Confusione Italia sulla legge elettorale, dalla gente non c’è un’indicazione decisa: larga maggioranza solo per la soglia di sbarramento (5-3%) o indicazione pre voto del premier

Le delusioni si accumulano, le promesse dei leader, sia grandi che piccoli dei diversi partiti, somigliano a post social, NON a proposte serie per dare forma alla vita dell’Italia e per tutelare la quotidianità di tutti. Confusione Italia quindi e questa si manifesta in un’infinità di indicazioni e desideri senza che uno prevalga nettamente sull’altro, tutti su un tema base della rappresentatività: la legge elettorale.
Molto decisi 76 italiani su cento, ma solo su un punto, quello sulla soglia di sbarramento ai partiti per l’ingresso al Parlamento: 5% lo stop favorito, comunque si va dal 5 al 3%.

La gente sente inadeguato il meccanismo di chiamata al voto, di conteggio dei voti, ma soprattutto della traduzione dei voti stessi in seggi a Senato, alla Camera, per il disegno delle maggioranze, elezione dei capi schieramenti.

Di questa difficoltà e sfiducia nel meccanismo politico ci eravamo accorti da decenni con un’accelerazione evidente negli ultimi 15 anni.

Impennata contraria invece per il Referendum sulla Giustizia, più larga partecipazione, soprattutto perché la maggioranza degli elettori non ha voluto dare piena delega a un unico schieramento politico per la riforma vitale sul funzionamento della magistratura.
Se di riforma si deve parlare, soprattutto se deve riguardare uno dei punti della Costituzione, il popolo italiano si aspetta una convergenza trasversale nell’arco parlamentare, più sicura garanzia per una scelta corretta e accettabile.

Non ci sono altre spiegazioni né scusanti per dare un quadro sul risultato referendario appena ottenuto nel 2026.

Tornando alla legge elettorale, sia attuale che potenziale, a tastare il polso della situazione è stata SWG, storica e nota realtà che fotografa la situazione sociale sotto più aspetti, che compie studi di settore, che restituisce un quadro molto composito e fedele della realtà sociale italiana.

Sulla definizione della rappresentatività politica dopo la chiamata alle urne per le elezioni politiche, ecco come la gente risponde.
Gli italiani siano dibattuti fra tante alternative e desideri. Fra questi ultimi i più forti sono l’indicazione del candidato premier prima delle elezioni e la definizione delle alleanze di governo da presentare alla gente prima del voto.

Di sicuro chi ha intenzione di votare alle prossime politiche pretende maggiore chiarezza su chi sta con chi prima di scegliere con una crocetta sulle schede elettorali.
In breve, le alleanze tra partiti devono essere limpide e solidali prima che si vada a votare. Bocciata l’alternativa del “prima si vota e poi formiamo un gruppo di maggioranza”. Su questo punto non c’è dubbio.
Particolare la suddivisione degli italiani sondati da SWG: coloro che si dichiarano vicini a FdI e al M5S sono i meno propensi alla chiarezza e alla definizione di alleanze prima del voto, soprattutto nel M5S.

Rispetto al 2022 le preferenze della gente nel 2026 fanno spiccare un po’ di più alcuni punti, anche se non prevale nulla con decisione. Il desiderio di un sistema proporzionale cresce di poco e cala proporzionalmente in maniera più pronunciata la propensione per il maggioritario.
Un sistema a doppio turno sembra riscuotere qualche simpatia di più.
Il 20% dei sondati vorrebbe mantenere il sistema attuale.

In questa sezione di risposte la gente è estremamente più decisa, l’unico punto in cui i sondati si sono espressi a maggioranza.

Il 76% si è espresso per immettere una soglia di sbarramento alle formazioni politiche per poter entrare in Parlamento. Il sentiment più diffuso riguarda minori frammentazioni partitiche fra i banchi di Senato e Camera. La soglia di sbarramento più desiderata è al 5% preferita da 31 elettori su 100. Al secondo posto il 3% voluto da 20 persone su cento, al terzo posto lo sbarramento al 4% preferito da 15 italiani su cento.

Il 56% dei sondati vuole che in caso di elezioni politiche gli schieramenti politici diano indicazione del premier prima del voto.

Il 54% vorrebbe il ritorno delle preferenze sulle schede.

Anche qui sembra delinearsi una preferenza abbastanza chiara, ma non è maggioritaria fra tutti i sondati.

In breve, per alcuni sistemi elettorali è possibile che il partito o la coalizione vincente ottenga la maggioranza in Parlamento governando senza il bisogno di scendere a patti con altre forze politiche per governare durante la prefissata legislatura. Questo sistema è quello garantito dal cosiddetto premio di maggioranza.

Sondando gli italiani SWG ha potuto appurare che questo sistema è il preferito da 42 italiani su cento, soprattutto elettori del centrodestra, il 68% dei simpatizzanti, mentre quelli d’opposizione arrivano al 30%.
I contrari al premio di maggioranza sono 38 su cento (il 58% elettori dell’attuale opposizione).

Quindi, la differenza numerica fra le due posizioni non è così spiccata (quattro punti), ma è evidente.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di Antonio Gaggera Antonio Gaggera ha detto:

    A parte il malcostume delle maggioranze uscenti di modificare la legge elettorale per crearsi dei vantaggi (anche se il karma le ha spesso beffate) penso che la cosa più importante sarebbe la reintroduzione delle preferenze. Il premio di maggioranza prospettato dall’attuale governo è eccessivo e non condivido l’indicazione del futuro premier, che intaccherebbe le prerogative del Presidente della Repubblica. Non trovo niente di male nel formare le maggioranze e nell’indicare il primo ministro dopo il voto. Siamo pur sempre una repubblica parlamentare.

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    1. Avatar di Giuseppe Grifeo Giuseppe Grifeo ha detto:

      Devo confessare che non ho le idee completamente chiare. Di sicuro condivido la soglia di sbarramento e non da poco. Sono particolarmente stufo di orti e orticelli che certi personaggi si creano in parlamento.
      Comunque, devo rifletterci ben di più

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  2. Avatar di Antonio Gaggera Antonio Gaggera ha detto:

    Sulla soglia di sbarramento sono d’accordo. Almeno il 4%.

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