Quando l’immaginazione viaggiava e il mondo sembrava proiettato verso lo spazio, la scienza e futuristici traguardi, tutto aveva un sapore diverso. Questa è l’atmosfera che ricordo degli anni 70. Star Trek, UFO, Spazio 1999 e Voyage to the Bottom of the Sea (Viaggio in fondo al mare) sono stati quattro capitoli fantastici scolpiti nella mia mente. Li vidi in tv per la prima volta diversi anni dopo la loro prima trasmissione. In un caso fu in contemporanea all’esordio. Questo nostro settembre 2026 ha segnato importanti anniversari legati a queste serie.








Star Trek, la prima trasmissione risale all’8 settembre 1966, in Italia dal 1º maggio 1979. L’anniversario adesso è per i 60 anni dall’esordio (47 dalla prima trasmissione in Italia).
UFO, prima televisiva avvenuta il 16 settembre 1970, in Italia il 17 settembre 1971. Qui si festeggiano i 56 anni (55 in Italia).
Spazio 1999, esordio in TV il 4 settembre 1975, in Italia il 31 gennaio 1976. Anniversario dei 51 anni dalla prima comparsa, 50 anni quasi per l’Italia.





Viaggio in fondo al mare trasmesso per la prima volta il 14 settembre 1964 (prima stagione in bianco e nero), come spin-off del film con lo stesso titolo uscito nel 1961, con Walter Pidgeon e Joan Fontaine. Quattro stagioni e 110 episodi per questo telefilm fantascientifico che ispirò serie come Stingray e Seaquest.



Gli anni 60 e 70
Era un periodo in cui la società era proiettata verso il futuro e lo spazio. L’arrivo dell’uomo sulla Luna, le varie missioni Apollo, la progettazione e realizzazione dello Space Shuttle che avrebbe permesso di lanciarsi oltre l’atmosfera e rientrare a fine missioni con questo vero e proprio aereo spaziale che atterrava su una pista. Per non parlare dei progetti realizzati e in pianificazione per le sonde che avrebbero esplorato, fotografato e saggiato i pianeti del nostro sistema solare.

Per raccontarlo a chi non c’era, intorno alle realizzazioni per lo Space Shuttle nacque un vero e proprio concorso di aziende di tutto il mondo, tante quelle italiane che fecero poi capo all’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana, per costruire i moduli abitabili e tecnici da inserire nelle grandi stive (18,3 metri di lunghezza per 4,6 metri di diametro) delle navette. Moduli che erano spazi pressurizzati, connessi agli Space Shuttle come fossero espansioni del suo habitat, utili per condurre esperimenti, manovre tecniche, trasferimento di materiali, riparazioni di satelliti.
Tutte operazioni speciali che psicologicamente portavano lo spazio a portata di mano, dentro una sorta di routine. In molti pensavamo, “Ecco, lo stiamo conquistando, ci stiamo arrivando”.
Missioni come quelle compiute con il braccio robotico Canadarm-SRMS Remote Manipulator System di produzione canadese che debuttò nel 1981 a bordo dello shuttle Columbia, braccio che permetteva di avvicinarsi ai satelliti, prenderli, portarli alla stiva, metterli a posto per poi rilanciarli. Come quando si porta un’auto in officina.
Sistemi che nacquero anche per essere i prodromi dei moduli che avrebbero costituito l’ossatura dell’ISS, la Stazione Spaziale Internazionale. Intendo i moduli MPLM/Multi-Purpose Logistics Module nominati Raffaello, Leonardo e Donatello, progetti italiani costruiti dalla Thales Alenia Space.


