Sequestrati e recuperati 14 reperti archeologici depredati in Italia e finiti in Germania. Grazie alla cooperazione tra i Carabinieri TPC-Tutela Patrimonio Culturale e la BLKA Bayerisches Landeskriminalamt-Ufficio di Polizia Criminale Bavarese a Monaco, si è arrivati alla felice conclusione dell’operazione. Recupero e presentazione di questi antichi oggetti che ha assunto un significato particolare per lo scoccare del 209° compleanno dell’Arma dei Carabinieri.
“L’Arma è stata fondata nel 1814 su un modello mantenuto ancora oggi, quello di presenza capillare sul territorio coniugando tradizione e innovazione anche tecnologica – ha sottolineato il Generale di Brigata Vincenzo Molinese, comandante dei Carabinieri TPC – È un po’ lo stile del Comando Tutela Patrimonio Culturale: abbiamo unità investigative in tutta Italia, una unità investigativa evoluta per le indagini internazionali e per gestire la banca dati Leonardo, un database imponente che non ha paragone con qualsiasi altro esempio al mondo e che censisce circa otto milioni di opere d’arte. Ci troviamo in un momento importante di joint venture tra forze di polizia, tra i Carabinieri dell’Arte e i colleghi del BLKA con i quali ho avuto modo di confrontarmi e di lavorare per altre vicende del passato. Poi le rispettive magistrature e i due ministeri della Cultura coinvolti in questa operazione”.
“Il nostro Paese è stato e, si spera, sempre meno preda di delinquenti senza scrupoli che scavano clandestinamente le nostre aree archeologiche in maniera improvvida rovinando opere che vogliono portare via, danneggiando anche le aree di scavo – ha concluso il comandante – La piena collaborazione di indagine e diplomatica tra gli organismi coinvolti in Italia e in Germania, ha permesso di recuperare questi importanti reperti. Ma, come sappiamo bene, questo lavoro continua perché le indagini sui beni culturali non finiscono mai. C’è sempre qualcosa di nuovo che individuiamo grazie anche a strumenti telematici molto evoluti, elementi e reperti che rintracciamo anche all’estero e che sono di provenienza italiana, portati via dalla nostra Nazione in maniera illecita”.
Parole pronunciate il 5 giugno durante la conferenza stampa sul recupero di questi ultimi 14 reperti archeologici e d’arte
Vedere antichi oggetti, osservare testimonianze di epoche passate, a pochi centimetri dai propri occhi, è sempre una grande emozione, quella che si rinnova al ripetersi di situazioni simili, di questi incontri ravvicinati con testimonianze del nostro lontano passato.
Immaginate davanti a voi una kylix-κύλιξ, coppa da vino in ceramica attica a figure nere, databile tra il 540 e il 530 a.C., un elmo corinzio in bronzo del IV secolo a.C., tre monete romane in bronzo – epoca dal 68 a.C. al III sec. a.C. – e un’antefissa tarantina del IV secolo a.C., un’olla peuceta biansata de VII-VI sec. a.C. o una moneta in oro – solido di Valentiniano II della zecca di Mediolanum risalente al 378-383 d.C.









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Ce n’era da strabuzzare gli occhi.
Questi e altri oggetti erano stati rubati in Italia e portati fuori dal Paese come accade da sempre nel nostro territorio che è praticamente una fonte inesauribile per tombaroli, ricettatori e mercanti d’arte che utilizzano canali “non ufficiali” per lo smercio di reperti archeologici.
Le quattro antiche monete d’oro che fanno parte di questi ultimi oggetti ritrovati, risalgono all’imperatore romano Valentiniano II, quando Roma e il suo impero erano ormai avviati al dissolvimento finale: quelle monete sono tra le ultime vestigia di una storia fatta di gloria e di stravolgimenti, prima del Sacco di Roma da parte dei Vandali il 2 giugno 455 e della caduta dell’ultimo imperatore, Romolo Augusto, deposto il 4 settembre 476 da Odoacre, generale germanico e re degli Eruli, ma anche patrizio dei romani.
Tornando invece al saccheggio a noi attuale dei reperti, delle sepolture e delle aree archeologiche italiane, per fortuna questa è tendenza in continuo calo grazie all’azione dei Carabinieri TPC e ai rapporti sempre più stretti a livello europeo e internazionale per la tutela dei patrimoni culturali di ogni nazione.
Il 5 giugno 2023 la conferenza stampa sui risultati e di quest’ultimo recupero fatto in Germania, presentazione avvenuta in via Anicia (Roma Trastevere) nella sala conferenze della Caserma “La Marmora”, sede dei nostri Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale-Nucleo Operativo Roma. Occasione che ha permesso questo contatto visivo ravvicinato con questi oggetti ritrovati.
Presenti, sua eccellenza Viktor Elbling, ambasciatore della Repubblica Federale di Germania in Italia, il Generale di Brigata Vincenzo Molinese, comandante dei Carabinieri TPC, a fare gli onori di casa, insieme a rappresentanti della BLKA Bayerisches Landeskriminalamt, il dottor Guido Limmer, vicecomandante, il Commissario Capo Christian Klein, responsabile della Sezione opere d’arte e l’Ispettrice Barbara Sperr, investigatore della Sezione opere d’arte.
E ancora, la dottoressa Florentine Kutscher, in rappresentanza del ministero federale per la Cultura e Media di Berlino, il Consigliere Clemente Contestabile del ministro della Cultura, la dottoressa Julia Külb, esperto nazionale per la Germania a Eurojust (l’Aia, Paesi Bassi) e il dottor Aldo Ingangi, magistrato, assistente e membro nazionale italiano a Eurojust.







