Sceneggiature, prime stesure di suoi romanzi, copioni anche radiotelevisivi, foto, i suoi libri tradotti nelle più svariate lingue del mondo. Andrea Camilleri è a Roma, la sua anima e i suoi lavori da regista, sceneggiatore e scrittore sono a Palazzo Firenze fino al 17 novembre (prorogata dalla precedente scadenza del 9), sede cinquecentesca della Società Dante Alighieri. Titolo dell’esposizione, “Scene, voci, accenti, scritture: il teatro infinito di Andrea Camilleri” curata da Giulio Ferroni e dall’Unità Organizzativa Cultura della Dante, in collaborazione con il Fondo Andrea Camilleri e con la produzione di Arthemisia.











Confesso che con emozione ho scrutato fra le vetrine per leggere le parole da lui scritte o battute a macchina in lettere, copioni, sceneggiature per la RAI, riflessioni. Alla presentazione stampa ho avuto modo di conoscere le figlie ed eredi Andreina, Mariolina ed Elisabetta Camilleri. Con loro anche Iole Siena, presidente di Arthemisia che ha allestito l’esposizione.
Uno scambio di ricordi con loro, momenti che riallacciano le persone nei modi più insperati e incredibili. Meccanismo legato ad Andrea Camilleri, come accennato dal professore Giulio Ferroni, saggista, critico e storico letterario, durante la breve presentazione della mostra: “Camilleri come uomo di relazioni che vive la vita come il teatro che è luogo di emozioni perché tutti abbiamo una nostra intimità, ma siamo tutti intrecciati sul palcoscenico della vita”.
Talmente intrecciati che il cerchio delle nostre vicende si chiude spesso e le famiglie si incontrano di nuovo.
Un punto di contatto Grifeo-Camilleri ci fu negli anni Cinquanta dello scorso secolo. Nel 1957 il giovane Andrea Camilleri diresse l’allestimento italiano di “Come siamo stati” di Arthur Adamov e lo fece a Roma al Teatro dei Satiri (via di Grottapinta) fondato nel dopoguerra da Giovanni Grifeo, in arte Gianni Partanna, cugino di mio padre.
Nel 1958, nello stesso Teatro, Camilleri mise in scena anche “Finale di partita” opera del celebre drammaturgo irlandese Samuel Beckett. Entrambe furono prime rappresentazioni in Italia.
(qui in basso le due immagini del manifestino e della recensione pubblicata nel 1958 dal Giornale d’Italia sulla rappresentazione teatrale con regia di Camilleri al Teatro dei Satiri)


Il Teatro dei Satiri fece storia a Roma, divenne noto in fretta per la programmazione d’avanguardia, per i tanti artisti che ne calcarono il palco, personaggi che divennero – o erano già – grandi attori, registi, cantanti. Una panoramica che ho tracciato in un precedente articolo: Luoghi spariti: il Teatro dei Satiri a Roma, creato nel 1949 (link).
Proprio alla mostra romana su Camilleri ho trovato un manifesto che annuncia la rappresentazione dell’opera “Il gioco è alla fine” o “Finale di partita” al Teatro dei Satiri, oltre a due recensioni pubblicate sul Giornale d’Italia (martedì 9-mercoledì 10 settembre 1958), scritte su quella stessa serata quando furono rappresentate proprio l’opera di Beckett e “Il bugiardo” di Jean Cocteau: fu un momento di trionfo per il teatro di Giovanni Grifeo stando a quanto fu scritto dal giornalista e critico teatrale.
Qui in basso alcuni momenti della presentazione alla stampa con Iole Siena, Felice Laudadio, Giulio Ferroni, Patrizia Severi, Alessandro Masi e in gruppo con Andreina, Mariolina, Elisabetta Camilleri.







Tutto il materiale su Andrea Camilleri, esposto a Palazzo Firenze, è stato selezionato dal vasto patrimonio del Fondo Andrea Camilleri che vede Patrizia Severi a capo del Coordinamento Archivio e Biblioteca, mentre le sorelle Camilleri Andreina, Mariolina ed Elisabetta ne sono rispettivamente presidente, vicepresidente/tesoriere e segretario.