Tutto sembrava espandersi con grandissimo spirito d’avventura verso la nuova frontiera orbitale.
La filosofia di base in Star Trek, odiata da Trump e dai gruppi Maga
Proprio Star Trek, immaginato nel 1964 e trasmesso per la prima volta nel 1966, fu veicolo di pensieri e concetti enormi per l’epoca, tutti portati avanti fino a questo 2026.
Fratellanza, amicizia, famiglia, affetti e amore con chiunque, senza frontiere dettate dai colori della pelle, dalle provenienze, dalle religioni, dai generi e dalle preferenze personali. La Federazione Unita dei Pianeti che era l’istituzione per la quale agivano i protagonisti grazie alla Flotta Stellare, affratellava popoli e civiltà diversissime, ognuna con i suoi culti o ateismi, costumi, senza distinzioni, tutti uguali con identici diritti.
Un messaggio trasmesso durante i 60 anni di storia Star Trek, amplificato nei decenni, una filosofia che negli anni futuri continuerà a essere diffusa dalle serie e dai film.
Contro questa realtà narrativa sono Donald Trump, la sua area politica e suoi sostenitori nei gruppi Maga. Tutti loro si sono molto innervositi: in più di un’occasione hanno lanciato dure critiche, ricevendo però pronta risposta dai cast e dalla produzione che hanno rispedito al mittente ogni valutazione negativa. Uno scambio al vetriolo che dura già dal 2016 in occasione delle elezioni di quel periodo ed evolutosi negli ultimi due anni.
“Star Trek ha sempre offerto una visione positiva del futuro, una visione di speranza e ottimismo, ma soprattutto una visione inclusiva, dove tutte le persone e le razze sono trattate con rispetto e dignità, dove le convinzioni dei singoli e i loro modi di vita sono rispettati nella misura in cui non costituiscano una minaccia per gli altri. Non possiamo fare finta di niente su ciò che sta succedendo durante questa elezione. Non c’è mai stato un candidato alle presidenziali così in completa contraddizione con tutti gli ideali dell’universo di Star Trek come lo è Donald Trump. La sua elezione porterebbe indietro questo Paese, forse in modo disastroso”.
(lettera risalente al 2016, firmata dai cast di diverse stagioni delle serie Star Trek)
Comunque, cosa potevo immaginare dopo la visione di tutte le serie che ho appena citato immerso nell’atmosfera mondiale anni 70 e 80 caratterizzata da sviluppo e dall’esplorazione spaziale?
Le stelle mi riempivano gli occhi e i pensieri e questi seguivano il corso dello spazio.
Tra fatti reali e serie televisive o film, nella mia fantasia vedevo già la realizzazione di quanto avevo ammirato in 2001: Odissea nello spazio, quindi le stazioni orbitanti attorno alla Terra, le navicelle spaziali per arrivare fino a queste e per fare la spola con la Luna dove c’erano basi e installazioni umane, installazioni da dove si videotelefonava la Terra con schede prepagate chiamando parenti, amici, colleghi.
Era un sentimento comune a moltissimi miei coetanei.
Si susseguivano mostre nei grandi spazi museali ed espositivi. Ne ricordo una bellissima a Roma, al Palazzo dei Congressi all’EUR, tutta sullo shuttle e sui moduli spaziali: modelli a grandezza naturale, porzioni dei moduli MPLM, i bracci a comando remoto, tanti video. Io e amici andavamo a vedere, facevamo incetta di dépliant, opuscoli esplicativi, tutto quello che era possibile accaparrarsi per poi godercelo a casa, riempivamo di domande tecnici, specialisti, personale della mostra. Queste esposizioni si riempivano di visitatori, tutti super incuriositi, tutti affetti da fame di conoscenza.
Se in quegli anni avessimo avuto una sorta di telefono portatile con fotocamera avremmo scattato migliaia e migliaia di foto. Purtroppo non ho ritrovato alcuno mio scatto fatto con pellicola tradizionale e chissà dove si sono infilati tutti quei documenti che collezionavo a ogni mostra.
Potete quindi capire come tutte queste serie televisive riuscirono ad avere grande successo. Ricordo che in edicola andavamo a comprare anche i pacchetti di figurine UFO e Spazio 1999!
Un futuro fantascientifico molto prossimo per tre su quattro di queste serie girate fra gli anni 60 e 70
L’organizzazione S.H.A.D.O.-Supreme Headquarters Alien Defense Organization che nella serie UFO difende la Terra da atroci invasori alieni, è stata immaginata negli anni 80!
Gli extraterrestri arrivano subdolamente sul nostro pianeta, un disco volante per volta o al massimo tre: il loro pianeta sta morendo, i loro fisici malatissimi hanno bisogno di “ricambi” corporei. Questi alieni scoprono che possono trapiantarsi organi umani per riuscire a sopravvivere, così calano periodicamente sulla Terra per rapire donne e uomini, mutilarli di tutto quanto fosse trapiantabile e poi via di ritorno a casa loro.
Da lì l’organizzazione multinazionale Shado di difesa che ha anche una base lunare con un sistema di intercettori, una flotta di sottomarini con caccia che decollavano dai fondali, un sistema di sorveglianza satellitare robotico avveniristico e carri armati-porta truppe per colpire le navi aliene che riuscissero ad atterrare.
Tutto il complesso di difesa e di intercettazione Shado cerca di raggiungere e colpire quei dischi volanti prima che arrivino nell’atmosfera terrestre, navi rotanti aliene che emettono un suono inquietante. Chi ha visto la serie conosce bene questi particolari.
Spazio 1999, la fantastica Base Luna, dopo un’immane esplosione nel deposito di rifiuti radioattivi terrestri che proietta la Luna fuori dalla sua orbita, inizia il suo viaggio nella galassia fra pianeti e formazioni stellari, fra alieni e strani fenomeni cosmici. Chissà che fantastica velocità deve aver preso il satellite terrestre per passare accanto a tanti sistemi solari lontani. Il periodo temporale immaginato è quello indicato nel titolo, l’anno 1999.
Fantastica la prima delle due serie di Spazio 1999.



