Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, un mecenate e i suoi tesori, collezione strabiliante ancora esposta al Museo Civico Archeologico di Vetulonia

C’è chi riesce a potenziale incredibilmente il suo ruolo di moderno mecenate, c’è chi dà vita a più esposizioni lungo lo stivale, valorizza al meglio opere d’arte, reperti archeologici, mettendoli a disposizione della comunità. In tutto questo Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona ci sa fare alla grande, coinvolge direttori di aree archeologiche, di musei, sovrintendenti, comuni, regioni e il gioco è fatto. A raccontarlo così sembra facile, una cosa rapida quasi banale, ma non lo è. Come potete immaginare è tutto molto più complesso, ma lui ci riesce molto bene.

La collezione archeologica di Roberto attraversa secoli, è oggetto di studi, approfondimenti. I reperti che la compongono sono stati – e lo sono tutt’oggi – in piena vista nei musei, nelle più differenti mostre secondo progetti espositivi avvincenti.

Roberto appartiene a un’antica famiglia in cui si mescolano geni meridionali, campani, siciliani e calabresi, personaggio eclettico teso fra il mondo della finanza e l’arte pura.
Ama condividere la bellezza e la storia raccontate dalle sue collezioni.

Alcune mie opere sono negli ospedali e nelle carceri affinché il bello sia accessibile a tutti, come l’arazzo su cartone di Raffaello fatto restaurare dalle detenute del penitenziario di Salerno e poi lì esposto.

Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona

Tanti i progetti per diffondere l’arte anche fra ospedali e strutture detentive, sono azioni di valorizzazione delle esistenze, scopi che Roberto ha portato avanti con la compagna, nonché medico, Cesira Palmeri di Villalba. In questo ha ricalcato quanto già fatto da alcuni suoi antenati.

Arte, sempre fortissimamente volle arte e il Bilotti Ruggi d’Aragona fa la spola fra le sue città del cuore, luoghi che sono patria delle sue eredità spirituali, artistiche e di retaggio.
Quindi, ecco l’adorata Palermo dove spesso ci incontriamo fra paesaggi, luoghi e icone di sicilianità.
Io e gli amici lo vediamo anche a Roma, come al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese dove si trova la raccolta d’arte donata proprio da suo zio Carlo al Comune: in questo spazio capitolino sono presenti, in mostra permanente, opere di grandi maestri come Giorgio de Chirico, Andy Warhol, Larry Rivers, Gino Severini, Fontana o Giacomo Manzù e altri.

I viaggi d’arte di Roberto riguardano pure San Fili in Calabria, provincia di Cosenza, regione dove Roberto e la sua famiglia hanno radici importanti. Nella stessa provincia, a breve distanza, anche Rende dove questo moderno mecenate ha un museo nel millenario Castello Normanno.

L’evento più recente al Museo Nazionale Etrusco di Valle Giulia, fine febbraio 2026, quando è stato raccontato il catalogo Un Mecenate e i suoi Tesori (link), uno scritto sulla sua collezione archeologica prestata al MuVet-Museo Civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (GR), mostra aperta fino al 9 aprile 2026. L’esposizione è così particolare, storicamente ricca, che è stata fortemente voluta anche per celebrare i 25 anni dalla nascita dello stesso MuVet.

L’allestimento della mostra è stato strutturato secondo un’idea originale. Sono state messe insieme Arte Antica e Arte Moderna in un continuo dialogo fra epoche e storie differenti con un unico comun denominatore: pur con forme e strade diverse, realizzare la volontà di esprimersi, di dare concretezza a diversi linguaggi di bellezza.

Nei saloni museali del Museo Civico Archeologico di Vetulonia sono state collocate anche grandi opere futuriste come il “Giano Bifronte di Gino Severini accostato alla statuetta del dio etrusco Culsans, capolavoro ellenistico in bronzo concesso in prestito dal MAEC-Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona.

I reperti esposti al museo di Vetulonia arrivano proprio dalla residenza romana di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona.

Anni fa fui sbalordito dalla visione di tutti questi splendidi oggetti. Ero a casa di Roberto per una cena insieme ad amici. Mi apparvero all’improvviso, un oggetto più bello dell’altro, tutti da un lontanissimo passato.
Credevo di essere come Alice nel paese delle meraviglie. Non sapevo dove guardare prima.
L’abitazione si trova in un antico palazzo nel pieno centro storico capitolino, al rione Regola, il settimo di Roma, accanto al Tevere.

Attraversando stanze e corridoi mi sentivo costantemente sotto la mira di occhieggianti antenati. Una costante per i muri di quelle residenze popolate dalle rappresentazioni di coloro che ci hanno preceduto.
Poi antichi dipinti, mobili, arredi.
E ancora, il salone-museo della casa (e non solo questo) con pareti e mobili coperti da innumerevoli tesori archeologici. Anfore, vasi, bronzi, crateri per tutte le tipologie di antiche ceramiche, oggetti votivi, contenitori che vanno dal mondo italico-etrusco a quello magno-greco, greco e romano. Un patrimonio storico-artistico che la famiglia di Roberto iniziò a cercare e a radunare circa tre secoli fa divenendo esempio di storia del collezionismo meridionale.

