Afidop: Formaggi italiani Dop e Igt, grande successo nell’export, ma stop al penalizzante e pericoloso Nutri-Score, etichetta europea “a semaforo”

Semaforo rosso al Nutri-Score che deve essere bloccato. Una parmigiana di melanzane, una spolverata di parmigiano reggiano e di pecorino su una pasta con sugo di pomodoro e melanzane, un pezzo di Taleggio che si scioglie in bocca, un Asiago, un Provolone, un Gorgonzola, una marea di pietanze tipiche italiane con l’ingrediente formaggio: ne potreste fare a meno?

È giusto che ci si debba privare di tanti sapori e profumi? Li etichettereste mai come alimenti dannosi?

Io sono del tutto contrario e, fortunatamente, non sono il solo. Sono piatti e prodotti che fanno parte della nostra Dieta Mediterranea. Come per tutti gli alimenti esistenti al mondo, occorre misura ed equilibrio per assaporare tutto, per festeggiare con il gusto senza subire controindicazioni per la propria forma e per la propria salute.

Ma c’è un però, quel punto negativo che ci si vuole imporre, quel dettaglio decisivo che mette a rischio così tante particolarità dei nostri territori, così tanta storia enogastronomica, tanta tradizione.

Sono a rischio tanti piatti-simbolo della Dieta Mediterranea. L’Afidop (link)-Associazione italiana formaggi Dop, insieme a oriGIn (link)-Consorzi di Tutela dei formaggi a denominazione d’origine protetta, prendono posizione netta e contraria al penalizzante Nutriscore, bollino europeo che relega questi prodotti alimentari d’eccellenza come pericolosi o comunque etichettati come non salutari.

Un sistema di etichettatura veramente approssimativo, basato su un algoritmo matematico mancante o, ancora meglio, fondato su parametri mancanti ed errati.

La situazione è venuta fuori al convegno di Roma che Afidop ha affidato alla cornice dell’Acquario Romano: in questo luogo che è anche sede dell’Ordine degli Architetti, è stato messo in evidenza come debba essere cambiata l’architettura delle indicazioni sulla salute e sui sapori, sistema che, per come è malamente impostato, oggi rischia di essere imposto dall’Europa mettendo in gravi difficoltà il settore dei formaggi italiani Dop e Igp. Settore italiano capace di creare un valore pari a 4 miliardi di euro alla produzione (circa il 57% di tutto il comparto Cibo DOP IGP), di dare lavoro a 26.000 operatori, caratterizzato da 55 prodotti caseari.

Ad approfondire il tema, Antonio Auricchio, presidente Afidop, Riccardo Deserti, presidente oriGIn, Luca Piretta, nutrizionista, Davide Oldani, chef, Benedetto Della Vedova, sottosegretario di Stato al ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale, Stefano Patuanelli, ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Tra gli ospiti, tutti in perfetta sintonia con la rotta data a questo appuntamento, Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti e Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari.

Il tutto moderato da Filippo Gaudenzi, vicedirettore TG1 Rai.

A seguire i motivi dello stop all’etichetta Nutri-Score. In un’altra pagina (link) inserisco una curiosa lista storica sui formaggi, da Polifemo ai progetti per le missioni nello spazio.

La presa di posizione di Afidop e di oriGIn

Troppa semplificazione nel Nutriscore, mentre occorre un sistema di etichettatura degli alimenti che tenga conto delle proprietà dei prodotti e della quantità ottimale delle porzioni, elementi in stretta correlazione per dare una corretta e ampia informazione al consumatore.

Per comprendersi al meglio, il Nutriscore, un’etichetta “a semaforo” (utilizza colori dal verde al rosso e lettere dalla “A” – la migliore – a lettere successive fino alla “E” in un cammino verso i prodotti più a rischio), attribuisce un colore sfavorevole a prodotti come i formaggi, ne scoraggia il consumo e dà informazioni limitate e fuorvianti ai consumatori.

Nella pagina web dell’Unione Europea dedicata a questo sistema, c’è una frase lapidaria: “Grazie alla gradazione di colore che può assumere tonalità dal rosso al verde e grazie all’indicazione delle lettere dalla A alla E, si potrà capire se quella pietanza fa parte di quelle sane o meno”.

