Neppure il più sfrenato scrittore di fantascienza e fantapolitica avrebbe mai potuto immaginare le estreme conseguenze sugli USA della deriva di Trump. La programmazione di un’esecuzione in diretta streaming, di un plotone di esecuzione che spara a un condannato. Tutti nel mondo potranno osservare quel momento così atroce.
È ripugnante solo immaginare il concetto di Stato che uccide, figuriamoci la sua spettacolarizzazione come se fosse una trasmissione televisiva.
Non importa se quell’esecuzione è frutto della condanna stabilita da un tribunale per un crimine di omicidio plurimo, non è questo il punto perché, oltretutto, ci troviamo tutti di fronte a un’assurdità e a una folle ipocrisia, entrambe doppie.
Nidal Malik Hasan verrà giustiziato il 3 dicembre 2026. Nel 2013 la Corte marziale lo ha condannato a morte per la strage di Fort Hood del 2009, in Texas, quando il personaggio uccise 13 persone ferendone 32. Si tratta di un ex militare statunitense col grado di maggiore, definito terrorista per questo fatto, nonché medico specializzato in psichiatria con corso di perfezionamento in psichiatria preventiva e delle catastrofi. Fra le sue decorazioni anche la Global War on Terrorism Service Medal, ovvero la Medaglia al merito per il servizio nella guerra globale al terrorismo. -- L'annuncio tronfio di questa spettacolarizzazione della fucilazione in diretta streaming è arrivata da Pete Hegseth, il discusso capo del Pentagono per le tante sue dichiarazioni che bandiscono gay, grassottelli ecc dalle forze armate statunitensi... non importa se questi hanno fatto il loro dovere, se sono militari esemplari, se sono stati eroi o cruciali per il felice compimento di molte operazioni. Hegseth e il residente nella Casa Bianca preferiscono di gran lunga militari veri maschi, atletici, determinati. Credo che le donne non siano contemplate nell'olimpo marziale del Pentagono. Questa di Hasan sarà la prima esecuzione militare dal 1961 a oggi: il 13 aprile di quell'anno venne impiccato il soldato John Arthur Bennett condannato da una corte marziale per stupro e tentato omicidio di una bambina di 11 anni mentre era di stanza in Austria, a Camp Roeder in zona Salisburgo.
Perché la fucilazione in streaming rappresenta una doppia ipocrisia?
Da una parte c’è il sistema giuridico anglosassone e statunitense che non permette riprese video e fotografiche nel corso di un procedimento in tribunale a tutela delle parti con spiccato ultra garantismo ed evitare circhi mediatici, come invece avvenne fino agli anni 30 grazie. Risale al 1935 l’emanazione del “Canone 35” da parte dell’ordine degli avvocati americano, dispositivo che frena pa presenza di videocamere e macchine fotografiche nelle aule di giudizio. Accade in tribunali federali e Corte Suprema, mentre il dispositivo è meno inflessibile nei tribunali statali e in quelli locali. Così da quasi un secolo le testate giornalistiche statunitensi inviano dei disegnatori in aula, i cosiddetti courtroom sketch artists. Questi ultimi scarabocchiano sui loro album le scene salienti che avvengono nelle aule, quelle che figureranno poi in prima pagina o nei servizi interni di quotidiani e periodici. Niente foto o video neppure a sentenze definitive preferendo la neutralità del disegno.
Tutela e neutralità da una parte, ma adesso, grazie a Trump e ai suoi accoliti, un’esecuzione andrà in visione diretta, anche se “solo” in streaming. Come dire che chiunque, minorenne o maggiorenne, giovane o anziano, potrà osservarla.
Poi esiste l’altra contraddizione abbagliante.
L’esecutivo di Trump decide di cancellare il regime dittatoriale e sanguinario degli Ayatollah attaccando l’Iran e poi che fa?.. rende visibile pubblicamente un’esecuzione.
Inutile raffrontare le diverse motivazioni fra sentenze USA e Iran, quelle che hanno portato alle condanne a morte. Inutile marcare le differenze con il regime iraniano che in piazza impicca alle gru o butta giù da palazzi uomini colpevoli solo di essere gay, imprigiona, fa sparire-uccide oppositori politici e donne colpevoli solo di essersi scoperte il capo pubblicamente, per le strade, in locali o esercizi commerciali.
Non importa che il condannato sia stato giudicato da un tribunale statunitense e che lo sia stato per omicidio plurimo, il massimo crimine.
Inutile sfasciarsi la testa su queste differenze in ring verbali e in confronti di fuoco sui vari social.
L’assurdità è mostrarne e pubblicizzarne l’annientamento! Una democrazia!
Al centro di questa faccenda sta l’orribile messa in scena di come si toglie la vita per decisione “istituzionalizzata”. Unasortadicircodelpotere, diunassurdointentoscolasticopazzoidedeltipo, “attento, in questo modo ti finisce, ecco come ti ammazzeremo se tu uccidi, se fai il super cattivo”.