Impressionante.

Una visione del genere in una casa privata rappresenta un evento più unico che raro.

La collezione Bilotti Ruggi d’Aragona, dalla descrizione/racconto di Paris Florence Le Bars-Tosi
La costituisce un insieme di straordinaria rilevanza per la storia del collezionismo archeologico in Italia. La sua formazione è il risultato di un lungo processo di stratificazione che ha coinvolto nuclei di diversa provenienza geografica, connessioni familiari tra antiche casate nobiliari e il contributo di singole figure dedite alla ricerca e alla conservazione del patrimonio antico. Essa si configura pertanto come un caso emblematico per comprendere le dinamiche di trasmissione, integrazione e valorizzazione dei reperti archeologici dal XIX secolo ai giorni nostri.
La storica famiglia Ruggi d’Aragona, aggregata alla real casa d'Aragona, patrizia di Salerno, Trani e Amantea, ricoprì ruoli di rilievo nella vita politica e culturale. Tra la metà del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, in un periodo segnato dalla crescente passione antiquaria del Regno di Napoli e delle Due Sicilie [...] i Ruggi d’Aragona svilupparono un interesse sempre più consapevole per la collezione e la conservazione delle antichità partecipando al fervore intellettuale che accompagnò le scoperte di Pompei, Ercolano e Paestum. In questo contesto si forma un primo nucleo collezionistico di vasi e reperti provenienti dai territori sui quali la famiglia deteneva ampie proprietà fondiarie e feudi in Campania, in particolare nei dintorni di Salerno e Pontecagnano.
Nel corso dell’800 Raffaele Raimondo Ruggi d’Aragona, sua moglie Cécile de La Celle e la cognata Yvonne Ala Ponzone de la Celle continuarono a coltivare relazioni con i circoli antiquari di Napoli e Roma (Iasiello 2017; Helbig 1895; Jandolo 1935). Nell’archivio privato della famiglia si conserva la corrispondenza con Paolo Orsi, allora Soprintendente della Calabria, che attesta i rapporti regolari con il marchese e l’interesse di quest’ultimo per le indagini archeologiche in Calabria.
La collezione Ruggi d’Aragona entrò a far parte di una più ampia circolazione di opere tra le case nobiliari italiane e straniere.
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- Le cerchie aristocratiche romane: gli Odescalchi e i Barracco
La collezione Ruggi d’Aragona si inserisce, già nella seconda metà dell’800, in un più ampio sistema del collezionismo aristocratico romano, che vedeva protagonisti gli Odescalchi, i Giustiniani e i Barracco. Queste famiglie, unite da vincoli parentali e da un comune interesse per l’antico, costituirono una rete di collezionismo cosmopolita, animata da scambi, donazioni e collaborazioni con mercanti d’arte e antiquari come Alessandro Castellani e il marchese Giampietro Campana che mise insieme una delle più grandi collezioni ottocentesche di sculture, antichità greche e romane e gioielli in oro greci ed etruschi (Di Castro 2013; Gaultier-Haumesser-Trofimova 2018).
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Innocenzo Odescalchi sposò Caterina Giustiniani, figlia di Benedetto, che nel 1770 fece redigere l'ultimo catalogo della collezione ancora integra tra le più grandi e importanti di Roma e d'Europa, prima delle cessioni ottocentesche, tra le quali quella del 1819 di 267 opere di antichità ai Torlonia.
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-Nei tempi moderni, il giovane Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona sposò Giulia Odescalchi-
La visione e l'azione di queste figure romane nell'ambito del collezionismo e archeologia, le loro avventure intellettuali appassionate ed erudite, il profondo senso del valore scientifico che si traduceva in slanci e conquiste, alcune familiari altre conosciute dopo il giovanile matrimonio con Giulia Odescalchi, sono divenute nel contempo scuola e modello per la formazione di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, che si è tradotta in queste raccolte collezionistiche. L'interesse scientifico, passione, conoscenza, studio, ricerca e ricognizione, consapevolezza, si sono evoluti, con acquisite metodologie, da valori e sentimenti personali e individuali, da memorie intime in nuova dimensione sociale e pubblica.
- La famiglia Bilotti: erudizione e archeologia sul campo
Nell’Ottocento, la famiglia Bilotti, di antica origine beneventana passata a Napoli e in Calabria dove annoverava quindici baronie, emerge nel panorama culturale meridionale come una delle più attive interpreti di quella nuova forma di antiquaria colta che, accanto al collezionismo tradizionale, si nutriva di un interesse scientifico per l’archeologia e per la storia del territorio.
Giovanni Evangelista Bilotti (1855-1946), durante i lavori di costruzione di un grande palazzo nella nuova zona valliva a Cosenza, oggi corso Mazzini, rinvenne in modo fortuito i resti di una necropoli romana che contribuì alla formazione di un primo nucleo di reperti. Nel contempo, Paolo Emilio Bilotti (1860-1927) aveva raccolto una vasta collezione archeologica costituita da undicimila reperti tra i quali rare monete magno greche.
[...]
Carlo Bilotti (1934-2006), imprenditore e appassionato archeologo, proseguì e ampliò l’interesse per le antichità, orientato verso una ricerca sul campo di impronta quasi pionieristica. Le sue attività si concentrarono nel territorio di Crotone e Locri, dove intraprese esplorazioni sistematiche. Fu anche tra i primi in Italia a praticare indagini archeologiche subacquee in Calabria.

