Ceramic Pairing, “Buongiorno Ceramica!”: 15-16 maggio, pietanze e ceramica, progetti, storie, esperienze in 45 città della tradizione italiana

Lo hanno incentrato sull’affinità tra arte della ceramica e creazione di pietanze, due aspetti che basato loro caratteristiche su peculiarità di luoghi disseminati lungo tutta la Penisola. Una visione che a me piace molto per come sono sempre stato immerso, anche per professione, nel mondo dell’enogastronomia, alla ricerca di storie al piatto e dietro la creazione di vini sublimi, alla ricerca di luoghi di bellezza. Un punto di vista che ho molto gradito anche perché sono nato in una delle terre dove la creazione di opere in ceramica ha raggiunto uno dei massimi livelli: mi riferisco alla Sicilia e a Caltagirone o Santo Stefano di Camastra, Burgio, Sciacca in particolare.

Lo so, mi faccio dominare dalla mia sicilianità. Ma non trascuro, né ora né mai, le preziosissime realtà radicate nel Bel Paese.

Galleria foto, nell’ordine: una creazione di Alessandro Iudici a Caltagirone; piatto su Tavolo in ceramica artistica al Ristorante Pescheria degli Artisti, Albissola Marina; Piatti di Ennio Sirello ad Albissola Marina; ideazioni di Martina Scarpa per Podere La Berta; penultima foto sempre Martina Scarpa per Podere La Berta; ultima immagine, Elvira Keller per Podere La Berta.

Ceramica e cibo, quindi, accomunati dalla ricerca di ingredienti per creazioni uniche, territoriali, dai colori caratteristici. La manifestazione è alla settima edizione, prenderà vita in 45 città d’Italia, sia in presenza che dal web, dal 15 al 16 maggio, evento del tutto gratuito e organizzato in ottemperanza delle norme anti Covid-19: “Buongiorno ceramica!” insieme a a FAME CONCRETA, osservatorio permanente che ha lo scopo di far emergere tutti i progetti che legano il mondo del cibo a quello della ceramica.

Le storiche città italiane della ceramica fatta di tradizione, storia e arte

Albisola Superiore, Albissola Marina, Appignano, Ariano Irpino, Ascoli Piceno, Assemini, Bassano del Grappa, Borgo San Lorenzo, Burgio.

E ancora, Calitri, Caltagirone, Castellamonte, Castelli, Cava de’ Tirreni, Celle Ligure, Cerreto Sannita, Città di Castello, Civita Castellana, Cutrofiano, Deruta, Este, Faenza, Grottaglie, Gualdo Tadino, Gubbio, Impruneta.

Infine, Laterza, Laveno Mombello, Lodi, Monreale, Montelupo Fiorentino, Napoli-Capodimonte, Nove, Oristano, Orvieto, Pesaro, San Lorenzello, Santo Stefano di Camastra, Savona, Sciacca, Sesto Fiorentino, Squillace, Urbania, Vietri sul Mare, Viterbo.

Così come esiste un’affascinante biodiversità dei prodotti alimentari e dei cibi che mangiamo, altrettanto varie sono le ceramiche tradizionali dei vari territori dal momento che ogni città, ogni centro di antica tradizione ha il suo stile. Abbiamo quindi cercato di trovare un linguaggio comune tra cibo e ceramica“.

(Martina Liverani)

Queste le parole di Martina Liverani, scrittrice, gastronoma ma anche molto vicina al mondo della ceramica tanto dar vita con AICC, Associazione Città della Ceramica (link), in contemporanea alla nascita di BUONGIORNO CERAMICA! a FAME CONCRETA (link).

Come sottolineato dagli organizzatori, sotto Fame Concreta sono raccolte tutte quelle esperienze che uniscono ceramica e cibo. Sia storie legate alla tradizione, e quindi tutti quei contenitori legati all’atto del mangiare e del bere, ma anche storie contemporanee più innovative che uniscono chef, artisti, designer.

Collegandosi al sito https://www.fameconcreta.it/ si ha modo di trovare tutti gli appuntamenti a tema, ascoltare le voci, i racconti con le storie oltre a fare un giro, attraverso podcast, in alcuni musei della ceramica che hanno realizzato percorsi inediti tra arte e cibo: si va dai musei della ceramica di Bassano del Grappa e Nove in Veneto a quelli di Grottaglie, Cutrofiano e Laterza in Puglia passando per il MIC-Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza.

“Il processo creativo è simile a quello che c’è nella creazione del cibo – sottolinea Martina Liverani – materia da ‘spalmare’, forma, colore. In questo momento c’è un bel corto circuito, sempre più artisti contemporanei utilizzano la ceramica per opere legate alla cucina”.

Alcune storie e luoghi del genio e della creatività italiani tradotti in opere di gusto in ceramica

SICILIA – A Caltagirone (Catania) c’è Alessandro Iudici, nove generazioni di ceramisti alle spalle e gli anni formativi tra Londra e New York a dargli una visione tutta personale dell’arte ceramica fino a far sì che oggi delle ceramiche d’uso comune quasi ” se ne prenda gioco”. Un gioco creativo, concettualmente scherzoso.

Una creazione di Alessandro Iudici a Caltagirone

Riprendendo le ceramiche disegnate dai suoi avi, cose di tutti i giorni, quotidiane, piatti, brocche e fiaschi, lavorati in maniera molto semplice, Alessandro gli conferisce una vena creativa fortemente ironica e tesa all’effetto sorpresa, al sorriso. C’è un dinamismo che mancava, non ha usato smalti industriali ma li ha fatti da solo scavando la sabbia e attingendo alle vecchie ricette trovate nel laboratorio.

