Marzo pazzerello guarda il sole e prendi l’ombrello, il mese del cambiamento, la Fata Melusina, il Duca di Lusignano e le celebri miniature

Mese di passaggio fra stagioni con condizioni del tempo opposte che si inseguono, si accavallano in un gioco plurimillenario. Così uno dei vecchi detti popolari “Marzo pazzerello guarda il sole e prendi l’ombrello” racconta questa realtà mensile che è incastonata nel corso di ogni anno.

È il mese numero 3, il numero perfetto, tanto da rendere coreografiche, tipiche e belle le sue contraddizioni che porteranno il mondo boreale all’inizio della Primavera.

Pioggia, sole, giorni caldi, poi freddi, nebbie e poi aria cristallina, il mondo dell’emisfero nord planetario è alla continua ricerca di un equilibrio.

I dodici mesi vanno avanti, la natura cambia e si veste di colori differenti, il susseguirsi di condizioni climatiche a seconda dei periodi annuali, l’attività umana stagionale storicamente legato alla terra ed ecco il racconto de Les Très Riches Heures du duc de Berry o, in traduzione letterale, Le ore molto ricche del duca di Berry, manoscritto del XV secolo che racconta tutto questo in 206 fogli, 66 miniature grandi insieme ad altre 65 piccole. È un’opera sviluppata e completata in più momenti, a partire dal 1411 fino al 1486, grazie ai fratelli Limbourg, a Barthélemy d’Eyck e a Jean Colombe. Oggi conservata al Museo Condé nel Castello di Chantillyal a nord di Parigi.

Qui il mese di marzo è rappresentato grazie a una scena che si svolge principalmente nelle campagne.

La natura ancora non si è risvegliata ma si prepara e viene preparata dall’uomo per la prossima vita rinnovata. Il terreno è attraversato da vie che portano al castello del Duca di Lusignano, proprietà del Duca di Berry, struttura dominante e lontana sul paesaggio.

Le attività umane sono tipiche del momento. Un contadino ara un campo di cereali e usa un aratro a versoio con due ruote, trainato da due buoi che l’uomo dirige grazie a una lunga verga.

Dei vignaioli popolano la parte sinistra della scena, stanno potando la vite che si trova in un recinto lavorando e areando anche il terreno grazie a una zappa, azioni tipiche del mese di marzo con l’inizio delle prime lavorazioni in vigna.

Dal lato opposto del racconto visivo compare un contadino chinato su un sacco che dovrebbe contenere quei semi che dovrà spargere sui solchi.

Sullo sfondo invece ecco un’altra figura fondamentale dell’economia agreste, un pastore con il suo cane che sorveglia il gregge.

Sopra a tutto questo la lunetta zodiacale con i segni del mese, i pesci e l’ariete, che ha particolarità uniche sulla base in cui compare il castello: la rappresentazione di un dragone dorato in volo accanto a una torre del maniero. Questa parte della pittura simboleggia la fata Melusina, richiamando la sonata Noble histoire de Lusignan o anche Roman de Mélusine, narrazione incentrata proprio sulla fata.

Melusina nella leggenda ha parte superiore del corpo umana e parte inferiore con una o due code di pesce o serpente. Pur essendo una figura mitica del medioevo nordico europeo, soprattutto di Francia, Germania e dei Paesi Bassi, era ritenuta l’antenata immaginaria del duca di Lusignano.

Melusina, si sposò con Raimondino di Lusignano al quale promise ricchezza e felicità, ma il nobiluomo doveva rispettare una precisa condizione: lui non doveva mai vederla di sabato (quel giorno lei prendeva l’aspetto di un drago).

Purtroppo proprio nel corso di un sabato vinse la grande curiosità, Raimondino spiò la moglie mentre faceva il bagno. A quel punto la fata fuggì via volando proprio nel suo aspetto di drago.

La parte superiore di questa miniatura dedicata a marzo fu disegnata e dipinta dai fratelli Limbourg, mentre il resto fu opera di Barthélemy d’Eyck.

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