Il Canto al dio Aton del Faraone Amenofi IV, poi Akhenaton (1367 – 1350 a.C.): il parallelismo concettuale col Salmo 104 della Bibbia

Il Canto al dio Aton fu composto (o ispirato) dal Faraone Amenofi IV, sovrano che trasformò il suo nome in Ekhnaton-Akhenaton (1367 a-C. – 1350 a.C.) dopo la sua rivoluzione religiosa che stravolse la visione del ricco pantheon egizio. Questo inno è uno dei rari esempi di concetti e visioni che hanno travalicato i secoli, l’amore per le manifestazioni naturali, la vita dell’uomo e i suoi ritmi, la luce e l’ombra, le insidie e l’amore unificatore, il divino e l’umano uniti come padre e figli.

Questa visione invocata dall’Inno ad Aton viene accostata al Salmo 104 del Libro dei Salmi (תהילים) nella Bibbia-Antico Testamento, un testo che contiene forti correlazioni con il primo capitolo della Genesi. Ne riporto la stesura in coda alla composizione egizia, dando così una consecutività in senso cronologico.

Il Divino crea, dà vita, scaccia le tenebre, arricchisce la terra, il cielo e i mari di creature, aiuta l’uomo a trovare i mezzi per lavorare e sfamarsi.

A voi le opinioni sull’eventuale raffronto esaminandone i versi ma, soprattutto e al di là dei punti che ho evidenziato, coglietene le atmosfere: troverete lo stesso amore per il senso della vita.

Un breve panorama storico-sociale di quella lontana epoca

Quando scrivo di rivoluzione religiosa in quell’Egitto di quasi 1500 anni prima di Cristo, intendo il tutto non come un vero e proprio imporsi di un monoteismo, ma di forte “preminenza”.

L’Inno al Sole sulla stele di Amarna

Se il “processo religioso atoniano” fosse andato avanti, avrebbe potuto consolidarsi e forse trasformare l’Antico Egitto in una nazione con un solo dio. Purtroppo, la “rivoluzione” fu solo speculativa, intellettuale e portata con convinzione ai ceti più alti più che al popolo. In più, il novo credo aveva anche un suo risvolto pratico: i domini e l’influenza egizia arrivavano fino alla Siria e all’Eufrate in quella che era una dominazione tipo Commonwealth britannico e non come impero puro, quindi occorreva un simbolo religioso unificatore di facile riconoscibilità e che accomunasse tutte le genti dai bordi dell’Asia fino alla Nubia.

Niente di meglio quindi di Aton, dio solare, rappresentato unicamente dal disco solare che con i suoi raggi dispensava a tutti il sospiro di vita rappresentato dal simbolo della vita Ankh, una croce ansata.

Il nuovo dio Aton, le sue prerogative, la sua “impalpabilità” così in anticipo sui tempi, fattore che poi contribuì alla fine del culto

Aton, già presente nel complessissimo insieme di divinità del Nilo, grazie al nuovo corso sostituiva la tradizionale divinità Amon-Ra che era unione di Amon, dio patrono della storica capitale Tebe, la “città dalle cento porte”, ricchissima e potente, con il dio Ra di Eliopoli. Amon-Ra era stato posto a capo del popolatissimo pantheon di divinità egiziane dall’Inizio del Nuovo Regno e della presa di potere delle dinastie tebane.

Aton invece, il “nuovo” dio voluto da Akhenaton, faceva quasi sparire tutti. Rappresentato come Disco solare che era manifestazione di Ra-Harakhti, “Ra che è Horus dei Due Orizzonti”.

Rilievo rappresentante il Faraone Akhenaton e la sua famiglia, la moglie e Sposa Reale Nefertiti, le loro figlie, tutti sotto i raggi di Aton – stele in calcare rinvenuta ad Amarna, oggi conservata all’Aegyptisches Museum, Staatliche Museen di Berlino
Akhenaton riceve dai raggi solari di Aton il soffio della vita rappresentato da Ankh, la croce ansata

Nel suo quinto anno di regno il Faraone fece costruire una nuova capitale in un punto prescelto, la “Orizzonte di Aton” – Akhetaton (Tell elAmarna è il nome moderno della località), sempre sul Nilo e a oltre 400 chilometri più a nord della storica e grande Tebe ancora troppo radicata alle vecchie forme spirituali e condizionante le politiche del Faraone.

