Ne abbiamo visto un’ampia gamma di rappresentazioni, dalle statue agli affreschi, tutti solenni, compresi nel loro compito frutto di studi nelle Case della Vita, le alte scuole del Nilo. Lo scriba dell’Antico Egitto godeva di un’ottima posizione sociale, ben pagata, era molto influente, ma per la posizione assunta durante i suoi studi e per il suo lavoro, aveva problemi fisici e scheletrici in primis. Ne era affetto più spesso di altri. Faceva parte del rischio professionale dello scriba.
Un fattore che è risultato evidente nell’analisi dei resti di 69 maschi adulti appartenenti a status sociali ben definiti, da sepolture della necropoli di Abusir (2700-2180 a.C.).

Autori dello studio clinico-archeologico che ha evidenziato queste particolarità e che è stato pubblicato il 27 giugno 2024 su Scientific Reports, sono Petra Brukner Havelková del Dipartimento di Antropologia, Museo Nazionale di Praga, Veronika Dulíková e Jana Vacková, tutte e tre dell’Istituto ceco di Egittologia, Facoltà di Lettere, Charles University, Sarka Bejdová del Dipartimento di Antropologia e Genetica Umana, Facoltà di Scienze, Charles University.
Poi, Petr Velemínský del Dipartimento di Antropologia, Museo Nazionale di Praga e Miroslav Barta, anche lui dell’Istituto ceco di egittologia, Facoltà di Lettere, Charles University.
Brukner Havelková, P., Dulíková, V., Bejdová, Š et al. Antichi scribi egiziani e specifici marcatori scheletrici di rischio professionale (Abusir, Antico Regno).
Sci Rep 14 , 13317 (2024) https://doi.org/10.1038/s41598-024-63549-z
Articolo concesso in licenza Creative Commons Attribution 4.0 International.
Questa analisi scientifica ci rende figure più vive e più umane, estrapolate dalla loro solennità rappresentativa, da quell’aura di complessità e saggezza date dalle antiche rappresentazioni faraoniche. Avevano ossa doloranti e deformate dalla professione, affezioni particolari peggiorate poi dal trascorrere degli anni.
Per poter scrivere gli antichi funzionari utilizzavano un sottile pennello di giunco finché verso il 100 a.C. questo strumento non fu sostituito dalla penna di canna d’origine greca.
Scrivevano regolarmente su papiro, tavole di legno, ma molto spesso su ostraca, frammenti di pietra calcarea, di terracotta come cocci di contenitori e anfore, per brevi documenti, piccoli contratti, appunti, brutte copie, in modo da non sprecare il prezioso papiro per impieghi minori.
Lo scriba nel Paese dei faraoni poteva scalare la vetta dell’apparato statale arrivando a lavorare anche nell’ambito della Corte grazie alla sua preparazione e alla sua conoscenza che abbracciava la scrittura, i sistemi di calcolo, la possibilità di analizzare documenti, volumi, trattati. L’alfabetizzazione e le capacità di scrittura-calcolo erano parte integrante dell’impiego di tutti i funzionari amministrativi d’epoca faraonica.
Gli scribi erano tra i maggiori custodi della conoscenza, il loro dio protettore era Thot, essere del pantheon divino egizio dalla testa di uccello Ibis, sapienza divinizzata, dio della scrittura, della magia, della matematica e della geometria, della misura del tempo.
Dall’Abstract dello studio scientifico
Gli uomini con capacità di scrittura godevano di una posizione privilegiata nell’antica società egizia nel terzo millennio a.C. La ricerca incentrata su questi funzionari di elevato status sociale (“scribi”) di solito si concentra sui loro titoli, sulle statue degli scribi, sull’iconografia, ecc., ma le analisi sugli individui stessi e sui loro resti scheletrici sono stati trascurati.
Lo scopo di questo studio è di rivelare se i compiti ripetitivi e le posture mantenute correlate all’attività di scriba possano manifestarsi in cambiamenti scheletrici e identificare possibili fattori di rischio occupazionale. Un totale di 1.767 elementi tra i quali cambiamenti entesiali (ndR: delle inserzioni delle entesi, l’inserzione dei muscoli, tendini, o fasce sulle ossa), tratti non metrici (ndR: NMT, come faccette accessorie, tacche, ecc., sullo scheletro intracranico) e cambiamenti degenerativi, sono stati registrati dai resti umani di 69 maschi adulti di categorie di status sociale ben definite dalla necropoli di Abusir (2700-2180 a.C.). Differenze statisticamente significative tra gli scribi e il gruppo di riferimento hanno attestato una maggiore incidenza di cambiamenti negli scribi e si sono manifestati soprattutto nell’insorgenza di osteoartrite delle articolazioni.
La nostra ricerca rivela che restare seduti o inginocchiati a gambe incrociate per lunghi periodi di tempo, nonché svolgere compiti ripetitivi legati alla scrittura e alla regolazione delle penne durante l’attività di trascrizione, causavano un sovraccarico estremo delle regioni della mascella, del collo e delle spalle.
Il gruppo di riferimento per il raffronto con i resti degli scribi è fatto da membri della famiglia o parenti sepolti ad Abusir, comunque non lavoratori o operai che avrebbero avuto problemi e affezioni legate ai loro lavori. Quindi, si tratta di un punto importante mettendo a confronto persone di simili condizioni di vita, anche se impiegati in compiti differenti, senza falsare la sovrapposizione di dati.

