Momenti di celebrazione che hanno visto la fusione fra l’arte e il passato storico-culturale di due nazioni. Un notissimo e celebrato mecenate italiano e collezionista d’arte, Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, una soprano di fama internazionale, Valentina Dell’Aversana, entrambi presenti in quest’unione culturale. Al centro la celebrazione del 27º Anniversario dell’ascesa al Trono del Marocco di Sua Maestà, Re Mohammed VI. L’occasione non è di questi giorni, ma permette una riflessione ampia su simili momenti di festa che permetterebbero all’umanità di fare molti più passi da gigante nell’evoluzione e nella convivenza.
Una solenne cerimonia ufficiale a Roma nei saloni dell’Hotel St Regis, momenti organizzati da S.E. Youssef Balla, Ambasciatore straordinario e plenipotenziario a Roma del Regno del Marocco, oltre che rappresentante permanente presso le agenzie delle Nazioni Unite nella Città Eterna.
“Con l’Italia un partenariato strategico per pace, sviluppo e Mediterraneo. Il Marocco e l’Italia intrattengono una relazione di antica amicizia. I nostri due Paesi condividono una medesima convinzione: il Mediterraneo non deve essere una linea di frattura, bensì uno spazio di dialogo, di pace, di sicurezza e di prosperità. Questa convergenza di vedute si traduce in una cooperazione sempre più stretta in molteplici settori. Insieme, il Marocco e l’Italia operano per costruire un Mediterraneo più stabile, più sicuro e più solidale, autentico ponte tra l’Europa, l’Africa e il Medio Oriente”
S.E. Youssef Balla, ambasciatore a Roma del Regno del Marocco
La celebrazione del Regno del Marocco ricorda il 30 luglio 1999, data in cui l'attuale Sovrano salì al Trono Alawita, dal nome della la dinastia Alawide o Alawita (in arabo سلالة العلويين الفيلاليين, Sulālat al-ʿAlawiyyīn al-Fīlāliyyīn) discendente da Maometto tramite Ali e Fatima. La Dinastia Reale regna sul Paese dal 1631. Il Re è definito Amir al-Mu'minin, Principe dei credenti.


Fra le presenze d’arte e cultura all’evento romano, Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, mecenate italiano teso fra l’archeologia della Magna Grecia, l’arte visiva contemporanea e antica e l’architettura del patrimonio culturale italiano. Un uomo con un mare di interessi, dalle molte attività in questi ambiti. A cominciare dalle iniziative a Palazzo Oneto nella Capitale siciliana di Palermo o al Museo Carlo Bilotti di Roma, nell’Aranciera di Villa Borghese, luogo di continua comunicazione e confronto con l’arte, uno scenario di stimoli senza fine grazie alle avventure espositive che lì prendono vita.
Altro obiettivo di Roberto BiIlotti è la condivisione con gli altri delle sue splendide collezioni archeologiche grazie a mostre itineranti fra musei italiani.


Uomo eclettico Bilotti che ha amplificato l’azione di famiglia, il raggio d’azione delle attività, esaltandone il messaggio e diversificando.
Come Roberto ebbe modo di raccontare in una precedente intervista, “a Salerno nel Quattrocento Alfonso d’Aragona trasformò in ospedali dei palazzi abbandonati e li fece affrescare, convinto, con un’intuizione olistica precocissima, che l’esposizione di opere d’arte avrebbe giovato ai malati. Fattore confermato secoli dopo dalle neuroscienze”.
Fu poi la volta di un prozio di Roberto a continuare questa rotta, il marchese Giovanni Ruggi d’Aragona che, sempre a Salerno, fondò gli ospedali Ruggi d’Aragona seguendo l’idea di Alfonso. Giovanni portò nella struttura sanitaria diversi quadri staccati dal suo palazzo.
Oggi Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona ha sviluppato ulteriormente questo concetto definibile come arte terapeutica sistemando alcune di queste opere e integrandole con quelle fatte realizzare appositamente da artisti contemporanei.
Tanto per essere chiari, oggi sono cinque le strutture ospedaliere, a Salerno, Ravello, Ponte Cagnano, Cava dei Tirreni e Mercato San Severino, tutte impostate su questa filosofia e tutte “accolgono 10.000 fruitori al giorno. Questo aspetto sanitario dell’arte è probabilmente uno di quelli che mi rende più orgoglioso della mia attività e dà soddisfazioni emotive e umanitarie molto più forti di quelle che possono dare le attività museali”, ha detto Roberto chiudendo un passaggio della sua intervista su Leisure & News International.
Sempre al ricevimento romano era presente anche il soprano Valentina Dell’Aversana, ha cantato il 31 luglio scorso al Santuario di Santa Maria Del Bosco a Serra San Bruno (Vibo Valentia) nell’ambito del Festival armonie d’Arte, evento curato dal Maestro Chiara Giordano mettendo in scena un concerto lirico-sinfonico di grande rilievo. In quell’istante di musica, grazie all’Orchestra internazionale della Campania diretta dal Maestro Leonardo Quadrini, è stato eseguito un programma vario e complesso spaziando dall’Opera alla Zarzuela, un genere di teatro lirico-drammatico della tradizione spagnola che unisce parti recitate in prosa, brani cantati e danze.
Valentina si è poi ripetuta l’8 agosto 2026 nello storico Palazzo Mazza a Borgia (Catanzaro) per “Storie di cuore di donne di lirica“.




Valentina Dell’Aversana ha commosso il pubblico con arie tratte dal grande repertorio, dal Trovatore di Giuseppe Verdi e dalla Bohème di Giacomo Puccini. Il suo timbro vocale si è distinto per l’eccezionale morbidezza e sonorità, fraseggi ricchi di sfumature e ricchezza armonica di apio spettro. La soprano si è espressa vocalmente con grande sicurezza tecnica, un’interpretazione che ha colpito l’intera platea con gli acuti in pianissimo dell’aria D’amor sull’ali Rosee. Il punto più alto è giunto con l’esecuzione magistrale dell’aria Si mi chiamano Mimì, il momento di maggiore emozione della serata con la poesia che è divenuta potente slancio lirico.
Presenza culturale e artistica italiana di pregio all’evento dell’Hotel St Regis di Roma.
Una scelta del tutto non casuale.
L’appuntamento capitolino ha rimarcato affinità e legami culturali forti fra le differenti sponde del Mediterraneo nel corso dei secoli, concetto sottolineato dalla presenza di invitati che contavano rappresentanti istituzionali, civili, militari, religiosi e diplomatici, oltre a una selezione di esponenti della società marocchina e italiana.
“Il percorso di sviluppo del Marocco poggia su solide fondamenta: la centralità del cittadino, la valorizzazione del capitale umano, il rafforzamento della giustizia territoriale, la promozione di una crescita inclusiva e sostenibile e il consolidamento della coesione sociale. È su queste basi che il Regno continua a costruire un modello di sviluppo capace di coniugare progresso economico, equità sociale e visione strategica di lungo periodo”.
Sua Maestà, Re Mohammed VI
