Vini certificati biologici dal 1991, la sostenibilità è tra gli obiettivi primari come asset di riferimento dell’intera filiera vantando un successo di produzione e vendita nel segno della qualità. Il tutto dal Veneto. Così la Cantina Pizzolato di Villorba (Treviso) si trasforma, cambia pelle lasciando intatti obiettivi e lavorazione d’eccellenza diventando la Settimo Pizzolato Holding.




Una famiglia unita che fa quindi un salto notevole. Alla guida di questa bella realtà del vino italiano, Settimo Pizzolato e Sabrina Rodelli con i figli Federico e Stefania Pizzolato, la quinta generazione in azienda.
I numeri della Settimo Pizzolato Holding?
Oltre 7 milioni di bottiglie prodotte, 85 ettari in vigneti di proprietà, un fatturato che per il 2021 dovrebbe andare oltre i 20 milioni di euro. La Cantina (link al sito web) è presente in maniera capillare in più di 33 nazioni.
Tra le tipologie di vino create e offerte, spumanti declinati in vari metodi e secondo vitigni d’origine, prosecco, bianchi e rosati frizzanti. A seguire, vini senza solfiti aggiunti, bianchi da Pinot Grigio o Chardonnay Doc Venezia, rossi da Pinot Nero Doc Venezia o Raboso Piave Doc, Malanotte del Piave Docg. E ancora, grappe, passiti, amari, liquori e aperitivi.
Quali realtà vengono controllate dalla holding?
La capogruppo possiede il cento per cento di Cantina Pizzolato srl, l’azienda vitivinicola che ha sede a Villorba, in provincia di Treviso, nonché “guida” dell’Azienda Agricola Pizzolato Settimo che entro il 2021 vedrà l’apertura di un agri-wine bar che espanderà il comparto dell’ospitalità-accoglienza-alberghiero.




“Una nuova veste quella della Settimo Pizzolato Holding – sottolinea Settimo Pizzolato – nata dall’esigenza di potenziare l’azienda e dotarla di una struttura organizzativa moderna, efficiente e funzionale capace di cogliere le sfide del momento e di tradurle in progetti concreti, nella massima fedeltà ai valori che guidano da sempre il nostro agire: attenzione all’ambiente, alle persone e al territorio”.
Sostenibilità ambientale, sociale ed economica sono sempre stati i cardini dell’azienda di famiglia. Su questa traccia continuerà a muoversi, approfondendola, anche la Settimo Pizzolato Holding proseguendo la personale tradizione d’impresa.
Tutto questo accompagnato, proseguendolo, da un forte investimento nella digitalizzazione, in una vincente politica di diversificazione dei mercati di esportazione, oltre che in una grande attenzione al biologico e agli aspetti di sostenibilità a tutto tondo.
“In questo ultimo anno – spiega Sabrina Rodelli – il biologico si è rivelato un segmento di mercato in ascesa. Noi ci abbiamo creduto fortemente lavorando con impegno sia in vigna, con il nostro progetto dei vitigni resistenti Piwi, sia più in generale nella conduzione dell’azienda attraverso il nostro Bilancio Sociale che è stata la nostra bussola per il nostro terzo anno consecutivo”.

“Da un punto di vista commerciale siamo presenti nella grande distribuzione specializzata di vini biologici, settore che rientra nelle categorie di negozi alimentari con crescita a doppia cifra dei consumi, dato che conferma che il consumatore è sempre più consapevole dell’acquisto – continua la Rodelli – Diversificare l’offerta al consumatore è stato strategico: solo vini bio di qualità, certificati, da fasce di prezzo medie a quelle più alte, con differenziazioni di packaging”.
Alcuni dei punti di successo più recenti fanno capo a idee brillanti e innovative, nel segno dei già citati obiettivi fondamentali seguiti dall’azienda per “disegnare” processi produttivi, di coltura, imbottigliamento e packaging.
“L’aumento più importante delle vendite ha riguardato le nostre bollicine specialmente grazie alla nostra linea M-Use, la bottiglia in vetro leggero nata per essere riutilizzata, che a solo un anno e mezzo dall’inserimento sul mercato ha registrato risultati importanti – conclude Sabrina Rodelli – Il nostro ultimo progetto, la nuova linea Back to Basic, incarna al cento per cento il percorso identitario che abbiamo sin qui realizzato: rispetto per l’ambiente, sviluppo sostenibile, responsabilità sociale e condivisione degli impegni con i nostri fornitori. Si tratta di una linea, nata nel nostro quarantesimo anno di attività, che va infatti oltre il vino biologico e coinvolge l’intera filiera del packaging attraverso l’utilizzo di sei elementi – uve, vetro, tappo, capsula, etichetta e cartone di imballaggio – eco e a basso impatto ambientale”.




