dèi sorridono” già dice tutto. Lo fa anche nelle sue tante varianti come “L’uomo pianifica e gli dei (o “Dio”) ridono”, “L’uomo pensa e Dio ride”. Possono essere e sono frasi di origine greca oppure appartenenti alla tradizione yiddish o ebraica o ancora usate da autori moderni come lo scrittore israeliano Meir Shalev che ha incastonato la frase nel suo romanzo “Per amore di una donna”.
Per essere chiari, il controllo sulla vita è un’illusione.
Ci affanniamo a disegnare la nostra rotta giornaliera, il progetto o i progetti settimanali e mensili, ma poi è sufficiente anche una sciocchezza, un evento qualsiasi, per piccolo che sia, ed ecco che tutto cambia, tutto è da rivedere.
Così bisogna rinunciare ad alcuni obiettivi o, magari, se ne possono aggiungere molti altri, ma attenzione però, non mettetene troppi sul vostro cammino perché l’inciampo è più facile, la caduta più rovinosa, il disastro pronto a manifestarsi.
Questo non vuol dire essere fatalisti e arrendersi all’inevitabile.
Bisogna solo ricordarsi che, nonostante i nostri sforzi, gli dei ridono.
Del resto, fateci caso, gli eventi inaspettati spesso sono come i bastoni fra le ruote, i chiodi infilati in pneumatici, lo sbattere di un mignolo del piede contro uno spigolo, gli incontri NON voluti che invece sembrano calamitarti, mandare un messaggio alla persona sbagliata.
Imprevisti anche banali, ma comunque frustranti, fastidiosi all’ennesima potenza, spesso capaci di ostacolare momenti importanti.
Certo è che partiamo da queste per arrivare a scontrarci contro ostacoli e complicazioni più importanti.
E sì, gli dei ridono. Noi no.
C’è un netto divario tra i progetti umani, per quanto piccoli o presuntuosi, effimeri e gli imprevedibili cambi di rotta del destino. Le vie della storia, delle nostre storie, ci possono portare altrove rispetto a quanto felicemente programmato.


Per inevitabili e imprevedibili connessioni della mente, tutto questo mi riporta la Psicostoria dei magnifici romanzi fantascientifici di Isaac Asimov, quelli della collana dei robot e dell’impero e del ciclo della Fondazione.


Psicostoria o psicostoriografia, nuova scienza futura e immaginaria-immaginata che unisce sociologia, matematica, psicologia, statistica e probabilità insieme a tante altre discipline. Scienza che, nella parte più evoluta nella sequenza dei romanzi asimoviani è capace di prevedere l’evoluzione della società umana.
Una scienza che descrive il cammino sociale delle future popolazioni disseminate su migliaia di mondi della nostra galassia, tecnica scientifica che rappresenta l’interazione fra eventi grandi e piccoli, con singoli incidenti, illustrando graficamente le conseguenze finali, quindi le probabilità del verificarsi di eventi e la scomparsa di altri.
Una sorta di predizione scientifica del futuro, una probabilità graficamente visibile al manifestarsi di alcune eventualità. Uno strumento scientifico la Psicostoria che permette anche di forzare fatti così da dirigere il futuro degli umani verso una direzione ben precisa. Strumento potenzialmente spaventoso.
Nel suo universo fantascientifico Asimov, con la Psicostoria, mise in luce come l’inevitabile e l’inaspettato infortunio o l’accadimento anche di un singolo episodio o del manifestarsi di più eventi lungo una traccia programmata, possano cambiare interi destini, all’improvviso.
Intere giornate, settimane, mesi, anni mutano, ci trascinano ad affrontare cose del tutto nuove e, spesso/purtroppo, non programmate.
Gli dei ridono di noi umani illusi dal libero arbitrio, ingenui visionari abbagliati dal poter determinare con certezza anche l’arrivo in orario a un appuntamento. Figuriamoci poi se sono in ballo istanti più importanti
Così, scendendo al mio quotidiano, anche il normale tragitto da casa a un ospedale romano per il periodico trattamento oncologico di mamma e per le visite/esami previsti, può trasformarsi in un’avventura nuova con tempi che si dilatano o si contraggono, atmosfere che si oscurano grazie a non previste ingerenze.
Imprevisti come l’idiozia di un addetto alla sicurezza dell’area pronto soccorso, personaggio mai visto in due mesi e mezzo di pellegrinaggio ospedaliero, ma che si manifesta all’improvviso in un momento di crisi e, da brava testa di legno, ha messo in crisi il semplice ma vitale atto di far scendere mamma dall’auto per portarla in carrozzina al suo reparto.
Oppure una mia distrazione di quattro secondi (quattro) ed ecco che papà, sempre deciso a non lasciare mai sola mamma, neppure in quei momenti ospedalieri, cade a terra nei vialetti ospedalieri. Precipita giù rigido come un tronco non vedendo lo spigolo di un marciapiede, picchia a terra col viso e si rompe il naso.
Immaginatevi quindi quel giorno come io fossi teso fra il reparto di Oncologia dell’ospedale Santo Spirito dove stava mamma e il pronto soccorso dello stesso nosocomio dove stava papà, steso, sanguinante su un letto.
Gli dei ridono e nel passaggio fra gennaio e febbraio si sono proprio sganasciati dalle risate.
Adesso lo affermo con forza. Non mi si venga quindi a parlare di life coach e similari. Sopravviviamo solo se riusciamo a fare da soli, la vittoria sarà molto, ma molto più dolce.
E non programmiamo troppo, pena una disillusione mortale.
Gli dei ridono.
Io no.
Dichiaro loro guerra aperta. Che non mi attraversino il cammino…
