Sinai, messaggi dal remoto passato dell’uomo, graffiti e pitture rupestri antiche di oltre 12.000 anni

L’uomo ha sempre voluto lasciare traccia di sé, del suo passaggio, celebrare divinità, le sue avventure, la vita quotidiana e a riprova di tutto questo ecco che in Sinai sono state appena ritrovate altre tracce. Si tratta di graffiti e pitture rupestri più vecchie di 12.000 anni in un nuovo sito archeologico nel Sud della Penisola del Sinai, nell’altopiano di Omm Irak

Egitto dei Faraoni e Sinai, terra vitale per le risorse minerarie e linea di sicurezza contro invasioni da Oriente e Asia

Bisogna considerare che durante l’Egitto dei Faraoni la regione del Sinai era molto utilizzata secondo due scopi principali:

  • quello della sicurezza del Paese, sviluppando nella parte settentrionale della penisola un sistema di sorveglianza evoluto per monitorare il flusso di merci e persone da/per quella che molti secoli dopo, in epoca romana, fu chiamata (in parte) Palestina, quando Roma intese eliminare la denominazione del regno ebraico perché troppo recalcitrante e ribelle contro il dominio imperiale.
    Il sistema egiziano di sicurezza monitorava i flussi da/per il medio oriente, verso i tanti e litigiosi piccoli regni affacciati sul mare fino al Libano e alla Siria e da/per la Mesopotamia. Tutto avveniva grazie a una serie di fortezze con mura molto spesse, dotate di torri, guarnigioni, forni per il pane, accesso all’acqua potabile e magazzini lungo la wAt-Hr– la Via di Horus. Questa strada non era distante dalla costa mediterranea e andava dalla città di Tjaru, equivalente alla posizione di Suez, fino all’odierna Gaza o a Rafa. Dopo quella di Tjaru, la seconda grande fortezza egizia verso oriente era tA a.t pA mAj, la “dimora del leone.
    Questa linea militare-commerciale e di frontiera serviva anche come prima fascia di controllo per scoraggiare le incursioni dei nomadi (gli Shasu) che cercavano di saccheggiare le carovane e i trasporti minerari dal Sinai verso il Nilo.
    La Via di Horus permetteva alle truppe dei faraoni di colpire con velocità attraversando in pochi giorni il deserto del Sinai. Potevano intervenire rapidamente nella fascia che andava da Gaza fino alla Siria;
  • d’altro canto il Sinai era utilizzato per lo sfruttamento minerario, come primo obiettivo i vasti giacimenti di turchese, a Serabit el-Khadem per esempio, il più noto dei siti dove sorgeva un tempio dedicato alla dea Hathor, la “Signora del Turchese” appunto, protettrice delle spedizioni. Presenti pure altre cave, soprattutto per il rame, nell’area meridionale del Wadi al-Nasab.

Le plurimillenarie pitture rupestri e i graffiti del Sinai

Tornando alla nuova scoperta della missione archeologica egiziana nel Sinai meridionale, questa è guidata dal Consiglio Supremo per le Antichità che ha raccontato al mondo questo nuovo sito archeologico di eccezionale valore storico e artistico. L’area è a 60 chilometri a Sud-Est di Serabit el-Khadem e a 30 chilometri verso Nord dal monastero di Santa Caterina.

Sharif Fathi, ministro del Turismo e dell’Archeologia, ha sottolineato come questa scoperta sia un’importante aggiunta alla carta archeologica egiziana sottolineando come il Sinai sia pieno di ricchezza civile e umana, scoperte veramente uniche. Questi nuovi reperti che rimarcano la presenza umana in tempi remotissimi rappresentano una nuova prova della persecuzione delle civiltà in questo importante sito dell’Egitto da migliaia di anni.

Lo stesso ministro ha aggiunto che tali scoperte contribuiscono a rafforzare la posizione dell’Egitto sulla carta del turismo culturale, aprendo nuovi orizzonti a questo importante modello turistico.

Il dottor Hisham Laithi, segretario generale del Consiglio Supremo di Archeologia, ha spiegato che il luogo in cui è stato fatto questo nuovo rinvenimento è uno dei più importanti siti di arte rupestre recentemente scoperti sottolineando che il tempo e la diversità tecnica delle incisioni rupestri sull’altopiano di Omm Irak lo rendono un museo naturale a cielo aperto capace di documentare l’evoluzione dell’espressione artistica e simbolica umana attraverso innumerevoli secoli di storia e anche per i periodi islamici, un fattore che conferisce al sito un’eccezionale importanza scientifica.