In questa serie di foto i relatori alla conferenza stampa
Il recupero degli oggetti ha visto lavorare insieme i Carabinieri TPC, gli agenti del BLKA e i ministeri della Cultura italiano e tedesco.
“Il mio primo incontro con i Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale è stato durante il mio precedente incarico in Messico – ha sottolineato l’ambasciatore Viktor Elbling – Lì ricordo ho avuto importanti scambi nelle università messicane e proprio sui Beni culturali i colleghi e le forze dell’ordine di quel paese mi raccontarono proprio di questo nucleo dei Carabinieri che per loro rappresentava l’unico riferimento importante esistente al mondo. Da allora mi ripromisi di conoscere l’Arma ritrovandomi a Roma”.
“Ricordo la bellissima esposizione al Quirinale con tante opere d’arte ritrovate da questo Comando dei Carabinieri – ha concluso l’ambasciatore della Germania in Italia – Il loro lavoro è vitale e, da ribadire, è un compito svolto per l’Italia, ma anche per tutti noi europei. Tutti abbiamo interesse a tutelare, a conservare e a valorizzare beni che sono comuni, parte del patrimonio comune e che, come oggi per questi reperti, devono essere consegnati ai luoghi ai quali appartengono. Grazie all’Arma e alla collaborazione con le forze dell’ordine tedesche siamo riusciti a riportare al loro posto alcune opere di grande valore. Sono molto contento del risultato. Non è la prima volta, abbiamo avuto altre occasioni in cui abbiamo recuperato reperti che erano stati portati via illegalmente ed erano finiti in Germania. Riusciamo ad agire bene insieme e dobbiamo continuare a lavorare in questo senso nell’ambito della nostra famiglia europea”.
I 14 reperti archeologici recuperati in Germania e riportati in Italia
- una kylix-κύλιξ, coppa da vino in ceramica attica a figure nere, del 540-530 a.C. attribuita al “Gruppo dei piccoli maestri”. Individuata nel 2019 a Monaco di Baviera (Germania) dalla Sezione Elaborazione Dati CC TPC: era in vendita all’asta. Originariamente aveva avuto responso negativo per l’uscita dal territorio italiano da parte del ministero della Cultura italiano. È stata esportata clandestinamente da un noto pregiudicato canadese;
- un elmo corinzio in bronzo risalente al IV secolo a.C., 3 monete romane in bronzo (epoca: dal 68 a.C. al III sec. a.C.) e un’antefissa tarantina del IV secolo a.C.
Nel 2020, a seguito di una specifica attività tecnica svolta sul territorio italiano dai Carabinieri della Sezione Archeologia del dipendente Reparto Operativo, poi proseguita in territorio austriaco e tedesco dal BLKA, i beni venivano bloccati a Monaco di Baviera: erano nelle mani di un pluripregiudicato cittadino italiano. I cinque reperti, ottenuti grazie ad attività di scavo clandestino in Puglia ed esportati illecitamente, sono stati oggetto di rivendicazione penale da parte dell’autorità giudiziaria di Taranto; - uno scrigno in avorio e legno della bottega degli “Embriachi”. Nel 2020 è stato localizzato a Monaco di Baviera dalla Sezione Elaborazione Dati dei Carabinieri TPC. Nella città tedesca era in vendita presso una nota casa d’aste. L’oggetto era parte del bottino di un furto avvenuto tra il 10 e il 18 ottobre 2006 al Museo di Arte Antica della Pinacoteca del Castello Sforzesco a Milano;
- olla peuceta, una brocca biansata con decorazione geometrica bicroma del VII-VI sec. a.C.; skyphos-σκύφος, profonda coppa apula in stile di Gnathia, IV sec. a.C.; coppa apula biansata in stile Gnathia, IV sec. a.C.
Localizzati nel 2022 dalla Sezione Elaborazione Dati dei Carabinieri TPC sul sito web di una nota casa d’aste di Monaco di Baviera, questi oggetti erano stati confiscati grazie a un provvedimento emesso nel 2008 come azione di un altro procedimento penale portato avanti dal GIP-Giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale Ordinario di Roma; - moneta in oro – solido di Valentiniano II della zecca di Mediolanum – epoca 378-383 d.C. Localizzata in Svizzera nel 2017 da personale del Nucleo TPC di Bologna, parziale bottino del furto avvenuto nel 2009 al Museo Archeologico Nazionale di Parma.
In seguito a rogatoria internazionale inoltrata all’autorità giudiziaria elvetica, fu accertato che la moneta era stata acquistata da un cittadino tedesco residente a Monaco di Baviera. Lì la moneta è stata sequestrata e restituita dopo rivendicazione amministrativa avanzata nel 2022 dal ministero della Cultura italiano; - 2 monete in oro – un solido di Valentiniano II della zecca di Treviri – epoca 367-375 d.C., un solido di Valentiniano II della zecca di Treviri – 388-392.
Localizzate nel 2018 da personale del Nucleo TPC di Bologna in un’asta di Monaco di Baviera. Erano parte del bottino di un furto avvenuto nel 2009 al Museo Archeologico Nazionale di Parma. Le due monete sono state sequestrate su richiesta del Tribunale di Parma e rivendicazione amministrativa del ministero della Cultura italiano; - moneta in oro, solido di Valentiniano II della zecca di Treviri – epoca 367-385. Localizzata nel 2019 da personale del Nucleo TPC di Bologna in una casa d’aste di Monaco di Baviera. Anche questa parte degli oggetti rubati nel 2009 al Museo Archeologico Nazionale di Parma. È stata sequestrata su richiesta del Tribunale di Parma e rivendica amministrativa del ministero della Cultura italiano.