Inammissibile la rappresentazione antropomorfa del nuovo dio. Era visualizzabile solo come disco solare donatore di vita.

Blocco calcareo: Akhenaton e la sua famiglia mentre venerano Aton – Museo Egizio del Cairo

Per questo motivo anche i templi dedicati furono molto diversi. Ne semplifico la descrizione: erano del tutto aperti per essere esposti ai raggi solari. Gli unici a essere rappresentati dovevano essere il Re e la sua famiglia inondati dai raggi di vita di Aton mentre i sovrani offrono doni come frutta e fiori al dio (stessa e unica pratica ammessa sugli altari dei templi insieme al bruciare incenso e a suonare brani musicali).

Non erano ammesse donazioni o tasse per mantenere templi e classe sacerdotale, non c’erano statue del dio da purificare e da ungere con olio sacro. Nessun idolo.

Ankh, la Croce ansata, chiave della vita – custodia per specchio dal tesoro di Tutankhamon

Il processo andò sempre più avanti premendo sulle rappresentazioni, sul tentativo di diffusione del nuovo dio, cambiando denominazioni anche geografiche, oltre che personali, per far sparire ogni riferimento agli altri dei.

Ma Akhenaton fu un Re tollerante, infatti tra i resti della sua capitale (abbandonata e smantellata insieme alla nuova religione dopo la sua morte) sono stati trovati amuleti, pendenti e altri oggetti che artigiani e la popolazione in genere usava, tutti riportanti i nomi delle vecchie divinità.

Il Canto o Inno ad Aton

Adorazione di Harakhte che si rallegra all’Orizzonte
Nel suo nome di luce che è in Aton, vivente in eterno per sempre
E dell’Aton vivo che è in festa, signore di tutto quello che circonda Aton
Signore del cielo, signore della terra, signore della Casa di Aton in Akhet Aton
Re della Valle e re del Delta che vive della Verità
Signore dei Due Paesi, Nefer-Kheperu-Ra Ua-En-Ra
Figlio di Ra che vive della Verità
Signore delle corone Ekhnaton eccelso di durata;
E della grande sposa regale che egli ama
La Signora delle due terre Nefer-Neferu-Aton Nefertiti
Viva, sana, giovane in eterno per sempre.
Egli dice :
Tu sorgi bello all’orizzonte del cielo
O Aton vivo, che hai dato inizio al vivere.
Quando ti levi all’orizzonte orientale tutte le terre riempi delle tue bellezze
Tu sei bello, grande, splendente, eccelso su ogni paese;

I tuoi raggi circondano le terre
Fino al limite di tutto quel che hai creato:
Tu sei Ra, e tu conquisti fino al loro limite.
Tu le leghi per il tuo figlio amato
Tu sei lontano, ma i tuoi raggi sono sulla terra,
Tu sei davanti (alla gente), ma essi non vedono la tua via,

Quando tu vai in pace (riposi) all’orizzonte occidentale,
La terra è nell’oscurità come morta
I dormienti sono nelle loro camere,
Le teste sono ammantate,
Non un occhio vede l’altro.
Si rubino i loro beni che sono sotto le loro teste,
Essi non se ne accorgerebbero.
Tutti i leoni escono dalle loro tane;
Tutti i serpenti, essi mordono.
L’oscurità è (per loro) chiaro.
Giace la terra in silenzio.
Il loro creatore riposa all’orizzonte.

All’alba tu riappari all’orizzonte.
Risplendi come Aton per la giornata.
Tu scacci le tenebre e lanci i tuoi raggi.
Le Due Terre sono in festa (ogni giorno)
Svegliate e levate sui due piedi.
Tu le hai fatte alzare,
Lavano le loro membra,
Prendono le loro vesti,
Le loro braccia sono in adorazione del tuo sorgere.
La terra intera si mette al lavoro.
Ogni animale gode del suo pascolo.
Alberi e cespugli verdeggiano.
Gli uccelli volano dal loro nido,
Con le ali nel (gesto di) adorazione della tua essenza (ka).

