Carburanti, taglio accise di 20 centesimi (-25 alla pompa)… ma solo per un mese. Una presa in giro?

Che vuol dire, cosa si vuol intendere con il taglio delle accise per un mese soltanto? Un taglio di 20 centesimi (-25 alla pompa) fino a fine aprile. Poi tutto tornerebbe come prima? Un provvedimento senza senso camuffato da misura temporanea. Così l’Esecutivo nazionale avrà modo di valutare le cose sorvegliando l’andamento del mercato dei carburanti. Una presa in giro? Che c’entra il mercato con la natura delle accise?

Mi spiego meglio cercando di mantenere freddezza nelle mie considerazioni.

Questi tributi si sono spietatamente accumulati uno sull’altro in quasi un secolo di storia italiana facendo lievitare sempre più il prezzo dei carburanti.

Sottolineo anche un altro dato: da quando il mercato delle automobili e dell’autotrasporto ha iniziato a crescere con maggiore velocità, le accise sono state sempre più numerose e, inizialmente, erano tributi temporanei trasformatisi poi in permanenti seguendo il noto malcostume della gestione pubblica italica (a questo mio recente articolo la situazione storica e non solo). Un metodo facile facile per tirare vie danari dalle tasche di tutti. Aggiungendo un numero sempre maggiore di tributi, l’uno sull’altro, la situazione è diventata scandalosa.

Lo Stato si è trasformato in un ente che, non solo in questo settore, ha chiesto sempre più risorse ai suoi cittadini senza dare un’uguale contropartita in servizi. Stessa cosa per gli enti locali, dai comuni alle regioni. Sempre più esosi, ma anche sempre più avari nel dare quanto dovuto alla gente.

Le accise, come da ottima definizione del Vocabolario Treccani, sono untributo indiretto a riscossione mediata che si applica a determinati beni (per es., carburanti, elettricità, alcolici, sigarette, fiammiferi) al momento della produzione o della vendita, e viene pagato dal produttore o dal commerciante trasferendone l’onere sul consumatore, cioè includendolo nel prezzo di vendita“.

In breve, la paghiamo tutti. Da anni sul prezzo dei carburanti questa massa di tributi pesa per circa il 60 per cento su quanto sborsiamo ogni volta che andiamo a fare il pieno o per un rifornimento parziale alle nostre auto. Non sono esclusi i mezzi da lavoro e l’autotrasporto che è vitale per l’Italia visto che circa l’80 per cento delle merci nostrane viaggia su gomma (semplifico: più costano i carburanti e più pagheremo ogni prodotto nei negozi e nei supermercati).

Adesso il governo Draghi annuncia che in Consiglio dei ministri è stato deciso un taglio accise di 20 centesimi (-25 alla pompa)… solo per un mese.

Quindi, ritengono sia giusto che un tributo del genere debba tornare a essere applicata, una misura così ingiusta, una vera presa in giro per tutti, salatissima presa in giro.

In un momento di crisi come è quello attuale, tagliano, ma solo temporaneamente, per trenta giorni, tentando di fare la parte di coloro che sono buoni, che ci aiutano in questa situazione di innalzamento fuori controllo del prezzo dei carburanti…

Una presa in giro e una sfacciataggine senza freni.

È quasi un secolo che va avanti cosi, in maniera sempre più sfacciata, pesante, costosissima per le tasche di tutti noi, dei tanti che ci hanno preceduto e di coloro che verranno dopo di noi.

Però ai vertici di Stato alleviano questo peso per UN MESE. Ci hanno risolto la vita…

Il Governo spiega che intende valutare come si comporterà il mercato nel corso delle prossime settimane. Poi, eventualmente, deciderà se prolungare l’intervento.

Ma che c’entra il mercato?

Le accise sono iniziate a pesare sul costo dei carburanti dalla Guerra d’Abissinia (1935 accisa fissata da Mussolini a sostegno allo sforzo bellico, rimasta poi – fino a oggi – come tassazione perenne sulla produzione dei carburanti), quando ancora di automobili e mezzi di trasporto in giro non erano tanti, né così diffusi.

Da tassazioni che dovevano essere una tantum si sono trasformate in perenni: l’accisa per la crisi internazionale del canale di Suez nel 1956, quella le tragedie del Vaiont nel 1963, dell’alluvione di Venezia e Firenze del 4 novembre 1966, per il terremoto della Valle del Belìce nel 1968 (non tutto quanto raccolto dal tributo è mai finito in Sicilia), per il terremoto del Friuli nel maggio del 1976, dell’Irpinia nel 1980, per gli interventi umanitari in Libano (1983).

Da quasi tre decenni questi balzelli li hanno travestiti è così sono giunti fino a oggi. Lo avevo scritto in un mio precedente articolo del 6 settembre 2021 (link) e per chiarezza/brevità qui lo ripeto.

Le accise sono “travestite” con altre denominazioni, dal 1995, “grazie” a un decreto del governo Dini, sono stati riunificati tutti gli aumenti storici delle accise facendo sparire le antiche denominazioni: nella sostanza sono rimaste tali e quali. Molti di quegli aumenti “straordinari” delle accise sui carburanti in vigore dai primi decenni del 1900 sono stati resi “ordinari” portandoceli fino ad oggi. Così travestiti, sempre per un 55-60 per cento pesano sul costo di produzione e costo della materia prima, a prescindere dalle quotazioni del momento.

Oggi siamo nell’anno 2022 e l’attuale Governo (ripeto) intende valutare come si comporterà il mercato durante le prossime settimane. Poi, eventualmente, deciderà se prolungare il taglio sulle accise.

