Il velo del mistero, il presente legato al passato e a quello che verrà, il futuro, inconoscibile

Resta sempre un tarlo nella mente di tutti, quello di essere coscienti del nostro passato, di chi ci ha preceduto, di star vivendo il presente senza però aver modo di conoscere il futuro o di poterlo prevedere con efficacia.

Quel futuro che, a ogni nostro passo, si modellerà proprio su questo nostro movimento in avanti. Ogni mossa, ogni decisione dà forma all’inconoscibile nell’istante di ogni nostra azione. Dopo, nel futuro trasformato in presente, ci cadiamo dentro.

È sempre mistero per noi. Amore, fare all’amore, lavorare, desiderare, conoscere. Non possiamo sollevare il velo e vedere oltre.

È il nostro cruccio plurisecolare, anzi, plurimillenario che ci ha accompagnato da quando vivevamo appesi ai rami degli alberi e via nel tempo fino a questo nostro presente di digitalizzazione, di social e di continua violenza che accompagna la nostra vita quotidiana, i nostri amori, le nostre passioni.

E la magia della parola, sinonimo di conoscenza e di verità, che sta al centro di tutto.
(sulla parola, link a uno dei miei articoli).

La dea Iside nel lontano Egitto dei faraoni rappresentava questo mistero della vita.
Solo lei, divina incarnazione dell’esistenza, della morte e della resurrezione (vedi la leggenda di Osiride – link), dea dell’Ennade, le nove prime divinità egizie, creatrice primigenia degli stessi dei, delle stelle, del sole e della luna, solo lei sapeva, comprendeva.
Gli umani non potevano sollevarle il velo scoprendone il Mistero. La Verità metafisica e della Natura restava nascosta agli umani dal velo delle apparenze. Elemento comune in tante culture e in moltissime rappresentazioni nei secoli.
Lei Iside, in Greco ῏Ισις oppure nell’originario nome in antico Egizio Aset-il Trono (la sedia più alta, del potere e della conoscenza), dea della vita, della guarigione, della fertilità e della magia. Iside che nel pantheon egizio era la maggiore divinità femminile e del cielo, successivamente accomunata alla dea Hator e alla stella Sirio.

Io sono il tutto

io sono il passato

il presente

e il futuro

nessun mortale

ha finora

sollevato il mio velo

Io sono Mistero

Iside o Aset-il Trono in antico Egizio. Iscrizione di una tanto citata statua velata della dea nella città egizia di Sais
Novalis

Parola che rimane magica, volendo io azzardare un’interpretazione leggera, parola capace di riportare il mondo e l’essenza dell’uomo alla loro chiarezza senza orpelli o sovrastrutture che appesantiscono e nascondono la realtà delle cose, di tutti gli esseri.
Qui ad esprimersi è Novalis, pseudonimo di Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg, poeta e filosofo tedesco vissuto dal 1772 al 1801, uno dei massimi animatori del circolo romantico di Jena.
Poeta estremamente connesso ai concetti misterici osiriaci dell’Antico Egitto, civiltà che stava rivelando i suoi primi segreti nel passaggio 1700-1800, fascinazione che prese molto Novalis.

Quando ormai più né numeri e figure

saranno la chiave di tutte le creature,

quando quelli che cantano e baciano

sapranno più degli eruditi,

quando il mondo tornerà a essere

vita libera e vero mondo,

quando poi luce e ombra

si ricongiungeranno in un genuino chiarore

e quando in fiabe e in poesie

si riconosceranno le storie eterne del mondo,

allora di fronte a un’unica parola magica

si dileguerà ogni falsità.

— Originale in tedesco

Wenn nicht mehr Zahlen und Figuren
Sind Schlüssel aller Kreaturen
Wenn die, so singen, oder küssen,
Mehr als die Tiefgelehrten wissen,
Wenn sich die Welt ins freie Leben
Und in die Welt wird zurück begeben,
Wenn dann sich wieder Licht und Schatten
Zu echter Klarheit wieder gatten,
Und man in Märchen und Gedichten
Erkennt die wahren Weltgeschichten,
Dann fliegt vor Einem geheimen Wort
Das ganze verkehrte Wesen fort.

Novalis (Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg-1772-1801), da “Heinrich von Ofterdingen

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