Mai stato innamorato della perfezione che poi… come ci dovrei convivere? Non saprei. Meno che mai potrei affiancarmi alla perfezione eventualmente incarnata, spiritualizzata in chi mi dovesse stare accanto.
(in apertura immagine combo di due da Freepik/rawpixel_com/Pikisuperstar)
Impossibile confrontarsi, partirei perdente, resterei sempre nell’ombra di parole, pensieri, aspetto dell’altrui perfezione. Non potrei mai essere primo! 😜
Credo che tutti resteremmo in palese inferiorità rispetto a chi, da perfetto, ci dovesse stare accanto, anche se quest’ultimo/a, proprio perché perfezione, riuscirebbe a non farci mai pesare la sua superiorità.
Forse.
Comunque, non sono tipo da entrare in competizione con la perfezione, sarebbe un suicidio.
Meno che mai immaginarmi io perfetto.
Essere speciale, questo sì.
La persona speciale è più umana e concreta. Riuscirei e riuscireste tutti a viverci a fianco.
Cambia completamente la prospettiva.
Essere speciale per qualcuno, non solo per la controparte, è magnifico. Quindi anche per gli amici, per la famiglia, colleghi. Questa dovrebbe essere la rotta per la felicità realizzata.
Argomento complesso, nonostante possa dare l’impressione di essere banalotto.
Posso solo far notare che mi sono letteralmente impiccato solo nello scrivere questo mio pensiero-preambolo.
Unica mia sicurezza?
Non potrò mai essere perfetto.
Sono speciale? Forse sì, ma non per tutti.
Mi è piaciuto il pensiero che vedete qui in basso, molti lo attribuiscono a Bob Marley, ma non sono riuscito a verificarlo in maniera inequivocabile.
Vero o falso, Marley sì oppure no, questa concatenazione di parole mi è piaciuta.
Del resto, non sono perfetto, la accetto per quello che è, un concetto… le cose più belle sono speciali, non perfette.
Lo so, non sono perfetto… Ma chissenefrega!!
Nemmeno la luna è perfetta. È piena di crateri.
E il mare? Nemmeno lui! Troppo salato.
E il cielo? Sempre così infinito.
Insomma, le cose più belle non sono perfette. Sono speciali.
(Bob Marley)
Tanto per aggiungere un sicuro tocco di autenticità verificata/certificata, metto solo un doppio estratto, il primo prelevato da un’intervista rilasciata da Bob Marley alla Rai per la trasmissione Mixer-Rai2 per la sua tournée in Italia nel giugno del 1980.
Il secondo è preso dal testo del suo brano Could You Be Loved.
Vivi per te stesso e vivrai invano; vivi per gli altri e vivrai di nuovo.
(Bob Marley nell’ambito di un’intervista per Mixer-Rai2, del 1980)—
(ITA) La strada della vita è difficoltosa e puoi anche inciampare. Quindi mentre punti il dito, qualcun altro sta giudicando te.
(ENG) The road of life is rocky And you may stumble too. So while you point a finger, someone else is judging you
(dal brano Could You Be Loved)
Dal VOcabolario Treccani
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perfezióne s. f. [dal lat. perfectio -onis, der. di perficĕre «compiere», part. pass. perfectus].
* 1. L’esser perfetto, qualità di ciò che è perfetto. In partic.:
- a. Stato, condizione di ciò che è condotto a termine, portato a compimento: condurre a p. un lavoro; p. del negozio giuridico, in diritto, lo stadio finale del processo di formazione del negozio giuridico che si ha quando ricorrono in concreto tutti gli elementi e le condizioni richieste dalla legge per l’esistenza giuridica del medesimo (al contr., il negozio ancora non perfetto in tutti i suoi requisiti si dice in stato di pendenza).
- b. Stato, qualità di ciò che è eccellente, esente da difetti, non suscettibile di miglioramenti: la p. di un disegno, di un ritratto, di uno strumento, di una tecnica, di un metodo; aspirare alla p. stilistica; rasentare, raggiungere, toccare la p. assoluta; anche, grado relativo di compiutezza e di eccellenza: in questo tipo di lavoro si richiede una maggior p.; i nuovi modelli raggiungono una relativa p. o un grado maggiore, minore di perfezione. Come locuz. avv., a perfezione, alla p., perfettamente, benissimo, nel miglior modo possibile: un vestito tagliato alla p.; fare le cose alla p.; conosce la sua materia alla p.; Ecco, ti trovi a scuola E non sai la lezione. Una nuova emozione! Eppure l’hai studiata alla p.! (Gianni Rodari).
* 2. - a. Condizione, qualità, modo di essere di una persona o di un’azione moralmente irreprensibile: un’esemplare p. di vita; p. cristiana, in teologia morale, la massima attuazione della vita cristiana, per quanto è possibile all’uomo con l’aiuto della grazia. Stati di p., nella tradizione cattolica, denominazione sia delle religioni (cioè gli ordini e le congregazioni religiose clericali e laicali), sia delle società senza voti e degli istituti secolari, con riferimento all’impegno che i loro appartenenti assumono, di attuare in pieno i consigli evangelici.
- b. In filosofia, il valore assoluto proprio sia di una totalità non mancante di nessuna parte (p. quantitativa) sia di una realtà che risulti pienamente conforme alle esigenze della propria natura (p. qualitativa).
- c. Nella teologia cristiana, l’attributo che caratterizza e determina tutti gli altri attributi di Dio.