In questo panorama è incastonato il nostro Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona. Nella sua personale vicenda lui è riuscito a unire idealmente, concretamente le storie, la filosofia collezionistica e il patrimonio archeologico dei Ruggi e dei Bilotti.

Il catalogo della mostra a Vetulonia è frutto di particolareggiate ricerche di esperti e studiosi internazionali, una panoramica ampia, descrittiva su queste opere di grande importanza.

A parlare di questo ben di Dio storico esposto a Vetulonia, Luana Toniolo, direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Simona Rafanelli, curatrice del catalogo e direttore scientifico del MuVet, Vincent Jolivet, curatore del catalogo, CNRS- Centre national de la recherche scientifique, Paris Florence Le Bars-Tosi, dell’HALMA – UMR 8164 (Univ. Lille, CNRS, MC).

Il catalogo è il risultato di un lavoro di ricerca che raccoglie lo studio di un’ampia selezione della collezione archeologica di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona – descrive Simona Rafanelli, direttrice scientifica del MuVet – andando oltre quanto esposto nella mostra temporanea. Il volume offre una visione organica e approfondita di materiali e stili dal periodo arcaico a quello classico e si arricchisce di contributi dedicati alle opere di artisti moderni che elaborano una propria, personale e originale, visione e rilettura dello spirito classico. Il catalogo restituisce così la complessità di una collezione poliedrica, riflesso della personalità del suo mecenate, capace di tenere insieme mondi solo apparentemente distanti. Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, introdotto precocemente nel panorama delle avanguardie internazionali, ha saputo poi rivolgere il proprio sguardo agli antichi ceramografi, dando vita a un percorso collezionistico non convenzionale, che il volume intende restituire nella sua profondità culturale e scientifica.

Tutti questi reperti non sono mai stati conosciuti dal grande pubblico e l’occasione di Vetulonia rappresenta la grande opportunità per ammirarli e conoscerne la storia, immaginare quanti secoli abbiano valicato fino a noi.

L’esposizione è una grande possibilità per venire a conoscenza anche di grandi sorprese e curiosità venute fuori nel corso degli studi curati dagli specialisti su questi preziosi oggetti.

Un Mecenate e i suoi Tesori

MuVet – Museo Civico Archeologico “Isidoro Falchi”
Piazza Vetluna
58043 Vetulonia (GR)

Link Google Maps al Museo
Catalogo-link
Tel: 0564 927245 
e-mail: museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it

ORARIO

  • 1 novembre – 31 marzo
    ore 10 – 16 dal martedì alla domenica. Aperto nei lunedì festivi.
    Chiuso nei giorni 25 e 26 dicembre, 1 gennaio.
  • 1 aprile – 15 giugno
    ore 10 – 18 dal martedì alla domenica. Aperto nei lunedì festivi
  • 16 giugno – 15 settembre
    ore 10 – 14 e ore 15 – 19 dal martedì alla domenica. Aperto nei lunedì festivi
  • 16 settembre – 31 ottobre
    ore 10 – 18 dal martedì alla domenica. Aperto nei lunedì festivi

Prezzi
€ 5,00 intero (solo museo o solo mostra); € 7,00 intero (mostra e museo)
€ 2,50 ridotto (solo museo o solo mostra); € 5,00 ridotto (mostra e museo)
€ 1,00 scolaresche 
€ 2,00 laboratorio didattico
Ridotto per: gruppi superiori a 15 persone, under 18 e over 65 anni, universitari fino a 25 anni, residenti nel Comune di Castiglione della Pescaia, possessori del biglietto Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Soci ICOM, accompagnatori di persone con disabilità
Ingresso gratuito per: bambini fino ai 6 anni, accompagnatori di gruppi, insegnanti con scolaresche o possessori di Edumusei card, persone con disabilità, guide turistiche dell’Unione Europea nell’esercizio della propria attività professionale, militari del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, giornalisti, funzionari, ispettori e conservatori onorari MIC, residenti della frazione di Vetulonia, scolaresche dell’Istituto comprensivo Orsino Orsini
Tariffe agevolate per famiglie

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