Lo studio e l’analisi scientifica di modelli e disegni continueranno nel prossimo periodo preparando un piano integrato di protezione e documentazione sostenibile del sito.

Mohamed Abdel-Badii, capo del settore archeologico egiziano – Questa scoperta rientra nell’ambito dell’indagine scientifica e della documentazione sulle incisioni rupestri nel Sinai meridionale. Tutto è avvenuto sotto la guida dello sceicco Rabee Barakat degli abitanti della regione di Sarabit Al-Khadem, tanto da rimarcare l’importante ruolo del popolo del Sinai nel sostenere gli sforzi dello Stato per preservare il patrimonio culturale. Qui si trova il sito dell’altopiano di Um Irak, in una zona sabbia a circa 5 chilometri a nord-est del tempio Sarabit Al-Khadad e delle aree minerarie di rame e turchese. Una posizione strategica che domina un ampio spazio aperto che si estende verso nord fino all’altopiano di Tih, area che nel corso dei secoli potrebbe essere stata usata come punto di osservazione, luogo di raccolta e sosta.

Alcune delle immagini sul nuovo sito archeologico in Sinai – dal Ministero del Turismo e delle Antichità dell’Egitto

La nuova scoperta nella Penisola del Sinai – Altopiano di Omm Irak

Il sito archeologico comprende un rifugio roccioso naturale costituito da arenaria ed esteso sul versante orientale dell’altopiano di Omm Irak per oltre 100 metri. È profondo tra due e tre metri, mentre la roccia che fa da tetto scende da circa un metro e mezzo a mezzo metro.

La stessa copertura superiore del rifugio roccioso è caratterizzato da un gran numero di disegni a matita rossa con varie scene e simboli di animali ancora in fase di studio. Accanto a questi si trova un altro set del tutto inedito e documentato per la prima volta, fatto da disegni grigi con una serie di modelli e paesaggi in vari stili e tecniche, simbologie e ritratti di paesaggi che riflettono ricchezza artistica e una diversità culturale unica.

La realtà del sito archeologico è ancora più complessa.

Sono state scoperte grandi quantità di resti animali, un fattore che indica l’utilizzo del sito in tempi successivi come rifugio per esseri umani e per il bestiame in modo da essere protezione da pioggia, temporali e grandine. In questi spazi compaiono divisori in pietra che formavano unità abitative autonome, molte con resti di strati di fuoco confermando la presenza continua nel tempo dell’attività umana.

Nello spazio appena esplorato è stata ritrovata una serie di magazzini panoramici oltre a diversi resti di manufatti in ceramica, alcuni risalenti al Medio Regno egizio, mentre altri sono attribuibili all’era romana, in particolare al III secolo d.C.
Tutti confermando la continuità di utilizzo del sito nel corso di migliaia di anni.

I modelli e i disegni tracciati sulla roccia sono stati suddivisi in più gruppi temporali. Quello più antico è all’ingresso del tetto del rifugio rupestre, caratterizzato dai tratti rossi, inizialmente risalente tra il 10.000 e il 5500 a.C., raffigurante paesaggi con vari animali, fauna selvatica, capre nubiane, ritratti che riflettono la natura e la vita in quei tempi così lontani.

Ci sono anche immagini che raffigurano un arciere che usa l’arco per cacciare i lupi, accompagnato da una serie di segugi, una scena che riflette gli stili di vita e le attività economiche delle prime società umane.
Altre rappresentazioni più tarde, di epoca nabatea, includono diverse visioni di paesaggi e cavalli con sopra persone che portano armi, altre su dromedari, alcune figure accompagnate da iscrizioni, come quelle di pellegrini musulmani accompagnati da iscrizioni arabe. Sono immagini che indicano periodi storici fra loro successivi indicando le diverse interazioni civili e culturali nella regione durante i millenni.

Appare evidente come migliaia di anni fa anche questo ambiente, oggi arroventato e asciutto, fosse del tutto diverso, non così desertico e molto più popolato di vita.

È quasi come leggere un particolare libro di storia dipinto da artisti dei tanti nostri passati.

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