Sia UFO che Spazio 1999 ebbero come produttori e ideatori i celebri e fantasiosissimi coniugi Gerry e Sylvia Anderson, lui originariamente fotografo, poi cineoperatore per la Colonial British Film Unit, poi dedito al cinema e alla televisione.
Gerry divenne noto per l'invenzione della tecnica Supermarionation che gli permise di realizzare diversi progetti con la moglie. A cominciare dalla serie televisiva a marionette Stingray sulle imprese della World Aquanaut Security Patrol, poi Fireball XL5, astronave capitanata dal Colonnello Steve Zodiac, appartenente alla Pattuglia Spaziale Mondiale che nell'anno 2062 sorveglia lo spazio difendendo la Terra da minacce aliene, infine Thunderbirds con protagonista la International Rescue, organizzazione dell'ex astronauta Jeff Tracy che interviene in tutto il mondo dando soccorso in situazioni di grave pericolo.

Dopo i precedenti titoli televisivi ecco Voyage to the Bottom of the Sea–Viaggio in fondo al mare sulle imprese del super futuristico sottomarino SSRN-Submarine Research Nuclear denominato Seaview. Questo sommergibile è in perlustrazione scientifica negli abissi marini. I momenti raccontati nella serie sono ambientati negli anni 70 per le prime due stagioni e negli anni 80 per le successive.



Il Seaview fa da nave degli abissi per i protagonisti, l’ammiraglio Harriman Nelson interpretato da Richard Basehart e il comandante Lee Crane impersonato da David Hedison. Sembra di vedere una sorta di Nautilus del Capitano Nemo, quello di 20.000 leghe sotto i mari di Giulio Verne.
Da una base sottomarina a oltre 150 metri di profondità collocata sotto il Nimr, l’istituto Nelson Marine Research a Santa Barbara, in California, il Seaview parte per le sue missioni di ricerca e per debellare forze intenzionate a danneggiare l’intero mondo, prima di tutto bloccare ed eliminare forze aliene nemiche dell’umanità.
La prima stagione vede i nostri eroi lottare contro una nazione che minaccia di sconvolgere il mondo provocando un enorme terremoto.
Il Secolo XXIII, immaginato nel 1964, avventure spaziali fra 240 anni per l’universo di Star Trek