Materiali audiovisivi selezionati e provenienti da Rai Teche, Palomar, oltre che dallo stesso Fondo Camilleri.
Il Fondo ha preso vita da quanto a sua volta archiviato con ordine e costanza dallo stesso Camilleri.
“Una volta Camilleri disse che archiviare non è, come si dice, dimenticare qualcosa. Un archivio è una memoria vivente, alla quale tutti possono attingere – ha sottolineato Patrizia Severi che guida il settore Coordinamento Archivio e Biblioteca del Fondo Camilleri – L’Archivio è fonte reale della sua attività. La sua attenzione alla conservazione era reale. Questo patrimonio di documenti è aperto al pubblico per volontà dello stesso Camilleri che lo intendeva come spazio vivo e culturale, non celebrativo. È stato molto complesso selezionare il materiale che nella mostra rappresentasse la sua grande e multiforme attività. Cito la prima lettera di un editore ricevuta da Camilleri, era di Vallecchi nel 1942: Camilleri aveva 17 anni e già scriveva facendo presagire una vita dedicata alla scrittura”.
“Camilleri è a tutti gli effetti un artista. Non solo i suoi libri, ma la sua stessa persona manca a tutti noi – ha rimarcato Iole Siena, presidente di Arthemisia – È persona capace di dare grandi emozioni, a prescindere che scriva, dipinga, che parli. Aveva una grande capacità di arrivare al cuore delle persone e il suo Siciliano reinventato ha parlato della sua bellezza. per me l’appuntamento immancabile a ogni inizio estate era con un suo nuovo libro e adesso ne sento la mancanza anche fisica”.
Alla fine della presentazione alla stampa, lo storico dell’arte Alessandro Masi, segretario generale della Società Dante Alighieri, ha sottolineato che circa trenta sedi all’estero della Società hanno chiesto di ospitare la mostra e come raccontato da Felice Laudadio, presidente del Comitato nazionale Camilleri 100, da circa due anni molti istituti di cultura italiana all’estero hanno espresso la volontà di partecipare ai festeggiamenti per il centenario della nascita dello scrittore. Al che il ministero della Cultura è stato demandato per la scelta delle prime 18 sedi, ma come hanno aggiunto le figlie di Camilleri, il numero sta crescendo e andando oltre.
“Scene, voci, accenti, scritture: il teatro infinito di Andrea Camilleri” – le sezioni della mostra
Quattro i cardini principali che articolano la mostra romana, punti che toccano la scrittura e la lingua, l’attività teatrale e radiotelevisiva, la memoria e la visione interiore:
- La famiglia, la scuola, letture e scoperte
La prima sezione ci porta nell’intimità del giovane Camilleri mostrando foto di famiglia, suoi quaderni scolastici e le prime poesie autografe (1939–1941) accanto alle edizioni di Montale e Saba che ne hanno influenzato la scrittura. Due curiosi documenti ottocenteschi, ritrovati da lui tra le carte di casa, diventeranno spunto, molti anni dopo, per due celebri romanzi: La bolla di componenda e La concessione del telefono. - Poeta o regista?
La seconda sezione parla di Camilleri poeta e intellettuale nel secondo Dopoguerra, attraverso lettere di Alba de Céspedes ed Elio Vittorini, taccuini del 1943 e 1945, e con la poesia Morte di Garcia Lorca, premiata nel 1950, periodo in cui l’ingresso del giovane Andrea all’Accademia d’arte drammatica di Roma ne apre la lunga carriera teatrale. - Sulla scena teatrale: tra Beckett e Pirandello
Due bacheche raccontano il Camilleri regista: dal sodalizio con Orazio Costa alle regie di Beckett, Pirandello e Ionesco, documenti, recensioni e copioni testimoniano la sua passione per il teatro dell’assurdo e ripercorrono la sua attività televisiva, dove spicca la produzione di una serie dedicata a Eduardo De Filippo. - Era la RAI: Radio e Televisione
Camilleri autore per la RAI è narrato da lettere, copioni e sceneggiature radiofoniche e televisive come quelle del Versificatore (in mostra una lettera di Primo Levi), di Western di cose nostre (di Sciascia) e delle due serie Il tenente Sheridan e Maigret. - Un inesauribile Narrare
Due bacheche esplorano la nascita del Camilleri narratore: dal dattiloscritto Mani avanti (1967–68) a Il corso delle cose (1978), fino all’invenzione poliziesca di Montalbano. Il focus è posto sul personalissimo stile linguistico e narrativo, con lettere editoriali, traduzioni e un glossario siciliano redatto dallo stesso autore. - Forme della Visione
La dimensione visiva è centrale nell’ultima sezione: i volumetti di Camilleri su Caravaggio, Guttuso e Renoir rivelano il suo interesse per l’arte. La mostra si chiude con la rievocazione del monologo Conversazione su Tiresia, che lui stesso recitò nel Teatro greco di Siracusa nel 2018.