Non solo, la differenza vera sta nelle espressioni prodotte, come racconta lo stesso Alessandro:La ceramica di Caltagirone è nota perché è antropomorfa. Diamo agli oggetti le forme delle persone. Io ho aggiunto qualche tema e qualche espressione che poteva risultare inedita, ma soprattutto toni fortemente ironici e contemporanei. Una sirena porta una candela, una signorina usa il suo vestito per accogliere dessert o frutta secca. Visi di donna, animali fantastici pronti ad accogliere liquidi e prontamente versarli. Come il Blue Bird una brocca dal collo lungo e la pancia a goccia, nata per caso da avanti torniti e ben assemblati e oggi del tutto inaspettata“.

Emilia-Romagna – Faenza (Ravenna), capitale mondiale della ceramica, e città che intorno alla ceramica è stata capace di creare un vero distretto culturale, nasce infatti una collezione gastroceramica definibile come del tutto originale.

Creazione di Elvira Keller per Podere La Berta

Ecco quindi il Podere La Berta, azienda agroturistica con una sensibilità artistica particolare, posta proprio su quei calanchi formati da quelle argille azzurre – così chiamate da Leonardo da Vinci –  che sono alla base della secolare tradizione della ceramica faentina. Il Podere, in collaborazione con il Museo Carlo Zauli, ha dato avvio al progetto Le ceramiche della Berta, una collezione di maioliche in edizione limitata realizzate in esclusiva per il Podere La Berta da alcuni tra i più importanti artisti e ceramisti del nostro tempo. Per inaugurare il progetto si comincia da una triade di artiste attive a Faenza anche se originarie di altre città.

Fiorenza Pancino, Elvira Keller e Martina Scarpa di Ceramiche Lega, chiamate a declinare il proprio stile e la propria energica creatività in suggestioni legati al luogo ed ai piatti realizzati dallo chef Andrea Visani.

Realizzazione di Martina Scarpa per Podere La Rosa

Come tipologia di piatti che andranno a comporre il servizio per il menu degustazione ogni artista ha differenziato la produzione realizzando rispettivamente: una piccola bowl per antipasti, un cappello del prete, un piatto da portata.

Le nuove collezioni usciranno due volte l’anno e toccherà ad un’altra triade di artisti dare forma a quell’intreccio tra identità gastronomica e frammenti più significativi di arte e di storia. Una collezione di ceramiche d’artista nate da un profondo sguardo all’identità di Podere la Berta, e che della Berta quindi richiamano i prodotti enogastronomici in primis, ma anche il paesaggio, i colori e  i profumi, le atmosfere. Si può parlare di una ceramica site specific e di un pairing fatto in base ad aspetti materici, cromatici, o concettuali come, a esempio, il racconto di un piatto.

Liguria – Albissola Marina sul “lungomare delle stelle”, raffinato museo all’aperto sulla sabbia, uno degli happening più glamour di Buongiorno Ceramica! ogni anno è Fish Arte U Pèscio. Contaminazioni da artfood nel segno dell’acqua, del mare, dei pesci. Questo è FishArt, U Pèscio, la performance che dà vita alla xiatta, l’antico, tradizionale piatto fondo in ceramica rivisitato nel segno contemporaneo.

Piatto su Tavolo in ceramica artistica al Ristorante Pescheria degli Artisti, Albissola Marina

Centinaia di pezzi unici cotti nelle antiche fornaci sui quali servire panissa, acciughe, frisciò de baccalà, quando al tramonto ai ceramisti si uniscono i cuochi de La Pescheria degli Artisti, raffinato ristorante con tutti i tavoli realizzati in ceramica da artisti provenienti da ogni parte d’Italia. Sono d’artista anche i tavoli de La Pignatta Rossa, altra osteria di tradizione, mentre da Sale Fino si mangia esclusivamente su servizi in ceramica realizzati da Ennio Sirello.

Marche – “Cocce” o “pigne” dei maestri di Appignano in provincia di Macerata, dove la terracotta arrivò nel lontano 1557 e dove i mastri vasai realizzano da secoli vasellame e utensili da cucina. Ciotole e piatti smaltati di giallo e schizzati di verde, brocche e bicchieri. Ciotole così funzionali alla cottura dei legumi da avere dato vita ad Leguminaria, una manifestazione ormai storicizzata, che dalle ceramiche non può prescindere.

Proprio richiamandosi allo stretto legame tradizionale-funzionale delle creazioni in ceramica, non si può non pensare alla peposiera di Impruneta, quello speciale tipo di pentola in terracotta essenziale per cucinare un buon peposo dell’Impruneta, stracotto di manzo, specialità assai tipica. Tra le migliori peposiere quelle della Fornace Ricceri.

Campania – Vietri sul Mare (Salerno). Ceramiche sgargianti grazie a pennellate vivaci, ampie, solari.

Grande pannello in ceramica raffigurante gli abissi marini, da Pascalò a Vietri

Creazioni che che, spesso, dalla manovalanza popolare diffusa si sono distinte grazie ad alcune manifatture altamente creative o all’abilità e all’ingegno di singoli artisti.

Il primo riferimento-simbolo tra i possibili va alla tavola di un indirizzo gourmet come Pascalò dove uno dei maestri più quotati, Francesco Raimondi, ha realizzato quel gigantesco pannello sugli abissi marini che campeggia tra sala e cucina, mentre i piatti sono firmati dalla storica Maison Solimene.

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