16 ottobre 1943, il sabato nero del ghetto di Roma: 79 anni fa

Poche parole, non serve altro per far sì che la memoria resti lì fissata. Era il 16 ottobre 1943, il sabato nero del ghetto di Roma.

Dal portico d’Ottavia i nazisti delle SS entrarono con forza. Era il giorno del riposo per gli ebrei che celebravano anche la festa del Sukkot. I tedeschi scelsero bene il giorno in modo da essere sicuri di trovare le famiglie al completo in casa.

Erano le 5,15 e i tedeschi portarono via 1.259 ebrei tra 689 donne, 363 uomini e 207 bambini, persone catturate anche a Trastevere, Testaccio, Monteverde e in zona Salaria.

A compiere l’operazione di rastrellamento fu l’unità del capitano Dannecker che era arrivata a Roma da decina di giorni: la missione era già prestabilita, “occuparsi” degli ebrei come aveva già fatto con efficienza in Francia e Bulgaria.

Come spiegato da Anna Foa e riportato da Collettiva,i nazisti avevano con sé le liste del censimento fascista del 1938, che incrociarono probabilmente con gli elenchi dei contribuenti sottratti alla Comunità. Gli elenchi del 1938, originariamente in ordine alfabetico, erano stati riorganizzati per quartiere, strade, edifici, interni con la collaborazione della polizia italiana. Dannecker e i suoi stretti collaboratori lavorarono per una settimana, consegnando in caserma i poliziotti italiani per mantenere la più assoluta segretezza, anche se nella sua deposizione al processo Kappler sosterrà di averli mandati a casa per facilitare la fuga di notizie”.

Prima tappa per i prigionieri a Palazzo Salviati, dove i nazisti distribuirono dei biglietti in italiano con le istruzioni che i catturati dovevano eseguire.

Di questi, 227 furono rilasciati perché provenienti da famiglie “miste”. Alla fine in 1.024 rimasero prigionieri.

Due giorni dopo, nel pomeriggio del 18, questi ultimi furono trasferiti alla Stazione Tiburtina, caricati su carri bestiame piombati per essere trasferiti allo sterminio.

Immaginateli, prelevati in fretta, con la forza dalle loro case e, dopo 48 ore, chiusi dentro i carri ferroviari, pigiati lì dentro, poca aria, poca luce, spazi ristrettissimi.

Sei giorni dopo arriveranno in Polonia, al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau.

A fine guerra solo quindici uomini e una donna, Settimia Spizzichino, riusciranno a tornare a casa come unici sopravvissuti di quegli oltre mille. Considerate che dei duecento bambini che furono portati via quel 16 ottobre, nessuno è tornato…

Al di là di questo gravissimo episodio e solo per dare alcuni dei numeri di questa strage che fu anche conseguenza di quelle vergognose e scellerate leggi razziali approvate anni prima in Italia, nel nostro Paese furono arrestati 1.898 arresti di ebrei da forze italiane italiani, 2.489 invece furono fermati dai tedeschi, mentre altro 312 ebrei furono catturati e deportati in azioni che videro la collaborazione tra italiani e tedeschi. Ne mancano all’appello altri 2.314 dei cui arresti non c’è traccia riguardo gli esecutori materiali e su chi li decise.

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