Web e social, quando albergano la massima polemica, l’insulto, la contrapposizione all’arma bianca tramite “lingua”: la continua ricerca di argomenti sui quali affondare i denti

Non è la prima volta che affronto l’argomento, ma noto che allo scemare dei confronti sui vaccini anti Covid e alla perdita di capacità “propulsiva” di temi legati al Green Pass, sui social c’è una voglia matta di cercare qualsiasi argomento utile per darsi battaglia. Mi trovo quotidianamente di fronte alla massima espressione della polemica, dell’insulto, della contrapposizione all’arma bianca intesa come “lingua”.

Molti hanno innalzato muri sempre più alti e spessi attorno alla loro testa coprendo orecchie, occhi, naso e bocca. Nulla passa in entrambi i sensi e crescono i pregiudizi e le generalizzazioni (negazioni dell’Intelletto).

Un’esperienza sempre più delirante dove perdono la maschera diverse categorie umane, spesso convergenti o sovrapposte: ignoranti assoluti ma autoproclamatisi sapienti; superficiali; persone alla disperata ricerca di nuovi “credo”, non importa quali essi siano; gran maleducati incapaci di interagire con gli altri in maniera decente.

Girare tra le pagine di Facebook regala queste “perle” del comportamento umano.

Belli quei momenti del passato quando certi confronti rimanevano in ambito familiare, tra gruppi di amici, tra conoscenti al bar o in momenti similari. Almeno erano a visibilità limitata, frenata.

Oggi, col web e i social, ognuno rivela le proprie brutture a tutto il mondo… ma alcuni sembra che non se ne rendano conto credendosi ancora nella cucina di casa.

Basta digitare alcune parole-concetti chiave su Google e vengono fuori orripilanze verbali scritte da certi disperati nei loro post social.

Mi e ci si imbatte in queste persone anche solo scrivendo un commento neutro in qualsiasi social (per adesso si salva Instagram): anche un tema inoffensivo viene spesso preso come spunto per reazioni malate e violente. Passatemi i termini che sto per utilizzare, ma è una dermatizzazione e visceralizzazione del nulla.

È sapiente solo chi sa di non sapere,

non chi s’illude di sapere e ignora così

perfino la sua stessa ignoranza.

Socrate

Per questi abitanti di spazi virtuali, Socrate e il suo pensiero sembrano alieni, frutto di un passato forse mai esistito, roba atlantidea. Lavano i cosiddetti panni sporchi sotto l’occhio del mondo web che tutto legge… non nel chiuso della propria casa. Credo che non ne siano coscienti. Oppure lo sono e questo vogliono alla ricerca disperata e aberrante di approvazione-click-mi piace?

La Grande Piramide di Cheope, nome reale Khnum-khufu (“Khnum mi protegge”), IV Dinastia-Antico Regno, risale al 2.560 a.C. circa: in origine alta circa 146,6 metri, contiene circa 2,3 milioni di blocchi di calcare e granito, su un’area di 53.077m2, quasi il doppio di piazza San Pietro.

L’ultima disavventura da me vissuta è stata quella di sfatare la solita, antica e facile favola delle moltitudini di schiavi (spesso i “favolisti” raccontano di 100.000 unità e più), frotte di disgraziati costretti con colpi di fruste e pungoli a costruire le grandi piramidi di Giza.

Inutile, da cultore di Egittologia, far notare che la situazione era ben differente, che a lavorare, pagati con vettovaglie (cipolle, grano, orzo, pane, a volte carne, poi birra, sale, pesce, verdure ecc) e articoli personali (sandali, gonnellini e altro) erano i contadini che per parte dell’anno non potevano coltivare i campi perché inondati dalle piene del Nilo: proprio durante questa sosta agricola si procedeva alla costruzione del monumento. Affiancavano architetti, scribi, artisti, artigiani e veri e propri operai edili.

Famiglie di notabili, di governatori, nobiliari, di grandi commercianti, inviavano ogni giorno 21 vitelli e 23 montoni (quantità descritta in antichi documenti) per nutrire i lavoratori: in cambio i facoltosi donatori ottenevano sconti fiscali.

In più, come da scoperte fatte negli scorsi anni, ai piedi delle grandi piramidi era presente una struttura medico-ospedaliera per curare chi lavorava alle piramidi (fratture, problemi dentali ecc).

Per me è stato inutile affermare che la faccenda degli schiavi è una pittoresca fiaba-leggenda che, al massimo, potrebbe avere una piccolissima base di verità (non centomila, non centinaia di migliaia di esseri umani tutti schiavi, ma una frazione minima dell’intera colossale forza lavoro).

Sono stato trattato malissimo da un interlocutore che nulla conosce sulla questione, ma fa ugualmente affermazioni in merito, inserisce link senza costrutto, sgarbatissimo nei suoi modi. L’unica mia ribattuta è stata quella di far comprendere che sono un cultore di Egittologia. E lo sono da quarant’anni. Sono stato lì due volte, lungo il Nilo tra i siti archeologici.

Nulla, ha proseguito. Rabbia immotivata, maleducazione grassa, vuoto mentale inarrestabile. Un violento buco nero.

Oltretutto, l’inizio traeva da un normale post Facebook di una cara amica sull’importanza del nome, “quando una persona non si era comportata degnamente in vita… cancellavano il suo nome…“. Lì ho dato il mio contributo postando il link a un mio articolo a tema (link). Ma quando tra i commentatori ho letto sciocchezze su un mare di schiavi all’opera per le piramidi (vorrei poi capire come gli inservienti dei faraoni avrebbero potuto controllare così tanta gente portata a sofferenza ed esasperazione), sono intervenuto con un, “… a parte il fatto che è una favoletta l’impiego di schiavi e similari per la costruzione delle piramidi“.