Gli animali selvatici balzano sui loro piedi.
Quelli che volano via, quelli che si posano,
Essi vivono quando tu ti levi (sorgi) per loro.
Le barche salgono e scendono la corrente
Perché ogni via si apre al tuo sorgere.
I pesci del fiume guizzano verso di te
I tuoi raggi arrivano in fondo al mare.

Tu che procuri che il germe (l’ovulo) sia fecondo nelle donne,
Tu che fai la semenza (il seme) negli uomini,
Tu che fai vivere il figlio nel grembo della madre sua,
Che lo calmi perché non pianga,
Tu nutrice di chi è ancora nel grembo,
Che dai l’aria per far vivere tutto ciò che crei.
Quando cala dal grembo in terra il giorno della nascita
Tu gli apri la bocca per parlare
E provvedi ai suoi bisogni.

Quando il pulcino è nell’uovo (loquace nella pietra – parla nell’uovo)
Tu lì dentro gli dai l’aria perché viva.
Tu lo completi perché rompa l’uovo
E ne esca per parlare e completarsi
E cammini sui suoi piedi appena è uscito

Come numerose sono le tue opere!
Esse sono inconoscibili al volto (degli uomini)
Tu Dio unico, al di fuori del quale nessuno esiste.
Tu hai creato la terra a tuo desiderio,
Quando tu eri solo,
Con gli uomini, il bestiame, ed ogni animale selvatico.
E tutto quello che è sulla terra – e cammina sui suoi piedi –
E tutto quello che è nel cielo – e vola sulle sue ali
,
E i paesi stranieri, la Siria, la Nubia e la terra d’Egitto.
Tu hai collocato ogni uomo al suo posto
Hai provveduto ai suoi bisogni.

Ognuno ha il suo cibo
Ed è contata la sua durata in vita.
Le loro lingue sono diverse in parole,
Ed i loro caratteri anche, e le loro pelli.
Hai differenziato i popoli stranieri.
Ed hai fatto un Nilo nella Duat (cioè il mondo sotterraneo)
E lo porti dove vuoi per dare vita alle genti
così come tu le hai create.

Tu, signore di tutte loro
Che ti affatichi per loro,
O Aton del giorno, grande di dignità!

E tutti i paesi stranieri e lontani,
Tu fai che vivranno anch’essi.
Hai posto un Nilo nel cielo che scende per loro (cioè la pioggia)
E che fa onde sui monti come un mare
E bagna i loro campi e le loro contrade.

Come sono perfetti i tuoi consigli tutti,
O Signore dell’eternità!
Il Nilo del cielo è tuo (dono) per gli stranieri
E per tutti gli animali del deserto che camminano sui piedi;
Ma il Nilo vero viene dalla Duat (l’Aldilà) per l’Egitto.

I tuoi raggi fan da nutrice a tutte le piante;
Quando tu splendi, esse vivono e splendono per te.
Tu fai le stagioni
Per far si che si sviluppi ciò che tu crei;
L’inverno per rinfrescarle,
L’ardore perché ti gustino.
Tu hai fatto il cielo lontano
Per splendere in lui
E per vedere tutto, tu unico
Che splendi nella tua forma di Aton vivo
Sorto e luminoso, lontano e (pure) vicino.
Tu fai milioni di forme da te, tu unico:
Città, villaggi, campi, vie, fiume,
Ogni occhio vede te davanti a sé
E tu sei l’Aton del giorno sopra (la terra).
Quando tu sei andato via
E (dorme) ogni occhio di cui tu hai creato lo sguardo
Per non vederti solo.
(e non si vede più) quel che tu hai creato,
Tu sei (ancora) nel mio cuore.
Non c’è nessuno che ti conosca
Eccetto il tuo figlio Nefer-Kheperu-Ra Ua-En-Ra
Tu che fai che egli sia edotto dei tuoi piani e del tuo valore.
La terra è nella tua mano
Come tu li hai creati
Se tu splendi, essi vivono,
Se tu tramonti essi muoiono;
Tu sei la durata stessa della vita
E si vive di te.