Le posizioni dello scriba a lavoro (immagine qui sopra):
(a) la posizione a gambe incrociate (sartoriale), in cui la gonna allungata fungeva da tavolo (Fig.1A);
(b) la posizione inginocchiata-accovacciata, una gamba accovacciata con il secondo ginocchio sul pavimento (solitamente visibile nelle raffigurazioni bidimensionali; Fig.1B);
(c) la posizione eretta (Fig.1C).
– È molto probabile che, mentre le posizioni specifiche variavano (Fig.1D), ci potrebbe essere stata una tendenza generale per un individuo a tornare nella sua posizione preferita.
Volendo entrare nei particolari che riguardano i cambiamenti degenerativi alle articolazioni, questi colpivano quelle che collegano la mandibola al cranio, la clavicola destra, la parte superiore dell’omero destro dove incontra la spalla, il primo osso metacarpale nel pollice destro, la parte inferiore della coscia dove incontra il ginocchio e tutta la colonna vertebrale, soprattutto nella parte superiore.


Cambiamenti ossei, probabilmente da stress fisico causato dall’uso ripetuto, nell’omero e
nell’osso dell’anca sinistra, problemi che erano più comuni tra gli scribi rispetto a chi svolgeva altri compiti.
Altre caratteristiche scheletriche più comuni tra gli scribi, erano un’indentatura su entrambe le rotule e una superficie appiattita su un osso nella parte inferiore della caviglia destra.

A) Base del cranio con entrambe le fosse mandibolari che presentano OA-osteoartrite;
B) Eburneazione nella fossa mandibolare sinistra;
C) Lesioni subcondrali nella fossa mandibolare destra;
D) Deformazione del contorno articolare e modifiche marginali del processo condiloideo sinistro – Foto di Šárka Bejdová
Gli scienziati che hanno ultimato lo studio, hanno messo in risalto che i cambiamenti degenerativi notati nella colonna vertebrale e nelle spalle degli scribi potrebbero essere il risultato del fatto che stavano seduti per periodi prolungati a gambe incrociate, con la testa piegata in avanti, la colonna vertebrale flessa e le braccia senza sostegno.
I cambiamenti nelle ginocchia, nei fianchi e nelle caviglie potrebbero dare un’idea sulla più consueta posizione di lavoro degli scribi. Questi preferivano sedersi con la gamba sinistra inginocchiata o a gambe incrociate e la gamba destra piegata con il ginocchio rivolto verso l’alto, in posizione accovacciata.
Statue e affreschi/rappresentazioni sui muri delle tombe raffigurano scribi seduti in entrambe le posizioni, oltre che in piedi, nel corso del loro lavoro.
E la degenerazione delle articolazioni della mascella?
La causa potrebbe essere stata da un preciso atteggiamento di lavoro. Gli scribi che masticavano le estremità degli steli di giunco per formare punte simili a pennelli e con questi poter scrivere.
La degenerazione del pollice destro invece potrebbe essere stata causata dal pizzicare ripetutamente le penne.