Il titolo riassume diversi aspetti della poetica dell’autore, scaturita dall’amore per la parola “in situazione”, del suo svolgersi come voce e come “accento”, dal suo dispiegarsi nell’esercizio quotidiano al suo pronunciarsi sulla scena e sui media, sino alla scrittura saggistica e romanzesca, sempre in una formidabile tensione teatrale, in una onnivora partecipazione a tutti gli aspetti della vita del mondo.
(descrizione di Arthemisia)
Le bacheche sono popolate di manoscritti, lettere, fotografie, locandine, pubblicazioni, edizioni rare, oggetti personali. Insieme a questi si trovano pure contenuti multimediali come interviste, brani video e audio, repertorio RAI e altro grazie anche a pannelli interattivi interrogabili dai visitatori.
E ancora, pannelli testuali e gigantografie.
Il percorso espositivo evidenzierà il legame di Camilleri con i grandi temi della cultura italiana contemporanea: la lingua, la memoria, l’impegno civile, l’umorismo e l’immaginazione, con particolare attenzione al rilievo della voce e dell’accento, alla vitalità della loro “messa in scena” in tutta l’opera e nell’esperienza dello scrittore.
(descrizione di Arthemisia)
L’esposizione è accompagnata da un’audioguida con la voce di Marco Presta, già allievo di Camilleri all’Accademia nazionale d’arte drammatica.
Nel materiale esposto anche anche i libri sui grandi dell’arte come Caravaggio, Guttuso e Renoir molto amati da Camilleri soprattutto negli ultimi anni di vita quando stava perdendo la vista. Nella raccolta anche cartolina che ritrae la Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca, opera che lo scrittore, pur senza la capacità di vedere, amava raccontarsi e raccontare mentalmente la notte prima di addormentarsi.
La mostra traccia e racconta tutto l’arco di vita di Camilleri fino alle ultime tappe, quindi dopo il grande successo dato dal suo personaggio, il commissario Montalbano e il suo atto finale, la rievocazione del monologo Conversazione su Tiresia, da lui stesso pronunciato nel 2018 nel Teatro Greco di Siracusa un anno prima della sua scomparsa. In quel momento Camilleri suggellò “la trasformazione della sua voce e del suo pensiero, sempre lucidi e critici, nel simbolo stesso di una vitalità rimasta creativa e brillante fino alla fine”.
“Scene, voci, accenti, scritture: il teatro infinito di Andrea Camilleri”
Palazzo Firenze
– piazza di Firenze (tra via del Corso e via della Scrofa)
00186 Roma
link Google Maps
– Date:
dal 23 ottobre al 9 novembre 2025
– Orari:
dal lunedì al venerdì (ore 10-18)
sabato e domenica (ore 10-14)
chiuso sabato 1 e domenica 2 novembre.
Progetto a cura dell’Unità Cultura della Società Dante Alighieri
– info: http://www.dante.global
– prenotazioni: eventi@dante.global

E’ proprio vero, i destini delle persone si riallacciano tra loro nei modi più insperati e incredibili.
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E accade più spesso di quanto si possa immaginare, oltre che in modi non prevedibili
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Ho parlato di quest’argomento in questo post: https://wwayne.wordpress.com/2025/11/01/buona-fortuna-maia/
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