Io la chiamo presa in giro.

Voi come la chiamate?

E non mi si parli di convertirsi alle auto elettriche. E i grandi mezzi di trasporto?

L’elettricità sta schizzando in alto per il suo costo. Questa energia elettrica, con quale combustibile la produciamo? E non mi si parli delle pale eoliche: ho visto vallate intere in Alta Irpinia rovinate perché trasformate in foreste di torri eoliche a riempire ogni spazio tra antichi borghi e castelli.

Inoltre, tra qualche anno – neanche troppi – saremo con i problemi fin oltre la testa per il carente smaltimento delle batterie esauste (altamente inquinanti, più delle attuali tradizionali al piombo). Oggi già non riusciamo a smaltire tutto quel che buttiamo. Aggiungiamoci pure milioni di batterie.

Visto il costo dei mezzi elettrici, dai più piccoli ai più grandi… chi ci dà i soldi per un acquisto di massa? Non bastano di certo i vari bonus/agevolazioni.

Per certi versi sembra di assistere alla grande e improvvisa spinta-imposizione per l’acquisto di marmitte catalitiche di qualche decennio fa. Con grande arricchimento dell’industria dedicata al settore. Anche qui il problema smaltimento è ben oltre il punto critico. Da anni.

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Prof. Andrea Vania ha detto:

    Caro Giuseppe, la tua indignazione è più che giustificata. Mi informano peraltro persone ben più al corrente di me di finanze dello Stato che il problema delle accise è più ampio di quel che appare. Le accise infatti sono inizialmente imposte per uno scopo preciso, ma dal 1995 sono tutte (le passate e quelle a venire) inglobate in un’unica imposta indifferenziata che non fa più riferimento (anche e soprattutto per l’attribuzione delle somme poi a specifici titoli, capitoli e obiettivi della spesa pubblica) alla motivazione iniziale. Poi, a differenza degli altri tributi, sono sì un tributo derivato, ma a quota costante e non proporzionale, dal quale il singolo cittadino può liberarsi …evitando di comprare quel bene di consumo su cui gravano. In altre parole: se non uso più la macchina, illumino casa con le candele, pedalo per avere energia per computer e telefonini, cuocio a legna, allora non pagherò alcuna accisa. Anche usare il fotovoltaico potrebbe svincolarci almeno in parte dalle accise per l’energia pubblica. Ma il punto nodale l’ho nominato prima: sono ormai un’unica imposta indifferenziata, per cui far riferimento alla motivazione originaria perde di senso. il provvedimento attuale invece senso ne ha, anche se il Governo avrebbe potuto esser meno cauto: visto che tu produttore del bene hai guadagnato un fo**io vendendo ai prezzi di oggi quel che hai acquistato l’altroieri a molto meno, una parte delle accise te la carichi tu, e non la fai gravare sul consumatore finale. Ecco, la quota-parte poteva esser maggiore, e i tempi di applicazione più lunghi, questo senz’altro sì.

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    1. Giuseppe Grifeo ha detto:

      Sì Andrea, credo che nell’articolo precedente io abbia messo link ad ancora precedenti che riguardavano le accise, articoli dove descrissi come nel 1994 o 1995 i vari “capitoli” furono furbescamente accorpati… ma sempre quelli erano, dalla guerra mussoliniana in poi: per tentare di renderle più “accettabili”, ma erano sempre balzelli provvisori dimenticati per renderli definitivi.
      Il senso rimane vacante invece: l’accisa viene imposta alla produzione. Se ne togli una fettina gravata sul produttore che la ricarica al consumatore finale… al produttore che gli viene in meno?
      Il prezzo alla pompa cala ma solo perché hai ridotto l’accisa.
      La motivazione originaria rimane con tutto il suo senso primitivo: cambiargli abito e denominazione non la rende diversa. Pesano oggi come allora tra il 55 e il 60 per cento sul costo alla pompa. Se all’epoca, da soliti italiani, ognuna delle accise fosse stata veramente provvisoria per ognuna di quelle emergenze, oggi non le avremmo avute e comunque non in quello sproposito percentuale: è quasi come se imponessi un’accusa ai produttori di arance. Il bene arancia a (dico a caso) 0,45 euro al chilo, ne verrebbe gravato di altri 30 centesimi sfiorando un euro (bisogna poi applicarci l’IVA). Che poi il tributo si chiami “pro guerra in Eritrea” o imposta indifferenziata… sempre lì siamo: un furto che nulla ha a che vedere con le condizioni del mercato, anzi, uccide o deprime fortemente il mercato. Poi che ci si liberi usando candele o altre amenità, sono parole scritte per giocare senza connessione con la realtà.
      La vera svolta sarà con la propulsione a idrogeno (l’elettrico attuale è un bluff ecologicamente pericolosissimo per la questione batteria e l’energia costa sempre più adesso). Pannelli solari vanno benissimo, ma per le abitazioni e ci vuole superficie e comunque solo per alcuni usi (a meno che tu non abbia estese superfici dove collocarli… ma arrivare all’autonomia…). Anche con le ultime tecnologie, le superfici di un autoveicolo sono troppo limitate per consentirgli autonomia, il pannello solare/fotovoltaico può supportare soltanto, ma serve sempre la ricarica e comunque rimane il nodo critico irrisolto delle batterie esauste (presto saranno milioni).

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    2. Giuseppe Grifeo ha detto:

      Ecco, adesso ho aggiunto un frammento del mio articolo del 6 settembre 2021 dove ho citato l’intervento del 1995 a opera del governo Dini

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