Non l’avessi mai fatto. Ecco la reazione piccata con frasi assurde (affermazioni che ho copiato e qui incollato – ne conservo lo screenshot):ma vuoi scherzare …hai proprio ragione tu…infatti Prima di essere schiavizzati gli schiavi firmavano il consenso assenso …dove si evinceva che si assoggettavano di loro spontanea volontàAnche i cristiani che venivano dati in pasto ai leoni firmavano il consenso a quell’ epoca…Giuseppe grifeo di Partanna…non ti offendere ma vai a cagare…e dopo che sei andato a cagare …vedi di Cambiare Pucher“.

Il personaggio, oltre a trattarmi da cretino, da bisognoso di una seduta sul water, da mentalmente ottenebrato da droga, non sa usare la punteggiatura e non ha saputo neppure scrivere pusher, termine più diffuso e gergale per spacciatore di stupefacenti.

Comunque, la reazione di questo “soggetto” lo autoclassifica tra i “contro” a priori, non importa se con affermazioni senza base, poggiate su passaparola falsi, su totale ignoranza del tema trattato. Impressione rafforzata sul personaggio andando a dare una breve occhiata al suo profilo Facebook.

Solo una puntualizzazione.

Questo non l’ho scritto sul social (sarebbe stato inutile), ma nell’Antico Egitto erano schiavi i colpevoli di crimini gravi condannati da tribunali (comunque potevano riscattarsi, non era una pena a vita), prigionieri di guerra (anche questa non era una condizione perenne: tanti finirono anche tra le guardie personali dei faraoni), chi aveva contratto colpevolmente forti debiti (neppure questo caso era situazione stabile per tutta l’esistenza di questi soggetti): molti di coloro che si ritrovarono in questa situazione, furono di nuovo liberati e tornarono a scalare i livelli della Società nilotica.

Non che il sistema fosse perfetto e funzionasse sempre al meglio. Magari. Le aberrazioni e le ingiustizie erano dietro l’angolo, come in qualsiasi altra società.

Consiglio un libro, “Lo schiavo Hanis“, scritto da Bruno Tacconi (link sulla vita del medico-scrittore), un bel romanzo ambientato alla fine dell’Antico Regno (periodo storico che va dall’unione in unica nazione alla prima grande crisi socio-economica della storia faraonica). Ottima e precisa la ricostruzione ambientale.

Il racconto mette in evidenza gli aspetti dell’Antico Egitto legati ai ruoli personali, alle stratificazioni sociali, compresi gli schiavi: il protagonista, Hanis, originario di un quartiere poverissimo dove la sopravvivenza era conquistata giorno per giorno, finì in schiavitù; dedito allo studio dei geroglifici e dei sistemi di calcolo, arrivò poi anche alla carica di Visir.

Tornando al pessimo atteggiamento di molti sui social, non lasciamoci sviare.

Sono molto rumorosi, ma non sono maggioranza. Buttano via le parole come capita, basta che siano all’attacco.

Sembrano tantissimi perché non smettono mai di marchiare a fuoco innumerevoli post e commenti con il loro livore, la loro insoddisfazione, le loro frustrazioni.

Caratterizzano le loro espressioni con la loro ignoranza di base, sia sui fatti che sul corretto comportamento-educazione.

Cercano ogni spunto possibile per portarsi all’attacco.

La polemica sui vaccini, le mascherine e il Green Pass vanno verso una flessione? Non importa.

Questi soggetti troveranno altro su cui scatenarsi, anche sul perché la mattina, svegliandovi, siete scesi dal letto poggiando il piede destro o il sinistro.

Sono esperti in tutto, pur non sapendo nulla o ben poco: magari non sanno cuocere neppure un piatto di pasta… però sono psicologi, economisti, virologi, costituzionalisti, farmacisti, sociologi, medici, ingegneri, tutti rigorosamente non laureati, ma lo sono per osmosi spiritica e internettiana.

Buona vita.

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7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Antonio Gaggera ha detto:

    Concordo in pieno. Mio figlio, che non ha la mia pazienza, ha eliminato il suo account FB.
    Se vuoi ulteriori testimonianze su quanto hai compiutamente descritto, prova a leggere i commenti ad un post sulla pasta alla carbonara.

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    1. Giuseppe Grifeo ha detto:

      Me lo vado a leggere… anche perché solo a citarla, mi è venuta voglia di Carbonara 🍝😄

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    2. Giuseppe Grifeo ha detto:

      Tolti i commenti fuori luogo? Ne ho trovato uno solo, lusinghiero.
      Ho visto che ti dai largamente alla cucina

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      1. Antonio Gaggera ha detto:

        Sono più bravo a mangiare, ma mi cimento in cucina, con risultati alterni. Cerco di recuperare i sapori della nostra Sicilia 😉😉

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        1. Giuseppe Grifeo ha detto:

          Coi sapori di Sicilia ci si arricria!

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  2. Antonio Gaggera ha detto:

    Sono iscritto a qualche gruppo di cucinieri su FB e mi riferivo ai commenti sulla carbonara di altri iscritti che contengono espressioni di assoluto dileggio, quando non di disprezzo.

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    1. Giuseppe Grifeo ha detto:

      Quindi commenti sul tuo post in quei gruppi e non nel tuo profilo. Ho capito.
      Altra riprova dello stile di molti, quello di sopraffare anche senza motivo. Frustrati

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