Ai formaggi nostrani verrebbe appioppata una lettera “D” in campo arancione: un’indicazione tra le peggiori. Ma chi ha curato l’algoritmo matematico che assegna lettere e colori, ha fatto un errore madornale.

Immaginate in futuro gli scaffali e i negozi a esporre i formaggi sovrastati dall’etichetta “D” arancio che annuncia presunte proprietà dannose di questi prodotti.

Prima ancora degli italiani che dovrebbero conoscere un gorgonzola o un taleggio o una provola ragusana, pensate agli acquirenti europei ed esteri: questi non compreranno più formaggi italiani. Secondo un’indagine di Ipsos per l’Osservatorio Waste Watcher International, 3 consumatori su 4 si farebbero guidare dalle informazioni nutrizionali in etichetta cambiando le scelte nel carrello, mentre 4 su 10 cambierebbero i consumi in ragione dei colori apposti sulle etichette semaforiche come Nutri-Score.

Un esempio tra i nostri formaggi danneggiati da questo “marchio”?  Asiago Dop, Pecorino Romano Dop, Caciocavallo Silano Dop, Mozzarella di Bufala Campana Dop, Gorgonzola Dop, Grana Padano Dop, Parmigiano Reggiano Dop, Valtellina Casera Dop, Monte Veronese Dop… e questo è solo un “assaggio”.

I piatti a rischio? Alla conferenza sono stati fatti alcuni esempi prendendo a modello dieci combinazioni-simbolo della Dieta Mediterranea:

1. Caprese con Mozzarella di Bufala Campana DOP
2. Risotto radicchio e Gorgonzola DOP
3. Spaghetti al pomodoro e Parmigiano Reggiano DOP
4. Riso al Salto e Zucca con Grana Padano DOP
5. Cacio&Pepe con crema di fave e Pecorino Romano DOP
6. Tortelli all’Asiago DOP e funghi porcini
7. Acquacotta Maremmana con Pecorino Toscano DOP
8. Schisòla con Taleggio DOP
9. Finocchi al gratin di Fontina DOP
10. Crescia e prosciutto con Casciotta d’Urbino DOP

“Ci opponiamo fermamente a questo sistema del Nutri-Score e alle etichette basate su quantitativi di riferimento scollegati dalle abitudini di consumo nella dieta quotidiana. Abbiamo 54 gioielli, 54 formaggi pregiati che non possono essere etichettati in questo modo – ha rimarcato Antonio Auricchio, presidente di Afidop – Diciamo no alle etichette che si basano su quantitativi di riferimento sconnessi dalle abitudini di consumo nella dieta quotidiana: sono strumenti fuorvianti che svalorizzano l’immagine delle Dop e disincentivano il consumo dei nostri piatti banalizzando i valori nutritivi dei nostri prodotti. Sosteniamo e promuoviamo informazioni corrette e complete da porgere al consumatore per una alimentazione sana ed equilibrata. In questo ci uniamo a tutti coloro che, in Italia e in Europa, ritengono il Nutri-Score un sistema ingannevole per il consumatore. Esortiamo il decisore pubblico a fare muro contro l’attuazione di questa proposta”.

Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo, mette in evidenza il cortocircuito e l’inadeguatezza equivoca dell’etichettatura Nutri-Score:

“Nutri-Score non nasce dall’oggi al domani. Il trucchetto è un algoritmo che lo definisce e che individua alcuni alimenti come critici perché contengono grassi, colesterolo. Però non si basa sulla scienza, ma su discriminanti matematiche. In sé il grasso non fa male se non negli eccessi, come per qualsiasi altro alimento. L’etichettatura si basa sulla discriminante di 100 grammi e non sulla reale e salutare porzione consigliata che è in quantità largamente inferiore, come per il parmigiano grattugiato con cui spolveriamo un piatto di pasta. Privandoci dei formaggi verrebbe a mancare un importante apporto di Calcio, Fosforo, Vitamina D e altri elementi. Tornando all’inadeguatezza del Nutri-Score, questa etichettatura classifica a un livello superiore e migliore un pacco di patatine surgelate rispetto a una confezione di tonno in scatola: assurdo”.