L’unica serie veramente ultra futuristica sia nel tempo che nella tecnologia fu Star Trek, la prima in assoluto oggi definita internazionalmente come TOS-The Original Series.
È ambientata in un’epoca di viaggi interstellari quasi senza limiti di distanza, di Federazione dei Pianeti Uniti, collocata fra gli anni 2266 e 2269 quindi, fra 240 anni.
La serie originaria o TOS-The Original Series è fatta di sole tre stagioni e 80 episodi. All’epoca non riscosse un successo invitante, inoltre alcune idee non erano spesso condivise dalle major produttrici, quindi tutto finì lì. Però la serie crebbe sempre in popolarità nel trascorrere degli anni successivi.
Lievitò senza freni la comunità di persone che condividevano una passione profonda per Star Trek, per il suo messaggio, tanto che molto dopo il fenomeno esplose.
Fino a oggi il franchise Star Trek ha prodotto altre dieci serie televisive comprese tre a cartoni, le serie d’espansione narrativa Discovery, Picard, Lower Decks, Prodigy, Strange New Worlds (prequel di Star Trek originaria), Starfleet Academy.
E ancora, ben 13 film.
L’universo Trek continua a crescere anche oggi, per non parlare delle numerosissime convention, celebrazioni. Immaginate quante quest’anno che siamo al sessantesimo dalla prima puntata del 1966.
Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi dell’astronave Enterprise durante la sua missione quinquennale, diretta all’esplorazione di nuovi mondi, alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima
frase d’apertura di ogni puntata di Star Trek
Un universo immaginato da Gene Roddenberry, sceneggiatore e produttore televisivo USA che scelse Wagon Train to the Stars come primo titolo al progetto facendosi ispirare da ambientazioni western per il concetto di scoperta e conquista delle nuove frontiere. Tutto questo incastonato in una combinazione avventurosa fra Buck Rogers e Flash Gordon dedicando il lavoro di immaginazione e stesura delle storie non solo a ragazzini, ma agli adulti.
Star Trek amplificò messaggi importanti e per nulla scontati nel corso degli anni 60.
Sfondo di queste avventure nello spazio è sempre l’unione e l’amicizia di un mondo, senza distinzioni, rappresentato dall’equipaggio dell’astronave Enterprise, protagonisti che diventano una famiglia, unica via per lavorare e vivere al meglio insieme e per averla vinta in una galassia che può essere piena di bruttissime e mortali sorprese.
Scenario principe, oltre che vera e propria casa viaggiante fra le stelle, è la USS Enterprise, siglata NCC-1701 dai cantieri della Flotta Spaziale, appartenente alle navi della Classe Constitution.
A comporre il gruppo di ufficiali superiori fra plancia di comando, Sala Macchine, Sala del trasferitore e infermeria sono americani, un giapponese, una donna di origine africana, uno scozzese, un russo e anche un alieno dal pianeta Vulcano, tutti insieme al capitano Kirk.
Bisogna considerare che quando la serie fu girata, quelli erano i tempi della Guerra Fredda, i momenti del sospetto e della contrapposizione. Nella vita quotidiana degli anni 60 ogni straniero poteva rientrare fra le possibili spie, fra i nemici dall’altra parte della cortina di ferro, un modo di sentire estremamente spiccato negli Stati Uniti.
L’atmosfera era del tutto opposta su Star Trek dove dominavano la fraternità e il coinvolgimento totale di tutti al di là del colore della pelle, dell’aspetto, delle ideologie, delle preferenze personali e dalla terra/mondo di provenienza.
Dalla serie originaria di Star Trek ecco i personaggi fondamentali
Il capitano James T. Kirk


Nome per esteso James Tiberius Kirk, impersonato dall’attore William Shatner. Personaggio che è massimo protagonista grazie allo spiccato carattere infuso dall’attore, nella storia è dirompente, maestro nelle soluzioni salvifiche dell’ultimo momento contro razze aliene super ostili, klingoniani, romulani e altri. Naro a Riverside nell’Iowa il 22 marzo 2233, cadetto all’Accademia della Flotta Stellare nell’anno 2250, un anno dopo è già imbarcato per un addestramento superiore nell’astronave USS Republic. Ottimo e sorprendente stratega bellico, spicca nelle trattative con avversari e con ambasciatori dei più svariati pianeti della galassia, tranne quando gli fanno proprio perdere la pazienza che, oltretutto, viene già messa a dura prova pure da taluni orbi e apparentemente incapaci burocrati della Federazione Unita dei Pianeti. Pluridecorato in numerosissime imprese nell’ambito della Flotta, coraggio, energia, amore per la sua astronave Enterprise e per l’equipaggio composto da circa 400 elementi. Ottiene il comando dell’astronave USS Enterprise numero di serie NCC-1701 succedendo al capitano Christopher Pike.
Il vulcaniano Spock


Interpretato da Leonard Nimoy, Mr Spock è l’alieno con lo orecchie a punta e dal sangue verde a base rame (a differenza dei terrestri che hanno ferro nell’emoglobina), dal singolo sopracciglio che si alza spesso a ogni intuizione od osservazione acuta. Spock è nativo del pianeta Vulcano, primo ufficiale dell’Enterprise come vice di Kirk, tutto scienza, logica e calcolo, ma ha la tipica capacità vulcaniana di collegare la sua mente con quella di chi si trova davanti toccandone il viso con tre dita.
Però la sua estrema logica ha una falla, spesso non riesce a mascherare del tutto l’altra parte della sua natura con sentimenti e passioni da mezzo umano: Spock ha padre vulcaniano e madre terrestre.
Il suo saluto è quello di Vulcano, unisce la frase “Lunga vita e prosperità” al saluto con mano aperta e le dita a V lasciando uno spazio tra il dito medio e l’anulare.
Il dottor Leonard McCoy