Gli occhi vedono bellezza, finché tu non tramonti
Si depone ogni lavoro quando tu tramonti a destra (cioè ad Occidente).
Quando tu risplendi, tu dai vigore per il re,
E agilità è in ogni gamba
Da quando tu hai fondato la terra.
Tu ti alzi per tuo figlio
Che è uscito dal tuo corpo, Ekhnaton

L’inno chiude con la titolatura del Faraone Akhenaton e della Spora Reale Nefertiti:
Il re della Valle e del Delta che vive della verità
Il signore dei due paesi Nefer-Kheperu-Ra Ua-En-Ra
Il figlio di Ra che vive della verità
Il signore delle corone Ekhnaton
Eccelso di durata di vita;
E della grande sposa regale, la signora dei due paesi Nefer-Neferu-Aton Nefertiti
Viva, giovane per sempre in eterno.

Bibbia, Salmo 104

[1] Benedici il Signore, anima mia,
Signore, mio Dio, quanto sei grande!
Rivestito di maestà e di splendore,

[2] avvolto di luce come di un manto.
Tu stendi il cielo come una tenda,

[3] costruisci sulle acque la tua dimora,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento;

[4] fai dei venti i tuoi messaggeri,
delle fiamme guizzanti i tuoi ministri.

[5] Hai fondato la terra sulle sue basi,
mai potrà vacillare.

[6] L’oceano l’avvolgeva come un manto,
le acque coprivano le montagne.

[7] Alla tua minaccia sono fuggite,
al fragore del tuo tuono hanno tremato.

[8] Emergono i monti, scendono le valli
al luogo che hai loro assegnato.

[9] Hai posto un limite alle acque: non lo passeranno,
non torneranno a coprire la terra.

[10] Fai scaturire le sorgenti nelle valli
e scorrono tra i monti;

[11] ne bevono tutte le bestie selvatiche
e gli ònagri estinguono la loro sete.

[12] Al di sopra dimorano gli uccelli del cielo,
cantano tra le fronde.

[13] Dalle tue alte dimore irrighi i monti,
con il frutto delle tue opere sazi la terra.

[14] Fai crescere il fieno per gli armenti
e l’erba al servizio dell’uomo,
perché tragga alimento dalla terra:

[15] il vino che allieta il cuore dell’uomo;
l’olio che fa brillare il suo volto
e il pane che sostiene il suo vigore.

[16] Si saziano gli alberi del Signore,
i cedri del Libano da lui piantati.

[17] Là gli uccelli fanno il loro nido
e la cicogna sui cipressi ha la sua casa.

[18] Per i camosci sono le alte montagne,
le rocce sono rifugio per gli iràci.

[19] Per segnare le stagioni hai fatto la luna
e il sole che conosce il suo tramonto.

[20] Stendi le tenebre e viene la notte
e vagano tutte le bestie della foresta;

[21] ruggiscono i leoncelli in cerca di preda
e chiedono a Dio il loro cibo.

[22] Sorge il sole, si ritirano
e si accovacciano nelle tane.

[23] Allora l’uomo esce al suo lavoro,
per la sua fatica fino a sera.

[24] Quanto sono grandi, Signore,
le tue opere!
Tutto hai fatto con saggezza,
la terra è piena delle tue creature.

[25] Ecco il mare spazioso e vasto:
lì guizzano senza numero
animali piccoli e grandi.

[26] Lo solcano le navi,
il Leviatàn che hai plasmato
perché in esso si diverta.

[27] Tutti da te aspettano
che tu dia loro il cibo in tempo opportuno.

[28] Tu lo provvedi, essi lo raccolgono,
tu apri la mano, si saziano di beni.

[29] Se nascondi il tuo volto, vengono meno,
togli loro il respiro, muoiono
e ritornano nella loro polvere.

[30] Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

[31] La gloria del Signore sia per sempre;
gioisca il Signore delle sue opere.

[32] Egli guarda la terra e la fa sussultare,
tocca i monti ed essi fumano.

[33] Voglio cantare al Signore finché ho vita,
cantare al mio Dio finché esisto.

[34] A lui sia gradito il mio canto;
la mia gioia è nel Signore.

[35] Scompaiano i peccatori dalla terra
e più non esistano gli empi.
Benedici il Signore, anima mia.
Alleluia

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