“C’è una compagnia anche più silenziosa della solitudine, che, se è ben compresa, è la solitudine divenuta perfetta”. Parole di Robert Louis Stevenson, edimburghese di nascita, scrittore, poeta e drammaturgo che chiuse la sua vita a Vailima, a quattro chilometri dalla capitale dell’isola di Samoa… ben lontano dalle nordiche campagne e dalle brume della Scozia. Uomo…
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Scirocco, respiro di Sicilia, vivo nelle parole di Lucio Piccolo di Calanovella
Chi conosce la Sicilia, la sua essenza e le sue atmosfere, la sente rivivere tangibile nelle parole del poeta Lucio Piccolo di Calanovella. Lo Scirocco, il suo respiro africano, magico ed evocativo, torna forte, colorato, profumato e caldo nei versi di questo artista della parola ed esoterista siciliano. È un connubio mistico fra occhi, sensi,…
Chi l’uccello ha e chi lo prende: gioco beffardo e veritiero di Natale Polci, poeta romanesco e tramviere
Natale Polci, altro maestro del romanesco insieme a Trilussa, con i suoi sonetti e le sue composizioni mise in luce molti aspetti della società italiana. Qui, con fare abile e beffardo, introdusse l’uccello nei suoi versi giocando con le parole. La poesia “Er passero ferito” è quella che gli diede maggiore notorietà, anche se spesso…
Giosuè Carducci, il peso delle parole e del loro numero nell’esprimere il pensiero
Fu lapidario nella sua definizione delle persone, un giudizio che traeva spunto dalla sua conoscenza ed esperienza sulle parole e su quante e come ne venivano utilizzate da chi ascoltava o leggeva. Giosuè Carducci non aveva dubbi. Idea molto adatta ai nostri tempi dalle troppe parole, oltretutto spese malissimo. Nacque 187 anni fa, registrato all’anagrafe…
Il viso, utile schermo o maschera ingannatrice? Intimità, protezione, imbroglio: il gioco delle parti
«Se a ciascun l’interno affanno si leggesse in fronte scritto, quanti mai, che invidia fanno, ci farebbero pietà! Si vedria che i lor nemici hanno in seno; e si riduce nel parere a noi felici ogni lor felicità». Pietro Metastasio (1698 – 1782), dalla sua ampia produzione di ariette adatte a chiudere le singole scene…
L’Estate di Esiodo, il cardo, la cicala, il vino e Zefiro. La vita
“Quando poi sboccia il fiore del cardo, e d’un albero in vettal’armoniosa cicala, dal fitto vibrare dell’alispande l’arguto trillo, del caldo è la grave stagione.Son molto pingui allora le capre, dolcissimo il vino, tutte lascivia le femmine, gli uomini tutti fiacchezza,perché l’astro di Sirio debilita teste e ginocchia,e per il caldo, la pelle viene arida…