Il sanguigno dottor Leonard “Bones” McCoy, impersonato da DeForest Kelley, è il medico super efficiente che litiga spesso con Spock prendendone in giro l’estrema logica a-sentimentale. In realtà Leonard è legato da profondissima amicizia con il vulcaniano e con Kirk.
Le sue capacità mediche sono incredibili. Unite a un’acuta intuizione, lo mettono in grado di guarire anche specie aliene mai viste e mai operate, oppure di trovare rimedi a infezioni mortali o da radiazioni che mai hanno colpito l’uomo.
Il tenente Nyota Uhura



E ancora, la tenente Nyota (“stella” in swahili) Uhura, ufficiale di nascita africana, un genio già da quando studiava all’Accademia della Flotta Spaziale, nell’Enterprise addetta alle comunicazioni e responsabile del settore nonché crittografa e filologa, interpretata da Nichelle Nichols: questo personaggio Trek fu protagonista del primo bacio televisivo interraziale (episodio Umiliati per forza maggiore, 22 novembre 1968), lei di colore e lui, il capitano Kirk, bianco. Nessuno all’epoca lo avrebbe ammesso in una propria serie o trasmissione tv.
La stessa Uhura è già dirompente nella sua presenza televisiva come protagonista in quanto donna fra gli ufficiali in plancia, ma persino di colore. Oltretutto, lei indossa una divisa succinta arrivando a far vedere persino l’ombelico!
Scandalo su scandalo, ma negli anni 60 fece epoca moltiplicando le fila dei fan. La gente aveva bisogno di novità umanizzanti.
Uhura continua a far parlare di sé nel prequel di Star Trek trasmesso nel 2026, Strange New Worlds quarta stagione, anche qui lei fra i protagonisti fin dall’inizio, ma lo è del tutto nella puntata trasmessa proprio oggi, 24 settembre 2026, su Paramunt+.
L’ufficiale superiore e ingegnere Montgomery Scott




In Star Trek l’ufficiale superiore e ingegnere Montgomery Scott o semplicemente Scotty, di origine scozzese, è interpretato da James Doohan.
Nasce ad Aberdeen il 2 marzo 2222, inizia la sua carriera all’Accademia della Flotta Stellare nell’anno 2240. Perfetto e spiritoso coprotagonista, è un super tecnico professionista definito come ingegnere dei miracoli, secondo ufficiale dell’Enterprise, quindi sterzo sulla linea di comando.
Scotty è capace di risolvere ogni problema a ogni impianto e ai motori dell’astronave Enterprise, con un semplice tubo, magneticamente schermato però, riesce a ripristinare il percorso di plasma e antimateria per alimentare il nucleo di curvatura della nave e le sue soluzioni d’emergenza hanno più volte salvato la nave e la vita dell’intero equipaggio.
Il tenente Hikaru Sulu



Il tenente Sulu è l’infallibile timoniere dell’Enterprise, portato sullo schermo da George Takei. Nell’ambito della storia il personaggio ha frequentato l’Accademia della Flotta Stellare tra il 2255 e il 2259. Anni dopo, nel 2265, viene assegnato alla celebre astronave Enterprise comandata da Kirk, in un primo momento come membro dello staff scientifico per il comparto della Fisica e nel 2066 sale al Ponte di Comando come pilota. Botanica, scherma, abile spadaccino, molto interessato alle arti marziali, collezionista di armi antiche.
Il tenente Pavel Chekov



A seguire il russo tenente Chekov, giunto nell’equipaggio all’inizio della seconda stagione, interpretato da Walter Koenig. Inizialmente il personaggio è ufficiale navigatore, poi passa a ufficiale tattico e talvolta, parlando, gli scappa un forte accento russo: lo fa quando vuole rimarcare la sua provenienza. In varie puntate del telefilm vuole appioppare continuamente a scienziati russi diverse scoperte scientifiche, ma c’è spesso Spock a smentirlo col suo cervello enciclopedico e calcolatore.
L’infermiera Christine Chapel



A conclusione, fra i protagonisti assoluti c’è la biondissima infermiera Chapel, interpretata da Majel Barrett, moglie di Gene Roddenberry.
Christine è una perfetta professionista non solo nell’infermeria della nave. Ottima collaboratrice e sostegno del dottor Leonard McCoy, capace di intuizioni e interventi decisivi nelle terapie, eternamente innamorata del vicecomandante Spock. Purtroppo per lei è difficilissimo, praticamente impossibile, fare breccia nel freddo e semi impassibile vulcaniano.