Negli USA sono del tutto impazziti, ancora non vedo dimostrazioni di piazza, spero solo che le elezioni di medio termine diano una mazzata elettorale a Trump.
È solo il male a mostrarsi nei momenti di annientamento, quelli di feroce uccisione. Una democrazia non va mai fiera di quando uccide per sentenza, se il suo ordinamento giudiziario prevede ancora questo tipo di pena. Una democrazia vera non pubblicizza quando mette fine a una vita.
Altro spazio richiederebbe poi una riflessione sul concetto di democrazia e sulla sua compatibilità con la pena di morte. Pena che, oltretutto, proprio negli Stati Uniti d’America non mi pare abbia mai sortito gli effetti voluti, quelli di mitigare se non annullare i crimini estremi e più violenti.
Paul S. Coakley, arcivescovo e presidente della Conferenza episcopale Usa – Ha appreso con shock e grande dolore la notizia della fucilazione in diretta che “è cultura della morte. Il nostro Dio è il Dio della vita: in nessun modo le azioni di Hassan possono essere giustificate, ma questa decisione è una promozione barbara di una cultura di morte e deve essere riconsiderata. L’esecuzione pubblica, anche di uno che ha commesso un grave danno, non farà che danneggiare ulteriormente il tessuto morale della nostra nazione e sarà ruggine sulla coscienza del suo popolo”.
Solo il male mette in evidenza e pubblicizza il suo potere nel porre fine a esistenze: deve piegare resistenze, incutere paura suscitando obbedienza
Quando parlo di male, non intendo la sola sfaccettatura religioso-biblica, ma intendo proprio l’assoluta natura maligna universale, fisica e trascendentale, quella desiderosa di annientamento e sopraffazione altrui, quella che si impadronisce di singoli e di gruppi che diventano capaci delle peggiori azioni.
Mi vengono in mente gli orribili filmati e le foto delle fucilazioni durante la prima e seconda guerra mondiale, i moribondi che non riuscirono a morire subito per quei quei colpi di fucile dei plotoni d’esecuzione, ma poi finiti con una pistolettata alla testa dall’ufficiale di turno. Ultimi respiri e poi quelle teste squassate da un proiettile, ciondolanti, sanguinanti. Chi ha visto quei video di repertorio non può averli dimenticati.
Mi vengono in mente ebrei e altri massacrati o frutto di rastrellamenti, tutti uccisi dalle SS che si facevano filmare e fotografare per queste loro prodezze da carnefici.
Rimbalzano in testa le foto e i video di quei mucchi di corpi, quei poveri gasati nei campi di concentramento tedeschi o frutto di fucilazioni di massa, esseri umani da sterminare perché ebrei, oppositori politici, omosessuali, semplicemente disabili, nomadi, prigionieri russi, polacchi e slavi in genere, o etichettati come asociali tipo barboni o prostitute, perché tutti e in diverso modo anche “devianti sociali”, “razzialmente inferiori” e/o “biologicamente indesiderabili”.
I ricordi popolano la mente di quegli italiani massacrati a mucchi, solo in parte fascisti, infilati nelle foibe dalle forze jugoslave di Tito.
Nella stessa regione, ma molto più tardi, periodo 1991–2001 durante la dissoluzione della Jugoslavia, i massacri a cominciare dalla Bosnia-Erzegovina, in totale oltre 140.000 persone uccise, al 60% circa i musulmani di Bosnia. Ma anche serbi, croati, albanesi del Kosovo. Tra i maggiori responsabili l’Esercito della Repubblica Srpska – VRS, truppe paramilitari e l’esercito federale controllato da Belgrado, stragi documentate dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, come per il genocidio di Srebrenica.
È sempre stato il male a farsi riprendere, a documentare la propria bravura e tecnica nell’annientare, nel non considerare vite quelle di una parte della popolazione mondiale. Solo pezzi di carne da consumare. Salvo poi cercare di nascondere queste prove quando le cose hanno preso una brutta piega e il male era avviato alla sconfitta. Roba da personaggi privi di ogni coraggio, forti al potere, poi viscidamente dediti al nascondiglio quando stavano per essere sopraffatti.
Questo è il male, così agisce e in questo modo si mostra.
Non è mai esistito che una nazione, definita e strutturatasi come democratica, si sia mostrata con esecuzioni sommarie, fucilazioni, con gli ultimi sussulti di corpi morenti e magari, se quell’essere fosse così attaccato alla vita da non volerne saperne di morire, mostrare anche l’ultimo colpo alla tempia che ne determina la morte.
Solo Trump e i suoi sacerdoti sono capaci di voler mostrare anche questo, di progettarlo e di programmarlo fissando una data. Uno spettacolo dedicato all’orrore più puro e distillato.
In cosa si stanno trasformando gli Stati Uniti d’America per mano di questi personaggi, dei fedeli Maga, degli ortodossi religiosi che mostrano Trump come profeta/divinità?