Artemis II, svelata a occhi umani la Luna nascosta, poi il ritorno: i numeri della missione

Siamo tornati ai viaggi d’epoca Apollo, quella degli anni 60-70, la missione lunare è comunque molto cambiata da Apollo ad Artemis II, non solo nel nome e non solo nel balzo tecnologico. Intanto ha svelato a occhi umani la Luna nascosta, quella faccia che il nostro satellite non mostra mai alla Terra. L’impresa attuale rappresenta un passo ulteriore verso un futuro ritorno dei piedi umani sul suolo lunare, nuovo inizio dell’avventura spaziale “in presenza” con atterraggio probabile al Polo Sud della Luna… nel 2028.
(immagine d’apertura: la Luna vista in controluce con dietro il Sole, un’eclisse solare durata quasi 54 minuti – foto Nasa/Artemis II)

Trascorsi circa 50 minuti dall’ammaraggio il recupero degli astronauti. Da un post X di Reid Wiseman: “Jesse, Steve, Laddy e Vlad… una sensazione incredibile accogliervi a bordo di Integrity dopo un viaggio di quasi 700.000 miglia. Per sempre grati per il vostro servizio alla nostra ciurma e alla nazione”.

Alla base della missione c’è una questione di possibili risorse lunari sfruttabili (ma ci vorranno tempi ancora molto lunghi), sperimentazione di materiali, tecnologie, elettronica e sistemi per un possibile balzo più lungo, quello verso Marte. Apparati che riguardano appunto la navetta Orion e la sola capsula Integrity (parte integrante dell’intera Orion) che riporta a terra l’equipaggio.

Nuovi sistemi che proteggono dalle radiazioni per periodi più lunghi, da sottolineare che l’esposizione alle radiazioni cosmiche in un viaggio nello spazio profondo, come quello appena compiuto, sono ben maggiori rispetto alla nota ISS-Stazione Spaziale Internazionale che, orbitando nella Termosfera, sfiora gli strati superiori e estremamente rarefatti dell’atmosfera terrestre.
Poi la sperimentazione di cose più elementari come una toilette, la lunga tenuta del supporto vitale, la gestione termica dell’ambiente nella navetta, il nuovo e rapidissimo sistema di comunicazioni laser, la navigazione-fissazione-tenuta delle rotte prescelte viaggiando nello spazio profondo, testare il nuovo scudo termico per il rientro.
Le imperfezioni e i problemi ci sono stati, come quello al sistema di acqua potabile e l’altro al propellente della capsula, entrambi con problemi alle valvole, senza contare l’iniziale malfunzionamento al bagno di bordo.


Artemis II, radiazioni dallo spazio

Le radiazioni ionizzanti sono un grosso pericolo e bisognava testare ulteriormente il sistema a protezione dell’equipaggio. Nella precedente missione Artemis I fu inviata una capsula senza equipaggio umano, ma con manichini, Helga e Zohar, dotati ognuno di 6.000 sensori proprio per misurare le radiazioni sui due fac-simile umani.

La Terra è protetta dalla sua atmosfera, ma soprattutto dal suo campo magnetico che fa arrivare solo una frazione minima di radiazioni al suolo.
Trovandovi in riva al mare o su un prato o nella normale vostra attività, sarete colpiti da 2,4 mSv di radiazioni ogni anno (mSv-millisievert, unità di misura utilizzata per quantificare la dose equivalente ed efficace di radiazioni ionizzanti assorbita dal corpo umano).
Durante un normale volo aereo intercontinentale della durata di dieci ore, assorbireste radiazioni per 0,05-0,08 mSv per una quota compresa fra 9 e 12 chilometri (in un anno passato a quell’altezza, sareste colpiti da 50-70 mSV, circa un terzo in meno rispetto a coloro che lavorarono alla centrale esplosa di Chernobyl).
Si stima che in un giorno nello spazio profondo, quindi non quello protetto dal campo magnetico terrestre alla quota della stazione spaziale ISS, il bombardamento di radiazioni sia pari a 1 o 2 mSv.
(tratto da una panoramica a cura dell’ingegnere Massimo Burbi, esperto in analisi strutturale ed efficienza energetica)


Da qui la risposta ai soliti complottisti subito a fare domande assurde nei più disparati social: Come mai ai tempi dell’Apollo ci mettevano solo tre giorni, invece oggi più del doppio?”.
Risposta:Per gli obiettivi profondamente diversi, diagnosi di ogni sistema per progettare complessi tecnologici capaci di viaggi ben più estesi, di maggior capacità di trasporto, di traguardi molto differenti e ben più complessi come i soggiorni stabili in apposite basi”.

