Trump e le sue fantasie da mondi mai esistiti, il caso del 9/11 2001, degli attentati al World Trade Center, lui vorrebbe essere protagonista anche lì rivisitando la realtà

Diventa difficile definire questo presidente degli Stati Uniti, un Donald Trump che racconta di tutto, fra fantasia e pura creatività, fra pseudo dichiarazioni e immagini create dall’intelligenza artificiale. Il Capo di Stato USA lancia esternazioni impossibili descrivendo realtà pescate da un mondo mai esistito, non reale, distorcendo la storia autentica. Trump ha arricchito con tante sue fantasie il 9/11, gli attentati al World Trade Center. Lo ha fatto con sue inesistenti imprese, con non veritieri apporti per i soccorsi. Tutte fandonie ben documentate nella loro falsità. Tanto che alcuni suoi storici alleati gli hanno voltato le spalle.

Tutto questo avviene in un momento estremamente delicato, quello per la celebrazione del 25° anniversario dell’11 settembre 2001, un quarto di secolo carico di ricordi tragici, di morti, di terrore, di malattie. Non è il caso di giocarci sopra tirando fuori ricostruzioni fantasiosamente arricchite come sta facendo il presidente degli Stati Uniti d’America.

I responsabili delle celebrazioni del venticinquennale non lo vogliono a Ground Zero, tanto che il presidente per questo evento non dovrebbe essere presente a New York, ma solo al Pentagono, così avrà modo di fare liberamente un suo discorso prettamente politico, del tutto vietato per consuetudine a New York sul luogo della tragedia.

Non lui nella grande metropoli statunitense, ma all’evento newyorkese parteciperà il suo vice JD Vance. Inoltre, presenzieranno tante autorità, gli ex presidenti Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama.
Per la cerimonia che si terrà al Memorial, non discorsi politica, ma grandissimo spazio ai familiari delle vittime che leggeranno i nomi dei circa 3.000 uccisi negli attentati al World Trade Center.

In mezzo alle tante fantasie partorite negli anni, Trump partì dal presunto ricordo del suo salvataggio (mai avvenuto) a opera dei vigili del fuoco, come riportato anche da SkyNews: “Due pompieri – ragazzi grandi e forti e io non sono certo il più leggero e magro del mondo – mi hanno afferrato sotto le ascelle e mi hanno detto: Dobbiamo andarcene da qui. Pensavamo che l’edificio (lo One Liberty Plaza, l’ex U.S. Steel Building) ci stesse crollando addosso. E mi hanno letteralmente sollevato da terra. Non è una cosa facile da fare, sono grosso. Mi hanno sollevato e hanno iniziato a correre con me. Ho detto: ‘Ragazzi, posso correre da solo’. Ma sono stati incredibili. Pensavano che l’edificio stesse crollando, invece non è crollato”.
Poi lui stesso corresse il tiro di questa frase riconoscendo e raccontando in un’intervista che aveva assistito all’attentato dal suo grattacielo, il Trump Building, a otto-nove isolati dal World Trade Center. Dopo averlo ritrattato, ecco che ieri l’ha ritirato fuori nella sua originaria versione fuori dalla realtà.

Non è il caso di giocare con il ricordo dei vigili del fuoco durante quella tragica occasione, usandoli a proprio tornaconto: in 343 sono morti per l’attacco al World Trade Center.

Senza contare che fra i tantissimi soccorritori, molti hanno perso la vita per patologie innescate dall’esposizione alle sostanze tossiche sprigionatesi al Ground Zero dopo il crollo dei due grattacieli e durante le operazioni di salvataggio-sgombero.

Basandosi sui dati più aggiornati del World Trade Center Health Program (WTCHP) e del Fondo di compensazione per le vittime (VCF), sono stati registrati 9.600 morti tra soccorritori, volontari e residenti. Per cosa hanno perso la vita? Per le malattie contratte a Ground Zero. Come causa principale la nube tossica di amianto, diossine, polveri di cemento e metalli pesanti. I soli decessi per tumori certificati legati all’esposizione superano i 5.800.

Oltre ai vigili del fuoco morti in diretta e appena dopo il doppio crollo, negli anni ne sono deceduti altri, fra i 360 e i 400 per malattie connesse all’11 settembre.

Possibile che in questa situazione così delicata il presidente Trump giochi col suo misero presenzialismo?

Diverso tempo dopo la distruzione dei grattacieli al World Trade Center, Trump andò sì al luogo dell’attentato per osservare la situazione dal Ground Zero, ma fece solo questo.

Purtroppo, dopo circa quindici anni dal settembre 2001, il Donald iniziò a raccontare che anche lui, a pochi minuti dal crollo delle Torri Gemelle, si era messo a raccogliere le pietre e a spalare i resti delle macerie disseminate tutto intorno mettendo a disposizione pure un centinaio o centinaia di suoi collaboratori dirottandoli verso le operazioni di soccorso e recupero.

Come al solito è tutto falso.

Oltretutto, inserisco qui due dei tanti che testimoniarono smentendo la narrazione trumpiana.

La prima dichiarazione è di un vicecapo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco di New York, Richard Alles, oggi in pensione, che nel settembre del 2011 era Battalion Chief dei pompieri newyorchesi. Fu grande soccorritore in quei giorni di tragedia, passò mesi a Ground Zero, uno dei principali attivisti per la tutela della salute dei vigili del fuoco facendo approvare il James Zadroga Act, legge per il risarcimento e le cure mediche dei soccorritori ammalatisi a causa delle tossine di Ground Zero. Ha sempre testimoniato svelando la totale bufala di Trump.

Poi il resoconto di Timothy O’Brien, biografo di Trump che è sulla stessa linea di Alles: Trump non c’era, i registri storici e le testimonianze del personale di soccorso confermano che l’accesso all’area era rigidamente limitato e che all’epoca l’organizzazione di Trump non aveva forze sufficienti per mobilitare a New York cento operai (meno che mai centinaia) per l’azione da lui decantata.

Entrambi, Alles e O’Brien, insieme ad altri testimoni, hanno ampiamente smentito questi falsi ricordi trumpiani e lo fanno già da anni: è bene ribadirlo ancora, il racconto di Trump sull’11 settembre non trova alcun riscontro, neppure nei giorni seguenti.

L’accesso all’area degli attentati era rigidamente sorvegliato, strettamente monitorato per coordinare i salvataggi e lo sgombero dai materiali. Nessuna traccia di Trump e di suoi operai.

Tutte le verifiche sui fatti, a cominciare dai report giornalistici di quel periodo, danno Trump a diversi chilometri dal luogo della tragedia, proprio fra le pareti del suo appartamento alla Trump Tower.

Resta una sola, fondamentale domanda.

Come è possibile affidarsi a un simile personaggio capace di inventarsi di tutto?
Fantasie anche nell’ambito di questa immane tragedia legata al suo Paese.

Dichiarazioni controverse, smentite e ancora dichiarazioni sulla sua presenza e sul suo ruolo a Ground Zero…

Incomprensibile.

Che affidabilità può mai avere ed esprimere un personaggio come Trump?

Oltretutto, è un Capo di Stato e che Stato. Questa è l’ennesima tragedia nordamericana e globale.

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