Il mondo delle particolarità enogastronomiche e delle eccellenze artigianali italiane, è in serio pericolo, riconosciuto come mondo alimentare di basso valore e pericoloso dal sistema Nutri-Score. Su questo punto è molto chiaro Stefano Patuanelli, ministro delle Politiche agricole, alimentari, forestali:

“Mi spaventa questo atteggiamento generale così diffuso in Europa dove tutto viene classificato come fossero semplici commodities: un prosciutto non è identico a un qualsiasi altro prosciutto, un formaggio non è identico a un qualsiasi altro formaggio ecc. Assolutamente no. Cibo, tradizioni, cultura sono strettamente legati. Esistono comuni confinanti che hanno loro prodotti caratteristici. Bisogna valorizzare le differenze territoriali, le differenti qualità e proprietà. E gli interessi del consumatore si basano sulla nostra capacità di produrre eccellenze. Per noi il cibo non può essere una commodity. Il Nutri-Score ha un grande impatto mediatico, ma non dà informazione”.

“L’artigianalità deve essere intesa come valore aggiunto del nostro prodotto per la cura messa nel farlo. Non voglio correre il rischio di accontentarmi di proposte per variazioni sull’algoritmo che definisce il Nutri-Score e non voglio accontentarmi dell’esclusione di alcuni prodotti dal sistema di etichettatura: non si può dare un colore al cibo – ha aggiunto il ministro – Abbiamo elaborato un diverso sistema di etichettatura che invece informa sui valori calorici e nutritivi, anche in relazione alla porzione giornaliera consigliata e non sul non senso dei 100 grammi di Nutri-Score. Su questo fronte stiamo conquistando sempre più consensi a partire da Slovenia e Spagna per finire in Francia dove pezzi importanti di società civile e associazioni di produttori cercano di convincere il governo dell’insostenibilità del Nutri-Score“.

Riccardo Deserti, presidente di OriGIn-Organizzazione internazionale delle Indicazioni Geografiche:

“L’etichettatura Nutri-Score è affetta da grande semplificazione e non può indicare le effettive proprietà di grandi prodotti. Oltretutto, concorrono due fattori a mettere in crisi l’intero settore lattiero-caseario, dei formaggi Dop che sono la spina dorsale dei prodotti di qualità dell’agroalimentare italiano: Senza il mais e il girasole dell’Ucraina, il mercato globale delle materie prime per la zootecnia è andato in crisi, con ricadute su tutta la filiera lattiero casearia italiana. C’è poi lo spettro della contrazione dei consumi: oggi a renderlo ancora più evidente nel nostro settore sono le conseguenze dirette del conflitto, il caro bollette e petrolio. Ma domani potrebbe arrivare anche il Nutriscore, un sistema di etichettatura nutrizionale fuorviante che va bloccato prima di allontanare ulteriormente il consumatore dai formaggi e da altri simboli della dieta mediterranea”.

L’apporto nutrizionale, l’equilibrio degli ingredienti, la sopravvivenza di pietanze storiche e di quelle innovative basate sulla tradizione, sono stati elementi posti al centro del pensiero di Davide Oldani, noto chef pluripremiato:

“Un menù deve essere armonico, deve esserci equilibrio e i nostri piatti storici oltre alla buona cucina, non possono fare a meno dei formaggi. La cucina è armonia quando nutre e fa bene, è basata sulla stagionalità e sulla varietà, è amica del territorio e ne rispetta le radici culturali. Dietro ogni formaggio DOP c’è un patrimonio enogastronomico fatto di tradizioni, persone, territori e clima unici al mondo. Penalizzando i formaggi certificati, il Nutriscore mette a rischio ricette dove la presenza dell’ingrediente è caratteristica essenziale, sia a casa che al ristorante”.

Benedetto della Vedova, sottosegretario al ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale:

“Se da una parte gli indicatori semaforici tipo Nutri-Score si sono imposti per la loro semplicità, dall’altra dobbiamo considerare che è nostro dovere informare i consumatori senza semplificare all’estremo dando il nulla: gli algoritmi del Nutri-Score basati su una quantità standard di 100 grammi e non sulla singola porzione consigliata, danneggiano i prodotti italiani. Sosteniamo invece un’etichettatura che sia mezzo di informazione capace di rendere consapevole il consumatore, il che si traduce nel sapere quali sono i comportamenti alimentari dannosi divenendo quindi più liberi nella scelta del cibo. Non si possono prendere scorciatoie per costruire una corretta informazione. La nostra proposta è su un sistema capace di informare sul corretto apporto nutrizionale, basato su metodi scientifici, sulla corretta porzione consigliata al consumatore”.

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