La prima comunicazione diretta tra astronauti di una missione nello spazio profondo e astronauti a bordo della ISS-Stazione Spaziale Internazionale. Nel video gli astronauti della Missione Artemis II, Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch, tutti della NASA e Jeremy Hansen della CSA-Canada, a scambiarsi impressioni con gli astronauti dell’ISS/Spedizione 74, Chris Williams, Jack Hathaway, Jessica Meir e Sophie Adenot (ESA-Agenzia Spaziale Europea)
Artemis II, le nuove tute spaziali – Foto NASA/Joel Kowsky

Anche le tute spaziali di quell’arancione brillante (perfetto per rintracciare gli astronauti nell’acqua blu/azzurra dopo l’ammaraggio) sono state totalmente ristudiate e innovate: chiamate tute Orion Crew Survival System, dotate di caratteristiche tecnologiche per aiutare a proteggere gli astronauti il ​​giorno del lancio, in situazioni di emergenza qualora si manifestassero, durante le fasi ad alto rischio delle missioni vicino alla Luna e durante il rientro ad alta velocità sulla Terra.
Del tutto migliorate grazie ad alti perfezionamenti rispetto alle tute indossate nelle missioni dello Shuttle, vestibilità personalizzata per ridurre il disagio (oltretutto ognuna è ritagliata sul corpo dell’utilizzatore). Hanno anche caschi più leggeri, resistenti e comodi, ma pure guanti durevoli e compatibili con i touchscreen.

Quindi, a tutta forza verso il futuro dell’esplorazione spaziale.
Sempre che prima, per come stanno andando le cose nel Mondo, non ci facciamo saltare tutti in una guerra mondiale condita da polpette atomiche.

I numeri di Artemis II e il ritorno sulla Terra

Potete immaginare quanti scatti fotografici e quanti video sono stati trasmessi da Artemis II verso la Terra, ne avete già visti tanti durante lo svolgimento della missione e subito dopo, ma molti di più dovranno essere analizzati e studiati da Nasa ed Esa.

L’Agenzia Spaziale Europea è coinvolta in primo piano per molti apparati tecnologici già in questa missione e per i futuri-prossimi moduli abitativi per gli equipaggi stanziali sulla Luna che vede coinvolta l’Italia.

Artemis II in numeri - Lancio avvenuto nella notte tra il 1 e il 2 aprile, alle ore 00,35  ora italiana. La navetta Orion incastonata sulla cima del razzo SLS-Space Launch System della NASA decollato dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral-LCB39B/Complesso di lancio 39, un viaggio verso la Luna che è avvenuto per la prima volta in oltre cinquant’anni (l'ultima missione fu di Apollo 17 nel 1972). Massa del complesso al lancio pari a 35.000 chili, peso della navetta Orion al rientro pari a 9.300 chili.
Quanta strada è stata percorsa? In tutto 694.481 miglia pari a 1117658,83 chilometri (ben oltre 1,1 milioni di chilometri).
Equipaggio: il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e la specialista di missione Christina Koch, tutti della NASA, insieme allo specialista Jeremy Hansen, dell’ASC-Agenzia spaziale canadese.
Nove giorni, un'ora e 32 minuti la durata della missione circumnavigando la Luna e portando gli astronauti a una visione diretta del lato nascosto del nostro satellite. Obiettivo di Artemis II è gettare le basi per il ritorno di esseri umani sulla superficie lunare e progettare sul più lungo termine la realizzazione di basi lunari stabili.
La navetta spaziale Orion ha raggiunto i 406.771 chilometri dalla Terra, distanza mai raggiunta da un mezzo spaziale con equipaggio umano: ha superato il record segnato dall'Apollo 13 nel 1970.
L'ammaraggio per il rientro è avvenuto nell'Oceano Pacifico, vicino San Diego, alle ore 17,07 locali, le 02,07 della notte in Italia.
Durante questo rientro l'atmosfera terrestre è stata attraversata a una velocità superiore a Mach 33 (più di 33 volte la velocità del suono) con temperature allo scudo termico che hanno superato i 2.760 °C.
L'atterraggio/ammaraggio è avvenuto con il pilota automatico.
Dal punto dell'ammaraggio i quattro astronauti sono stati recuperati dai militari della Marina Militare degli Stati Uniti e portati in elicottero a bordo della USS John P. Murtha, decima nave da trasporto anfibia di classe San Antonio appartenente alla stessa Marina statunitense.

Le splendide immagini prodotte nella missione Artemis II

Il momento del lancio dalla Terra, immagini riprese dalle telecamere installate sul razzo SLS. Queste telecamere, sviluppate dalla NASA, si chiamano FILMRS (Flight Imaging Launch Monitoring Real-time System): sono in grado di resistere ad alcuni degli ambienti più ostili dell’avionica del veicolo spaziale.

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